LA GIORNATA
Sfida di Meloni sugli Ets a marzo ma nella Ue la strada è in salita
- Lagarde: le barriere interne sono i nostri peggiori nemici
- Istat: migliora la fiducia dei consumatori a febbraio, peggiora tra le imprese
- Ue, Foti: bene gli altri usi dei fondi di coesione ma l’obiettivo resti quello di ridurre i divari
IN SINTESI
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiesto all’Unione europea “risposte concrete” già al Consiglio dei leader del 18-19 marzo per affrontare il nodo dei prezzi dell’energia, ritenuti un fattore strutturale di svantaggio competitivo per le imprese europee. Dopo il decreto nazionale sulle bollette, il governo italiano punta infatti a un intervento sul sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets), considerato tra le principali cause dell’aumento dei costi energetici. Da Bruxelles, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha chiesto alla Commissione europea una sospensione temporanea dell’Ets fino a una revisione profonda del meccanismo, con modifiche ai parametri di riferimento delle emissioni, ai criteri di assegnazione delle quote e un rinvio della graduale eliminazione delle quote gratuite prevista entro il 2034. Secondo Urso, l’Ets si è trasformato in una “tassa aggiuntiva” che erode margini e competitività, in particolare nei settori energivori come la chimica. La richiesta italiana è stata discussa nel formato dei Paesi “Friends of Industry” (tra cui Francia, Germania, Spagna, Polonia e Repubblica Ceca), dove è emersa un’ampia convergenza sulla necessità di riformare il mercato del carbonio, pur con posizioni differenziate. Berlino e Varsavia spingono per una revisione rapida; la Polonia chiede anche di congelare la riduzione delle quote gratuite. Più prudente la Francia, che invita a non “far saltare tutto”, pur riconoscendo la necessità di correttivi e di un maggiore coordinamento con il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam). Nel dibattito europeo si stanno delineando due schieramenti: da un lato i grandi Paesi industriali, favorevoli a una revisione per contenere l’impatto sui costi; dall’altro i Paesi nordici, che difendono l’Ets come leva efficace per incentivare gli investimenti nella transizione verde. Il vicepresidente della Commissione Ue per la Strategia industriale, Stéphane Séjourné, ha riconosciuto la necessità di una “riflessione profonda” nella revisione prevista per l’estate. L’obiettivo, ha sottolineato, è far tornare l’Ets a essere percepito come uno strumento di investimento per la decarbonizzazione e la modernizzazione industriale, e non come un semplice meccanismo di tassazione. Anche la Francia, con il ministro dell’Industria Sébastien Martin, ha chiesto che la revisione garantisca stabilità, prevedibilità dei prezzi e protezione dall’eccessiva volatilità. In una dichiarazione congiunta, undici Paesi Ue hanno sollecitato una riforma che sostenga la competitività dell’industria europea, rafforzi gli investimenti in tecnologie innovative e assicuri una protezione mirata contro il rischio di rilocalizzazione delle emissioni. La revisione dell’Ets è attesa per luglio, ma il confronto politico entrerà nel vivo già al vertice europeo di marzo.
Lagarde: le barriere interne sono i nostri peggiori nemici
“Secondo un nostro studio, se rimuovessimo le barriere del mercato interno i prezzi dei beni nell’Ue si ridurrebbero di oltre il 60% e quelli dei servizi di una percentuale di poco inferiore al 100%. Questa barriere sono un’imposizione importante che ci siamo auto-imposti, siamo i nemici peggiori di noi stessi”. E’ il monito che rinnova la presidente della Bce, Christine Lagarde, in audizione alla commissione Economica del Parlamento europeo. Rimuovere le barriere interne “aumenterebbe i flussi commerciali e apporterebbe benefici che vanno oltre la compensazione dei danni dei dazi imposti dagli Stati Uniti”, ha sottolineato. Intanto, l’economia dell’Eurozona è cresciuta dello 0,3% nel quarto trimestre dello scorso anno e dell’1,5% nel 2025 nel suo complesso, superando le previsioni formulate all’inizio dell’anno per il 2025. La crescita nel quarto trimestre è stata trainata principalmente dalla domanda interna, con un ruolo chiave svolto dall’attività dei servizi, in particolare nel settore dell’informazione e della comunicazione. Il settore manifatturiero ha registrato un andamento più debole, ma nel complesso ha continuato a mostrare resilienza all’impatto dell’aumento dei dazi e dell’incertezza geopolitica, mentre il settore delle costruzioni sta gradualmente guadagnando slancio”, ha aggiunto. Lagarde ha evidenziato poi come l’Ia faccia aumentare la produttività. “Ma c’è un qualcosa che non sappiamo, l’impatto sul mercato del lavoro. Gli investimenti determinano un aumento della produttività ma non abbiamo ancora un riscontro sul mercato del lavoro”. Lagarde ha anche toccato il tema del mercato immobiliare. “Ho vissuto la crisi finanziaria globale e so bene quanto il comparto immobiliare sia stato, ben prima del 2007, all’origine di un collasso che non vogliamo rivedere. Dobbiamo quindi essere particolarmente vigili su standard, requisiti, criteri e ratio relativi al settore immobiliare”, ha detto Lagarde risposta a una domanda dell’eurodeputata del Pd Irene Tinagli. “Così come il comparto delle costruzioni è generalmente un motore della crescita futura, il settore abitativo può essere un indicatore molto forte di dinamiche che devono restare sotto controllo”, ha evidenziato.
Capitolo inflazione. “Continuiamo a prevedere che l’inflazione si stabilizzerà al nostro obiettivo del 2% nel medio termine. Abbiamo quindi deciso di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento della Bce nella riunione di politica monetaria tenutasi all’inizio di questo mese”, ha ricordato Lagarde. “Possiamo constatare che i nostri sforzi per ridurre l’inflazione sono stati efficaci. L’inflazione è diminuita notevolmente dal picco del 10,6% registrato nell’ottobre 2022”. “Considerato che abbiamo riportato l’inflazione all’obiettivo – il 2% simmetrico nel medio termine – e che in alcuni Paesi, a causa dell’eterogeneità tra Stati membri, l’inflazione è persino inferiore a quel target del 2%, sarà difficile per chi la utilizza come pretesto sostenere che sia effettivamente presente, dal momento che l’inflazione è sotto controllo”, ha detto la presidente della Bce rispondendo a una domanda dell’eurodeputato del M5S Pasquale Tridico. Nel suo intervento, Tridico aveva fatto riferimento alla cosiddetta ‘inflazione di pretesto’: aumenti di prezzi che andrebbero oltre le pressioni reali sui costi e verrebbero utilizzati come giustificazione, con effetti particolarmente pesanti sulle famiglie a basso reddito. Il riferimento è a rincari concentrati su beni essenziali e acquisti ricorrenti – come alimentari e trasporti – che incidono in modo sproporzionato sui redditi più bassi.
