LA GIORNATA
Guerra del Golfo, gas +39% e Borse giù: l’Europa brucia 314 miliardi
- Appalti, recepita la normativa trentina che migliora il codice nazionale. Landini: accordo tra i più avanzati a livello nazionale
- Bei, ‘nel 2025 stanziati 5,2 miliardi per la lotta alla crisi abitativa’
- Maire: Tecnimont si aggiudica un contratto di 1,3 mld di dollari per un progetto petrolchimico
IN SINTESI
L’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran ha avuto immediate ripercussioni sui mercati nella prima seduta di riapertura. A guidare i rialzi è stato soprattutto il gas naturale, che ad Amsterdam ha chiuso in aumento del 39% a 44,5 euro al megawattora (con un picco a 49 euro), sui livelli più alti dall’ottobre 2022. A rafforzare la corsa dei prezzi ha contribuito anche l’annuncio di QatarEnergy sull’interruzione della produzione di Gnl nell’impianto di Ras Laffan, il più grande al mondo. Il blocco dello Stretto di Hormuz — da cui transita “il 20% del petrolio mondiale pari a 17-20 milioni di barili al giorno e oltre il 30% del Gnl” — ha sostenuto anche il petrolio: a New York il greggio ha segnato rialzi medi attorno al 5%, con punte fino a 75 dollari al barile, mentre il Brent europeo ha toccato quota 80 dollari. “Già una riduzione parziale o un aumento percepito è sufficiente a creare un effetto immediato sui prezzi, con un aumento significativo sui costi dei trasporti fino al 30-40%”, ha spiegato il ministro della Difesa Guido Crosetto. Le tensioni si riflettono sui carburanti, con il gasolio ai livelli più alti da un anno. Secondo gli osservatori , siamo “solo l’inizio”: i rincari registrati non incorporano ancora pienamente l’ultimo balzo del greggio e gli effetti alla pompa si vedranno nei prossimi giorni. Preoccupazione anche dal mondo produttivo. Con l’attacco all’Iran “prevediamo di nuovo un’elevata volatilità dei prezzi dell’energia fino a quando le tensioni non saranno rientrate”, ha affermato Aurelio Regina, delegato del presidente di Confindustria per l’Energia, sottolineando che “è fondamentale mettere al centro la competitività e la sicurezza” dell’Ue e approvare “in tempi brevissimi” il decreto Energia. Sul fronte azionario, l’impatto è stato forte ma “relativamente controllato e composto”, osservano, comunque, gli analisti, con le Borse europee più penalizzate rispetto a Wall Street, rimasta attorno alla parità. Madrid ha perso il 2,7%, Francoforte il 2,6%, Parigi il 2,1%, Milano circa il 2% (Ftse Mib a 46.280 punti), Londra l’1,2%. Complessivamente, l’indice Stoxx 600 ha bruciato 314 miliardi di euro di capitalizzazione.
Ue, nessuna emergenza sul gas ma pronti a convocare il gruppo di coordinamento
Le attuali riserve sotterranee di gas nell’Ue sono piene al “30% circa e sono ancora entro i limiti fissati dall’Ue per garantire livelli adeguati per la fine dell’inverno e il rifornimento in estate. Non stiamo adottando misure di emergenza, non c’è carenza e non c’è emergenza. Le nostre importazioni di gas sono ben diversificate, ma siamo pronti a convocare un gruppo di coordinamento sul gas”. Lo ha precisato una portavoce della Commissione europea durante il briefing con la stampa, rispondendo a una domanda sul blocco del trasporto di Gnl nello stretto di Hormuz. “Se ce ne fosse bisogno, i nostri Stati membri possono sempre farci questa richiesta, ma per il momento non vediamo nulla di preoccupante in questo senso” .”Secondo le nostre analisi, non abbiamo preoccupazioni immediate sulla sicurezza dell’approvvigionamento (energetico) per l’Unione europea. Abbiamo chiesto ai nostri Stati membri di condividere con noi le loro valutazioni nazionali entro la fine della giornata di oggi e convocheremo il gruppo di coordinamento sul petrolio entro le prossime 48 ore”, ha precisato la portavoce della Commissione Ue. Venerdì, ha anche ricordato, il collegio dei commissari europei terrà un dibattito orientativo sui prezzi dell’energia. “Non è escluso che la questione venga affrontata anche oggi in sede di collegio di sicurezza, ma non commentiamo i prezzi dell’energia in questa sede. È chiaro che l’assetto delle rotte e dei modelli di trasporto globali determinerà ovviamente, nel lungo termine, anche la struttura dei prezzi”, ha aggiunto.
Confitarma, crollo dei passaggi di navi dallo Stretto di Hormuz
“La prima cosa che ci preoccupa è la sicurezza degli equipaggi delle navi mercantili. La sicurezza dei nostri uomini, di qualunque nazionalità e su qualunque nave, è la cosa principale. Lo ha detto anche il segretario dell’Imo, l’International maritime organization: qualunque attacco a navi mercantili è un crimine”. E’ quanto afferma Luca Sisto, direttore generale di Confitarma commentando quanto sta accadendo sul mare in seguito alla guerra in Iran. Per quanto riguarda le navi, spiega, “a stamattina eravamo a -70% passaggi sulle abituali 175 navi al giorno, ma è difficile dare numeri esatti: la situazione è in continua evoluzione e la percentuale è in crescita. E qualunque dichiarazione rischia di essere superata in poco tempo”.”Stiamo parlando di un tratto di mare legato allo stretto di Hormuz che ha una larghezza di circa 13 chilometri, ma dove passa quasi il 40% delle esportazioni di petrolio via mare del mondo. Quindi le ricadute economiche significano aumento del costo al barile del petrolio, aumento del costo energetico – prosegue Sisto -. Siamo tutti preoccupati, è una situazione che va monitorata, vedremo cosa accadrà nelle prossime ore. E’ una situazione complessa che stiamo gestendo con attenzione. Stiamo registrando un blocco di fatto imposto alla navigazione, e se perdurasse provocherebbe ripercussione economiche importanti con danni pesantissimi, forniture a rischio e costi energetici in salita”. Nelle ore immediatamente successive all’attacco all’Iran Confitarma aveva subito informato gli associati di radiofrequenze hackerate dei sistemi Gps di navigazione che rendevano insicura la navigazione nella zona e della dichiarazione dell’Iran che invitava a non passare da Hormuz.
Von der Leyen lancia l’Ocean Eye, 50 mln da Horizon
La presidente della Commissione ha sottolineato che l’osservatorio degli oceani “rappresenta una grande opportunità per le imprese, la ricerca e il mondo accademico” nonché una “grande opportunità per l’Europa di diventare leader mondiale nel settore dei dati marini”. “So che le nostre aziende all’avanguardia stanno aprendo la strada in questo settore entusiasmante”, ha aggiunto, ricordando che un “buon esempio della leadership europea” nel campo è il gemello digitale dell’oceano. “E’ uno strumento potente che utilizza i dati marini per prevedere il comportamento dell’oceano” ed è quindi il “cuore di Ocean Eye”. L’Ue si è impegnata a “renderlo pienamente operativo entro il 2030”. La presidente della Commissione ha sottolineato che l’osservatorio degli oceani “rappresenta una grande opportunità per le imprese, la ricerca e il mondo accademico” nonché una “grande opportunità per l’Europa di diventare leader mondiale nel settore dei dati marini”. “So che le nostre aziende all’avanguardia stanno aprendo la strada in questo settore entusiasmante”, ha aggiunto, ricordando che un “buon esempio della leadership europea” nel campo è il gemello digitale dell’oceano. “E’ uno strumento potente che utilizza i dati marini per prevedere il comportamento dell’oceano” ed è quindi il “cuore di Ocean Eye”. L’Ue si è impegnata a “renderlo pienamente operativo entro il 2030”.
Bei, ‘nel 2025 stanziati 5,2 miliardi per la lotta alla crisi abitativa’
La lotta alla crisi abitativa in Europa può “spingere il Pil ad aumenti oltre dell’1,7%” è quanto ha dichiarato il vicepresidente della Banca europea per gli investimenti (Bei), Ioannis Taskiris, in audizione alla commissione speciale per la Casa dell’Eurocamera.
“Nel 2025 abbiamo aumentato il finanziamento per nuove costruzioni e ristrutturazioni con un focus sulle case in affitto fuori mercato, e abbiamo aumentato l’ambito e le dimensioni del nostro supporto, raggiungendo 5,2 miliardi di euro, il 50% in più dell’anno prima”, ha spiegato Taskiris sottolineando che negli ultimi cinque anni la Bei ha investito 18 miliardi di euro.
