LA MANOVRA AL SENATO

Nel maxiemendamento 1,2 miliardi al caro materiali e 300 mln al Piano Casa. Ponte, 780 milioni al 2033

Nella norma presentata dal Governo ci sono anche importanti novità in favore delle imprese: il finanziamento per 1,3 miliardi su Transizione 4.0 e quelli per la Zes e l’iperammortamento. La manovra prende così atto anche della rimodulazione definitiva del Pnrr. Per coprire i maggiori costi arriva dalle assicurazioni un contributo di 1,2 miliardi.  

17 Dic 2025 di Maria Cristina Carlini

Condividi:
Nel maxiemendamento 1,2 miliardi al caro materiali e 300 mln al Piano Casa. Ponte, 780 milioni al 2033

GIANCARLO GIORGETTI MINISTRO ECONOMIA

E’ arrivato il pacchetto di modifiche da 3,5 miliardi di euro annunciato, lunedì a sorpresa, dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Se i titoli dei capitoli degli interventi, concentrati soprattutto sulle imprese, erano stati enunciati dallo stesso Giorgetti, ieri con la presentazione del corposo emendamento omnibus, si sono scoperte le carte sui numeri. C’era attesa per le misure chieste dalle imprese edili sul caro materiali, dove da tempo è scattato l’allarme rosso. Attesa non delusa perchèil provvedimento ha portato una boccata d’ossigeno: per questa voce, il dato complessivo parla di 1,2 miliardi grazie all’aumento delle risorse per il ministero delle Infrastrutture e Trasporti per la Missione 14 – Infrastrutture Pubbliche e Logistica, Programma 14.10 dedicato all’edilizia statale e agli interventi speciali, comprese le emergenze per calamità. Nel dettaglio, secondo le nuove variazioni di bilancio, per il 2026 sono previsti 800 milioni di euro mentre il 2027 sono previsti 400 milioni. Questi finanziamenti che confluiscono nel Fondo per la prosecuzione delle opere, coprono le quote relative al 2024 e 2025. Sono risorse che coprono circa il 50% del fabbisogno quantificato dall’Ance ma è pur sempre un segnale importante. Novità per il Piano Casa. Nello stato di previsione del Mit 2026-2027, alla Missione 19 – Casa e assetto urbanistico, Programma 19.02 dedicato alle politiche abitative e territoriali, sono stati stanziati 300 milioni complessivi, 150 milioni nel 2026 e altri 150 milioni nel 2027. Come era stato prennunciato, anche in questo caso, sull’altare delle coperture – vista la lievitazione dei saldi complessivi della manovra – viene sacrificato il Ponte sullo Stretto di Messina, con la riprogrammazione al 2033 di 780 milioni. L’emendamento del Governo prende poi atto degli effetti derivanti dalla rimodulazione del Pnrr recentemente approvata con decisione del Consiglio UE del 27 novembre 2025 e prevede che la Ragioneria generale dello Stato provveda, con uno o più decreti direttoriali, ai conseguenti adempimenti amministrativi e contabili necessari per la messa a disposizione delle risorse in favore delle amministrazioni titolari delle misure del Piano. Come si legge nella relazione tecnica dell’emendamento, la revisione del PNRR, confermandone in 194,4 miliardi di euro la dotazione complessiva, ne modifica i contenuti lungo tre diverse direttrici:  definanziamento di alcune misure critiche; rafforzamento di misure PNRR esistenti; finanziamento di nuove misure. L’invarianza della dimensione finanziaria del Piano è, quindi, ottenuta attraverso la “sostituzione” delle misure definanziate (per circa 14,2 miliardi di euro) in parte con spese riconducibili a misure già finanziate a legislazione vigente da risorse nazionali (circa 6,5 miliardi di euro, perlopiù già effettuate negli anni precedenti) e, per la parte restante (circa 7,8 miliardi di euro), con nuove misure introdotte nel Piano rivisto, nella maggior parte dei casi caratterizzate dall’istituzione di nuovi strumenti attuativi che permetteranno la diluizione della spesa negli anni successivi a quello di formale chiusura del Piano. Nel triennio della manovra di finanza pubblica, le modifiche producono effetti migliorativi sull’indebitamento netto, al netto delle spese