Istat: migliora la fiducia dei consumatori a febbraio, peggiora tra le imprese
Migliora a febbraio la fiducia dei consumatori, mentre peggiora quelle delle imprese. Secondo i dati Istat, l’indicatore relativo ai consumatori sale per il terzo mese consecutivo da 96,8 a 97,4, quello composito sul clima di fiducia delle imprese diminuisce invece da 97,7 a 97,4, rimanendo comunque – sottolinea l’Istituto di statistica – “ampiamente al di sopra della media del 2025”. Tra i consumatori, si evidenzia un complessivo miglioramento delle opinioni, soprattutto di quelle sulla situazione economica del Paese: il clima economico sale da 97,4 a 99,1, il clima personale aumenta da 96,6 a 96,8, il clima corrente cresce da 100,1 a 100,7 e il clima futuro passa da 92,3 a 93,1. Con riferimento alle imprese, l’indice di fiducia aumenta nelle costruzioni (da 99,9 a 103,1) e nel commercio al dettaglio (da 102,5 a 105,1) mentre è in calo nella manifattura (da 89,2 a 88,5) e nei servizi di mercato (da 103,5 a 102,2). “Il dato di febbraio sulla fiducia d’imprese e famiglie è il sintomo di una economia che, pur mostrando complessivamente moderati segnali di recupero, stenta ad instradarsi su un percorso di crescita più consolidato e duraturo che coinvolga in modo diffuso le diverse componenti del sistema. Se da un lato si consolidano i segnali di miglioramento del sentiment delle famiglie, con recuperi per tutte le componenti principali, la situazione sul versante delle imprese appare più complessa”, commenta l’Ufficio Studi di Confcommercio.
Ue, Foti: bene gli altri usi dei fondi di coesione ma l’obiettivo resti quello di ridurre i divari
“Per l’Italia è fondamentale che la Coesione mantenga e rafforzi le finalità per le quali è nata e che le sono proprie, e che punti a ridurre i divari economici, sociali e territoriali tra le regioni europee”. Lo ha dichiarato il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Tommaso Foti, nel suo intervento al Consiglio Ue Coesione in corso a Bruxelles. “Abbiamo ormai compreso tutti l’importanza della Coesione e soprattutto come essa possa interagire, e non essere invece in concorrenza, con gli strumenti della competitività”, ha sottolineato Foti. “L’Italia ha riallocato verso i nuovi obiettivi strategici, previsti dall’esame intermedio della politica di coesione, 3,6 miliardi, di cui 1,5 miliardi sono stati destinati agli alloggi sostenibili e a prezzi accessibili, secondo una indicazione che veniva dalla Commissione e che ci pare particolarmente importante”, ha detto Foti nel corso del dibattito con gli altri 26 omologhi Ue. “Ben 32 dei 48 programmi, che avevamo al riguardo sulla politica di coesione, hanno modificato le proprie strategie”, sottolinea Foti rimarcando il fatto che questo dimostra “la capacità e la possibilità di adeguamento alle mutate condizioni sia sotto il profilo geopolitico sia sotto il profilo geoeconomico”. Foti ha avuto ieri un incontro con Jan Szyszko, sottosegretario di Stato al ministero polacco dei Fondi di coesione e della politica regionale, nel quadro del negoziato sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 e sui Piani nazionali e regionali di partenariato. “Con la Polonia, tra gli “Amici della coesione”, abbiamo ribadito una forte convergenza sulla necessità di difendere la politica di coesione come pilastro dell’Unione europea, assicurando risorse adeguate e realmente destinate a ridurre i divari tra i territori”, ha dichiarato. “Durante l’incontro con il sottosegretario Szyszko abbiamo condiviso l’importanza del ruolo delle regioni, la necessità di semplificare le regole e l’esigenza di preservare le risorse della coesione per categorie di Regioni. Abbiamo inoltre confermato la comune contrarietà ai cosiddetti rebates, i meccanismi di correzione che prevedono rimborsi a favore di alcuni Stati membri sul loro contributo al bilancio Ue, e l’impegno a rafforzare il coordinamento nelle prossime fasi del negoziato”.
Ue: il 13 maggio in arrivo pacchetto mobilità con proposta su biglietteria unica
Il 13 maggio la Commissione presenterà un pacchetto mobilità, comprendente un atto sui servizi di mobilità digitale multimodale, un atto sulla prenotazione e la biglietteria digitale unica e la revisione del regolamento sui diritti e gli obblighi dei passeggeri ferroviari. Questo quanto risulta dall’ultima versione dell’agenda provvisoria dei prossimi collegi Ue.
Mit: riunione per il ripristino della viabilità a Niscemi
“Riunione al Mit per il ripristino della viabilità e la messa in sicurezza di Niscemi, che ancora fa i conti con le conseguenze della frana. Massimo impegno, siamo al fianco dei territori colpiti”. Lo scrive su X il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e trasporti, Matteo Salvini.
Infrastrutture, Rixi: rafforzato il dialogo tra Italia e Singapore
Il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti Edoardo Rixi ha incontrato il ministro dei Trasporti di Singapore, Murali Pillai. Lo segnala una nota del Mit. ‘Il confronto – si spiega – ha consentito di evidenziare una convergenza di approcci su portualita’, logistica e connettivita’, riconosciuti come asset strategici per la competitivita’ dei rispettivi sistemi economici e per il posizionamento internazionale dei due Paesi.In questo quadro, e’ stata ribadita la volonta’ di proseguire un dialogo strutturato, volto a individuare opportunita’ di cooperazione concreta e partenariati industriali di medio-lungo periodo’. Nel corso della missione, il viceministro ha effettuato una visita al porto di Tuas e ha incontrato l’amministratore delegato della Maritime and port Authority of Singapore, Ang Wee Keong, per un approfondimento sulle prospettive di cooperazione nel settore marittimo e portuale. Ha inoltre incontrato gli amministratori delegati di Aeroporto Internazionale Changi, Ssb Transport – principale societa’ di trasporto pubblico locale – e Keppel Infrastructure, al fine di valorizzare il contributo del nostro sistema industriale allo sviluppo di progetti innovativi a Singapore e nel Far East.
Confetra, De Ruvo: estendiamo le semplificazioni Zes al sistema Italia. Alla logistica serve anche adeguamento norme a nuove tecnologie
Per il settore del trasporto e della logistica “la nostra priorità sono le semplificazioni. Fare impresa in Italia è complesso. Ci sono delle best practice, ad esempio le Zes, che hanno dimostrato avere dei modelli di semplificazione molto funzionanti. Sarebbe una bella idea estendere questi modelli di semplificazione a tutto il sistema Italia”. Lo ha detto il presidente di Confetra, la Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica, Carlo De Ruvo, a margine dell’assemblea a Roma per i suoi 80 anni. “La seconda priorità e l’adeguamento delle norme alle nuove tecnologie – ha proseguito il presidente di Confetra -, perché purtroppo le tecnologie si modificano velocissimamente, e la norma non riesce a stare loro dietro. Quindi abbiamo bisogno di capire la sfida che ci pongono le nuove tecnologie e tradurle in normative che abbiano la giusta capacità di essere adeguate alle trasformazioni dei nostri tempi”.
“Poi ovviamente ci sono le infrastrutture, che per noi della logistica sono sempre importanti – ha concluso De Ruvo -. L’export vale il 33% del Pil, quindi è evidente che abbiamo bisogno di porti, aeroporti e valichi alpini funzionanti”.
Aeroporti, Enac: ampliata l’operatività di Rimini, Crotone, Comiso, Parma, Salerno, Cuneo e Forlì
Rimini, Crotone, Comiso, Parma, Salerno, Cuneo e Forlì sono gli aeroporti per i quali, a seguito di valutazioni, Enac ha dato parere positivo per ampliare progressivamente l’attuale scenario di operatività, in termini di estensione dell’orario e di upgrade della tipologia di servizio offerto da ENAV, la società che fornisce servizi di navigazione aerea. Questa nuova configurazione non solo risponde alle richieste dei gestori, ma permette anche di utilizzare al meglio il potenziale di crescita di questi aeroporti, garantendo anche la piena operatività ed efficacia degli oneri di servizi pubblico. L’ampliamento operativo, al contempo, aiuta a decongestionare la domanda su scali quasi prossimi alla saturazione, migliorando l’efficienza di tutta la rete aeroportuale nazionale.