Ue-Svizzera, firmato un pacchetto di accordi per approfondire relazioni
Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, e Guy Parmelin, presidente della Confederazione elvetica, hanno firmato un pacchetto di accordi volto ad approfondire ed espandere le relazioni Ue-Svizzera. “I negoziati si sono conclusi nel dicembre 2024. La firma rappresenta un passo importante verso il completamento della ratifica dell’ampio pacchetto e consentirà a entrambe le parti di portare avanti le rispettive procedure di ratifica”, afferma la Commissione con una nota. Il pacchetto include l’aggiornamento di quattro accordi già esistenti, che consentono alla Svizzera l’accesso al mercato interno dell’Ue, relativi al trasporto aereo, al trasporto terrestre, alla libera circolazione delle persone e al riconoscimento reciproco della valutazione di conformità. L’adeguamento di questi accordi agli standard moderni – si legge -permetterà a cittadini e imprese di beneficiare pienamente dei diritti previsti e garantirà condizioni di parità per le imprese. Inoltre, introduce un nuovo accordo sulla sicurezza alimentare che istituirà uno spazio comune di sicurezza alimentare lungo tutta la catena alimentare, un nuovo accordo sull’elettricità che consentirà alla Svizzera di partecipare al mercato interno dell’energia elettrica dell’Ue, un nuovo accordo sulla salute che permetterà alla Svizzera di partecipare ai meccanismi e agli organismi dell’Ue che affrontano gravi minacce sanitarie transfrontaliere, in particolare il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie e il sistema di allerta e risposta rapida, un nuovo accordo che introduce un contributo finanziario “permanente ed equo” della Svizzera alla coesione economica e sociale all’interno dell’Unione, in linea con il livello di partenariato e cooperazione tra le parti, e un nuovo accordo che disciplina la partecipazione della Svizzera all’Agenzia dell’Unione europea per il programma spaziale per le attività relative a Galileo e al servizio europeo di copertura geostazionaria per la navigazione (Egnos) nell’ambito del Programma spaziale dell’Unione. Il pacchetto include inoltre un accordo sulla partecipazione della Svizzera ai programmi dell’Unione, firmato separatamente il 10 novembre 2025 a Berna, che apre la strada alla partecipazione della Svizzera a programmi come Horizon Europe, Euratom Ricerca e Formazione, ITER/F4E (Fusion for Energy), Digital Europe, Erasmus+ ed EU4Health. Nell’ambito del pacchetto, le parti aggiornano anche le disposizioni sulla risoluzione delle controversie nell’accordo sul commercio dei prodotti agricoli, “allineandole ai più recenti accordi di libero scambio di cui l’Ue e la Svizzera sono rispettivamente parti”.
Torino-Lione, Regione ‘comitato di supporto per l’Avigliana-Orbassano’
Nell’ambito dell’asse ferroviario Torino-Lione, la Regione Piemonte costituirà un comitato di supporto alla realizzazione della tratta Avigliana-Orbassano, sulla quale alcuni sindaci del territorio interessato hanno sollevato dubbi. L’obiettivo – si legge in una nota della giunta regionale – è di “rafforzare il coordinamento tra enti locali e soggetti attuatori, al fine di garantire tempi certi e una gestione condivisa delle fasi autorizzative e progettuali”. Lo ha annunciato ieri l’assessore regionale alle Infrastrutture strategiche e Logistica, Enrico Bussalino, durante il suo intervento al convegno ‘Infrastrutture e logistica: necessità strategica per la competitività di territori e imprese’, promosso da Unioncamere e Confindustria Piemonte, in occasione della presentazione del Rapporto Oti Piemonte 2026. “La tratta Avigliana-Orbassano rappresenta un tassello essenziale del collegamento Torino-Lione e del Corridoio Mediterraneo. Come Regione Piemonte intendiamo svolgere un ruolo attivo di supporto ai territori e agli enti coinvolti, attraverso l’istituzione di un tavolo tecnico permanente che consenta di affrontare in modo tempestivo eventuali criticità e accompagnare l’opera lungo tutte le sue fasi attuative”, ha dichiarato Enrico Bussalino.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno della Regione volto a “sostenere lo sviluppo delle infrastrutture strategiche, in un’ottica di competitività economica, crescita occupazionale e valorizzazione del sistema logistico piemontese”.
Ex Ilva, cade da 10 metri e muore un operaio a Taranto I sindacati ‘Sciopero di 24 ore’. Convocazione giovedì a Palazzo Chigi
Stava pulendo un nastro trasportatore dell’area Agglomerato quando la griglia metallica sulla quale si trovava ha ceduto e lo ha fatto precipitare nel vuoto per oltre 10 metri. E’ morto così Loris Costantino, 36 anni, operaio della ditta di pulizie Gea Power dell’appalto ex Ilva. L’uomo, sposato e padre di due bambini, nella caduta ha riportato gravi lesioni al torace e alle braccia: è stato subito portato in infermeria, poi trasferito all’ospedale Santissima Annunziata di Taranto dove è morto subito dopo il ricovero. Il 12 gennaio scorso, in un incidente simile, era morto un altro operaio, il 47enne Claudio Salamida. Mentre stava controllando alcune valvole del convertitore 3 dell’acciaieria 2, il pavimento grigliato sul quale si trovava si sbriciolò e lo fece cadere dal quinto al quarto piano. Salamida era sposato e aveva un figlio. Anche sull’incidente di oggi la Procura di Taranto ha aperto un’indagine per omicidio colposo e ha sequestrato l’area dismessa nella quale è morto il 36enne. Nelle prossime ore sarà fissata l’autopsia e quasi certamente saranno notificati gli avvisi di garanzia. I sindacati hanno proclamato lo sciopero di 24 ore da ieri per i lavoratori diretti e dell’appalto ex Ilva. La morte dei due operai dell’ex Ilva – dice il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini – “sono tragedie annunciate, di cui è responsabile lo stato di abbandono che denunciamo da tempo e in cui versa l’area siderurgica di Taranto. Le responsabilità sono precise: da troppo tempo si assiste alla pressoché totale mancanza di manutenzioni e di controlli adeguati sugli impianti e sui processi produttivi. Non chiamateli incidenti”. Landini ritiene “urgente” la definizione di “un assetto proprietario che preveda un ruolo determinante dello Stato nella gestione”. “Non si può morire così – accusa la segretaria confederale della Uil, Ivana Veronese -: due persone, allo stesso modo, in un’acciaieria che evidentemente ha problemi di manutenzione, di controlli, di verifiche e azioni che permettano alle persone di lavorare in sicurezza”. La Cisl ritiene “inaccettabile che si possa operare in un sistema produttivo pesante” come l’ex Ilva “con garanzie di controllo e di sicurezza credibilmente insufficienti”. Per il 5 marzo è stato convocato un incontro a Palazzo Chigi per discutere della vertenza. Un confronto che i sindacati invocavano da tempo per avere chiarimenti sullo stato attuale della trattativa per la vendita al gruppo Flacks e chiedere garanzie sul piano industriale, ambientale e occupazionale. Il tavolo si riunirà dopo che il Tribunale di Milano ha imposto all’acciaieria di Taranto di adeguare le prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), altrimenti dovrà sospendere dal prossimo 24 agosto la produzione dell’area a caldo, sotto sequestro con facoltà d’uso dal 2012.
Appalti, recepita la normativa trentina che migliora il codice nazionale. Landini: accordo tra i più avanzati a livello nazionale
Il Tavolo appalti della Provincia di Trento ha trovato una sintesi che consente alla legge trentina di confermarsi punta avanzata nel panorama nazionale nel garantire tutele significative e aggiuntive per i lavoratori impiegati negli appalti pubblici di servizi e di lavori sul nostro territorio. Per i rappresentati di Cgil Cisl e Uil del Trentino Maurizio Zabbeni, Michele Bezzi e Walter Largher, “si è trattato di un risultato non scontato. Nel confronto ci sono stati momenti difficile che hanno visto le organizzazioni sindacali scendere in piazza come successo nel settembre del 2023 per bloccare una prima disciplina che, al contrario, avrebbe reso la norma provinciale peggiorativa del codice appalti. Ma il risultato finale premia il nostro impegno a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori”. La delibera – informa una nota – individua puntualmente i contratti da indicare nei bandi di gara per oltre 200 attività, tra servizi e lavori, prevedendo puntualmente, prima esperienza in Italia, per praticamente la totalità delle attività esternalizzate i contratti maggiormente rappresentativi e attinenti con le attività oggetto di appalto, evitando dumping contrattuale da parte di contratti pirata. I sindacati spiegano che è stato concordato con la Giunta provinciale “di avviare un monitoraggio continuo, sia nell’applicazione concreta a livello provinciale, sia nel recepire eventuali avanzamenti che dovessero essere implementati a livello nazionale, tanto in relazione all’elenco dei contratti di riferimento (in tal senso il Cnel sta aggiornando i propri archivi), quanto in merito all’equivalenza normativa se sarà effettivamente disciplinata dal previsto e promesso ma ancora mai emanato decreto interministeriale”.
“L’intesa sugli appalti sottoscritta in questi giorni da Cgil, Cisl e Uil, recepita con delibera dalla Provincia di Trento, è una buona notizia per i lavoratori e le lavoratrici e per tutte le imprese serie. L’intesa è tra le più avanzate a livello nazionale rispetto al nuovo Codice degli appalti”, commenta il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. In particolare, per il leader della Cgil, “l’accordo di Trento è tra i più avanzati poiché rafforza le tutele economiche e normative, collega correttamente attività e contratti collettivi nazionali e territoriali e contrasta abusi e contratti pirata che alimentano dumping e concorrenza sleale”. “Inoltre – aggiunge Landini – delimita con precisione e competenza il tema dei perimetri e delle possibili sovrapposizioni tra Ccnl diversi, usando criteri oggettivi come i codici Ateco per le attività prevalenti e individuando nella rappresentanza dei soggetti firmatari e nella qualità delle tutele gli elementi qualificanti”. “Un modello, quindi – conclude Landini – per riordinare il sistema dei contratti anche a livello nazionale, oggi caratterizzato da una giungla contrattuale dovuta a un’eccessiva moltiplicazione di contratti e a un’abbondanza di intese firmate da organizzazioni prive di reale rappresentatività”.
