GLI EMENDAMENTI APPROVATI ALLA MANOVRA

Nascono al Mit prezzario nazionale e osservatorio, tornano i fondi per il caro materiali. Piano casa, in campo anche Mef e Chigi

Decreto Aiuti prorogato per il 2026 senza costi per il Tesoro: le stazioni appaltanti  reperiranno le risorse anche rinviando opere in programma. Per i lavori del biennio 2024-25 stanziamento di 1,1 miliardi. Soddisfazione di Brancaccio (Ance).

22 Dic 2025 di Giorgio Santilli

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Nascono al Mit prezzario nazionale e osservatorio, tornano i fondi per il caro materiali. Piano casa, in campo anche Mef e Chigi

MATTEO SALVINI LEGA

La novità, tenuta riservatissima da Matteo Salvini nei cassetti del MIT (si dice su ispirazione del presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Massimo Sessa), spunta con l’ultimissima versione dell’emendamento governativo alla legge di bilancio: nascono al Ministero delle Infrastrutture il Prezzario Nazionale per le opere pubbliche e il relativo Osservatorio sperimentale per il monitoraggio dei prezzari delle opere pubbliche, composto da dieci esperti, che potrà operare attraverso convenzioni con Università e istituti di formazione. Due novità che potrebbero costituire una rivoluzione nel campo dei lavori pubblici che negli ultimi cinque anni ha scontato un armamentario vetusto e inadeguato in materia di prezzi. Una mossa che potrebbe intrecciarsi anche con la messa a regime dell’articolo 60 del codice appalti sulla revisione prezzi. E che potrebbe comunque contribuire a ridurre gli scarti di costi dello “spezzatino” costituito dai prezzari regionali.

Il tema delicato è, infatti, proprio il rapporto con i prezzari regionali e i prezzari speciali (per esempio quelli di stazioni appaltanti come Rfi o Anas). Il prezzario nazionale, da adottare entro fine giugno, “opera quale strumento di supporto – dispone la norma approvata – alla definizione dei prezzari” regionali e speciali e “indica, per i prodotti, le attrezzature e le lavorazioni, le possibili soglie di variazione di prezzo applicabili a livello territoriale, tenuto conto del contesto di riferimento, dell’oggetto dell’appalto e delle specifiche condizioni di esecuzione del medesimo”. In questo senso, “le regioni e province autonome, nonché le stazioni appaltanti ed enti concedenti autorizzati all’adozione di prezzari speciali, nell’esercizio della propria autonomia organizzativa, motivano, in sede di adozione dei prezzari, eventuali scostamenti dalle stime di prezzo e delle soglie di variazione individuate dal prezzario nazionale”.

Da notare, infine, che l’Osservatorio potrà anche essere chiamato, su base di scelta volontaria delle stazioni appaltanti, a esprimere pareri di congruità dei costi, non vincolanti, di progetti di fattibilità tecnica ed economica, con la finalità, per esempio, di definire graduatorie di interventi nell’ambito di una selezione per un programma di investimenti.

Il recupero di 1,1 miliardi per il caro materiali dei lavori 2024-25

Quella sul Prezzario nazionale non è però l’unica novità rilevante nel testo della manovra approvata. Anzitutto va segnalato il recupero dei fondi per il caro materiali relativi ai lavori eseguiti nel 2024 e 2025: 1.100 milioni per il biennio 2026-2027, cento meno del primo emendamento governativo, ma con un’accelerazione sul 2026 (600 milioni anziché 400). Sono fondi che saranno erogati nel prossimo biennio ma che coprono parzialmente extracosti già sostenuti dalle imprese per i lavori Pnrr e non-Pnrr realizzati nel 2024 e 2025. I fondi stanziati in precedenza sono risultati insufficienti per 2,4 miliardi, secondo una stima dell’Ance. I fondi recuperati ora nel bilancio Mit coprono quindi una parte, poco meno di metà, di quanto mancava.