Queste le variazioni aeroporto per aeroporto: Rimini, estensione da 16 a 24 ore, con avvio entro il primo semestre 2027; Crotone: estensione da 12 a 16 ore, con avvio dal 1° aprile 2026; Comiso: estensione da 16 ore a 18 ore con avvio dell’attività prevista dal 1° giugno 2026; Parma: estensione da 16 a 18 ore, con avvio 1° febbraio 2027; Salerno: 18 ore passando da servizio AFIS a servizio Tower, con avvio entro il primo semestre 2027; Cuneo: estensione, già in vigore, da 10 a 14 ore sia nella stagione invernale, sia in quella estiva; Forlì: operatività invariata di 16 ore con copertura dei costi a carico del sistema tariffario. La copertura dei costi incrementali correlati alla modifica dell’operatività non ricade sui gestori aeroportuali, ma è assicurata attraverso il sistema tariffario incardinato nel piano delle performance di cui al regolamento di esecuzione (UE) 2019/317 che, con riferimento al periodo regolatorio 2025-2029, è stato presentato dall’Enac, in qualità di Autorità nazionale di vigilanza, all’approvazione della Commissione europea. “Per questi aeroporti coinvolti, si tratta di un risparmio importante, oltre che essere un ulteriore elemento per sviluppare il progetto Enac per la mobilità aerea regionale – RAM. Ampliando l’orario di operatività di questi scali, garantiamo anche una riserva di capacità operativa a supporto degli scali maggiori, innescando nuove opportunità di investimento e di sviluppo economico e turistico dei territori connessi”, commenta il presidente dell’Enac, Pierluigi Di Palma.
Sace: commercio globale di beni +5% nel 2025, +2,3% tra il 2026 e il 2028
Nel 2025 il volume degli scambi internazionali di beni è aumentato di circa il 5%, e nel triennio di previsione 2026-2028 è previsto avanzare del 2,3% in media, in linea con il tasso di crescita registrato nel periodo 2022-24. Sono i dati presentati da Sace in occasione della presentazione della Mappa dell’Export 2026, lo strumento interattivo che analizza opportunità e rischi per le imprese italiane in 200 mercati esteri. “Nonostante la persistenza di shock geopolitici ricorrenti – spiega Sace -, il commercio mondiale continua a mostrare una capacità di tenuta superiore alle attese grazie alle anticipazioni delle importazioni, al ciclo tecnologico legato agli investimenti in intelligenza artificiale e alla capacità delle imprese di riorganizzare le filiere”. La fotografia della Mappa dell’Export mostra come le attività economiche globali convivono con livelli di rischio mediamente stabili, ma strutturalmente più elevati rispetto al passato. Tra questi spiccano le tensioni geopolitiche e commerciali, come la fine dell’effetto scorte, l’entrata in vigore dei nuovi dazi americani e la crescita delle barriere non tariffarie. Un’altra incognita è rappresentata dalla possibile attenuazione degli investimenti in intelligenza artificiale che hanno trainato la crescita nel 2025. “La capacità di leggere i mercati in modo selettivo e integrare consapevolmente la gestione del rischio nelle strategie di crescita è fondamentale per le imprese che puntano su export e internazionalizzazione – ha spiegato Sace -. La competitività delle imprese passa infatti anche dalla diversificazione geografica. La Mappa mostra che oggi il 45% delle imprese italiane esporta in un solo mercato, una concentrazione che aumenta l’esposizione a shock localizzati e rende più vulnerabili a cambi normativi, geopolitici o macroeconomici”. La Mappa dell’Export presentata da Sace evidenzia una sostanziale stabilità dei livelli medi di rischio di credito, pur con un’elevata eterogeneità tra aree geografiche e Paesi. I punteggi restano invariati in 93 mercati (che pesano per il 24% dell’export italiano); diminuiscono in 63 (pari al 35% dell’export) e aumentano nei restanti 38 (pari al 41% dell’export). Da monitorare anche il rischio politico, presente non solo negli Stati interessati da conflitti ma anche in quelli caratterizzati da governance complesse o da contesti socio-economici particolarmente fragili. “Ad esempio – spiega Sace -, nei Paesi ad alto livello di indebitamento le pressioni sull’indipendenza delle banche centrali, l’uso discrezionale della politica fiscale e il rinvio delle riforme strutturali sono tutti elementi che possono tradursi in maggiore volatilità finanziaria e in crisi di fiducia con impatti sulla sicurezza del business”. Il Nord America resta un’area di riferimento per l’export italiano, pur in un contesto di crescente frammentazione commerciale. Gli Stati Uniti continuano a offrire opportunità grazie alla solidità della domanda interna, alla leadership tecnologica e alla propensione al consumo di beni premium. Il Canada presenta occasioni di business legate a investimenti in infrastrutture, tecnologie verdi, digitale e intelligenza artificiale, sostenute anche dall’integrazione commerciale con l’Unione europea. Anche Balcani e Turchia rappresentano importanti mercati di prossimità. Riforme strutturali, condizioni finanziarie più favorevoli, ciclo positivo delle materie prime e produzioni, seppure in fase iniziale, di minerali e idrocarburi hanno contribuito al rafforzamento macroeconomico di molti Paesi dell’Africa, sebbene permangano fragilità finanziarie e politiche. In questo contesto, il Piano Mattei per l’Africa rappresenta sia un motore di crescita e sia un catalizzatore di nuove opportunità per le imprese italiane. Inoltre, la Mappa dell’Export integra gli indicatori riguardanti il rischio di cambiamento climatico e i processi di transizione energetica. Gli effetti di tali rischi possono avere ricadute dirette e indirette sul business delle imprese italiane all’estero, in particolare in diverse geografie dell’America Latina, così come dell’Asia e dell’Africa Subsahariana dove si registrano gli eventi climatici più estremi. “In un contesto internazionale segnato da shock geopolitici ricorrenti, frammentazione e uso sempre più strategico del commercio come leva di competizione economica, la conoscenza dei mercati è indispensabile per orientare le strategie di crescita delle imprese”. Lo ha detto il Capo Economista di Sace Alessandro Terzulli durante la presentazione della Mappa dell’Export 2026, lo strumento interattivo che analizza opportunità e rischi per le imprese italiane in 200 mercati esteri.”La Mappa – ha proseguito – risponde a questa esigenza, offrendo una ‘bussola’ per chi esporta, grazie a una lettura integrata dei rischi e delle opportunità Paese per Paese, nella scelta degli strumenti assicurativi più adatti a ogni contesto per gestire criticità e incertezza”.
Poste: nel 2025 nuovo record di ricavi, +10% l’utile. Del Fante: anno eccezionale
Poste Italiane comunica i risultati preliminari 2025 con “ricavi di gruppo 2025 a livelli record e pari a 13,1 miliardi, in crescita del 4% anno su anno, la redditività più alta mai registrata, con il risultato operativo (ebit) adjusted che si attesta a 3,2 miliardi in crescita del 10%, e l’utile netto pari a 2,2 miliardi in crescita del 10%, in linea con la guidance aggiornata per il 2025 e in anticipo rispetto agli obiettivi previsti dal piano 2024-28”.
La proposta di dividendo per l’intero esercizio è pari a 1,25 euro per azione, in aumento del 16%, con un pay-out ratio al 73%. Il saldo del dividendo, pari a 0,85 euro per azione, sarà in pagamento a giugno. “Il 2025 è stato un anno eccezionale per Poste Italiane, abbiamo registrato i migliori risultati della nostra storia, caratterizzati da ricavi e redditività a livelli record”, commenta l’ad Matteo Del Fante. “La performance è stata rilevante in tutte le aree di business grazie al contributo di una dinamica commerciale solida, una disciplina dei costi rigorosa e consistenti rendimenti del portafoglio investimenti”. “Abbiamo rafforzato la nostra politica dei dividendi”. E, aggiunge, “restiamo pienamente fiduciosi nella nostra traiettoria di lungo termine, che illustreremo in dettaglio nel prossimo piano pluriennale entro la fine dell’anno.”I ricavi hanno raggiunto il massimo storico di 13,1 miliardi, il risultato operativo (Ebit) adjusted ha registrato un livello record pari a 3,24 miliardi e l’utile netto si è attestato a 2,22 miliardi, in linea con la nostra guidance aggiornata”, indica Matteo Del Fante. “Il nostro Piano Strategico continua a registrare progressi significativi, con tutte le principali iniziative pienamente in linea con le tempistiche previste, inclusi il roll‑out del nuovo modello di servizio commerciale e la trasformazione della logistica”. “Il livello di adozione digitale e la nostra strategia omnicanale – prosegue l’ad di Poste Italiane – sono stati ulteriormente rafforzati dal successo della migrazione verso l’app “P” di Poste Italiane, oggi prima app italiana con 16 milioni di download e oltre 4 milioni di utenti attivi giornalieri. Questa leadership digitale, sostenuta da continui investimenti nell’intelligenza artificiale e nei dati, rimane centrale nella nostra strategia di lungo termine e produce una continua innovazione capace di anticipare e soddisfare le nuove esigenze dei nostri clienti”. “Abbiamo avviato una riorganizzazione di gruppo, che integra le attività dei Pagamenti e dei Servizi Finanziari. Il nuovo polo Finanziario rafforzerà la centralità del cliente, accelererà il time‑to‑market, ottimizzerà l’impiego del capitale e potenzierà le attività di cross‑selling, l’efficienza e la crescita, massimizzando il valore della nostra piattaforma a supporto di una creazione di valore sostenibile. Tutto ciò è reso possibile dalla nostra rete senza eguali, oggi pienamente operativa a condizioni di mercato, con una capacità distributiva e di servizio che non temono confronti”. “Guardando al futuro – prosegue -, la guidance per il 2026 indica un risultato operativo (Ebit) adjusted superiore a 3,3 miliardi e un utile netto pari a 2,3 miliardi al netto del contributo derivante dalla partecipazione in Tim”. “Il capitale umano rappresenta il nostro asset più prezioso, desidero ringraziare tutti i nostri dipendenti per il continuo impegno e la loro dedizione al successo di lungo periodo di Poste Italiane. Rinnoviamo infine il nostro impegno nella creazione di valore per tutti gli stakeholder: i nostri azionisti, i nostri clienti, i nostri dipendenti e le comunità che serviamo”. “Continuiamo a lavorare a stretto contatto con Tim, per realizzare sinergie di lungo periodo”, indica l’ad di Poste, Matteo Del Fante, presentando i risultati preliminari 2025.
“In qualità di maggiore azionista strategico – dice -, abbiamo contribuito alla stabilizzazione della governance e allo sblocco delle priorità strategiche a beneficio della creazione futura di valore e di rendimenti sostenibili per gli azionisti”.”Siamo anche in trattativa per l’acquisizione di un 20% del Polo Strategico Nazionale, dove Tim ha già il 45%, indica l’ad di Poste Italiane, Matteo Del Fante, parlando – nella presentazione agli analisti finanziari dei risultati preliminari – dei progetti e delle sinergie con Tim.
“Il polo strategico nazionale è un asset strategico nazionale, la missione chiave è quella di creare un’infrastruttura cloud innovativa, sicura e sostenibile per tutta la pubblica amministrazione italiana, sia centrale che locale”.
Delle sinergie con Tim, più in generale, Del Fante sottolinea: “E’ un percorso che richiederà diversi anni. I benefici si materializzeranno progressivamente via via che i progetti arrivano a maturità e l’esecuzione va avanti. Stiamo costruendo una partnership che non è mirata ad un guadagno immediato ma, piuttosto, alla creazione di valore durevole e di lungo termine, nonché sostenibile per entrambi i gruppi”.
Eni, nel 2025 utile netto rettificato a 4,98 mld, -5%. Descalzi: risultati strutturalmente solidi
Eni ha chiuso il 2025 con l’utile netto rettificato a 4,98 miliardi di euro in calo del 5% sull’esercizio precedente mentre l’utile operativo proforma adjusted è stato di 12,22 miliardi in flessione del 15% rispetto al 2024.Lo rende noto il gruppo energetico indicando per il quarto trimestre del 2025 l’utile netto adjusted a 1,19 miliardi in crescita del 35% rispetto allo stesso periodo del 2024, e l’utile operativo proforma adjusted dell’ultimo trimestre 2025 a 2,86 miliardi in progressione del 6% rispetto a 2,69 dell’anno precedente.Nel 2025 Eni ha avviato sei progetti principali in E&P (esplorazione e produzione) in Angola, Indonesia, Norvegia e Congo, ricorda il gruppo nella nota. La produzione annua di 1,73 milioni di barili al giorno è superiore alle aspettative: crescita produttiva di oltre il 7% nel periodo 2022-2025, raggiungendo 1,84 milioni di boe/giorno nel IV trimestre; tasso di rimpiazzo organico delle riserve al 167%, al top dell’industria. Le attività esplorative hanno incrementato la base Eni di risorse con 0,9 miliardi di barili di nuove scoperte. Eni ricorda anche l’accordo con Petronas per il lancio della joint venture in Indonesia e Malesia; avvio previsto dalla metà del 2026 in linea con i piani; significativi progressi verso la decisione finale d’investimento del progetto Argentina Lng, con Ypf e Xrg. Espansione di GGP (gas e gas naturale liquefatto) nel mercato Gnl con nuovi contratti di vendita di lungo termine in Turchia e Thailandia. E ancora significativi progressi nelle attività della transizione: Plenitude cresce con le rinnovabili di Neoen in Francia e con nuovi clienti dall’acquisizione in corso di Acea Energia; in esecuzione un solido portafoglio di progetti nei biocarburanti per triplicare la capacità al 2030; investimento del 20% da parte del fondo Ares in Plenitude con un incasso di 2 miliardi di euro; costituita una joint venture con Gip per le attività di CCS cattura e stoccaggio della Co2. La capacità installata da fonti rinnovabili a fine periodo cresce a 5,8 gigawatt rispetto a 4,1 del 2024 (+41%). “Nel 2025 abbiamo ottenuto risultati strutturalmente solidi in termini industriali ed economico-finanziari, grazie all’esecuzione della nostra strategia, costruita nell’arco degli ultimi anni”, commenta l’Ad di Eni, Claudio Descalzi.”Il flusso di cassa operativo del 2025 – rileva – ha raggiunto 12,5 miliardi, battendo la previsione di piano rivista per tenere conto del peggioramento dello scenario, e il rapporto di indebitamento su base proforma si è attestato al 14%. Allo stesso tempo, abbiamo incrementato la distribuzione degli azionisti, aumentando del 20% il valore del nostro programma di buyback. Nonostante un contesto volatile, nel 2025 Eni ha dimostrato di saper combinare crescita delle produzioni, riduzione degli investimenti, riduzione del debito ed aumento della remunerazione”. Per il 2026 Eni stima una “crescita della produzione di idrocarburi coerente con gli obiettivi del piano 2025-2028; investimenti lordi attesi a 7 miliardi di euro, investimenti netti a circa 5 miliardi; gearing (che misura il rapporto tra il debito e il capitale proprio) previsto tra il 10% e il 15% assumendo un prezzo del Brent di 62 dollari al barile.Le prospettive del business e i principali target industriali e finanziari per il 2026 e l’orizzonte di piano, saranno illustrati durante il Capital Markets Update programmato per il 19 marzo prossimo.