Immobiliare di pregio, Gabetti: cresce la ricchezza, si consolida la proprietà, boom delle seconde case
Il mercato immobiliare di pregio in Italia si conferma solido, selettivo e in crescita, sostenuto dall’aumento della ricchezza, da una domanda sempre più orientata alla proprietà e da un rafforzamento strutturale del segmento seconde case e degli investimenti nel living di fascia alta. È quanto emerge dall’ultimo report a cura del dipartimento Research & Data Intelligence di Patrigest – Gruppo Gabetti elaborato in collaborazione con Santandrea Luxury Houses, divisione del Gruppo Gabetti specializzata in compravendita e locazione di immobili di pregio. “Il mercato residenziale di pregio in Italia si conferma sempre più strutturato, con una domanda solida che si concentra nei principali centri urbani e nelle destinazioni turistiche d’élite. Milano guida per intensità dei valori e attrattività degli investimenti, mentre le seconde case di lusso mostrano una crescita dinamica e pienamente allineata al mercato primario. Al tempo stesso, emerge con chiarezza un fabbisogno ancora non soddisfatto soprattutto nella fascia medio-alta, in particolare per unità di dimensioni più contenute (mono e bilocali), segnale di un’evoluzione della domanda, anche per il target di popolazione alto spendente, che apre nuove opportunità di sviluppo e riqualificazione dell’offerta” dichiara Luca Dondi dall’Orologio, amministratore delegato di Patrigest| Gruppo Gabetti. Il numero dei contribuenti con redditi superiori a 120.000 euro annui è cresciuto del +39% rispetto al 2008 (dato 2023 su anno d’imposta 2008), nonostante le crisi attraversate dal Paese negli ultimi 16 anni.
La ricchezza italiana si muove su due binari: le grandi metropoli come Roma e Milano detengono il primato per numero assoluto di contribuenti facoltosi. Tuttavia, se si osserva il peso relativo, dominano i comuni d’élite come Basiglio, Forte dei Marmi e le località del turismo marittimo e lacustre. Emerge così un’Italia dove le principali città sono sostenute dalla classe dirigente nazionale, mentre i piccoli centri di pregio rappresentano vere enclave del lusso. Parallelamente si consolida ulteriormente la propensione alla proprietà tra le famiglie più abbienti: nella fascia più ricca della popolazione, la quota di proprietari dell’abitazione di residenza è salita dal 92,9% del 2004 al 95,3% nel 2024, mentre l’affitto è sceso dal 7,1% al 4,7%, confermando la scelta della proprietà come leva di consolidamento patrimoniale per i redditi più elevati. Secondo Flavio Angeletti, managing director di Santandrea| Gruppo Gabetti: “Negli ultimi anni l’Italia ha, inoltre, rafforzato la propria attrattività verso gli High Net Worth Individuals grazie al regime della ‘flat tax’ per i neo-residenti abbienti: un’imposta forfettaria sui redditi esteri che, a partire dal 2026, sarà pari a 300.000 euro annui (50.000 euro per ciascun familiare), come previsto dalla Legge di Bilancio 2026. A ciò si affianca il programma Investor Visa for Italy, rivolto a cittadini extra-UE che investono in asset strategici nazionali, confermando la volontà del Paese di competere con le principali destinazioni europee per capitali e residenze di fascia alta”. L’analisi dei comuni con valori superiori a 6.000 €/mq evidenzia una chiara “geografia del pregio” in Italia: il “lusso” immobiliare si concentra in modo selettivo nei grandi centri urbani, nelle mete turistiche d’élite, nei laghi, nelle località alpine e lungo le coste più esclusive. Ne deriva un mercato fortemente polarizzato, in cui il segmento di pregio non è diffuso in modo omogeneo ma si aggrega in pochi cluster ad altissimo valore, veri hub del lusso nazionale. L’analisi dell’indice di concentrazione del pregio individua, invece, i mercati immobiliari più esclusivi d’Italia, ovvero quei comuni in cui l’offerta è quasi interamente composta da immobili di fascia alta. Si tratta di contesti selettivi, spesso situati in destinazioni iconiche urbane o turistiche, con dinamiche di domanda e prezzi molto diverse dal mercato residenziale tradizionale. Tra le grandi città, solo Milano rientra nelle prime 30 posizioni (26ª), mentre Roma è più indietro (102ª), preceduta da Firenze e Venezia.
Fra le grandi città analizzate, i mercati più esclusivi, con la quota più alta di immobili di pregio sul totale dell’offerta, risultano essere Firenze (29,5%), Milano (24,7%), Napoli (23,3%), Bologna (22,2%), Venezia (17,9%), Roma (12,8%), Torino (12,7%), Genova (12%). Il mercato italiano delle seconde case di lusso (con valore di oltre 1 milione di euro), sia per uso diretto sia per investimento, risulta in forte espansione: +22% nell’ultimo anno e volumi quasi raddoppiati nel decennio (+95%). Le seconde case rappresentano il 76% delle transazioni sopra il milione, con un’offerta proposta in larga parte da imprese e costruttori (circa il 60% tra prime e seconde case). Dal 2016 al 2024 il segmento è raddoppiato, mostrando una crescita solida e resiliente: nonostante le flessioni cicliche, ha sempre recuperato rapidamente, seguendo un andamento molto simile a quello delle prime case e confermandosi un asset pienamente allineato al mercato residenziale principale. L’analisi di domanda e offerta nel residenziale di pregio evidenzia un fabbisogno non pienamente soddisfatto, soprattutto per le unità di piccola dimensione, in particolare bilocali. Mentre nel segmento sotto i 6.000 € al mq la domanda di trilocali risulta assorbire la maggioranza della domanda, allineata all’offerta, nella fascia di mercato compresa fra i 6.000 e i 10.000 € al mq i bilocali concentrano il 43% delle richieste a fronte di un’offerta pari al solo 33% delle unità sul mercato. Più equilibrato il rapporto tra domanda e stock invece fra le diverse tipologie se si guarda al mercato di fascia molto alta (dai 10.000 ai 20.000 € al mq). Nel complesso emerge un potenziale di sviluppo soprattutto nella fascia intermedia che va dai 6.000 ai 10.000 € al mq, dove nuove realizzazioni e interventi di riqualificazione orientati a tagli più contenuti possono rispondere a un mutamento delle esigenze dei potenziali acquirenti.
Passando alla locazione, l’analisi dei comuni con canoni superiori a 20 €/mq/mese (traducibili in un valore di circa 1.800-2.200 € al mese per un trilocale, individua le aree italiane dove si rilevano i valori di locazione più elevati. Il segmento del pregio risulta così concentrato soprattutto nelle grandi città, come Milano e Roma, e nei territori a maggiore rilevanza economica, sostenuti da una domanda alto-spendente. Accanto ai poli finanziari e direzionali emergono anche province produttive del Veneto e dell’Emilia-Romagna, confermando la solidità del mercato locativo nei contesti più dinamici e con valori di acquisto più elevati. I primi 15 mercati locativi del segmento del pregio (località a più alta concentrazione di immobili di pregio e lusso in locazione), confermano la prevalenza delle località marittime, in termini numerici, e di quelle montane, in termini di posizionamento in classifica. Rispetto al comparto della compravendita, si osserva tuttavia il rafforzamento di alcune delle principali città italiane, sostenute da una domanda locativa riconducibile prevalentemente a motivazioni professionali e di business, tra cui si segnalano anche Bologna (39° posto) e Roma (49° posto). I mercati delle seconde case evidenziano invece livelli di concentrazione maggiormente omogenei, collocandosi su valori tra loro analoghi in termini di attrattività.
L’analisi del segmento residenziale di pregio nelle principali città italiane evidenzia modelli urbani differenziati. Milano guida per intensità dei valori e maturità del mercato, con forte domanda e immobili riqualificati; Roma si distingue per il pregio legato alla rarità storico-monumentale; Firenze presenta un’elevata incidenza del pregio sull’offerta e una forte domanda internazionale; Bologna si caratterizza per equilibrio qualitativo e stabilità; Torino per valori più accessibili e qualità architettonica; Genova per un pregio fortemente localizzativo, legato soprattutto alle aree costiere e alla vista mare. Nel complesso emergono mercati di pregio con driver distinti, ma coerenti con le specificità territoriali. Milano guida per intensità dei valori, con il Centro Storico che registra prezzi oltre i 12.600 €/mq e punte superiori ai 14.500 €/mq in microzone come Brera e Porta Nuova. Secondo Sarah Lazzarini, director Lombardia Santandrea Luxury Houses| Gruppo Gabetti: “Il mercato residenziale di pregio a Milano vede una domanda crescente da parte di investitori italiani, interessati soprattutto a trilocali di qualità ai piani alti, con terrazzo, garage, cantina e budget medi tra 750.000 e 880.000 euro. Gli acquisti sono motivati sia dalla diversificazione patrimoniale sia dalla ricerca di rendimento tramite affitto, con forte interesse per quartieri come Isola, Bocconi, Sarpi e Arena, oggi sempre più valorizzati. I tempi medi di vendita sono di 4-6 mesi”.
