INTERVISTE MASTERPLAN/9

Orofino (In/Arch): efficace per governare processi di rigenerazione, lo vedrei nella legge del 1942 come indirizzo urbanistico preliminare

02 Feb 2026 di Giorgio Santilli

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Orofino (In/Arch): efficace per governare processi di rigenerazione, lo vedrei nella legge del 1942 come indirizzo urbanistico preliminare

Continuiamo il dibattito lanciato da DIAC sullo strumento del Masterplan che è ponte fra pianificazione urbanistica e progetto. Come rafforzarne il ruolo nel caos attuale? Riconoscimento legislativo? Partecipazione pubblica? Consapevolezza degli operatori? Alle nostre cinque domande, uguali per tutti, oggi risponde Francesco Orofino, segretario generale di In/Arch. Qui si può leggere l’articolo di avvio del dibattito e le prime otto interviste Qui si può leggere Qui si può leggere il primo articolo che ha avviato il dibattito e le prime otto interviste: Silvia Viviani, Michele Talia, Maurizio Carta, Marcello Capucci, Bruno Discepolo, Pierluigi Mantini, Stefano Betti, Paolo Desideri.

Ecco le risposte di Francesco Orofino, segretario generale di In/Arch.

  1. Il Masterplan può essere considerato uno strumento per inserire, con una certa quota di flessibilità, il progetto di rigenerazione urbana all’interno della pianificazione urbanistica?

Ritengo che il Masterplan sia oggi uno degli strumenti più efficaci per promuovere e governare la rigenerazione urbana. Il progetto urbano consente infatti di prefigurare trasformazioni complesse, coniugando visione e flessibilità, e traducendo strategie urbane in scenari concreti e concertati, capaci di evolvere nel tempo insieme alla città. Il Masterplan da un lato, sperimenta un approccio olistico alla trasformazione – orientando le future scelte urbanistiche e garantendo coerenza alle iniziative – dall’altro, grazie alla sua natura non rigida, consente di adattare il percorso progettuale alle sfide e opportunità che si presentano nel tempo.

  1. Da un punto di vista normativo, che tipo di strumento sarebbe opportuno e in quale legge andrebbe inserito come elemento di riforma?

Come accennato, il Masterplan svolge un ruolo propedeutico rispetto agli strumenti urbanistici operativi. Un vantaggio concreto è che molte scelte strategiche – spesso difficili da inserire nei rigidi meccanismi dei piani regolatori – vengono anticipate e testate proprio all’interno del Masterplan. Sarebbe quindi opportuno, a mio parere, riconoscerlo formalmente come strumento di indirizzo urbanistico-preliminare, nell’ambito della sempre più urgente riforma della legge urbanistica del 1942. Una codificazione autonoma ne chiarirebbe ruolo, contenuti e rapporti con i piani attuativi, facilitandone l’impiego nelle procedure complesse e nei partenariati pubblico-privati.

  1. Quali dovrebbero essere i tre contenuti caratterizzanti del Masterplan?

Volendo sintetizzare, il Masterplan dovrebbe includere:

  • una visione strategica dell’intervento, fondata su obiettivi chiari e misurabili, in coerenza con gli indirizzi del piano urbanistico generale;
  • una prefigurazione dell’assetto spaziale, che definisca la struttura urbana, gli spazi pubblici e il mix funzionale;
  • un quadro attuativo flessibile, con indicazione delle fasi di attuazione, delle modalità operative, dei soggetti coinvolti e delle possibili forme di partenariato pubblico-privato, nonché delle regole-guida capaci di orientare gli sviluppi futuri senza irrigidire il processo di trasformazione. Un equilibrio tra indirizzo fermo e possibilità di modifica è uno degli aspetti chiave che devono distinguere il Masterplan da un piano urbanistico tradizionale.
  1. Rispetto alla situazione attuale che si trova a fronteggiare un amministratore, qual è il principale vantaggio che può apportare?

Il vantaggio principale, per chi amministra, è poter contare su uno strumento capace di costruire trasformazioni condivise. Non è solo una guida tecnica, ma un dispositivo di dialogo: coinvolge cittadini e stakeholder fin dalla fase della sua elaborazione. Il Masterplan orienta le scelte dell’amministratore, riduce l’improvvisazione, costruisce consenso e accelera i tempi decisionali. Permette di governare la complessità urbana con una visione e con quella necessaria flessibilità e capacità di adattamento che oggi gli strumenti di pianificazione devono saper garantire.

  1. Nell’attuale contesto delle politiche nazionali, il Masterplan è secondo lei una priorità da inserire nelle riforme in corso?

Considero il riconoscimento normativo del Masterplan una priorità. La sua definizione colmerebbe un vuoto tra visione strategica e pianificazione formale, particolarmente rilevante nei processi di rigenerazione urbana. In un contesto nazionale che richiede strumenti più agili, integrati e capaci di coordinare investimenti pubblico-privati, il Masterplan rappresenta una leva progettuale concreta. Inserirlo nelle riforme in corso significa dotare i territori di uno strumento capace di connettere strategia, pianificazione e attuazione.

 

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