INTERVISTE MASTERPLAN/5

Bruno Discepolo: “Elemento innovativo di connessione per superare la contrapposizione tra politica del piano e cultura del progetto. Può stare nelle leggi regionali”

26 Gen 2026 di Giorgio Santilli

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Bruno Discepolo: “Elemento innovativo di connessione per superare la contrapposizione tra politica del piano e cultura del progetto. Può stare nelle leggi regionali”

Bruno Discepolo, architetto e urbanista, ex assessore della Regione Campania

1) Il Masterplan può essere considerato uno strumento per inserire, con una certa quota di flessibilità, il progetto di rigenerazione urbana all’interno della pianificazione urbanistica?

Per molti anni, in Italia, il dibattito, non solo disciplinare, è vissuto dentro una contrapposizione tra politica del piano e cultura del progetto. Individuando queste due dimensioni dell’operare quasi come irriducibili. Il Masterplan, una volta definiti natura e perimetro di azione dello strumento, può utilmente porsi come elemento di connessione, di passaggio di scala, tra il piano urbanistico, le sue visioni e aspetti regolativi, e la prefigurazione trasformativa di singole parti di territorio, a livello progettuale.

2) Da un punto di vista normativo, che tipo di strumento sarebbe opportuno e in quale legge andrebbe inserito come elemento di riforma (riforma legge 1150/1942, riforma Testo unico edilizia, nuova legge su rigenerazione urbana all’esame del Senato, provvedimento a sé)?

Lo strumento del Masterplan, non previsto attualmente dalla legge 1150/42, in attesa della moderna legge di principi, può vedere la luce nelle legislazioni regionali. In Campania, nell’ambito della riscrittura della legge di governo del territorio (l.r. 5/24) è stato introdotto il Programma Integrato di Valorizzazione, normando compiutamente quanto già avviato sperimentalmente con 7 Masterplan territoriali.

3) Quali dovrebbero essere i tre contenuti caratterizzanti del Masterplan?

La possibilità che l’introduzione di un nuovo (a volte verrebbe da dire anche l’ennesimo) strumento urbanistico non costituisca un inutile appesantimento procedurale o un limite all’agire coincide con una pregiudiziale “ non negoziabile”: natura facoltativa e non prescrittiva dello strumento, semplificazione procedurale, flessibilità attuativa.

4) Rispetto alla situazione attuale che si trova a fronteggiare un amministratore, qual è il principale vantaggio che può apportare?

L’individuazione di aree target nell’ambito dell’intero territorio di riferimento, dentro una previsione di piano generale, e il ricorso allo strumento del Masterplan consente al decisore politico di mettere in atto processi virtuosi di sinergie tra pianificazione urbanistica e programmazione e allocazione delle risorse.

5) Nell’attuale contesto delle politiche nazionali, il Masterplan è secondo lei una priorità da inserire nelle riforme in corso?

L’unica, vera grande priorità, allo stato e come le vicende milanesi hanno messo drammaticamente in evidenza, è il varo di una moderna legge di principi in grado di ricostruire un corretto rapporto tra Stato e Regioni, nella materia del Governo del Territorio, a legislazione concorrente. In questo ambito e nella affermazione dei nuovi paradigmi del contrasto al consumo di suolo e della promozione della rigenerazione territoriale e urbana, l’introduzione dello strumento del Masterplan può certamente costituire una innovazione importante.

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