Roma si distingue per rarità storico-monumentale (Centro Storico intorno ai 10.300 €/mq). Secondo Gianluca Petrucci, director Roma Santandrea Luxury Houses| Gruppo Gabetti “Il mercato immobiliare di pregio è in evoluzione: i compratori locali cercano abitazioni di rappresentanza come status symbol, mentre crescono l’investimento per le nuove generazioni e la domanda internazionale di pied-à-terre in contesti storici con vista, spazi esterni, posti auto ed efficienza energetica. Il budget medio si colloca tra 800.000 e 1 milione di euro. La domanda resta forte nelle zone di eccellenza, ma si estende anche a quartieri in crescita e dal nuovo potenziale. A Roma i tempi medi di vendita sono di 5-6 mesi”. Firenze presenta la maggiore incidenza del pregio sull’offerta complessiva (circa 30%). “Il mercato immobiliare di pregio a Firenze è sostenuto soprattutto dalla domanda internazionale, affiancata da imprenditori e investitori locali: sono interessati a ville storiche e residenze ristrutturate con vista panoramica e spazi esterni. Il budget medio varia tra 1 e 1,5 milioni di euro e le preferenze si concentrano sia nel Centro Storico e nelle Colline Sud, sia in quartieri in forte crescita come San Niccolò e San Frediano, oggi poli del lusso contemporaneo. I tempi di vendita superano spesso l’anno, con oscillazioni di prezzo tra il 10% e il 20%; tuttavia, gli immobili correttamente valutati, soprattutto in centro, si vendono più rapidamente, mentre fuori città le tempistiche si allungano per l’ampia offerta e una domanda più selettiva e internazionale” dichiara Riccardo Di Loreto, director Toscana e Campania Santandrea Luxury Houses| Gruppo Gabetti.
Bologna, Torino e Genova mostrano modelli distintivi basati rispettivamente su equilibrio qualitativo, architettura e ampiezza degli spazi. Fondamentale la vista mare per Genova. Secondo Alessandro Mazzolini, team manager Bologna Santandrea Luxury Houses| Gruppo Gabetti: “A Bologna il mercato immobiliare d’eccellenza è trainato da una domanda molto selettiva, orientata verso attici di oltre 250 mq su un unico livello, con terrazze vivibili, posto auto o garage e una distribuzione funzionale (almeno tre camere, tre bagni e lavanderia). Il budget medio si aggira intorno a 1,5 milioni di euro, con punte fino a 2,5 milioni, e l’interesse si concentra nelle zone più esclusive a sud di via Rizzoli, dove centralità storica e qualità ambientale determinano il valore. I tempi di vendita variano tra 6 e 9 mesi, con oscillazioni di prezzo fra il 5% e il 10%. Se l’immobile presenta caratteristiche molto richieste i tempi si riducono sensibilmente, anche grazie a una domanda elevata a fronte di un’offerta limitata”. “Il mercato immobiliare torinese è sostenuto sia da famiglie, che cercano case ristrutturate e ben collegate, sia da sviluppatori, interessati a grandi immobili da riqualificare. I fattori decisivi sono qualità, spazi esterni, verde e vicinanza a trasporti, con budget medi tra i 400.000 e i 500.000 euro. Forte è la domanda per le zone del Centro, Precollina, Cit Turin e Crocetta, oltre a quartieri in crescita come San Salvario e Borgo Rossini. I tempi medi di vendita sono di 3-4 mesi, con variazioni di prezzo tra il 10% e il 15%” afferma Alessandro Bonasera, team manager Torino Santandrea Luxury Houses. Per Cristiano Tommasini, director Liguria Santandrea Luxury Houses| Gruppo Gabetti: “A Genova il mercato residenziale di pregio registra tempi di vendita tra i 6 e i 9 mesi. La rapidità dipende soprattutto dalla qualità dell’immobile e dal corretto posizionamento sul mercato, con forte interesse per proprietà con terrazzi, vista mare o panoramica e posti auto, a fronte di un’offerta limitata e una domanda selettiva. Nel Golfo del Tigullio, la clientela d’élite, principalmente del Nord Italia, ricerca seconde case intorno ai 120-200 mq o soluzioni più compatte da investimento, sempre con vista mare, terrazze, garage e budget medi tra 900.000 e 1,5 milioni di euro. A Santa Margherita Ligure le zone più richieste restano il centro mare, la prima collina dominante con vista aperta e l’area verso Paraggi per chi cerca esclusività assoluta. A Rapallo la domanda si concentra su zona porto, lungomare e prime alture panoramiche. Negli ultimi anni alcune aree precedentemente considerate ‘medie’ hanno registrato una rivalutazione, soprattutto dove sono presenti contesti ristrutturati e maggiore qualità abitativa”. Nel 2025 sono stati investiti in Italia un totale di 12,3 miliardi di euro, +20% rispetto al 2024. Nel comparto living sono stati circa 841 i milioni di euro investiti (+3% YoY), il 7% del totale, dato in linea con la media degli ultimi 8 anni (pari al 6% circa). In questo contesto, il living di lusso e di pregio ha registrato volumi di investimento per oltre 300 milioni di € nel 2025 (il secondo risultato più alto dal 2018), attirando principalmente l‘attenzione di investitori istituzionali e SGR e rappresentando la seconda categoria del living per importanza dopo gli studentati. Dal 2021, l’attenzione degli investitori (il 37% stranieri) si è concentrata su terreni destinati a operazioni di sviluppo (19%) e asset da convertire o riqualificare (71%). Milano, con la sua area metropolitana, si conferma la destinazione preferita per il pregio residenziale (79%), seguita da Roma, Portofino e Firenze, città sostenute da una forte domanda e da valori elevati. In sintesi, il mercato immobiliare di pregio italiano si configura come un ecosistema polarizzato e maturo, sostenuto da crescita della ricchezza, attrattività fiscale internazionale e forte dinamicità del segmento seconde case e investment. Milano si conferma hub di riferimento, mentre le località turistiche d’élite consolidano il proprio ruolo di enclave del lusso nazionale.
Intesa più stretta fra Consob e Anac, firmato l’accordo di collaborazione
Cooperazione fra Consob e Anac, nell’ambito delle rispettive competenze nel campo della trasparenza del mercato e della prevenzione della corruzione, attraverso lo scambio congiunto di informazioni, pareri, consultazioni, dati. È questo l’obiettivo del Protocollo d’Intesa firmato oggi presso la sede della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa, tra l’Autorità di vigilanza dei mercati finanziari e l’Autorità Anticorruzione. “Anac e Consob esercitano funzioni tra loro complementari, perseguendo interessi convergenti per un corretto adempimento degli obblighi informativi da parte dei soggetti sottoposti alla rispettiva vigilanza, sia in applicazione della normativa in materia di appalti pubblici, trasparenza e anticorruzione, sia in applicazione della normativa in materia di mercati finanziari, con mutuo beneficio degli interessi tutelati da entrambe”, ha dichiarato il presidente di Anac, Giuseppe Busìa. “Questa convergenza di interessi comporta l’opportunità di instaurare un rapporto di collaborazione funzionale a perseguire con maggiore efficacia i rispettivi mandati istituzionali. Di qui l’importanza del Protocollo firmato oggi”. “Il Protocollo d’Intesa siglato da Anac e Consob – ha dichiarato il Presidente della Consob, Paolo Savona – rappresenta un nuovo tassello nella collaborazione fra le istituzioni, essenziale per presidiare trasparenza e correttezza nei rispettivi ambiti di vigilanza. Lo scambio di informazioni e i momenti di confronto tecnico potranno garantire interventi più tempestivi e coerenti, a beneficio dell’integrità dei mercati e della prevenzione della corruzione. L’accordo consolida un metodo di lavoro della Commissione fondato su coordinamento e complementarità con Amministrazioni e Istituzioni non necessariamente rientranti nel perimetro finanziario con l’obiettivo di creare le condizioni per iniziative comuni e per una tutela più efficace degli interessi affidati alle rispettive Autorità”. L’intesa è finalizzata a sostenere la collaborazione, anche mediante richieste di pareri e la reciproca consultazione nell’ambito di questioni di interesse comune, tra cui le società pubbliche quotate; la collaborazione nell’ambito di attività divulgative, iniziative scientifiche e di formazione del personale Il Tavolo tecnico congiunto, previsto dal Protocollo, assicurerà il coordinamento delle attività di interesse comune, anche mediante la condivisione delle informazioni sulle rispettive iniziative di reciproco interesse e la costituzione di appositi gruppi di lavoro; esaminerà le questioni di natura tecnica relative all’attuazione, modifica e integrazione del Protocollo; promuoverà ulteriori attività e forme di collaborazione ritenute necessarie e/o utili al raggiungimento delle finalità del Protocollo.
Assicurazioni, protocollo Ania-Assolombarda per la formazione e protezione delle imprese
È stato siglato ieri, presso la sede di Assolombarda a Milano, un protocollo d’intesa fra Ania, Associazione Nazionale fra le Imprese assicuratrici, e Assolombarda. L’accordo prevede che Ania e/o sue associate mettano a disposizione di Assolombarda, rappresentata dal suo Direttore Generale, Alessandro Scarabelli, le competenze e i servizi dell’Associazione per promuovere interventi di formazione, ricerca e analisi, supporto all’innovazione sui bisogni assicurativi delle imprese. Le due associazioni collaboreranno, inoltre, per lo sviluppo di proposte congiunte verso le istituzioni su temi di interesse assicurativo, previdenziale e legati alla prevenzione e alla gestione del rischio e della tutela dell’attività d’impresa. “ANIA e le sue associate sono da sempre al fianco del sistema produttivo italiano. Questo protocollo – ha commentato il Presidente Giovanni Liverani – è volto a rafforzare la collaborazione e a far conoscere meglio le potenzialità della copertura assicurativa per le aziende, come strumento foriero di vantaggi competitivi, al fine di garantire la stabilità economica e la crescita in uno scenario sempre più caratterizzato da rischi aziendali crescenti”.