Prysmian, nel 2025 i ricavi sfiorano i 20 mld, utile a 1,27 mld
Il colosso dei cavi Prysmian sfiora i 20 miliardi di ricavi nel 2025 (+5,4% a 19,65 miliardi). Sale da 1,93 a 2,4 miliardi il margine operativo lordo, l’utile del 74,2% a 1,27 miliardi, la cassa del 15,8% a 1,71 miliardi e la cedola del 13% a 0,9 euro. Progresso record nel 4/o trimestre del margine operativo lordo, salito del 20% a 622 milioni. In rialzo del 4,3% a quasi 5 miliardi i ricavi trimestrali e del 61% a 248 milioni l’utile del periodo. Con ordini da completare per 17 miliardi di euro, Prysmian prevede per il 2026 un margine operativo lordo tra 2,62 e oltre 2,77 miliardi e tra 1,3 e 1,4 miliardi di cassa. L’indebitamento finanziario netto di Prysmian è diminuito da 4,3 a 3,1 miliardi circa, grazie alla disponibilità di cassa generata da 1,96 miliardi dalle attività operative, 195 milioni generati dalle variazioni del capitale circolante netto, 765 milioni di flussi in uscita per investimenti netti, 233 milioni di oneri finanziari netti e 11 milioni di dividendi ricevuti da società collegate. Poi ci sono il prestito obbligazionario ibrido da 965 milioni, l’incasso della vendita della partecipazione di Yofc e altre cessioni per 675 milioni, le acquisizioni, inclusa quella di Channell per 1,07 miliardi circa, il riacquisto da 49 milioni di azioni proprie avviato nel giugno del 2024 e il pagamento dei 239 milioni di dividendo agli azionisti. Sul fronte della sostenibilità Prysmian ha registrato una riduzione del 40,2% delle emissioni ‘Ghg Scope 1&2’ rispetto al 2019, mentre le emissioni ‘Scope 3’ sono scese del 59,7% e la percentuale di ricavi derivanti da soluzioni sostenibili è aumentata dal 43,1 al 44,2%.
“Quest’anno straordinario – afferma l’ad Massimo Battaini – rappresenta un ulteriore traguardo importante ed è solo l’inizio di un nuovo capitolo di crescita e redditività”. “L’eccellente quarto trimestre e il primo anno del nostro piano strategico ‘Accelerating Growth’ (accelerare la crescita, ndr) – prosegue – confermano che siamo sulla strada giusta per raggiungere i nostri obiettivi di medio termine. Con l’acquisizione di Channell e l’integrazione di Encore Wire- incalza – Prysmian ha dimostrato ancora una volta la sua capacità di realizzare con successo operazioni di ‘M&A’ (acquisizione, ndr) in grado di generare valore, dando impulso alla strategia di diventare solutions provider”. Battaini confida poi sulla “leadership del nostro business Transmission”, che “sarà ulteriormente rafforzata grazie alle acquisizioni di Xtera e Acsm. Allo stesso tempo – afferma – la nostra solidità finanziaria è confermata dalla solida generazione di cassa, che ha nettamente superato la guidance”. “I nostri risultati per il 2025 – indica – sono stati raggiunti anche grazie alla nostra ambizione di introdurre nuove soluzioni sostenibili, con l’obiettivo di accelegrare la crescita organica, ridurre le emissioni e aumentare la circolarità del nostro modello di business”. Infine ci sono i dipendenti, per il 50% azionisti. “La loro passione e capacità di innovare, lo spirito di squadra e il senso di appartenenza – conclude il manager – ci permetteranno di raggiungere traguardi sempre più ambiziosi negli anni a venire”.
Il Gruppo Hera e Cirfood rafforzano l’alleanza per l’economia circolare
Cirfood, impresa cooperativa italiana leader nella ristorazione collettiva, commerciale e nei servizi di welfare, e Gruppo Hera, la prima multiutility italiana nel settore ambiente, rafforzano la loro collaborazione confermando un impegno condiviso sui temi della sostenibilità ambientale e dell’economia circolare, in coerenza con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU 2030. CIRFOOD e Gruppo Hera hanno, infatti, di recente rinnovato per altri 3 anni l’accordo – siglato per la prima volta nel 2022 – che mira a promuovere progetti innovativi a supporto della transizione ecologica. Tra le iniziative principali, che verranno sviluppate nel prossimo triennio, sono previsti interventi di analisi sulla produzione di rifiuti e valorizzazione degli scarti, l’ottimizzazione della raccolta differenziata, in modo particolare della plastica, la valutazione del ciclo di vita (LCA) di prodotti e processi, la gestione
efficiente delle acque reflue, l’aggiornamento normativo e la realizzazione di campagne di comunicazione rivolte agli stakeholder. Al centro della partnership si colloca, inoltre, il progetto HOVE, dedicato alla raccolta e valorizzazione degli oli vegetali esausti prodotti nelle cucine di CIRFOOD, che vengono trasformati in biocarburante attraverso una filiera virtuosa capace di ridurre il consumo di fonti fossili e le emissioni climalteranti. Proseguirà inoltre la raccolta del rifiuto organico dai punti di ristorazione CIRFOOD, destinato agli impianti Hera per la produzione di biometano a Sant’Agata Bolognese (BO) e Spilamberto (MO). Si tratta di modelli concreti di economia circolare che interpretano in modo operativo la transizione ecologica, dimostrando come un rifiuto possa diventare una risorsa e generare benefici ambientali misurabili. Grazie alla collaborazione con Hera, CIRFOOD ha attivato una filiera circolare che coinvolge 218 cucine del Gruppo su tutto il territorio nazionale. Gli oli vegetali esausti raccolti vengono avviati a un processo di prima lavorazione e successivamente trattati nelle bioraffinerie, dove vengono trasformati in biocarburante, destinato all’alimentazione dei mezzi di trasporto privati. Nel corso del 2025, il progetto ha consentito la raccolta di oltre 57 tonnellate di oli vegetali esausti, poi trasformati in biocarburante. L’utilizzo di questo carburante alternativo ha permesso un risparmio di circa 50 tonnellate equivalenti di petrolio (TEP) e una riduzione di oltre 163 tonnellate di CO₂ equivalente, un beneficio ambientale pari all’assorbimento annuale di CO₂ di oltre 1.600 alberi. Dal 2022 al 2025 sono state invece oltre 223 le tonnellate di oli vegetali esausti raccolti. Queste azioni condivise testimoniano l’impegno delle due realtà nel trasformare la sostenibilità in un percorso misurabile e concreto, capace di generare benefici tangibili per i territori e le comunità. Per CIRFOOD, la responsabilità sociale d’impresa è uno dei pilastri centrali del proprio modello di business: un approccio strutturale per ripensare i processi della ristorazione, riducendo gli impatti ambientali e valorizzando le risorse. Una visione condivisa dal Gruppo Hera, che vede nelle partnership uno strumento chiave per accompagnare imprese e territori nel percorso verso la sostenibilità e la transizione ecologica.
