Il Progetto Urbano Strategico, l’urbanistica e l’avvenire delle città
Negli anni Sessanta Giuseppe Samonà pubblicava L’urbanistica e l’avvenire della città. Il suo pensiero collegava due scale: quella territoriale, proponendo i Comprensori territoriali come livello geografico di coordinamento dei centri urbani anticipando le di molto successive aree metropolitane, e quella progettuale, immaginando che architettura e urbanistica potessero lavorare insieme. Sappiamo bene che le due discipline si sono separate da lì a poco e che la dinamica dell’espansione urbana che in quegli anni iniziava a montare rapidamente ha lasciato poco spazio per sperimentare strumenti di governo e forme del controllo. In tanti anni la pianificazione ha rincorso le intenzioni dell’economia e registrato le richieste dei contesti perdendo, salvo pochissime eccezioni, la possibilità, oltre che l’ambizione, di governare il disegno della città e la qualità dello spazio costruito. L’architettura e il progetto urbano arrivavano sempre dopo che le classificazioni urbanistiche avevano attribuito volumi e potenzialità edificatorie senza alcun vincolo di disegno urbano e senza alcun impegno di città pubblica davvero posto in relazione al contesto insediativo. Dagli anni Sessanta in poi questa dinamica espansiva è continuata per decenni fino alla crisi globale innescata dalla bolla americana del 2008 che in qualche mese è arrivata in Italia trovando dappertutto piani sovradimensionati, programmazioni improbabili, fallimenti economici già avviati. La crisi della pianificazione è stata allora evidente. Come è noto la crisi urbana che ne è derivata ha congelato le città per anni fino ad un radicale cambio di paradigma: dall’espansione alla rigenerazione urbana. Oggi il passaggio culturale dalla logica del continuo ampliamento delle città alle politiche del consumo zero di suolo sono ormai consolidate nelle discipline tecniche, nelle politiche urbane, nella legislazione urbanistica e nella opinione pubblica. Non sono ancora cambiati però gli strumenti di lavoro. La pianificazione infatti continua ad approcciare le trasformazione con gli strumenti delle regole e degli indici fermandosi a graficizzare strategie urbane suggerendo e incentivando densificazioni insediative degli ambiti edificati, limitando al massimo l’espansione al di fuori del cosiddetto territorio urbanizzato. Appare evidente che quello che manca è un ragionamento progettuale sulla città. Manca un metodo diverso che affianchi agli aspetti regolativi quelli di prefigurazione e di verifica anticipata. Dobbiamo allora dire chiaramente che il progetto urbano non va chiamato in causa solo alla fine ma va utilizzato come strumento di indagine delle potenzialità dei luoghi utile a chiarire da subito indirizzi e scenari. Senza il suo contributo già nella fase iniziale manca una visione specifica e puntuale che possa essere condivisa e che possa far convergere pubblico e privato in una strategia concorrente pensata per affrontare le grandi problematiche che vediamo emergere e per cogliere le straordinarie opportunità che il momento storico ci offre. Il consumo zero di suolo non è infatti l’unica questione sul terreno. Viviamo infatti un tempo difficile in cui si affermano tre grandi questioni: la crisi definitiva dell’espansione urbana, il cambiamento climatico e l’affermarsi silenzioso della quarta rivoluzione industriale. A queste condizioni strutturali che stanno colpendo le nostre città si affiancano dinamiche di forte modificazione delle comunità urbane. Vediamo un rimescolamento senza precedenti delle nostre società mentre la tenuta sociale dei contesti non è mai stata così a rischio. Vediamo ormai consolidato un falso mito negativo della partecipazione troppe volte ridotta a strumento della comunicazione politica, banalizzata a procedura superficiale e ridotta ad esercizio generico, senza proposte e senza impegni perché appunto senza progettualità da discutere. Con un’attenzione speciale a questi aspetti dobbiamo allora pensare bene a cosa