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Antonella Mari: “L’architettura non è la risposta a un contesto ma un atto di rivelazione: contro l’azione spesso violenta del costruire serve uno sguardo plurale e inclusivo”

Antonella Mari, aamm44 architettura
IN SINTESI
Antonella Mari è la fondatrice dello studio aamm44 architettura, che ha sede a Polignano a Mare (BA). Abbiamo chiesto anche a lei di indicare un suo progetto che considera significativo nel suo percorso e di scegliere una immagine per rappresentarlo. E abbiamo chiesto di rispondere alla domanda se sia possibile oggi definire una specificità dell’architettura al femminile. Partiamo dalla sua risposta a questa domanda .
E’ possibile oggi definire una specificità dell’architettura al femminile?
“Penso che l’architettura non sia una risposta ad un contesto dato ma sia piuttosto un atto di rivelazione: rende visibile un modo di essere nel mondo, seleziona ciò che viene alla luce e ciò che resta in ombra. Questa selezione non è mai neutra: è una scelta politica, una posizione ontologica. La tensione tra radicamento e spaesamento è condizione propria dell’abitare contemporaneo così come la tensione tra cambiamento e conservazione è propria dell’evoluzione della società. I luoghi non chiedono di essere confermati, ma abitati nuovamente. Diversamente.
Il valore è nella trasformazione. Mi muovo su ciò che la realtà suggerisce, cerco di capire ciò che serve, come disporre le cose perchè funzionino come esperienza, come musica.
Se il contemporaneo è indefinito, si muove sull’incertezza, allora il progetto deve restare aperto, trovare la sua strada seguendo le sue necessità. Può partire da un programma o da un concetto ma non può essere dogmatico: deve essere un’architettura che accoglie, che è aperta e definita dall’accadere delle cose, dalla fisiologia del progetto.
Le città e i territori richiedono una rigenerazione che non passa soltanto attraverso l’attivazione di nuove funzioni o processi ma che richiede un intervento di risanamento di suoli martoriati, inquinati, devastati. L’inversione di rotta non è un tornare indietro ma un andare avanti a partire dai solchi e dalle ferite, con uno sguardo alternativo, un nuovo lessico, sano perchè filtrato dalla sofferenza e dall’errore; buono perchè passato attraverso il cattivo operato.
La costruzione è spesso un’azione violenta, è innalzamento di muri, gerarchizzazione degli spazi, esclusione, segregazione, limitazione degli sguardi, controllo dei movimenti. E’ necessario promuovere pratiche progettuali che interroghino criticamente il rapporto tra spazio, società, vita e natura.
Non so se questo approccio possa definirsi ‘femminile’. So che viene dal modo in cui naturalmente, istintivamente mi rapporto alla realtà.
Uno sguardo plurale ed inclusivo è fondamentale nella definizione della qualità della vita urbana”.
Il progetto scelto da Antonella Mari: Sulla Terra e sull’Acqua

SULLA TERRA E SULL’ACQUA è un progetto, realizzato da Antonella Mari con il suo studio aamm44 architettura, di un temporary lodge e di un parco urbano nel Parco costiero di Costa Ripagnola , a Polignano a Mare (Bari). Il committente è un privato. Il Parco di Costa Ripagnola è stato recentemente istituito dalla Regione Puglia per preservare i 21 km di litorale compresi tra Polignano a Mare e Monopoli dalla speculazione e dalla crescente pressione turistica. Tra gli anni ’70 e 80, fenomeni di occupazione abusiva avevano convertito aree destinate a campeggio in comprensori di seconde case cancellando le tracce del paesaggio naturale e delle forme antropiche legate alle attività agricole e di pesca e oltraggiando un patrimonio di rara bellezza.
Nella convinzione che la salvaguardia dei territori costieri passi anche per il superamento delle condizioni di abbandono dei luoghi, paradossalmente causate dall’impossibilità di utilizzo derivante dalle norme di tutela, il progetto di Antonella Mari di intervento su un lotto privato di circa sette ettari – incluso nel parco regionale – propone azioni progressive di ‘restauro del paesaggio’ e di formazione di nuovi habitat basate su strategie di uso del mare e della fascia costiera compatibili sia con la tutela ambientale che con lo sviluppo economico.
Un programma di accordi pubblici/privati pone tra gli obiettivi specifici: il recupero del rapporto dei contesti abitati con il mare e la costruzione di un nuovo paesaggio marino attraverso la riconnessione con il paesaggio rurale più interno; la ricomposizione ecologica degli habitat naturali per associazioni vegetali tutelate; la creazione di zone umide e ambienti trofici favorevoli alla nidificazione e ripopolamento di uccelli acquatici, anfibi e rettili, attraverso il recupero della funzionalità dei reticoli idrografici e dell’orografia del sito, la cui vocazione di bacino di raccolta delle acque è testimoniata dalla presenza di un canneto e delle risorgive di acqua dolce nascoste tra gli scogli, oltre che dalla memoria storica locale. Si prevedono anche azioni ed interventi stagionali, leggeri e biocompatibili, per la creazione di uno scenario favorevole alla biodiversità, che si offra come luogo privilegiato per il recupero di un corretto rapporto di interazione tra uomo e natura: un ecosistema complesso in cui le specie armonicamente convivono.
Il progetto è stato selezionato per la mostra Terræ Aquæ. L’Italia e l’Intelligenza del Mare al Padiglione Italia alla 19. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia.