OSSERVATORIO NAZIONALE SUL PPP DI CRESME

La sorpresa delle gare PPP, record a 27,8 miliardi: con il 38% del totale trainano la crescita dei lavori pubblici

Nell’importo compresi la fase 2 dei partenariati pubblico-privato, le concessioni di lavori e la quota di lavori, manutenzioni e impianti delle concessioni di servizi. Sul boom pesa l’incognita della procedura di infrazione Ue e della decisione della Corte di giustizia. Il mercato delle opere pubbliche nel 2025 ha fatto 74 miliardi (+25,6% sul 2024). Per i mercati tradizionali (appalti lavori e integrati) -26%.

20 Gen 2026 di Giorgio Santilli

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La sorpresa delle gare PPP, record a 27,8 miliardi: con il 38% del totale trainano la crescita dei lavori pubblici

Un’impennata senza precedenti delle gare per il PPP e le concessioni di servizi, che passano da 5,9 a 27,8 miliardi, trascina il mercato dei lavori pubblici 2025 verso una crescita degli importi del 25%, scontando, però, anche una flessione del 26% dei mercati tradizionali (appalti di soli lavori e appalti integrati progettazione-lavori). Una fotografia sorprendente, del tutto inedita, che nasconde certamente potenzialità di sviluppo di nuovi mercati per il futuro ma anche rischi elevatissimi, con la penalizzazione dei mercati più solidi e l’espansione di quelli che negli ultimi dieci anni sono stati caratterizzati da grande incertezza e da moltissimi alti e bassi. Basti pensare che questo boom di gare PPP avviene nella fase storica in cui l’Unione europea – con una sentenza attesa della Corte di Giustizia e una procedura di infrazione della commissione – sembra voler colpire proprio le norme del codice appalti sul diritto di prelazione nel PPP. Inoltre, bisogna ricordare che vale 10.267 milioni il solo bando per la concessione della A22, Autostrada del Brennero, con una gara estremamente problematica, riavviata solo di recente dopo la sospensione obbligata per i rilievi mossi dalla Ue (che non sono superati).

Ma partiamo dai numeri elaborati da Cresme Europa Servizi. Oltre alla consueta analisi annuale sui bandi di gara del settore delle opere pubbliche, l’Osservatorio nazionale sul PPP fornisce analisi specifiche e approfondimenti su concessioni e partenariati pubblico-privato.

Il mercato generale dei nuovi lavori pubblici vale nel 2025 – in termini di bandi pubblicati – 74.179 milioni di euro che segnano una crescita del 25,6% rispetto ai 59.048 milioni di euro del 2024. Sarebbe un bel segnale per la coda del Pnrr e il dopo-Pnrr, se il dato non fosse il risultato di un dualismo preoccupante tra mercati tradizionali e mercati complessi (secondo la definizione data da Cresme Europa Servizi). I mercati tradizionali, che passano da 45.955 a 33.950 milioni di euro, con una riduzione del 25,6% perdono sia sul fronte degli appalti di soli lavori (da 32.032 a 24.60 con un -24,9%) sia su quello degli appalti integrati (da 13.334 a 9.890 milioni con un -25,8%). I mercati complessi si nutrono di una crescita del 530% di concessioni di lavori e altri contratti di PPP, passando da 2.358 a 14.857 milioni di euro, e di una crescita del 262,8% di concessioni di servizi con lavori e società miste, passando da 3.581 a 12.991 milioni di euro.

La crescita dei mercati complessi e la caduta di quelli tradizionali fa sì che sia cresciuta al 38% la quota che i primi detengono sul mercato totale dei lavori pubblici. Si tratta di un record assoluto. Per tornare a questi livelli bisogna andare indietro fino al 2019, quando la quota era attestata al 35%. Erano tempi molto diversi da oggi, in cui il PPP veniva usato – o si tentava di usarlo – come sostituto di mercati tradizionali che erano ai minimi storici. Era un avvicinamento ai piani bassi, insomma. Nel 2020 e nel 2024 questa quota era stata poi ai livelli minimi del 10%, nel triennio di mezzo aveva osccillato fra 17 e 18%.

Alcune considerazioni sui filtri che Cresme Europa Servizi applica a questi dati sono doverose sul piano metodologico. Nei dati relativi al PPP vengono inseriti soltanto i bandi di fase 2, quindi la vera e propria gara fra il promotore e gli altri concorrenti. Ignorata, invece, tutta la fase 1, finalizzata alla scelta del promotore. Per quanto riguarda le concessioni di servizi, l’obiettivo è individuare con la maggiore precisione possibile le quote di lavori, impiantistica e manutenzioni contenuti nelle concessioni. Sono escluse le concessioni relative ai servizi di distribuzione del gas. Per le altre concessioni di importo superiore ai 50 milioni sono sempre sottratti gli importi relativi ai servizi integrati per i settori della sanità e dei rifiuti.

Nella top ten dei bandi del mercato complesso spiccano la gestione degli acquedotti in Campania, la costruzione e la gestione degli impianti sportivi del Bosco dello Sport a Venezia (stadio e arena), la concessione dei servizi idrici nell’ambito sannita, la valorizzazione dei sedimi di Difesa Servizi Spa, la gestione dei servizi di illuminazione, la gestione di servizi e lavori per le RSA, la manutenzione degli immobili ERP in Emilia-Romagna.

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