LO STUDIO DEL CRESME
Verona 2040 centro dello sviluppo logistico italiano e città media coerente: ha le carte per partecipare alla competizione internazionale ma servono concretezza e coraggio sui progetti strategici
IN SINTESI
Il Cresme ha presentato “Verona 2040. Scenari strategici per lo sviluppo di Verona e del suo territorio”. Lo studio analizza Verona oggi sulla base dei principali indicatori demografici, economici e sociali e individua una serie di fattori che possono proiettare la città e la provincia in una dimensione di altissima competitività nella scena europea, se saprà delineare le sfide necessarie per un salto di qualità. E, soprattutto, se saprà vincerle.
Partiamo dal presente. La scalata dal 15° al 10° posto nell’indice Cresme di competitività globale fra le province italiane in dieci anni, dal 2015 al 2024, il 14° posto per reddito medio, una disoccupazione al 2,6% (nono posto), una tendenza demografica di crescita debole per il numero di abitanti e più marcata per il numero di famiglie, una struttura demografica che rappresenta uno dei pilastri portanti della provincia con un’alta incidenza di giovani e il 17° posto per minore incidenza dell’indice di vecchiaia, una posizione geografica che la pone al centro di tre corridoi europei facendone il cuore del sistema logistico italiano dei prossimi anni, un’attività turistica che la pone quinta per arrivi e presenze turistiche ma quarta per presenza di turisti stranieri.
La centralità logistica di Verona

L’aspetto che più degli altri proietta Verona al 2040 in una dimensione di altissima competitività sullo scenario sia italiano che europeo è quella logistica. Verona è al centro degli assi strategici europei Nord-Sud e Est-Ovest. “Come è possibile notare dallo studio svolto da Uniontrasporti per Unioncamere Lombardia nel 2023 – scrive il Cresme – le dimensioni dei flussi di merci che transitano per i diversi valichi mostrano la centralità dimensionale del Brennero. Si tratta anche del valico rispetto al quali i lavori di potenziamento previsti sono più vicini ad essere completati rispetto alle altre possibilità italo-svizzere e italo-francesi. Il potenziamento delle reti è rilevante e destinato a cambiare significativamente: cambieranno efficienza e tempistica, sia per i passeggieri ma soprattutto per le merci. E soprattutto cambierà la capacità competitiva dei porti italiani nello scenario strategico internazionale”.
Nei prossimi 10-15 anni “la catchment area dei porti italiani core TEN-T si allargherà verso l’Europa centrale e settentrionale, potenziando i bacini serviti grazie a infrastrutture ferroviarie e multimodali molto più competitive di quello che sono oggi. Tuttavia, la portata reale di questo ampliamento dipenderà dalla qualità delle connessioni interne, dalla competitività delle rotte e dall’integrazione logistico-serviziale”.
Secondo i dati di Europlatforms, il Quadrante Europa è nel 2025 il secondo interporto europeo dietro Brema che ha superato Verona nel 2020. Al terzo posto si colloca il CLIP Logistics di Poznań in Polonia.
“La catchment area di Verona non ‘sceglie’ un porto, ma si trova in uno stato di multi-porto funzionale. Le imprese tenderanno a differenziare gli scali in base a tipologia di merce, destinazione finale e affidabilità dei servizi ferroviari, non più solo in base alla distanza chilometrica”. Questo favorisce territori come Verona, che hanno massa produttiva sufficiente per negoziare servizi logistici dedicati. “La rete TEN-T non premia automaticamente i territori, premia i nodi. Verona è un nodo, la cui capacità però va rafforzata. La competizione non è passiva. In questo senso diventano sempre più decisiva la capacità di sviluppare piattaforme ferroviarie e logistiche competitive anche sul piano operativo, non solo infrastrutturale. In prospettiva 2035-2040, per Verona questo scenario significa tre cose molto concrete: una pressione crescente a qualificarsi ancor più come nodo logistico avanzato, aumento della concorrenza tra gli interporti italiani per intercettare i nuovi flussi, un rafforzamento del legame con l’Europa centrale funzionale anche alle specializzazioni produttive provinciali”.
L’area della Marangona variabile strategica se saprà integrare logistica, produzione, residenza e servizi
L’area della Marangona – dove risiede l’interporto Quadrante Europa e che in passatto è stata oggetto di numerose ipotesi di sviluppo logistico e urbano – si presenta, in questo scenario, come una delle varabili strategiche principali per il territorio veronese, “in particolare – dice Cresme – se diventerà un luogo urbano-produttivo innovativo, un luogo della logistica del futuro”. Una logistica del futuro che sia capace di affrontare anche i grandi temi del territorio. “Uno dei gravi problemi dell’area sud di Verona è la congestione della viabilità dovuta alle caratteristiche di imbuto dell’infrastruttura, al flusso di pendolari da sud verso la città, e alla concentrazione di TIR e autocarri in attesa sulle rotonde e sulle strade di accesso per fruire del Quadrante Europa. la situazione come è noto in grado di intasare la circolazione a cascata, comprese le tangenziali e le autostrade. Sono in atto interventi infrastrutturali ma certo la capacità di far convivere la funzione economica con il territorio è un tema da affrontare. Il ruolo della ferrovia è una parte della soluzione”.
Le nuove opportunità che si vanno aprendo con la realizzazione dei nuovi assi infrastrutturali del Brennero e il potenziamento dei porti di Genova e Trieste offrono a Verona un vantaggio potenziale enorme, ma non automatico e la possibilità di rivoluzionare in termini innovativi la funzione di hub e nodo logistico. “Anche in questo caso – sottolinea Cresme – si apre una nuova stagione di investimenti innovativi rispetto ai quali il progetto della Marangona come città del futuro in grado di integrare logistica, produzione, residenze e servizi può rappresentare per Verona una eccezionale occasione di sviluppo.