Imprese, Mimit: nel 2025 crescono i brevetti industriali, +18,2%
Crescono anche nel 2025 le domande di brevetto per invenzione industriale. Il dato emerge dal Report attivita’ brevettuali redatto dalla Direzione Generale per la Proprieta’ Industriale – Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (Uibm) del Ministero delle imprese e del made in Italy, che certifica 11.996 proposte pervenute, pari a un incremento del 18,2% rispetto al 2024, anno che aveva gia’ registrato un aumento del 7,4%. ‘L’Italia accelera sull’innovazione, come testimoniano anche dai dati sulla crescita delle domande di brevetto industriale’, ha commentato il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso. “E’ il segno tangibile della vitalita’ delle nostre imprese, dei centri di ricerca e delle universita’, che continuano a trasformare le idee in valore e a creare prodotti unici, riconosciuti e apprezzati in tutto il mondo, rafforzando la competitivita’ del Paese”. Il report registra incrementi di domande “anche per i brevetti per modello di utilita’, relativi a miglioramenti tecnici e funzionali apportati a oggetti gia’ esistenti, che salgono da 1.830 nel 2024 a 2.073 nel 2025, (+13,2%)”. Nel documento, riferito alle attivita’ del 2025, emerge “non solo la forte spinta innovativa del sistema produttivo, ma anche il contributo di Universita’ ed Enti di Ricerca, con 594 domande di brevetto, segnando un incremento del 25% rispetto al 2024. Dati che confermano l’efficacia delle politiche di potenziamento degli Uffici di Trasferimento Tecnologico (Utt) promosse dall’Uibm e della riforma dell’articolo 65 del Codice di Proprieta’ Industriale che ha abolito il cosiddetto “professor privilege”, centralizzando la titolarita’ delle invenzioni in capo agli atenei e agli enti di ricerca. Nel complesso, i titoli nazionali concessi dall’Uibm nell’ultimo anno sono stati 8.577, di cui 6.769 brevetti per invenzione industriale e 1.582 per modello di utilita’. A questi si aggiungono 202 brevetti concessi in Italia su domande internazionali depositate secondo il Patent Cooperation Treaty e 24 certificati complementari di protezione per medicinali e fitosanitari”.
Maire: Tecnimont si aggiudica un contratto di 1,3 mld di dollari per un progetto petrolchimico
Maire annuncia che Tecnimont si è aggiudicata un contratto EPC (Ingegneria, Procurement e Costruzione) relativo alla realizzazione di un progetto petrolchimico. Il valore complessivo del contratto è di circa1,3 miliardi di dollari e riguarda la realizzazione di un impianto per il trattamento di idrocarburi insieme alle utility e infrastrutture esterne associate. Il completamento del progetto è atteso entro il 2031.
Vertenza Natuzzi: avviato un percorso al Mimit, il 10 e 11 marzo nuovo confronto
“Nel corso del confronto odierno, grazie al ruolo svolto dal ministero, è stata condivisa la necessità di ristabilire corrette relazioni industriali al Gruppo Natuzzi e un metodo di confronto preventivo sulle scelte strategiche aziendali, da svolgersi direttamente presso il ministero, nelle giornate del 10 e 11 marzo, con l’impegno da parte dell’azienda di sospendere ogni decisione”. A riferirlo sono stati i sindacati di categoria FenealUil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil al termine del vertice che si è svolto ieri al Mimit. Contestualmente all’incontro si è svolto un presidio di circa 400 lavoratori Natuzzi giunti a Roma da Puglia e Basilicata. “L’azienda – spiegano i sindacati – dovrà illustrare le decisioni che intendono prendere sull’assetto industriale e occupazionale, riconoscendo la centralità del confronto con il sindacato. Noi – sottolineano Feneal, Filca, Fillea – ribadiamo la necessità di sospendere ogni decisione fino al termine del confronto. Riteniamo inoltre prioritario affrontare congiuntamente il percorso di internalizzazione delle produzioni e il rientro dei volumi produttivi in Italia; ogni ipotesi riguardante chiusure o riorganizzazioni di stabilimenti; eventuali politiche di incentivazione all’esodo, che dovranno avvenire esclusivamente su base volontaria e dentro un quadro condiviso; la definizione di un piano industriale credibile, sostenibile e trasparente nei dati economici e produttivi. Riteniamo comunque positivo l’avvio di questo percorso al Mimit, che recepisce le richieste avanzate nei mesi scorsi. Nessuna decisione sul futuro delle lavoratrici e dei lavoratori – concludono – può essere assunta senza confronto e condivisione”. “La Cgil è con i lavoratori Natuzzi in presidio davanti al Mimit e parteciperà all’incontro per chiedere chiarezza e risposte sul futuro industriale del gruppo e delle migliaia di persone che con il loro lavoro lo hanno reso un grande marchio a livello internazionale”, ha dichiarato il segretario confederale della Cgil Gino Giove. Per il dirigente sindacale “occorre soprattutto trovare soluzioni che rispondano alle istanze delle lavoratrici e dei lavoratori della filiera, dalla produzione al commercio, occorre tornare indietro rispetto alle delocalizzazioni degli scorsi anni e investire in un modello produttivo in grado di tutelare l’occupazione in Puglia, in Basilicata e in tutto il paese”. “Dall’ incontro di oggi – dichiara la segretaria nazionale della Fillea Cgil Tatiana Fazi – ci aspettiamo un piano industriale che rilanci la produzione dell’azienda, impresa strategica ed eccellenza del Made in Italy. Non devono chiudere gli stabilimenti, i 1800 lavoratori devono uscire dalla cassa integrazione e bisogna internalizzare la produzione dalla Romania all’Italia per investire realmente sul futuro del Paese e del Mezzogiorno”.
Edison cresce nelle rinnovabili, nuovi cantieri per oltre 160 Mw
Edison conferma il proprio percorso di sviluppo nelle rinnovabili e annuncia l’avvio di oltre 160 Mw di nuovi cantieri nel corso del primo semestre 2026. Si tratta di impianti fotovoltaici (oltre 100 Mw) ed eolici (50 Mw), che per almeno due terzi sono parte della capacità aggiudicata – pari a 500 Mw – nel dicembre 2025 alle aste Fer-X, di cui Edison è risultata tra i principali assegnatari. Sempre entro il primo semestre dell’anno, il gruppo prevede di mettere in marcia nuovi impianti rinnovabili per una capacità complessiva di oltre 170 Mw, dopo aver completato nel corso del 2025 cantieri per oltre 200 Mw. L’apertura dei lavori per i nuovi impianti si tradurrà in un investimento per 215 milioni di euro e, secondo le stime, comporterà l’impiego complessivamente di circa 400 maestranze e 70 imprese fornitrici. “Cresce costantemente la nostra capacità realizzativa e il contributo agli obiettivi di transizione energetica del Paese”, commenta Marco Stangalino, executive vice president Power Asset Edison. “Il nostro piano strategico – aggiunge – prevede il raddoppio della capacità green installata nei prossimi anni, uno sviluppo che per almeno il 60% avverrà tramite mercato regolato. I nuovi cantieri sono infatti parte dei 500 Mw aggiudicati lo scorso dicembre alle aste Fer-X, un meccanismo che consente agli operatori di fare investimenti essenziali per la trasformazione del mix produttivo del Paese con benefici per la competitività dell’intero sistema”
Italgas: perfezionata la dismissione dei primi 4 ATEM in ottemperanza al provvedimento Antitrust che ha autorizzato l’acquisizione di 2i Rete Gas
Italgas informa che, domenica scorsa, si è perfezionata la cessione all’ATI formata da Plures, Estra e Centria del 100% delle attività di distribuzione del gas negli Atem Bari 2, Barletta-Andria-Trani, Pisa e Teramo. Nel complesso sono stati ceduti 120.000 punti di riconsegna attivi (contatori), le reti, gli
impianti, il relativo personale e gli attivi netti funzionali alla gestione del servizio, precedentemente conferiti in una società di nuova costituzione, per un corrispettivo complessivo di 108,5 milioni di euro. Le dismissioni sono avvenute in ottemperanza al provvedimento AGCM che ha autorizzato l’acquisizione di 2i Rete Gas e in linea con quanto comunicato lo scorso 9 ottobre. Il trasferimento delle attività relative agli 8 Atem rimanenti è previsto nel secondo trimestre
2026.