La proroga al 2026 della copertura degli extracosti

Un’altra novità in questo campo è la proroga della norma che consente di utilizzare le norme del decreto Aiuti a copertura degli extracosti anche per il 2026. Per i lavori che saranno realizzati il prossimo anno, però, non ci saranno fondi statali. La norma è stata scritta in modo da risultare a costo zero per il Tesoro: dovranno provvedere le stesse stazioni appaltanti a trovare le risorse, anzitutto con le due fonti utilizzate anche negli anni passati, vale a dire le risorse accantonate per imprevisti nel quadro economico di ogni intervento e quelle derivanti da ribassi d’asta, ma, qualora queste non bastassero, potranno utilizzare le risorse già a disposizione per opere programmate, che dovranno essere rinviate. Nella revisione dei propri strumenti di programmazione, piano triennale e piano annuale, le stazioni appaltanti non potranno però recuperare risorse con varianti al ribasso su ciascuna opera ma piuttosto rinviare intere opere agli anni futuri.

Non solo Salvini: le modifiche di competenze sul Piano casa Italia

Non finiscono qui le novità della manovra. Oltre al recupero dei fondi per i finanziamenti aggiuntivi del Piano casa, l’articolo aggiuntivo 133-bis della manovra ha imposto alcune modifiche di competenze che rafforzano il ruolo del Mef e di Palazzo Chigi su diversi aspetti del Piano casa Italia. In particolare, il Piano nazionale sarà adottato dal governo con Dpcm non più sulla base di una proposta del Mit soltanto, ma sulla base di una proposta concertata fra Mit e Mef. Una modifica sostanziale nella ripartizione di competenza, se si tiene presente che il Mef non ha solo l’ultima parola sui finanziamenti del piano, ma ha al proprio interno anche una delega sulle politiche relative al patrimonio immobiliare pubblico, affidata alla sottosegretaria Albano. Inoltre, gli interventi sperimentali che anticipano il Piano casa nel 2027-2028, con uno stanziamento di 100 milioni, non sono più decisi con decreto del Mit ma con Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Certamente non un rafforzamento della posizione del ministro delle Infrastrutture nelle competenze sul Piano casa.

Un altro aspetto importante inserito nella manovra sul Piano casa, riguarda le due priorità di destinazione che sono definite in relazione sia al Piano casa che alla sperimentazione anticipata. Una scelta molto netta, destinata a orientare gli interventi su due priorità: 1) “realizzazione e recupero di alloggi di edilizia sociale da destinare alla locazione, a canone agevolato” ad abitazione principale “per i giovani, le giovani coppie e i genitori separati”; 2) “realizzazione e adeguamento di unità immobiliari di edilizia sociale in favore delle persone anziane”.

C’è, infine, un’altra norma che potrebbe impattare sulla destinazione dei finanziamenti: prevede che le iniziative del Piano casa siano “individuate favorendo la complementarietà e l’integrazione con gli interventi finanziati” dai programmi nazionali e regionali 2021-2027 dei fondi strutturali europei, come ridefiniti dalla revisione di mid term, voluta dalla commissione Ue con esplicita priorità alle politiche abitative. Un tentativo di favorire l’integrazione fra i diversi livelli di pianificazione, anche se dalla norma non risulta chiaro a chi spetti – fra Ue, governo nazionale e regioni – il potere di fissare le priorità e gli interventi connessi.

La soddisfazione di Brancaccio (Ance)

Soddisfazione ha espresso, dopo la votazione di sabato scorso in commissione Bilancio del Senato, la presidente di Ance, Federica Brancaccio, per il testo approvato, con particolare riferimento al rifinanziamento delle misure per il caro materiali e del Piano casa: “Bene – ha detto Brancaccio – il ripristino delle risorse destinate al caro materiali per i cantieri in corso e al piano casa. Si tratta di misure indispensabili – ha poi continuato Brancaccio – per mettere il Paese al riparo dal rischio del blocco dei cantieri, con ripercussioni negative per la crescita, e per dare una prima risposta all’emergenza abitativa che morde sempre di più le città e che è ormai diventata una vera emergenza sociale. Apprezziamo – ha continuato la presidente di Ance – perciò lo sforzo del Ministro Salvini, di tutto il Governo e dei parlamentari che si sono impegnati in queste ore per non inficiare gli effetti positivi per la crescita e il benessere sociale contenuti nella manovra”.

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