La sfida delle città medie coerenti
Ma Verona incarna anche il modello della “città media coerente”, come la chiama Bellicini, che ha le carte in regola per partecipare alla sfida della grande competizione mondiale fra città. La “città media coerente” è un paradigma vincente nell’analisi dello scenario competitivo metropolitano e urbano che fa il Cresme. La coerenza è tra struttura economica, infrastrutture, capitale umano, politiche urbane. “Siamo di fronte ad una nuova sfida competitiva – scrive il Cresme – fatta di qualità della vita, capacità di offerta di lavoro e progetto di futuro; è una competizione selettiva, più tematica e più reticolare. In questo contesto, le città medie hanno oggi più spazio di quanto ne avessero venti o trent’anni fa, ma solo a certe condizioni. Le grandi ‘metropoli onnivore’ stanno mostrando limiti evidenti: congestione, costo della casa, conflitti sociali, rigidità amministrativa, difficoltà di adattamento rapido. Le grandi città restano attrattori potenti, ma perdono efficienza marginale. Ogni nuova funzione aggiunta costa di più in termini economici, sociali e politici. Questo apre spazi competitivi per città che non devono ‘fare tutto’, ma fare molto bene alcune cose. Le città medie – continua il documento del Cresme – devono poter contare però, per vincere la competizione, su una visione strategica, su una governance riconoscibile, su tempi decisionali più brevi, un rapporto meno conflittuale tra città e sistema produttivo, tra visione e filiere locali leggibili. In un’economia che diventa più frammentata, più incerta e più orientata alla resilienza, questa caratteristica pesa più di prima”. Quelle città medie che avranno questa capacità strategica faranno un “salto di ruolo”, le altre restreanno soltanto “medie”.
La metropoli del Garda: la possibile rete con Brescia, Trento, Vicenza e Mantova
La “provincia media Verona” può puntare anche a fare rete con le province di Brescia, Trento, Vicenza e Mantova: messe insieme rappresentano la terza area economica del Paese, 152 miliardi di euro di valore aggiunto contro i 182 di Roma e i 2028 di Milano. Inoltre si tratta dell’area con il maggior livello di export nazionale, posta al centro degli assi infrastrutturali Trans-europei. Le sole presenze turistiche di Trento, Verona e Brescia nel 2024 sono pari a 49 milioni, superando i 47 milioni di Roma. “Già da sole – nota il Cresme – rappresentano il principale polo turistico italiano. Se aggiungiamo Vicenza e Mantova, con il loro turismo culturale, la metropoli del Garda è uno dei principali poli turistici nazionali, con una eccezionale presenza di turismo internazionale”.
Più che una metropoli come progetto di livello istituzionale – troppe differenze incidono, a partire dalla provincia autonoma di Trento – la “metropoli del Garda” ha una grande opportunità di “fare rete partendo dal basso, dalle associazioni di categorie e professionali, dal mondo dell’economia reale, evidenziando e rivendicando un ruolo che non è compreso perché non è raccontato”. Un investimento di relazioni, incontri, costruzione di opportunità comuni.
“Molta gente – racconta il Cresme – lavora a Verona, ma vive fuori Verona e paga le tasse fuori Verona. La popolazione che resta invecchia. In più la città è una città di altri city users che sono rappresentati dai turisti. Una città ha bisogno di residenti. E di case accessibili. Una città media come Verona, una città “nodo”, una città internazionale, una città turistica tra le prime città medie nel mondo come immagine, che riuscisse a caratterizzarsi come “città della casa accessibile” avrebbe davanti a sé una potenzialità attrattiva in grado di rilanciare il capoluogo. Una città in grado di offrire lavoro e casa: una mossa incredibilmente vincente oggi”. Ma la casa è un tema prioritario che riguarda tutte le città italiane oggi. “La città che per prima riesce a elaborare e mettere in pratica un nuovo modello abitativo che funzioni – sintetizza Bellicini – acquisisce una capacità di attrazione e un vantaggio competitivo decisivo rispetto a tutte le altre”.
Trestini (Ance): c’è volontà nella società e nelle imprese, ma ora servono concretezza e coraggio sui progetti strategici

La presentazione del rapporto del Cresme ha suscitato forte interesse e anche una certa euforia fra le forze economiche della città. “I dati del Cresme – dice Carlo Trestini, vicepresidente dell’Ance – confermano la vitalità economica della città, la sua grande forza logistica e, al tempo stesso, la necessità di affrontare alcune problematiche, come quella ambientale e soprattutto, oggi, quella abitativa, che rischia di diventare un’emergenza a 360 gradi, considerando non solo la domanda sociale in forte crescita, ma anche la grande pressione che arriva dai settori industriali, bisognosi di trovare alloggi ai propri dipendenti. Il mondo dell’impresa condivide le analisi del Cresme e si presenta oggi con una visione sinergica: c’è molta voglia di fare, di affrontare le sfide che decideranno lo sviluppo e il salto di qualità della città. Anche la politica sembra consapevole di queste sfide, ma ciò di cui oggi abbiamo bisogno è concretezza e coraggio nelle decisioni che vanno prese su quei progetti fondamentali per lo sviluppo di Verona, come la Marangona. Non c’è più tempo per le attese e non c’è più tempo per le burocrazie lente. Verona 2040 è il lavoro intorno al quale la città si può stringere per programmare il proprio futuro”.