Duferco, nel 2025 ricavi a 26,9 mld, +46%, e utile in calo a 86,8 mln
Il gruppo Duferco chiude il 2025 con ricavi consolidati pari a 26,9 miliardi di dollari, registrando un incremento del 46% rispetto ai 18,4 miliardi dell’esercizio finanziario 2024, grazie principalmente all’espansione dei volumi negoziati e distribuiti nella Divisione Energia e a incrementi significativi nelle attività siderurgiche, in un contesto di prezzi sostanzialmente stabili e bassa volatilità. Lo stato patrimoniale del gruppo rimane solido, con un capitale circolante netto di circa 1.025 milioni e un current ratio di 1,56. L’indebitamento finanziario è salito a 1.095 milioni, mentre la liquidità si mantiene robusta a 690 milioni di USD. In conseguenza di ciò, la posizione finanziaria netta è di 405 milioni, pari a circa un quinto del patrimonio netto totale di Gruppo che ha raggiunto circa 1.930 milioni. Il Gruppo dispone di 5,4 miliardi in linee di credito impegnate e non impegnate, con un utilizzo medio del 41%, consolidando una posizione finanziaria forte e flessibile. L’utile netto consolidato del Gruppo si è attestato a 86,8 milioni, rispetto ai 152,4 milioni dell’esercizio precedente. Questa riduzione riflette la normalizzazione del mercato energetico dopo gli anni eccezionali precedenti, unitamente alle persistenti debolezze nei mercati siderurgici globali ed europei. “Nel 2025 abbiamo operato in un contesto internazionale complesso, tra volatilità dei mercati energetici e incertezze geopolitiche, riuscendo comunque a consolidare la nostra presenza globale e a rafforzare le principali linee operative. L’approccio integrato tra energia, acciaio e logistica ci ha permesso di rispondere con rapidità alle dinamiche di mercato, contenere i rischi e cogliere nuove opportunità, contribuendo a risultati solidi in tutti i settori” afferma Antonio Gozzi, presidente del Gruppo Duferco. Nel settore energetico, DXT International S.A. ha riportato un utile netto di 70,6 milioni di USD, confermando la solidità del modello diversificato che integra energia convenzionale e rinnovabile, crediti di carbonio e asset verdi. Nonostante la normalizzazione dei margini e l’aumento della concorrenza, i ricavi sono cresciuti a 22,3 miliardi di USD, trainati dall’espansione dei volumi di gas, LNG ed energia elettrica. È inoltre stata ampliata la presenza globale della società, con sedi in Svizzera e Singapore, consegnando 41 carichi di LNG e rafforzando la base di controparti oltre i confini europei. Gli investimenti nella transizione energetica sono proseguiti, con la creazione di una controllata a Copenaghen dedicata allo sviluppo di sistemi di accumulo di energia a batteria e l’apertura di un ufficio a Madrid per entrare nei mercati spagnoli dell’energia rinnovabile e del LNG. Negli Stati Uniti, DXT Commodities North America ha generato un utile netto di 10,5 milioni di USD, dimostrando la capacità di valorizzare il portafoglio diversificato anche in mercati volatili. Il Gruppo Duferco Energia S.p.A., operante in Italia, Grecia, Spagna e Macedonia del Nord, ha ottenuto un utile netto di 47,7 milioni di USD, confermando un anno di forte crescita. La divisione retail ha aumentato il numero di clienti e punti di prelievo, con una crescita complessiva del 25%, mentre il trading all’ingrosso e le operazioni di fornitura elettrica e gas naturale hanno mantenuto risultati solidi. Parallelamente, gli investimenti in energie rinnovabili e sistemi di accumulo hanno proseguito con successo, con nuove autorizzazioni per impianti fotovoltaici e eolici e l’avvio di progetti agrivoltaici nell’ambito del PNRR. L’impianto a turbina a gas di Giammoro ha operato a piena capacità, assicurando ricavi fissi e servizi di flessibilità al sistema elettrico. Inoltre, la rete di stazioni di ricarica per veicoli elettrici e la produzione di biomassa legnosa hanno consolidato ulteriormente le attività sostenibili della divisione. Per quanto riguarda il settore siderurgico, il contesto macroeconomico, già debole nel 2024, ha subito un ulteriore rallentamento a causa dell’acuirsi delle tensioni commerciali, dei persistenti conflitti geopolitici e della domanda globale contenuta, generando un ulteriore livello di incertezza per l’attività industriale. In questo contesto sfidante, il mercato europeo dell’acciaio è rimasto particolarmente colpito, ancora penalizzato da una domanda debole nei principali settori manifatturieri e dagli effetti indiretti delle misure commerciali statunitensi. Solo nel 2026 si prevede una graduale ripresa, sostenuta da un miglioramento delle condizioni macroeconomiche, da investimenti infrastrutturali programmati, da una diminuzione dell’inflazione, dall’attesa di un allentamento delle politiche monetarie e dell’effetto delle politiche europee di supporto al settore (salvaguardia e CIBAM). In questo scenario caratterizzato da una domanda debole e pressioni sui prezzi, la Divisione Produzione e Distribuzione Acciaio, rappresentata in Italia da Duferco Travi e Profilati, ha mantenuto una performance operativa solida grazie alla diversificazione geografica, alla gestione disciplinata dei costi, all’ottimizzazione del capitale circolante e al raggiungimento delle performance di produttività, registrando un risultato operativo (ebitda) positivo pari a 18,5 milioni di USD. Tuttavia, al netto degli ammortamenti e degli oneri finanziari il risultato è stato negativo per 23,4 milioni. I volumi di vendita sono rimasti stabili a 1,7 milioni di tonnellate, mentre la strategia commerciale si è adattata rapidamente ai cambiamenti dei flussi internazionali e alle misure di difesa commerciale. Gli investimenti hanno riguardato l’efficienza industriale, la riduzione dell’impronta ambientale e l’ottimizzazione logistica. Il Gruppo ha ampliato la propria presenza nel settore delle energie rinnovabili attraverso l’acquisizione di Comal S.p.A., entrando nel mercato Solar EPC e nella fornitura di solar tracker. Nei sei mesi successivi all’acquisizione, Comal ha contribuito con un utile netto di 2,5 milioni di USD, beneficiando della crescita del mercato fotovoltaico globale e del forte sviluppo dei progetti utility scale in Italia. Nel settore shipping, la quota del 50% della joint venture Nova Marine Holding ha contribuito con un utile netto di 11,9 milioni di USD, con ricavi pari a 356 milioni di USD e un patrimonio netto consolidato cresciuto a 354 milioni di USD. La società ha rafforzato le partnership strategiche, ampliato la flotta e sviluppato iniziative di supply chain end-to-end, consolidando la propria leadership nei settori cementiere, trasporto bestiame e soluzioni logistiche integrate Il Gruppo continua a rafforzare la propria governance, con politiche di compliance e sicurezza, e integra i criteri ESG nelle decisioni strategiche, con un Piano di Sostenibilità articolato in oltre 50 iniziative, mirando a creare valore ambientale, sociale ed economico per tutti gli stakeholder. La rendicontazione ESG segue gli standard GRI e si allinea alle normative CSRD e EU Taxonomy, mentre strumenti di finanza sostenibile come i sustainability linked loans supportano la crescita responsabile. “Guardando al 2026, prevediamo una graduale stabilizzazione dei mercati globali, con inflazione in calo e un commercio internazionale sempre più regionalizzato. La domanda mondiale di acciaio è attesa in crescita dell’1,3%, con l’Europa al +3,2%. Il laminatoio di San Zeno ha già raggiunto solide performance tecniche, con benefici in termini di costi e qualità del servizio. Nel settore energetico continueremo a crescere ampliando il trading, sviluppando rinnovabili e sistemi di accumulo, consolidando la piattaforma MATRIX in Brasile e rafforzando il portafoglio retail in Italia. Nel fotovoltaico, nuovi incentivi e progetti utility scale sosterranno la domanda e apriranno ulteriori opportunità di sviluppo”, conclude Gozzi.
Arpex, al via il processo di rafforzamento organizzativo e di ampliamento dell’organico
Arpex, primario operatore italiano di soluzioni fotovoltaiche per il settore commerciale e industriale, avvia un articolato processo di rafforzamento organizzativo e di ampliamento dell’organico. A cinque mesi dall’annuncio dell’ingresso nel capitale della società del fondo infrastrutturale britannico Pioneer Point Partners, che aveva portato ad un primo potenziamento del management e dell’assetto di governance, la società continua ora il percorso di evoluzione del proprio modello operativo: da realtà a forte impronta tecnica ad azienda organizzata per funzioni e processi, nell’obiettivo di sostenere la prossima fase di crescita industriale su scala nazionale. In questo contesto, il rafforzamento della struttura organizzativa si inserisce in una traiettoria di crescita che ha già portato l’organico a crescere in modo significativo negli ultimi mesi e che, nel medio-lungo periodo, potrà più che raddoppiare rispetto ai livelli di settembre, arrivando a circa 80 collaboratori entro il 2030, anche attraverso nuovi inserimenti previsti già a partire dal 2026. Un percorso di riorganizzazione che, solo nell’ultimo trimestre 2025, ha condotto all’ingresso di oltre 15 nuove risorse in organigramma, portando l’organico a complessive 48 unità. Il rafforzamento riguarda le principali aree chiave dell’azienda e prevede l’inserimento di figure manageriali e tecniche, con l’obiettivo di strutturare in modo sempre più efficiente le attività di sviluppo, costruzione e gestione degli impianti fotovoltaici. Il percorso di evoluzione organizzativa è condiviso e coordinato con i soci fondatori – Paolo Perino e Daniele Lapio – che mantengono i rispettivi ruoli operativi in azienda, garantendo continuità di competenze, know-how e visione industriale. Al centro del nuovo assetto operativo vi è la creazione di una struttura commerciale strutturata e dedicata all’intero ciclo di vita dei progetti, affiancando allo sviluppo diretto del business un back office dedicato e una rete di consulenti contrattualizzati, con l’ingresso di nuove figure specializzate già a partire dai prossimi mesi. Una delle principali novità del nuovo assetto organizzativo riguarda l’area di progettazione e costruzione degli impianti, ora strutturata sotto ad una funzione centrale, che coordina l’ufficio tecnico e il Project Manager Officer, a cui fanno capo i singoli responsabili della realizzazione degli impianti. É stato inoltre istituito il ruolo di Capo Supply Flow Manager, con la responsabilità della pianificazione dell’approvvigionamento delle risorse, delle squadre operative e della componentistica, introducendo un presidio strutturato lungo l’intero flusso operativo. Elemento distintivo del nuovo modello è anche la gestione integrata degli impianti, affidata ad una funzione dedicata di Asset Management – guidata da una figura con consolidata esperienza nel settore – con l’obiettivo di ottimizzarne le performance e garantirne la massima efficienza nel tempo. Parallelamente, nel quadro del percorso di evoluzione organizzativa, Arpex ha rafforzato la funzione Risorse Umane, affidandone la responsabilità ad una figura dedicata chiamata a presidiare i processi di selezione, inserimento e sviluppo delle competenze, in coerenza con la progressiva strutturazione dell’azienda. In ultimo, è stata introdotta una funzione dedicata al budgeting e al reporting, con l’obiettivo di potenziare le attività di controllo di gestione e di supportare il management nei processi decisionali. Il piano include l’ampliamento delle competenze tecniche e progettuali, con l’inserimento di architetti, geometri e figure specialistiche, a supporto delle attività di sviluppo, progettazione e gestione dei cantieri. Un’evoluzione che, nel suo complesso, consolida ulteriormente il radicamento di Arpex sul territorio, a partire dalla sede di Settimo Torinese, con ricadute concrete in termini occupazionali e di sviluppo di competenze tecniche e professionali locali. “Si tratta di un modello pensato per aumentare la capacità di presidio del mercato e accompagnare la crescita dei progetti in portafoglio” sottolinea Antonio Urbano, Presidente e Amministratore Delegato di Arpex, “La riorganizzazione in corso rappresenta un passaggio chiave nella trasformazione di Arpex. A partire dalle basi gettate dai soci fondatori, stiamo costruendo una struttura aziendale sempre più solida, capace di sostenere volumi scalabili su tutto il territorio nazionale, mantenendo il controllo diretto su qualità, tempi e processi, valorizzando al tempo stesso le competenze costruite sul territorio di Settimo Torinese”.