fare, analizzando insieme queste problematiche e interpretandole come opportunità. La rigenerazione urbana, la rinaturazione delle città e l’applicazione critica delle nuove tecnologie abilitanti al servizio delle comunità sono le partite che dobbiamo giocare su tanti campi ma in maniera strategica, coordinata e collettiva. Da alcuni anni abbiamo impostato un lavoro parallelo e complementare alla pianificazione che ha dimostrato validità e considerazione nelle Pubbliche Amministrazioni. Il Progetto Urbano Strategico – PUS – nasce come tentativo messo in campo negli anni di crisi urbana di cui abbiamo appena ragionato nel tentativo di capire come l’architettura poteva portare un contributo alla ripartenza di dinamiche trasformative che allora sembravano semplicemente impossibili. Il progetto urbano viene applicato per punti a tutta la città attraverso la individuazione di una serie di aree strategiche di trasformazione e un disegno degli spazi pubblici che privilegi l’attraversamento della città e il ritorno delle persone nelle sue strade e nelle sue piazze. In questo modo rigenerazione urbana, rinaturazione e applicazione del digitale vengono portati avanti insieme nella definizione architettonica di una città verde accessibile e accogliente. La metodologia che abbiamo sperimentato negli ultimi quindici anni e che oggi è disponibile per essere disegnata sulla misura di ogni contesto, ha nel frattempo dimostrato una significativa capacità di lavoro. Oggi, nel 2026, superano la decina i PUS che abbiamo offerto alle città italiane. Processi progettuali che hanno affiancato alla pianificazione una strumento di prefigurazione e di condivisione delle scelte capace di supportare le decisioni delle Pubbliche Amministrazioni, avvicinare la popolazione alle scelte di trasformazione della loro città e coinvolgere i portatori di interesse in una disegno urbano che possa far convergere interessi privati e bene comune. Molti piani hanno recepito le indicazioni emerse nei processi, molte opere sono state finanziate partecipando ai bandi con le progettualità elaborate, molti piani attuativi sono stati corretti sulla base di un disegno urbano condiviso. Il progetto urbano pensato in chiave strategica e partecipata ha ormai dimostrato il suo grande potenziale di essere supporto alla pianificazione al servizio delle comunità. Ha dimostrato di essere il complemento necessario dell’urbanistica per esprimere insieme una sempre più necessaria strategia qualitativa di rigenerazione urbana.
Fonti:
- Samonà, L’urbanistica e l’avvenire della città, Laterza, Bari 1967
Parma città d’oro, a cura di D. Costi, C. Mambriani, F. Magri, LetteraVentidue Siracusa 2021
- Costi, F. Manfredi, Community Regeneration Masterplan. The Five dimensions of Sustainability: Guidelines for European Cities, Springer Berlin 2023, in Italia Rigenerare le comunità urbane, LetteraVentidue, Siracusa 2022
- Costi, The Manual of Strategic Urban Design, Springer, Berlin 2025, in Italia Manuale di Progetto Urbano Strategico per LetteraVentidue 2025

Architetto, Professore, Progettista
Dario Costi, architetto Phd è professore ordinario in progettazione architettonica e urbana presso l’Università di Parma. Direttore della Serie The City Project per Springer Berlin e di altre collane editoriali, scrive per la Scuola Nazionale di Amministrazione le Linee guida per la Rigenerazione Urbana in Italia, è consulente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici per il Piano Casa Italia e Direttore del Laboratorio Smart City 4.0 Sustainable LAB promosso dalla Regione Emilia Romagna. Si occupa dell’integrazione possibile tra progetto urbano, rinaturazione delle città e innovazione tecnologica attraverso l’architettura sia in ambito di ricerca applicata che sul piano professionale grazie allo Studio MC2AA con cui lavora prevalentemente sui temi della rigenerazione, dell’edificio e dello spazio pubblico, del social housing, della transizione degli insediamenti industriali verso il modello degli Smart Eco-District. d.costi@mc2aa.it