OSSERVATORIO CONGIUNTURALE ANCE/1

Ci sono già 120 miliardi nel dopo-2026 per un piano “modello Pnrr”. Per la casa disponibili 7 miliardi

Il Centro studi ANCE guidato da Flavio Monosilio (foto) corregge le previsioni per il 2025 da -7% a -1,1%: il Pnrr ha funzionato meglio del previsto. Per il 2026 il Piano, con i 15.978 cantieri in cui lavorano 6.277 imprese, porta un +12% per le opere pubbliche e un +5,6% per il settore. Ciferri: 15 miliardi dai risparmi di spesa Pnrr. Micelli: la strategia Ue è casa come infrastruttura.

21 Gen 2026 di Giorgio Santilli

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Ci sono già 120 miliardi nel dopo-2026 per un piano “modello Pnrr”. Per la casa disponibili 7 miliardi

Flavio Monosilio, direttore Centro studi Ance

L’attenzione è altissima su quel che accadrà dopo la fine del Pnrr nel 2026. Non a caso le due notizie più rilevanti dell’Osservatorio congiunturale dell’Ance, presentato ieri dal direttore del Centro studi dell’associazione, Flavio Monosilio, insieme alla presidente Federica Brancaccio e al vicepresidente Piero Petrucco, vengono da uno scavo sulle risorse potenzialmente disponibili già in bilancio dello Stato per un piano di investimenti “modello Pnrr” (120 miliardi) e sulle risorse già effettivamente disponibili per il piano casa (7 miliardi). Questo senza dimenticare il lavoro più tradizionale dell’Osservatorio, che è quello di fare – e in questo caso anche di correggere – le stime su quanto appena concluso e le previsioni su quello che sta per accadere.

Il Centro studi Ance ha rivisto le vecchie previsioni per il 2025 che vedevano un “profondo rosso” quantificato in un -7% portando la stima attuale a una “leggera flessione”, con un -1,1%. Il merito – è stato ricordato a più riprese e da più voci – si può dire in sintesi che sia stato di un Pnrr andato meglio di quanto si potesse sperare. Ci sarà modo per tornare sui tanti numeri, per esempio quello relativo ai cantieri – cresciuti fino a 15.978 – e quello sulle imprese che hanno partecipato al Piano – 6.277 che hanno preso almeno un lavoro. Inutile dire che il Pnrr sarà anche il protagonista del 2026, con una spinta che si farà così forte da portare a una previsione del +12% per il comparto delle opere pubbliche e da trainare l’intero settore a un +5,6%.

Delle soddisfazioni e dei rischi dell’ultimo miglio del Pnrr ha parlato anche Federica Brancaccio e il suo ragionamento si può leggere nell’articolo di Maria Cristina Carlini che potete scaricare qui.

Davide Ciferri: forte accelerazione, facciamo ancora un piccolo sforzo per colmare il gap di 8,5 miliardi che resta

Davide Ciferri

Per chiudere il capitolo Pnrr qui ci limitiamo a ricordare due numeri esposti da Davide Ciferri, direttore della task force Pnrr del MIT: quella di cui finora non si era parlato (pur essendo presente nei documenti di finanza pubblica) sono i 15 miliardi di risparmi di spesa generati sul complesso dell’investimento Pnrr che non saranno reimpiegati in lavori e quindi porteranno un beneficio netto ai conti pubblici; quella invece già esposta in occasione della presentazione del bilancio Pnrr del Mit, di 8,5 miliardi, vale a dire il gap ancora esistente per chiudere l’intera previsione di spesa di 41 miliardi. “Dopo la grande accelerazione degli ultimi mesi, serve questo ulteriore sforzo di accelerazione”, ha sintetizzato Ciferri.

Torniamo invece alla parte essenziale della presentazione di ieri. Anzitutto, i 120 miliardi che, secondo l’Ance, sono già presenti nel bilancio dello Stato per dar vita a un piano organico di investimenti tipo-Pnrr, con tutte le semplificazioni e la metodologia target-milestones sperimentata in questi cinque anni. Ecco le poste “scovate” dalla squadra dell’associazione dei costruttori: 15 miliardi vengono dalla coda Pnrr (e questo suona come un invito al MEF a rimettere in circolo le risorse derivanti dai risparmi di spesa); 25 miliardi dai Fondi strutturali europei 2021-2027; 42 miliardi dal Fondo sviluppo coesione 2021-2027; 6,3 miliardi dal Fondo sociale per il clima 2026-2032; 6,2 miliardi dal maxifondo della legge di bilancio 2025; 13,5 miliardi dai fondi per il Ponte sullo Stretto; 5,3 miliardi dalla manutenzione Anas e Rfi; 3,8 miliardi dalle risorse per le infrastrutture della legge di bilancio per il 2026-2028. Totale, appunto, circa 120 miliardi, che dovrebbero confluire in un piano compatto e non essere dispersi fra mille rivoli poco impattanti.

C’è poi il piano casa, per cui Ance ha scovato 7 miliardi già disponibili. In sintesi, 970 milioni arrivano dal fondo per il disagio abitativo (ai 660 già disponibili se ne sommano 310 della legge di bilancio 2026), 2,9 miliardi dalle politiche di coesione nazionale ed europea (anche grazie alla riprogrammazione di medio termine regionale per un miliardo e di quella nazionale per 460 milioni), 3,2 miliardi dal fondo sociale per il clima (che deve essere ancora ripartito e presentato a Bruxelles, ma privilegerà gli interventi di efficientamento energetico senza escludere quelli per l’emergenza abitativa).

Ezio Micelli: la strategia europea è casa come infrastruttura che produce sviluppo

Ezio Micelli

Del piano casa europeo ha parlato Ezio Micelli, unico italiano fra i quindici componenti dell’Housing Advisory Board della commissione Ue. “La scelta europea non è di vedere la casa come merce o bene di mercato, né di vederla come un diritto. La scelta della strategia Ue è vedere la casa come infrastruttura che porta sviluppo”. Micelli ha poi lamentato che giustamente esista in Italia una strategia per le aree interne, ma paradossalmente non esista una strategia nazionale per le aree metropolitane, che sono il luogo dello sviluppo.

Non può mancare un accenno agli altri due temi che sono stati toccati più volte nel corso del dibattito di ieri: la maggiore solidità (anche finanziaria) con cui le imprese escono dalla fase di espansione accompagnata prima dal Superbonus e poi dal Pnrr; la grande difficoltà che resta sul fronte del credito verso il settore e in particolare verso gli investimenti: si è passati dai 52 miliardi del 2007 ai 10,6 miliardi del 2024 e la richiesta a gran voce è di superare questo che appare come un atteggiamento discriminatorio.

Piero Petrucco: recuperare il polmone finanziario portando le nostre analisi su un settore molto più solido

Piero Petrucco

Su questo punto è intervenuto anche Piero Petrucco che ha spiegato le analisi svolte da Ance sulle 75mila imprese iscritte alle Casse edili che sono più solide in termini di performance, produttività e assetto finanziario rispetto al grande universo delle 543mila imprese censite come settore costruzioni dall’Istat. “Vogliamo portare le nostre analisi alle istituzioni finanziarie che oggi ragionano guardando alle 543mila imprese e non alle 75mila. Per questa strada, che mostra un settore ben più solido sul piano finanziario, ci poniamo l’obiettivo di recuperare quel polmone finanziario che oggi si è fortemente ridimensionato”.

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