L'EDITORIALE

Revisione prezzi in ritardo, costretti a inseguire le emergenze

Tutti ci auguriamo che si fermino le escalation in Medio Oriente e la guerra in Iran veda al più presto una fine, anzitutto per le vite umane che sono in gioco e poi per una instabilità geopolitica che sembra poter deflagrare da un momento all’altro. Fra gli effetti che questa continua instabilità a livello globale sta portando da mesi è l’incertezza dei fondamentali dell’economia, incertezza che tocca i picchi massimi quando sono coinvolte, con oscillazioni dannosissime,  le fonti energetiche e i prezzi di materie prime e prodotti energetici. In questi giorni stiamo assistendo a qualcosa che abbiamo già visto al momento dell’invasione russa dell’Ucraina e nei primi mesi di quel conflitto e i tentativi dell’Unione europea e del governo italiano di dare le prime risposte sono anche un indicatore della preoccupazione.

Il decreto legge approvato ieri dal Governo è, appunto, una prima risposta all’emergenza per tutelare le fasce più deboli. Sacrosanto. Quello che sfugge è, però, il danno prodotto dall’inerzia e dai ritardi nella messa a punto e nell’approvazione di provvedimenti strutturali nati proprio per evitare che si ripetesse lo sciock del 2022. Ci riferiamo, in particolare, al decreto che dovrebbe dare attuazione al meccanismo della revisione prezzi introdotto dall’articolo 60 del codice appalti e reso più efficiente dal correttivo di fine 2024. Quel decreto doveva traghettarci definitivamente in una stagione di fisiologico assorbimento nei costi delle opere pubbliche delle oscillazioni dei prezzi delle materie prime, al rialzo e al ribasso. La presenza di un meccanismo fisiologico ci risparmierebbe oggi quello che abbiamo visto nei cantieri del 2022: il panico dell’incertezza, l’assenza totale di strumenti per adeguare i quadri economici a quelle oscillazioni, i ritardi della politica a capire che eravamo di fronte a un fenomeno devastante, capace di paralizzare l’attività dei cantieri. Ci furono, va detto, anche stazioni appaltanti, come RFI, che capirono presto quello che stava succedendo e coraggiosamente adeguarono quei quadri economici prima di andare a gara. E successivamente si crearno gli strumenti, per quanto farraginosi e non sempre chiari, per ridare equilibrio economico alle opere e ai cantieri. Con perdita di tempo, sacrifici richiesti alle imprese che spesso hanno mandato avanti i cantieri a loro spese. Si trattò di una rincorsa all’emeregenza. Quella che ci saremmo potuta evitare oggi – almeno per una parte delle opere – se la revisione prezzi fosse già stata in vigore.

19 Mar 2026 di Giorgio Santilli

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