Fincantieri e Navantia rafforzano la cooperazione per lo sviluppo del programma European Patrol Corvette
Il gruppo cantieristico italiano Fincantieri e il costruttore navale spagnolo Navantia hanno sottoscritto un Memorandum of Understanding (MoU) per coordinare ed eseguire congiuntamente il progetto European Patrol Corvette (EPC). La corvetta europea EPC rientra nel quadro PESCO, tra le iniziative di difesa europea più ambiziose, ed è supportato dal Fondo Europeo per la Difesa (European Defence Fund – EDF), attraverso il programma Multi Mission Patrol Corvette (MMPC). Obiettivo del progetto è concepire e sviluppare una corvetta modulare, multiruolo e interoperabile, guidata da Italia, Spagna, Francia e Grecia, con il coinvolgimento di 46 aziende di 12 Paesi. Il programma è attualmente nella Call 1, approvata dall’EDF nel bando 2021. Questa fase punta a ottenere un progetto certificato e a realizzare una piattaforma prototipale per ciascuna delle due versioni previste: Full Combat Multipurpose (versione da combattimento) e Long Range Multipurpose (pattugliatrice). Nella Call 2023, l’EDF ha stanziato 154 milioni di euro per la fase successiva dell’EPC (Call 2), dedicata alla progettazione e all’avvio della prototipazione. Con l’Mou, Fincantieri e Navantia si impegnano a gestire ed eseguire congiuntamente il programma tramite una joint venture che sarà aperta alla partecipazione degli altri partner del progetto. Inoltre, le due società guideranno l’avanzamento del programma collaborando alla progettazione della versione Full Combat Multipurpose dell’EPC e valuteranno congiuntamente opportunità di export verso altri partner europei. La costituzione della joint venture sarà subordinata al perfezionamento della documentazione contrattuale e al soddisfacimento delle condizioni sospensive di prassi. “Questo accordo rappresenta un passo decisivo nel programma EPC, un progetto che incarna lo spirito di cooperazione e di eccellenza tecnologica europee. Unendo le forze con Navantia, non rispondiamo solo alle esigenze delle nostre Marine, ma poniamo le basi per un nuovo standard nella difesa marittima europea. L’EPC è più di una nave: è una piattaforma strategica per interoperabilità, innovazione e sicurezza, capace di rafforzare le capacità operative dell’Europa nel suo complesso. La nostra joint venture testimonia la capacità dell’industria di promuovere progresso e coesione, trasformando la visione in soluzioni concrete per il futuro della difesa europea», ha dichiarato Pierroberto Folgiero, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Fincantieri. “L’industria riveste un ruolo fondamentale nella costruzione della difesa europea. Con questa collaborazione, Navantia e Fincantieri danno un impulso significativo alle capacità di difesa del Continente. Lavoreremo insieme per definire una nuova classe di corvette multiruolo, innovative, interoperabili e cyber-sicure, in grado di soddisfare i requisiti non solo della Armada Española e di Marina Militare, ma anche di altre Marine europee”, ha commentato Ricardo Domínguez, Presidente di Navantia.
Greenvolt, un finanziamento da 348 mln per il progetto eolico in Romania
Il Gruppo Greenvolt, attraverso Greenvolt Power, si e’ assicurato un pacchetto di finanziamenti da 348 milioni di euro per la costruzione del progetto eolico da 253,1 MW nella contea di Ialomia, nel sud-est della Romania. Con un accordo di vendita firmato con Engie Romania completato alla fine del 2025, spiega una nota, Greenvolt Power resta responsabile della sua costruzione e messa in servizio fino al raggiungimento della data di operativita’ commerciale (COD) nel 2027, momento in cui la transazione sara’ completata. Il finanziamento e’ stato strutturato insieme a un pool bancario composto da UniCredit Bank, Erste Group Bank, Raiffeisen Bank, Societe’ Generale, Brd e Siemens Bank GmbH, e include linee di credito accessorie. Il parco eolico di Ialomia e’ destinato a diventare uno dei piu’ grandi sviluppi privati di energia rinnovabile attualmente in corso in Romania e fa parte della piu’ ampia piattaforma Wind Rose (506 MW), una delle iniziative private di energia rinnovabile piu’ significative del Paese. In Romania, il Gruppo Greenvolt detiene una pipeline utility-scale che comprende 555 MW di eolico, 77 MW di solare e 156 MW di progetti di stoccaggio di energia a batteria. L’azienda e’ attiva anche nel segmento della generazione distribuita, fornendo soluzioni di energia rinnovabile in loco per clienti aziendali e industriali attraverso Greenvolt Next.
Rwe accelera sulle rinnovabili in Italia, raddoppia la capacità eolica e solare
Rwe accelera lo sviluppo delle rinnovabili in Italia. Dopo aver avviato nel 2025 la costruzione di 112 megawatt (Mw) di progetti eolici e solari, l’azienda, rende noto un comunicato, ha ora dato il via a ulteriori 123 Mw nel 2026, raddoppiando cosi’ la capacita’ in costruzione a 235 Mw. Una volta completati, questi progetti potranno fornire elettricita’ a oltre 190.000 famiglie italiane. In particolare nel 2026 partira’ la costruzione del parco eolico Alas da 66 Mw in Sardegna, i progetti fotovoltaici Ponte Valentino 1&2 (19 MWac) in Campania e 38,2 MWac di capacita’ Agri-PV (50.000 moduli solari) in Sicilia, Campania e Calabria. Paolo Raia, Country Chair Rwe Renewables Italia commenta: “L’avanzamento simultaneo di piu’ progetti rappresenta un risultato importante per i nostri team e testimonia la solidita’ della nostra strategia di crescita nel mercato italiano. Siamo orgogliosi di contribuire attivamente alla transizione energetica del Paese, creando valore per i territori e per le comunita’ locali”.
Dalla Conferenza Stato-Regioni ok alla nomina di Sessa commissario stadi
Disco verde dalla Conferenza Stato-Regione alla nomina Massimo Sessa a commissario straordinario per le opere connesse a Eufrate Euro 2032. La Conferenza ha espresso il previsto parere al provvedimento, proposto dal Ministro per lo sport e i giovani di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e con il Ministro dell’economia e delle finanze, che riguarda la realizzazione e il completamento delle opere necessarie e strettamente funzionali allo svolgimento della fase finale del torneo. La nomina del Commissario straordinario rientra nel quadro delle misure di accelerazione e coordinamento degli interventi infrastrutturali legati all’evento, con l’obiettivo di garantire il rispetto dei tempi e degli standard richiesti per l’organizzazione della competizione continentale.
Stadio della Roma, via libera della Giunta capitolina alla delibera
La Giunta capitolina ha approvato la delibera relativa al progetto del nuovo Stadio della Roma, primo passaggio formale nell’iter amministrativo per la conferma dell’interesse pubblico dell’opera. Il provvedimento sarà ora trasmesso alle Commissioni consiliari competenti per l’esame preliminare e, nelle prossime settimane, approderà in Assemblea capitolina per il voto definitivo.
Rottamazione dei veicoli in fermo amministrativo, Ada “dalla nuova legge un’occasione ambientale, industriale e sociale. Ora focus sull’attuazione”
Un passo importante per migliorare le attività di demolizione dei veicoli sottoposti a fermo amministrativo e togliere gradualmente dalla strada oltre 1 milione e mezzo di veicoli ormai abbandonati, alimentando i flussi dell’economia circolare nel nostro Paese e decongestionando le nostre città. Servono ora protocolli condivisi a livello nazionale per rendere questa buona legge realmente operativa. E’ questo il commento espresso, nel corso della conferenza stampa sulla nuova legge sulla radiazione e demolizione dei veicoli sottoposti a fermo amministrativo, da Anselmo Calò, Presidente ADA (l’Associazione Demolitori Autoveicoli che aderisce ad Assoambiente). L’incontro è stato promosso presso la Camera dai Deputati dai promotori del disegno di legge, Gaetana Russo e Fabio Raimondo. Calò nel corso del suo intervento ha indicato come “con la nuova normativa si semplifica la rottamazione dei veicoli sottoposti a fermo amministrativo, previo riconoscimento dell’inutizzabilità del mezzo. Proprio il tema dell’inutizzabilità è centrale per la concreta applicazione della legge: è necessario precisare che il concetto non è vago, ma al contrario deve essere inteso nel senso più ampio. Bisogna evitare che, per eccesso di prudenza, qualche amministrazione scelga di applicare in maniera restrittiva la norma. Servono quindi linee guida chiare e uniformi su tutto il territorio nazionale. Senza strumenti applicativi rischiamo di avere una buona legge, ma non pienamente utilizzabile dai cittadini”. “Ecco perché”, ha concluso Calò, “va avviato un tavolo di lavoro tra gli stakeholder pubblici (Ministero dell’Interno, Prefetture e Comuni, ANCI e ACI-PRA) e operatori della rottamazione per definire un vademecum attuativo ed evitare che i benefici del nuovo regime restino ingabbiati in procedure complesse, che vanificano l’intenzione della Legge”.
