DIARIO POLITICO
I formaggi americani in Argentina. Perché il prezzo dell’allineamento a Trump può diventare salato per Meloni
La notizia è scivolata via in silenzio. Eppure dice molto. Il presidente argentino Javier Milei ha firmato un accordo commerciale con Donald Trump che tutela prodotti alimentari americani pronti a scimmiottare – senza troppi scrupoli – alcune delle eccellenze casearie italiane e francesi. Dal gorgonzola al parmigiano, dall’Asiago alla fontina, fino a burrata e mascarpone: tutto rigorosamente made in USA, ma con nomi che evocano ben altre origini. E non è finita. (…)
È più che probabile che l’intesa si allarghi ai salumi: prosciutto, mortadella e compagnia verranno prodotti ed esportati dagli Stati Uniti con etichette italiane.
Da Roma, per ora, nessuna reazione. Silenzio. Se serviva un’ulteriore prova della considerazione che Trump riserva ai suoi alleati – inclusi i più allineati – eccola servita. La presidente del Consiglio italiana, che nel frattempo ha annunciato la partecipazione dell’Italia come “osservatore”al primo board sul Medio Oriente voluto dalla Casa Bianca (regole fissate a Washington, naturalmente), continua a puntare sulla linea della fedeltà atlantica senza condizioni.
Dopo l’intesa con il cancelliere tedesco Friedrich Merz sulla competitività, la premier è volata in Etiopia, evitando ancora una volta la Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Una scelta che le ha risparmiato l’ascolto diretto delle parole durissime di Merz, che ha parlato apertamente di frattura con gli Stati Uniti e ha preso le distanze dal mondo Maga contrapponendogli i valori europei.Una posizione molto più vicina a quella del primo ministro britannico Keir Starmer e del presidente francese Emmanuel Macron che non a quella della premier italiana. Meloni continua a volersi accreditare come “pontiera” tra le due sponde dell’Atlantico. Il rischio, però, è un altro: restare in mezzo senza incidere davvero né di qua né di là.
Gli esempi della scarsa considerazione da parte di Trump non mancano: dalla gestione dei dazi al dossier ucraino, dove i buoni propositi italiani si sono rapidamente sgonfiati. L’accordo con l’Argentina di Milei su parmisan e prosciutto si inserisce perfettamente in questo schema. Finora questo atteggiamento accondiscendente nei confronti di Trump (assai poco apprezzato in Italia) non ha ancora avuto ricadute negative sul consenso interno. Ma bisognerebbe analizzare quanto questo sia per merito della premier o per demerito dell’opposizione. Siamo entrati nell’ultimo anno di legislatura, le fibrillazioni sono visibilmente in aumento e destinate ad aumentare. Il testa a testa che i sondaggi stanno rilevando sul referendum sulla giustizia più che un segnale é un campanello d’allarme.