Fondo Edifici di Culto, accordo fra Viminale e Ministero Cultura. Protocollo per strategia comune per valorizzazione e promozione
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, hanno firmato ieri un accordo per la definizione di una strategia comune volta all’ampliamento della fruizione, della promozione e della valorizzazione del patrimonio culturale di proprietà del Fondo Edifici di Culto, di cui il Viminale è rappresentante legale. Il protocollo – si legge in una nota -, che punta a integrare sempre più i beni del FEC nel sistema museale nazionale, è stato siglato nel complesso archeologico di Villa Grande e Villa Piccola, recentemente restaurato e situato negli ambienti della Basilica di San Sebastiano fuori le mura a Roma. Alla firma erano presenti monsignor Pasquale Iacobone, presidente della Pontificia commissione di archeologia sacra; padre Stefano Tamburo, parroco della Basilica di San Sebastiano fuori le mura; il prefetto Alessandro Tortorella, direttore della direzione centrale degli Affari dei Culti e per l’amministrazione del FEC; Massimo Osanna, direttore generale Musei del ministero della Cultura e Luana Toniolo, dirigente delegato del Parco archeologico dell’Appia Antica. I lavori di restauro di Villa Grande e Villa Piccola hanno interessato il consolidamento delle strutture, il restauro delle pitture murali e dei mosaici, l’installazione di nuovi impianti di illuminazione e la realizzazione di un percorso di visita che consente una fruizione sicura e pienamente leggibile degli ambienti. Sono stati inoltre introdotti sistemi di monitoraggio ambientale per garantire, nel tempo, la migliore conservazione delle superfici decorate. L’azione realizzata dal ministero della Cultura attraverso il Parco archeologico dell’Appia Antica, nel cui territorio ricade la Basilica di San Sebastiano e le Ville sottostanti appartenenti al FEC, è stata finanziata con fondi del PNRR, nell’ambito dell’Investimento 4.3 “Caput Mundi. Next Generation EU per grandi eventi turistici – La città condivisa”, per un importo complessivo di un milione di euro
“Abitare la città”: Ance lancia il suo primo video podcast sulle Città con Will Media
Un ciclo di appuntamenti dal titolo Abitare la città realizzati insieme a Will Media con la conduzione di Paolo Bovio direttore di Future4Cities e Stefano Daelli partner di FROMM. Un nuovo spazio di approfondimento dedicato alle trasformazioni urbane e alle grandi sfide che attendono le nostre città. Il primo episodio, in onda il 2 marzo 2026, suddiviso in due parti, affronta il tema dell’emergenza abitativa prendendo come caso emblematico Milano: città simbolo di crescita e attrattività internazionale, ma oggi anche laboratorio delle tensioni generate dall’aumento dei prezzi immobiliari e dalla difficoltà di accesso alla casa. Nella prima parte interviene Gabriele Albertini, sindaco dal ’97 al 2000 che ripercorre le scelte strategiche che hanno trasformato Milano in una città globale e riflette sugli effetti di lungo periodo del modello di sviluppo urbano. La seconda parte ospita Matteo Robiglio, fondatore di Homes4All, che propone un modello innovativo pubblico-privato per ampliare l’offerta di housing accessibile e rispondere ai nuovi bisogni abitativi. Nella prossima puntata il focus sarà “Casa: come cambia l’abitare, come stiamo cambiando noi” con Marta Bertolaso, responsabile unità di ricerca di filosofia della Scienza e Sviluppo umano presso il Campus biomedico di Roma, e Joseph Di Pasquale, creatore del progetto di housing adattivo “Condivivere casa”. Con Abitare la città, Ance intende promuovere un dibattito informato su rigenerazione urbana, politiche abitative e strumenti concreti per tenere insieme crescita, inclusione e competitività. Le puntate saranno pubblicate sui canali digitali Ance e distribuite sulle principali piattaforme audio e video.
Al via le candidature per i Premi IN/Architettura 2026 promossi da In/Arch e Ance
A partire da ieri, lunedì 2 marzo, è possibile presentare, sul portale Archilovers, le candidature per i PREMI IN/ARCHITETTURA 2026, promossi dall’Istituto Nazionale di Architettura e dall’ANCE. L’iniziativa si colloca nella lunga e prestigiosa tradizione dei premi IN/Arch che, a partire dalla prima edizione del 1961, hanno rivestito un ruolo di grande importanza nel dibattito architettonico nazionale. Il Premio IN/ARCHITETTURA costituisce un unicum esteso a tutto il territorio italiano, con la particolarità di mettere in evidenza, non tanto la capacità autoriale del progettista, quanto la qualità del rapporto che intercorre tra progettista, committente, costruttore, secondo un’impostazione data, fin dall’origine del Premio, dal fondatore Bruno Zevi. I Premi infatti si sono sempre caratterizzati – unici in Italia – per un aspetto particolare: viene premiata l’opera di architettura come esito di un processo complesso che coinvolge tutti i passaggi della filiera produttiva: domanda, esigenze, programma, norme, risorse, progetto, realizzazione, controllo, gestione, manutenzione. Di qui la scelta di premiare l’opera e i tre principali protagonisti che sono alla base della sua realizzazione: committente, progettista, impresa. “Il Premio IN/ARCHITETTURA, premiando committente, progettista e impresa, ha lo scopo alto e attuale di difendere l’architettura italiana, nella consapevolezza della sua dimensione artigianale, perché artigianale è la qualità del lavoro che si svolge negli studi di architettura.” Con queste parole Pierluigi Nicolin, ritirava nella scorsa edizione il Premio nazionale “Bruno Zevi” per la diffusione della cultura architettonica conferito all’Editoriale Lotus alla Biennale di Venezia.
I Premi IN/ARCHITETTURA 2026 sono articolati in Premi Regionali e Premi Nazionali. Questo consentirà, tra l’altro, così come avvenuto nelle ultime edizioni, un ampio monitoraggio sulle architetture di qualità realizzate in tutto il territorio nazionale.
Quattro le categorie di Premi previste: PREMIO ALLE MIGLIORI OPERE DI ARCHITETTURA (NUOVA COSTRUZIONE), PREMIO AI MIGLIORI INTERVENTI DI RIQUALIFICAZIONE DEL PATRIMONIO EDILIZIO ESISTENTE (restauro, ristrutturazione, rigenerazione) Ciascun Premio è assegnato a massimo tre interventi ubicati in Italia, terminati tra il 2021 ed il 2026, progettati e realizzati da soggetti italiani, giudicati quale esemplare esito di un processo edilizio integrale; PREMIO INTERNAZIONALE “BRUNO ZEVI” PER LA DIFFUSIONE DELLA CULTURA ARCHITETTONICA è assegnato ad una iniziativa di comunicazione, realizzata in Italia o all’estero, che costituisca un esempio qualificato di promozione e diffusione della produzione di architettura contemporanea di qualità nel mondo; PREMIO ALLA CARRIERA è assegnato ad un progettista italiano vivente, le cui opere costituiscono un importante contributo alla storia dell’architettura contemporanea e la cui figura rappresenta con eccellenza la cultura architettonica italiana. A queste categorie si affiancano i Premi Speciali associati ad aziende partner dei Premi IN/ARCHITETTURA 2026, ed in particolare: Premio speciale “FEDERBETON” è assegnato ad un intervento che abbia saputo valorizzare l’utilizzo del cemento e del calcestruzzo in qualità di materiali da sempre legati al mondo dell’architettura e delle costruzioni. Premio speciale “LISTONE GIORDANO” è assegnato ad un intervento che abbia saputo valorizzare l’utilizzo del legno in qualità di materiale da sempre legato al mondo dell’architettura e delle costruzioni. Progettisti, imprese di costruzioni, committenti possono candidare, a partire dal 2 marzo sino al 3 giugno 2026, opere realizzate in Italia attraverso il portale archilovers, con le modalità stabilite dal sito. I Premi Regionali, selezionati da 13 diverse giurie, saranno assegnati nel corso di manifestazioni pubbliche organizzate dalle 13 Sezioni Regionali IN/Arch. La giuria nazionale, costituita dalla presidente IN/Arch Barbara Beltrame Giacomello, la presidente ANCE Federica Brancaccio, Ferdinando Napoli AD Edilportale, Iñaqui Carnicero Segretario generale per l’Agenda Urbana, gli Alloggi e l’Architettura del Ministero dei Trasporti, della Mobilità e dell’Agenda Urbana della Spagna, l’architetto Paolo Iotti (IOTTI + PAVARANI ARCHITETTI) Premio IN/ARCHITETTURA 2023, l’architetto curatore e critico Luca Molinari, l’autrice e regista Francesca Molteni, l’architetto Guendalina Salimei (Tstudio) curatrice del Padiglione Italia alla Biennale Architettura 2025 e l’architetto Maria Alessandra Segantini (C+S Architects), assegnerà, tra tutte le opere premiate a livello regionale, i Premi Nazionali che saranno proclamati nel corso di un evento pubblico che si terrà il 13 novembre 2026 a Ca’ Giustinian, sede della Biennale di Venezia.
