L'INTERVISTA

Francesco Aymonino: l’Urban center di Roma luogo di progettualità, di confronto con i cittadini e di costruzione dell’Agenda urbana

23 Dic 2025 di Giorgio Santilli

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Francesco Aymonino: l’Urban center di Roma luogo di progettualità, di confronto con i cittadini e di costruzione dell’Agenda urbana

Francesco Aymonino

Francesco Aymonino ha lavorato per quattro anni al progetto di apertura del Roma Urban Center di viale Manzoni 34 come vicepresidente dell’Ordine degli architetti di Roma e coordinatore dell’apposita commissione dell’Ordine. Ora che l’Urban Center è stato inaugurato – istituzione costituita dalla Città metropolitana di Roma che ha messo l’immobile di sua proprietà e da Roma Capitale – Aymonino parla come incaricato di Roma Capitale e componente del consiglio di indirizzo dell’Urban Center.

Che cosa è l’Urban Center, Architetto Aymonino?

Un luogo unitario per raccogliere tutta la progettualità romana, un luogo che dovrebbe finalmente consentire a tutti i cittadini di conoscere quello che la città è in grado di produrre in termini di progetti, nella più ampia accezione del termine, dai progetti delle istituzioni territoriali ai progetti di trasformazione urbana ai progetti sociali a tutte le attività che le associazioni di cittadini hanno promosso e messo in campo. Quindi il patrimonio di iniziative presenti sulla città finalmente dovrebbe trovare dentro l’Urban Center il luogo in cui queste storie si possano raccontare, si possano mettere a fattor comune, possano diventare pratiche condivise per promuovere appunto la partecipazione della cittadinanza nella costruzione di visioni future della città. Roma è ricchissima di associazioni di cittadini che spesso si sono attivate in assenza di istituzioni pubbliche nei territori.

Non ci saranno soltanto progetti pubblici, quindi, ma anche progetti di associazioni e di progetti privati di interesse pubblico.

Sì, certamente progetti che sono il risultato di partnership pubblico-privato come, per esempio, i project financing. Ma anche progetti privati in senso stretto. Gli investitori devono trovare le informazioni per capire come si sta promuovendo Roma, quali sono le opportunità di investimento. Quindi non solo trasformazioni promosse dalle istituzioni, ma tutto quello che può essere il movimento in corso nella città e nell’area metropolitana, evidenziando anche i contributi che ciascuno può dare in questa trasformazione.

Il consiglio di indirizzo, di cui lei fa parte, determina i criteri in base ai quali vengono pubblicati i progetti e decide quali progetti pubblicare?

Il consiglio di indirizzo stabilisce le linee politiche di sviluppo delle attività dell’Urban Center, poi c’è un comitato scientifico che deciderà i temi da curare e da sviluppare dentro questo spazio che dovrebbe essere fondamentalmente un hub territoriale. Noi ipotizziamo si possa sviluppare con antenne locali nei comuni della città metropolitana e nei municipi di Roma Capitale, in modo di poter raccogliere istanze che sono più vicine al territorio e poterle discutere nelle sedi in cui queste cose accadono.

Cosa c’è al momento nell’Urban Center appena inaugurato?

Abbiamo quattro piani. Il piano terra, che abbiamo chiamato Ponte, è uno spazio libero, disponibile per organizzare eventi, convegni, incontri, dibattiti, con due grandi monitor dove si può proiettare le iniziative che di volta in volta vengono promosse.  Al momento ci sono proiezioni dedicate alle trasformazioni in corso in Roma Capitale e sul territorio della Città metropolitana. Il primo piano ospita un’aula laboratorio per attività didattiche e una per bambini e una sala studio con venti posti in cui sono già presenti trecento volumi sull’urbanistica. Al secondo piano c’è una sala immersiva dove attualmente girano quattro video tematici che raccontano le trasformazioni attuali di Roma viste attraverso la Piazza: il Pnrr, gli spazi pubblici nella rigenerazione urbana, il Tevere e l’urbanistica per i bambini. E all’ultimo piano c’è una mostra sugli interventi giubilari. È già attivo, quindi, aperto tutti i giorni tranne il lunedì, dalle dieci alle 19.

Il consiglio di indirizzo già si sta riunendo e prendendo decisioni?

Il consiglio di indirizzo comincerà a riunirsi formalmente da gennaio. Ci siamo incontrati più volte prima dell’inaugurazione in un consiglio allargato, con i componenti del consiglio di indirizzo, quelli del comitato scientifico e i referenti del Dipartimento urbanistica. Abbiamo dato alcune indicazioni su quello che si può fare in questi spazi e abbiamo avviato una serie di iniziative ed eventi. Il 9 gennaio iniziamo con un incontro con due professori di Roma Tre che ci presentano due portali molto interessanti dedicati a Roma: uno sulla storia della pianta del Nolli; l’altro è un sito di Public history dove vengono presentate le piante di Roma degli ultimi 150 anni e altre documentazioni filmate e fotografiche che raccontano le trasformazioni di Roma da quando diventa capitale a oggi. L’impegno dell’Urban Center è quello di costruire una piattaforma informatica che raccolga tutti i materiali sulle trasformazioni di Roma sparsi nelle piattaforme esistenti e nelle raccolte dati che fanno tante istituzioni. Abbiamo già fatto un evento su Roma città dei dati e ne facciamo un altro a febbraio sullo stesso tema.

Le funzioni principali dell’Urban Center sono di tipo espositivo e documentativo. Ma c’è spazio per svolgere una funzione attiva nella politica del territorio, intervenendo su singoli progetti e favorendo la partecipazione della cittadinanza nella fase progettuale? Può diventare uno strumento dell’Amministrazione in questi processi?

Sicuramente lo spazio dei workshop sarà lo spazio dove si faranno iniziative di questo tipo. In particolare, penso che l’Urban Center possa diventare il luogo dove si costruisce l’Agenda urbana e prendono vita i progetti per il futuro della città, proprio grazie al confronto tra l’Amministrazione e i cittadini. Vogliamo seguire l’esempio degli Urban Center di altre città che abbiamo ospitato nel giorno dell’inaugurazione, a partire dalla Fondazione innovazione urbana dell’Urban Center di Bologna che è il più antico d’Italia e promotore di iniziative come, appunto, l’Agenda urbana. Il dibattito con gli altri Urban center italiani e quello con le reti civiche romane che abbiamo avviato ben prima dell’apertura ci ha aiutato e ci aiuta a capire cosa sia necessario per Roma.

Che ruolo ha avuto l’Ordine degli architetti?

Città Metropolitana aveva già realizzato il restauro dell’edificio quando si è deciso che questa sarebbe stata la sede. Come Ordine degli architetti siamo riusciti a promuovere il concorso di progettazione per l’allestimento. Nel giro di un anno è stato compiuto tutto il lavoro che ha portato all’apertura. Ora dobbiamo costruire tutte le attività che via via si andranno strutturando per rendere quel posto un posto vivo e attivo a 360 gradi.

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