INTERVISTE MASTERPLAN/7

Stefano Betti: “Non solo documento di indirizzo, ma vero progetto urbano con obiettivi e indicazioni di massima degli interventi privati e infrastrutturali”

26 Gen 2026 di Giorgio Santilli

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Stefano Betti: “Non solo documento di indirizzo, ma vero progetto urbano con obiettivi e indicazioni di massima degli interventi privati e infrastrutturali”

Stefano Betti, vicepresidente Ance

1) Il Masterplan può essere considerato uno strumento per inserire, con una
certa quota di flessibilità, il progetto di rigenerazione urbana all’interno della
pianificazione urbanistica?

Dobbiamo prima di tutto stabilire cosa intendiamo per Masterplan. Se si tratta di un
documento solo strategico e di indirizzo per la rigenerazione di un’area vasta o
invece, come credo più opportuno, di un vero e proprio progetto urbano in grado di
fornire non solo obiettivi, ma anche indicazioni, seppure di massima, di carattere
progettuale e localizzativo, sia degli interventi privati, sia delle dotazioni territoriali,
delle infrastrutture e dei servizi pubblici necessari nel contesto di riferimento. Sotto
quest’ultimo aspetto può rappresentare sicuramente uno strumento utile soprattutto
per avviare progetti di sviluppo nell’ambito di specifiche aree.

2) Da un punto di vista normativo, che tipo di strumento sarebbe opportuno e in
quale legge andrebbe inserito come elemento di riforma (riforma legge
1150/1942, riforma Testo unico edilizia, nuova legge su rigenerazione urbana
all’esame del Senato, provvedimento a sé)?

Se ragioniamo in termini di progetto urbano, potrebbe essere inserito nell’ambito di
un accordo fra pubblico e privato con valore di piano attuativo. Nella mia Regione,
l’Emilia-Romagna, è già previsto uno strumento di questo tipo, l’Accordo Operativo
che integra il PUG, piano flessibile e in grado di accogliere i progetti privati. A livello
nazionale, in assenza della riforma urbanistica, potrebbe essere utile inserirlo nella
nuova legge sulla rigenerazione urbana, anche per poter massimizzare i fondi
pubblici stanziati.

3) Quali dovrebbero essere i tre contenuti caratterizzanti del Masterplan?

Oltre al progetto urbano che rappresenta l’assetto urbanistico e edilizio dell’ambito territoriale interessato, il Masterplan dovrebbe essere composto dal piano economico-finanziario, che illustra i valori economici degli interventi pubblici e privati programmati e che ne dimostra la fattibilità e la sostenibilità, e da un documento che evidenzi le garanzie di sostenibilità ambientale. Non dimentichiamo anche la presenza di una convenzione urbanistica che disciplini gli obblighi del privato.

4) Rispetto alla situazione attuale che si trova a fronteggiare un amministratore,
qual è il principale vantaggio che può apportare?

Il Masterplan, accompagnato dall’Accordo pubblico/privato, consente prima di tutto
la messa a terra di interventi in linea con le esigenze della collettività e quindi una
maggiore flessibilità. I piani urbanistici comunali sono stati costruiti in un passato
più o meno remoto e non contemplano i nuovi bisogni sociali che emergono ormai
incessantemente dal continuo progresso tecnologico.

5) Nell’attuale contesto delle politiche nazionali, il Masterplan è secondo lei una
priorità da inserire nelle riforme in corso?

Sicuramente, il Masterplan come progetto urbano alla base di un accordo fra
pubblico e privato, può rappresentare una priorità per trasformare contesti più o
meno ampi di città. Per rigenerare serve uno strumento in grado di superare le
rigidità della pianificazione, liberare la progettualità privata e garantire la massima
efficacia dei finanziamenti pubblici attraverso l’attivazione di risorse e interventi
privati nello stesso contesto urbano.

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