Da Adriatic Lng più del 13% dei consumi nazionali di gas
Completati anche i lavori per l’aumento della capacità di rigassificazione del terminale offshore. Dal 2026 la capacità annua di rigassificazione passa a 9,5 miliardi di metri cubi. Adriatic LNG conferma anche per il 2025 il proprio ruolo di infrastruttura energetica strategica per l’Italia. Nel corso dell’anno, il terminale ha immesso nella rete nazionale 8,2 miliardi di metri cubi di gas naturale, pari a oltre il 13% dei consumi complessivi del Paese. Un risultato significativo, raggiunto nonostante un mese di fermo impianto dedicato a manutenzioni programmate e interventi di potenziamento. Nel 2025, anno in cui il gas naturale liquefatto ha fatto registrare una costante crescita nel sistema energetico nazionale, il contributo del terminale di Adriatic LNG è stato cruciale. Oltre il 40% dei volumi di GNL arrivati in Italia è, infatti, transitato attraverso il terminale veneto, confermando il ruolo strategico dell’infrastruttura come prima porta di ingresso per il GNL in Italia.
Il terminale ha ricevuto 71 navi metaniere provenienti principalmente da Qatar e Stati Uniti, oltre che da Nord Africa e Sud America, la maggior parte delle quali appartenenti alla classe Q-Flex. Adriatic LNG è l’unico terminale in Italia in grado di ricevere questa tipologia di navi, con evidenti benefici in termini di efficienza logistica e ottimizzazione dei volumi trasportati. Il 2025 è stato un anno decisivo anche per il rafforzamento infrastrutturale del terminale offshore. È stato infatti completato l’intervento di aumento della capacità costante di rigassificazione, che passa da 9 a 9,5 miliardi di metri cubi all’anno. Contestualmente, la capacità giornaliera massima è stata incrementata da 26 a 28,5 milioni di metri cubi. La nuova capacità aggiuntiva, pari a 0,5 miliardi di metri cubi all’anno, è già interamente allocata fino a dicembre 2045. “L’aumento della capacità di rigassificazione a 9,5 miliardi di metri cubi annui ci permetterà di gestire con maggiore flessibilità un’infrastruttura che già oggi vanta uno dei tassi di utilizzo più elevati in Europa” – ha dichiarato Alfredo Balena, Direttore delle Relazioni Esterne di Adriatic LNG. “La nostra sfida principale è garantire al Paese un flusso costante di energia, assicurando al contempo l’eccellenza operativa e l’affidabilità che hanno sempre contraddistinto il nostro terminale. In un contesto nazionale ed europeo in cui il GNL assume un ruolo sempre più rilevante il contributo di Adriatic LNG diventa quindi essenziale: la diversificazione delle fonti di approvvigionamento è infatti determinante per rafforzare la sicurezza, la stabilità e la sostenibilità del sistema energetico, nel rispetto del principio di neutralità tecnologica.”
Dall’avvio delle attività operative nel 2009, il terminale di Adriatic LNG ha ricevuto oltre 1.215 navi metaniere e immesso più di 110 miliardi di metri cubi di gas nella rete nazionale, garantendo approvvigionamenti da oltre dieci Paesi.
Ambiente, Ispra: Piattaforma per sostenibilità evoluzione concreta per supportare le imprese
“La Piattaforma per la sostenibilità della finanza e delle imprese rappresenta un’evoluzione concreta delle attività svolte da Ispra, pensata per semplificare l’apprendimento e supportare imprese e investitori. È uno strumento dinamico, che si inserisce nel più ampio impegno dell’Istituto nel fronteggiare le principali criticità ambientali del Paese, dai cambiamenti climatici alla fragilità idrogeologica”. Lo ha detto Maria Alessandra Gallone, presidente Ispra, intervenendo alla Camera al convegno “Sfide ambientali e competitività: gli strumenti Ispra per imprese, finanza e mondo assicurativo”. L’evento è inserito nella Campagna di comunicazione “Facciamo Circolare”, organizzata da Ispra in collaborazione e con il finanziamento del Mimit.
“Ispra – ha proseguito – opera ogni giorno attraverso attività di monitoraggio, analisi e supporto tecnico alle amministrazioni. Individuando le aree più a rischio, contribuisce a rafforzare la pianificazione e la prevenzione su tutto il territorio nazionale”. “Integrare la dimensione ambientale e le scelte economiche è ormai una necessità: la piattaforma nasce da questa consapevolezza ed è strumento utile per rendere le informazioni ambientali parte integrante delle valutazioni finanziarie nell’ottica dello sviluppo sostenibile”, ha concluso Gallone.
Biometano, Legambiente: potenziale da oltre 5,7 mld di metri cubi all’anno
In Italia il biometano da scarti e sottoprodotti agricoli, se sviluppato nel modo giusto, può rappresentare una risorsa strategica per la transizione ecologica e per raggiungere gli obiettivi al 2030 del PNIEC. Se nella Penisola si accelerasse il percorso di produzione tramite digestione anaerobica di biometano da matrice agricola (che utilizza scarti come reflui zootecnici, colture erbacee, bucce, foglie, sansa, scarti di animali…) si potrebbe arrivare a livello nazionale a oltre 5,7 miliardi di metri cubi (m3) di produzione di biometano all’anno, un valore in linea con gli obiettivi al 2030 stabiliti dal Piano nazionale energia e Clima (PNIEC). È quanto stima Legambiente attraverso il suo nuovo studio “Biometano: una risorsa strategia per la transizione ecologica dell’Italia” realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova e presentato oggi a Roma nel corso del primo Forum Biometano che ha organizzato in copartenariato con CIB – Consorzio Italiano Biogas e CIC – Consorzio Italiano Compostatori, in collaborazione con A2A, e con partner AB Group, Arpinge, Asja Energy, Assocarta, Bioman, CH4T, Ecomondo, Femo Gas e S.E.S.A. Nella ricerca l’associazione ambientalista analizza e stima le potenzialità del biometano da scarti agricoli sia a livello nazionale sia a livello regionale, ma fa anche il punto sull’importante “spinta” arrivata in questi anni dal PNRR (che ha favorito la riconversione del parco biogas e la realizzazione di nuovi impianti) e su quello che occorre mettere in campo a partire da un pacchetto di interventi nazionali che Legambiente sintetizzain 10 proposte indirizzate al Governo.
