COME RENDERE STRUTTURALI I BENEFICI DEL PNRR/1
La ricetta di Assonime: non solo rendicontazioni, Regis diventi una piattaforma per il project management
Il direttore generale Firpo: “Il PNRR non è un esercizio contabile, ma un programma di trasformazione economica e amministrativa di grande complessità. Serve un’intelaiatura che integri avanzamento fisico e finanziario e fornisca indicatori predittivi dei rischi, alert automatici su scostamenti dal cronoprogramma, simulazioni, interventi per correggere lo slittamento”. Il modello “PA Digitale 2026”.

Il direttore generale di Assonime, Stefano Firpo
Le audizioni di lunedì 2 marzo in commissione Bilancio della Camera dell’amministratore delegato di Invitalia, Bernardo Mattarella, e del direttore generale di Assonime, Stefano Firpo, hanno spostato l’attenzione (e speriamo aperto un dibattito pubblico nuovo) sulle strade da percorrere per rendere strutturali le singole conquiste portate dal PNRR. Queste considerazioni hanno preso origine dal fatto che il decreto legge PNRR prolunga l’attività delle principali strutture responsabili dell’attuazione del Piano oltre il 2026 – per esempio le task force ministeriali e l’unità di missione di Palazzo Chigi – facendo intravvedere la volontà di continuare un percorso virtuoso del PNRR oltre il PNRR, ma non progetta né definisce (ancora) i possibili salti di qualità e le contaminazioni con il resto della PA. Ne abbiamo già in parte riferito su Diario DIAC di ieri (si veda qui l’articolo), ma ora vogliamo rilanciare alcuni degli argomenti usati provando a tematizzare la possibile eredità del PNRR. Partiamo quindi con un primo articolo e un primo tema che è stato posto con grande forza da Firpo: sfruttare al meglio le potenzialità di una banca dati come Regis per far fare un salto oltre la mera rendiziontazione finanziaria, in direzione di uno strumento di project management.
Firpo è partito dal decreto legge PNRR parlando dell’introduzione dell’obbligo di aggiornamento mensile dei dati contenuti in Regis. “Un passo opportuno e importante per raggiungere gli obiettivi finali del PNRR, ma tardivo”, ha detto Firpo che ha poi subito virato dove voleva portare il discorso: quali sono le potenzialità inespresse di Regis? Quali i limiti che ne frenano l’azione? Come si possono superare?
“Il decreto legge conferma, in sostanza, la configurazione di Regis come mera piattaforma di rendicontazione finanziaria”, ha detto il direttore generale di Assonime. “Tuttavia – ha continuato – sappiamo bene che il PNRR non è un mero esercizio contabile, essendo invece un programma di trasformazione economica e amministrativa di dimensioni davvero considerevoli. È un programma di grande complessità che richiederebbe uno strumento di governo che non sia di mera rendicontazione finanziaria. In altri termini riteniamo che Regis dovrebbe evolvere verso una vera e propria architettura, infrastruttura di project management”.
Cosa significa? “Significa – risponde Firpo – dare a Regis un’intelaiatura che sappia integrare dinamicamente l’avanzamento fisico con l’avanzamento finanziario, che non si limiti a monitorare la spesa, ma sappia dare contezza dello stato effettivo di attuazione concreta delle opere. Una piattaforma che sappia dare indicatori predittivi del rischio di eventuale slittamento e alert automatici su scostamenti significativi rispetto al cronoprogramma e che abbia anche la possibilità di simulare l’impatto di ritardi su milestone aggregate per individuare tempestivamente tutti gli interventi necessari a correggere questo slittamento”.
Se questo è lo scenario potenziale, l’utilizzo della piattaforma così concepita potrebbe dare un contributo fondamentale anche a risolvere uno dei grandi mali italiani, i processi autorizzativi. “Se venissero integrati in questa piattaforma tutti i dati autorizzativi, contrattuali e procedurali, si potrebbe avere anche il dettaglio di dove stanno i colli di bottiglia amministrativi che impediscono l’avanzamento dei progetti”.
Non manca infine una considerazione sugli effetti di ordine politico-economico che potrebbe indurre “una vera e propria dashboard leggibile non solo all’interno dell’amministrazione pubblica, ma anche ad esempio dal Parlamento o dagli altri operatori economici”, rendendo pubblica e aperta l’informazione sullo stato di avanzamento concreto dei programmi. In questo modo Regis potrebbe addirittura diventare “uno strumento di accountability democratica”, consentendo, “grazie a un’informazione più puntuale, più precisa e più diffusa di creare un dibattito pubblico più informato”.
Provocazione? Utopia? Idee destinate a essere rapidamente messe nel cassetto?
Non proprio. Un modello di riferimento esiste già. Qualcosa di simile è stato fatto dal dipartimento per la trasformazione digitale di Palazzo Chigi proprio quando Firpo era capo di gabinetto del ministro per l’Innovazione e la trasformazione digitale Colao: si tratta, nel campo dell’innovazione tecnologica, di “PA Digitale 2026” che non è solo una piattaforma di rendicontazione ma è una piattaforma di piano operativo. “PA Digitale 2026 – ha detto Firpo in conclusione – dimostra che quando una piattaforma nasce come strumento integrato di gestione, allora il monitoraggio e l’interazione con i soggetti attuatori migliorano e la qualità in generale dell’attuazione migliora”.