Webuild: la mostra Evolutio a Milano prorogata fino al 3 maggio
Il racconto dell’Italia che cresce grazie anche alle infrastrutture non si ferma e rilancia il dialogo con i territori. Il Gruppo Webuild estende fino al 3 maggio l’apertura della mostra EVOLUTIO al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano. La decisione di superare il termine iniziale del 7 aprile previsto per la mostra nasce dalla volontà di dare continuità a un percorso che si è affermato come presidio educativo e istituzionale sul valore delle grandi opere. L’iniziativa, che resta aperta al pubblico gratuitamente dall’ingresso di Via Olona 6A, punta a mantenere aperto uno spazio di analisi che, con rigore scientifico e storico, ripercorre l’impatto delle infrastrutture nel processo di trasformazione dell’Italia da Nazione agricola a potenza industriale. Dall’inaugurazione dello scorso 11 febbraio, l’esposizione ha registrato un interesse costante da parte di scuole, professionisti e istituzioni, consolidando la storica collaborazione tra Webuild e il Museo milanese. Quest’ultimo ospita già simbolicamente la testa della TBM “Stefania”, la grande fresa meccanica protagonista dello scavo della Linea M4, opera simbolo della trasformazione urbana di Milano. La scelta di Milano come sede per EVOLUTIO ne sottolinea la centralità nel dibattito sul futuro delle grandi opere. La città, dove Webuild ha realizzato infrastrutture strategiche come la linea M4 (che collega Linate al centro cittadino in soli 12 minuti), si conferma osservatorio privilegiato per comprendere come il progresso tecnico si traduca in evoluzione sociale. La Mostra EVOLUTIO è parte di un programma più ampio che comprende anche un museo nativo digitale, EVOLUTIO.MUSEUM, un archivio unico che racconta oltre 400 progetti del Gruppo attraverso più di 1,5 milioni di fotografie e video, a cui si affiancano contributi di storici, tecnici e protagonisti dei cantieri. Ogni infrastruttura realizzata da Webuild viene raccontata all’interno del contesto storico e economico in cui è stata realizzata, con l’impatto positivo generato su stili di vita e benessere, offrendo così un’esperienza divulgativa e coinvolgente destinata ad un pubblico ampio oltre che ad addetti ai lavori.
Il gruppo Hera a Key, The Energy Transition Expo, tra tecnologia e nuovi modelli di decarbonizzazione
Dai nuovi percorsi di decarbonizzazione industriale alla gestione intelligente dei costi energetici, fino alle più avanzate tecnologie per l’autoproduzione e la rigenerazione urbana, anche attraverso l’illuminazione pubblica. Il Gruppo Hera — terzo operatore energetico nazionale per numero di clienti — si presenta alla quarta edizione di KEY – The Energy Transition Expo (4-5-6 marzo 2026) come un vero e proprio hub di consulenza strategica per aziende e professionisti.
Presso lo stand di 260 mq (Pad. A1, stand 200), la multiutility mette in campo un ecosistema di soluzioni concrete per accompagnare i partner nella costruzione di modelli di business innovativi, capaci di coniugare competitività economica e riduzione dell’impatto ambientale. Attraverso la sinergia tra Hera Comm, EstEnergy e F.lli Franchini, la multiutility propone un polo integrato che affianca le imprese nel trasformare l’energia in una leva di competitività e sviluppo, combinando strategie di fornitura e soluzioni impiantistiche per ridurre volatilità e consumi, anche valorizzando gli incentivi disponibili. Tra le soluzioni più innovative spiccano i contratti Power Purchase Agreements (PPA) e i sistemi fotovoltaici "chiavi in mano", progettati per mantenere rendimenti elevati e garantiti per 25 anni. A Rimini Hera Servizi Energia (HSE), la ESCo del Gruppo, presenta il Piano di decarbonizzazione industriale: una vera e propria roadmap pluriennale che affianca le imprese in ogni passaggio della transizione, dalla fotografia della baseline emissiva del cliente per arrivare alla messa a terra di progetti complessi, come il recupero di calore dai flussi produttivi e l'integrazione di sistemi avanzati di
autoproduzione energetica. A completare le proposte è Hera Luce, società benefit e leader nel settore, che testimonia come l’lluminazione pubblica non sia più solo un servizio tecnico ma un'infrastruttura urbana resiliente e sostenibile, che incide sulla qualità degli spazi urbani. Ne è un esempio concreto il lampione circolare sviluppato con un’altra società della multiutility Aliplast, progettato per essere totalmente recuperabile a fine vita, che testimonia l'impegno costante del Gruppo verso l’economia circolare. L’approccio di Hera Luce non si ferma però alla tecnologia, ma abbraccia l’arte attraverso progetti di illuminazione artistica pensati per valorizzare il patrimonio architettonico e l’identità dei territori. Ad accogliere i visitatori al quartiere fieristico di Rimini è Joul 7, il custode dell'energia pulita. Alto 5,5 metri il Super Robot è uno dei 7 paladini dell’ambiente realizzati dal progetto SCART, iniziativa del
Gruppo Hera che da quasi trent’anni attraverso il linguaggio universale dell’arte, promuove comportamenti sostenibili e diffonde una nuova consapevolezza sull’uso responsabile delle risorse. I Super Robot sono stati realizzati attraverso il riutilizzo creativo di scarti di produzione di Automobili Lamborghini nell’ambito della collaborazione tra il Gruppo Hera e l’azienda automobilistica finalizzata alla promozione dell’economia circolare nella gestione e valorizzazione dei rifiuti industriali. Un momento importante della partecipazione del Gruppo alla kermesse riminese sarà il convegno organizzato da Hera Comm, previsto per giovedì 5 marzo alle ore 12:15 (Sala Neri 1, Hall Sud). L’appuntamento dal titolo “Strategie e strumenti a supporto delle imprese per la transizione energetica” sarà introdotto da Isabella Malagoli, Amministratore Delegato di Hera Comm. Si tratterà di un confronto fondamentale per le aziende che vogliono orientarsi tra le novità normative del 2026: dagli incentivi per l’iperammortamento degli investimenti, all’agrisolare, fino al nuovo Conto Termico 3.0. Ad approfondire questi temi, moderati da Sebastiano Barisoni (vicedirettore di Radio24), ci saranno esperti di primo piano come Paolo Arrigoni (già presidente di GSE Gestore Servizi Energetici) e Alessandro Marangoni (CEO Althesys – Gruppo TEHA).
Parte l’Irene Training Tour 2026 dedicatoai professionisti della riqualificazione energetica
Rete IRENE inaugura il Irene Training Tour 2026 con la prima tappa in programma il 12 marzo, dalle 14:00 alle 18:00, presso la RSA Bellani di Monza, a cui seguiranno incontri a Gorgonzola (26 marzo), Como (16 aprile), Bergamo (14 maggio). Il tour offrirà ai partecipanti un’opportunità di formazione dedicata alle nuove normative, all’utilizzo combinato delle detrazioni fiscali combinate con gli attuali incentivi e alle strategie per affrontare il mercato, per una gestione consapevole degli interventi. Gli incontri si svolgeranno – come nel caso della Fondazione Bellani di Monza – all’interno di edifici recentemente riqualificati da Rete Irene, consentendo ai partecipanti di approfondire contenuti tecnici e gestionali direttamente in un contesto reale, con simulazioni pratiche e una visita finale alle soluzioni adottate. “Siamo orgogliosi di avviare l’Irene Training Tour 2026, un percorso formativo pensato per mettere a disposizione dei professionisti strumenti concreti e competenze aggiornate per affrontare le nuove sfide della riqualificazione energetica. Portare la formazione direttamente all’interno di edifici già riqualificati significa integrare teoria e applicazione sul campo, valorizzando un approccio basato sulla qualità ed efficienza dell’intervento. L’obiettivo è la condivisione e l’ascolto delle necessità del professionista direttamente nei propri territori per una crescita condivisa” afferma Manuel Castoldi, presidente di Rete Irene. Nel corso del tour verranno analizzate le principali novità introdotte dalla Direttiva EPBD – Case Green, dal Decreto Requisiti Minimi e dalla RED III, insieme a un approfondimento sul nuovo mix di incentivi e sul funzionamento del Conto Termico 3.0. Sarà inoltre possibile confrontarsi con persone di esperienza pluriennale sulllla gestione del cliente, sul Passaporto di Rinnovamento e sulla presentazione efficace dei progetti in assemblea, con esempi concreti e casi di studio. Le visite guidate agli edifici riqualificati permetteranno di osservare da vicino gli interventi realizzati, che spaziano dall’involucro agli impianti fino all’integrazione delle energie rinnovabili.