Dallo studio, che si basa su elaborazioni di dati ISTAT, ISPRA, CRPA di Reggio Emilia, Istituto Zooprofilattico delle Venezie ed ENEA, emerge la produzione potenziale complessiva di biogas e biometano a livello nazionale è stimata in 10.2miliardi m³ di biogas, quindi di 5.7miliardi m³ riconducibili a biometano. Gli effluenti zootecnici rappresentano per il 75% la fonte principale, seguiti dagli scarti delle colture erbacee destinabili alla digestione anaerobica per il 20% (anche se il loro impiego richiede una valutazione attenta e contestualizzata); dagli scarti derivanti dalla trasformazione industriale di materie prime vegetali per il 5%; da sottoprodotti dell’industria della macellazione per l’1%.
Alle stime nazionali, Legambiente affianca un’analisi regionale. Cinque le regioni attenzionate: Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Puglia, Sicilia, Veneto. La Lombardia è quella che risulta avere il valore più alto in fatto di potenziale produttivo da biometano da scarti agricoli: circa 1.2miliardi m³. Gli effluenti zootecnici per l’83% costituiscono la principale fonte di produzione potenziale, mentre gli scarti delle colture erbacee per il 16%. Interessante anche il dato relativo alla Puglia. Qui il potenziale produttivo da biometano da scarti agricoli è stimato in 287.865.642 m³. Se gli effluenti zootecnici costituiscono per il 50% la principale fonte di produzione potenziale, non molto inferiore è il contributo degli scarti delle colture erbacee che arrivano ad un potenziale del 41%.
Numeri, in sintesi, importanti che per Legambiente ben dimostrano il perché l’Italia debba investire sul biometano da matrice agricola mettendo al centro la qualità dei progetti, la trasparenza delle filiere e il ruolo degli agricoltori e delle comunità locali. Senza dimenticare che anche i rifiuti organici sono una importante fonte di biometano e compost. In Italia dalle raccolte differenziate si generano 7,6 mln ton di rifiuto organico: circa 5,6 milioni di tonnellate di frazione umida e più di 2 mln di frazione verde. Il 75% dell’umido è trattato in impianti integrati con la digestione anaerobica ottenendo 200 milioni di m3 di biometano. Il CIC, il Consorzio Italiano compostatori, stima che potrebbero diventare 354milioni di m3 grazie al PNRR e agli incentivi GSE. In sintesi, il biometano può contribuire alla riduzione delle emissioni climalteranti, alla tutela dei suoli agricoli e alla decarbonizzazione di diversi settori.
Ad oggi, ricorda Legambiente,sono oltre 600 le domande in graduatorie relative ai cinque bandi del DM 2022. Le stime indicano che possono essere realizzati oltre 560 progetti, per una capacità complessiva di circa 240–250 mila Smc/h, coprendo quasi interamente la potenzialità messa a bando. Oltre il 50% dei progetti riguarda riconversioni di impianti a biogas. La filiera è nettamente agricola: oltre il 90% della capacità ammessa proviene da impianti agricoli, contro una quota minoritaria di impianti a FORSU (10%), strategici per le filiere di gestione e trattamento dei rifiuti urbani e di economia circolare. Oggi la vera sfida, sottolinea Legambiente, sta nella realizzazione degli impianti per raggiungere gli obiettivi dati dal PNIEC, e nel non sprecare l’opportunità derivata dai 24 mesi di proroga varata nel Consiglio dei Ministri del 29 gennaio scorso.
“Il biometano – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – può sostituire il gas fossile nei settori più difficili da elettrificare, come trasporto pesante e attività industriali, e può aiutare l’Italia a ridurre le importazioni dall’estero. Servono, però, regole che ne garantiscano l’utilizzo a condizioni chiare e accessibili scelte politiche chiare e coraggiose a partire da iter autorizzativi più snelli e tempi certi per la realizzazione degli impianti, senza dimenticare il coinvolgimento dei territori. Solo così si potranno centrare davvero gli obiettivi del PNIEC. Le stime sul potenziale nazionale e regionale sul biometano da scarti agricoli che abbiamo calcolato insieme all’attenzione alle ricadute ambientali e territoriali, indicano come il biometano sia un alleato prezioso per accelerare la transizione ecologica. L’Italia non perda questa occasione”.
Legambiente indirizza oggi al Governo dieci proposte chiedendo: 1) all’Esecutivo,alle Regioni e al GSE di orientare regole e incentivi in modo chiaro, premiando solo le filiere realmente circolari; 2) di garantire priorità oltre il PNRR; 3) di premiare chi riduce le emissioni; 4) di promuovere il coinvolgimento e la partecipazione dei territori; 5) di semplificare gli iter autorizzativi e di garantire tempi certi; 6) di investire nelle reti e nelle connessioni; 7) di creare una domanda reale di biometano; 8) di garantire trasparenza e tracciabilità. GSE, ARERA e Governo rafforzinoi sistemi di controllo e informazione pubblica.; 9) di ridurre il metano fuggitivo; 10) di rimettere territori e agricoltori al centro.
Per l’associazione ambientalista è, inoltre, fondamentale sviluppare il biometano in modo giusto a partire dalla conoscenza del tessuto agricolo regionale (stagionalità, concentrazione e logistica degli scarti, continuità degli effluenti, prossimità delle filiere di trasformazione) indispensabile per definire la migliore “dieta” dei digestori. Impianti e filiere devono essere dimensionati e localizzati in modo coerente con la disponibilità reale delle matrici e con i bisogni agronomici del territorio, affinché la digestione anaerobica diventi un’infrastruttura a servizio dell’agricoltura (gestione sostenibile degli scarti, riduzione delle emissioni, valorizzazione del digestato e sostegno alla fertilità dei suoli) e non viceversa.
Oggi in Italia a frenare lo sviluppo del biometano sono la mancanza di informazione, la scarsa trasparenza, le esperienze negative del passato, la carenza di controlli e l’assenza di reali processi partecipativi che alimentano diffidenza e conflitti, rallentando la transizione energetica di cui il Paese ha bisogno. Per questo lo scorso giugno Legambiente ha lanciato in Lombardia, Puglia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Sicilia la campagna Fattore Biometano – Moltiplichiamo i benefici per il clima e l’agricoltura” con partner principale Femo Gas, in collaborazione con A2A e sostenitori AB Group e Arpinge e con la collaborazione tecnico scientifica del dipartimento DAFNAE dell’Università degli Studi di Padova. Obiettivo fare corretta informazione nei territori sulla digestione anaerobica della materia organica per la produzione di biometano anche per contrastare fake news e falsi miti. Venti gli incontri pubblici organizzati e rivolti a ordini professionali, amministratori, tecnici del settore e che hanno visto la partecipazione di otre 2000 persone; cinque gli incontri di formazione rivolti a circoli e soci Legambiente. Coinvolte anche trenta classi e circa mille tra studenti e studentesse di istituti scolastici di vario ordine e grado in corsi di educazione ambientale e visite guidate in alcuni impianti di biometano tra più virtuosi nel Paese.
“Gli impianti “fatti bene” – commenta Luigi Lazzaro, responsabile innovazione industriale di Legambiente – non solo producono energia, ma diventano uno strumento concreto per affrontare problemi ambientali urgenti come lo smaltimento degli scarti agricoli e delle deiezioni animali, evitando le problematiche connesse con i processi di inquinamento di aria acqua e suolo. Per questo con la nostra campagna Fattore Biometano abbiamo cercato di fare corretta informazione nei territori e di promuovere una produzione sostenibile di biometano basata su scarti agricoli e reflui zootecnici. La digestione anaerobica consente di valorizzare questi flussi migliorando la gestione degli scarti, riducendo l’inquinamento atmosferico e restituendo sostanza organica ai suoli attraverso l’utilizzo agronomico del digestato, una risorsa fondamentale per contrastare il degrado dei terreni agricoli e ridurre l’uso di fertilizzanti chimici con benefici ambientali ed economici per l’ambiente, le aziende agricole e i consumatori”.