finanziarie, pari a circa 5,7 miliardi nel 2026 e 1,3 miliardi nel 2027. Tali effetti includono l’esclusione dal PNRR degli interventi ricompresi nella misura M2C4I2.1.A, relativi alla gestione del rischio di alluvione e alla riduzione del rischio idrogeologico, per un importo complessivo di 910 milioni di euro, che continuano a essere finanziati con risorse nazionali sulla base di un cronoprogramma aggiornato. Sul lato delle entrate, la riallocazione tra sovvenzioni e prestiti RRF determina effetti negativi nel 2026 e 2027 e lievemente positivi nel 2028. Nel complesso, la rimodulazione comporta un miglioramento dell’indebitamento netto nel periodo 2026–2028, inferiore alle stime iniziali per il 2026 e il 2028, e determina effetti peggiorativi negli anni successivi, principalmente legati al profilo temporale di attivazione dei nuovi strumenti previsti dal Piano rivisto “Oltre 7 miliardi di euro di fondi già assegnati ma non spesi – contesta il M5s – che escono dal perimetro Pnrr e rientrano nel bilancio dello Stato. Non per nuovi investimenti pubblici, non per sanità o scuola, ma per chiudere la manovra senza fare deficit”. Il cuore dell’emendamento del Governo guarda, come si è detto alle imprese in primis. Arrivano così nuove risorse per 1,3 miliardi per finanziare il credito d’imposta Transizione 4.0, i cui fondi sono andati esauriti. Si prevede che venga istituito, nello stato di previsione del Mef, un Fondo da ripartire con una dotazione di 1.300 milioni di euro per il 2026 “al fine di incrementare le dotazioni di misure a favore delle imprese”. Le risorse possono essere assegnate, “limitatamente agli investimenti effettuati prima del 31 dicembre 2025, all’incremento dei limiti di spesa previsi per il credito di imposta” Transizione 4.0, da usufruire “esclusivamente in compensazione” presentando il modello F24 nel corso del 2026. Diventa triennale l’iper e superammortamento previsto dalla manovra per le imprese che investono in beni strumentali diventa triennale. L’emendamento del governo proroga fino al “30 settembre 2028” (la manovra ora fissa il termine il 31 dicembre 2026, o al 30 giugno 2027) le agevolazioni riguardanti gli investimenti in beni strumentali nuovi materiali e immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica o digitale in chiave Transizione 4.0 e 5.0 destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato. L’emendamento elimina anche “la maggiorazione ulteriore del costo di acquisizione per gli investimenti ‘green'” e condiziona “la spettanza dell’incentivo alla circostanza che gli investimenti abbiano ad oggetto beni ‘Made in EU'”. Viene però eliminata la maggiorazione del 220% per gli investimenti green.   “Credo che sia la via giusta per avere un piano industriale del Paese”, commenta a caldo il presidente di Confindustria Emanuele Orsini. E nuove risorse sono destinate alla Zes. L’emendamento prevede 532,64 milioni per le aziende che hanno fatto domanda per il credito d’imposta per la Zes unica. Per le imprese che hanno “validamente presentato all’Agenzia delle entrate dal 18 novembre 2025 al 2 dicembre 2025” la domanda, è previsto “un contributo sotto forma di credito di imposta, pari al 14,6189% dell’ammontare del credito d’imposta richiesto”, a condizione che non abbiano ottenuto il riconoscimento. Visto che l’ammontare complessivo dei crediti richiesti “è pari a 3.643.520.511 euro”, spiega la Relazione tecnica, il contributo “è determinato nella misura massima di 532,64 milioni nell’ipotesi, prudenziale, che tutti gli importi richiesti” presentino i requisiti. Per vedersi riconosciuto il contributo, le aziende dovranno presentare dal 15 aprile 2026 al 15 maggio 2026, “esclusivamente in via telematica, una comunicazione all’Agenzia delle entrate” in cui dichiarano di non aver ottenuti il riconoscimento del credito d’imposta. L’Agenzia, con un provvedimento da emanare entro il 16 febbraio 2026, definirà “gli elementi informativi da indicare nella comunicazione e la modalità di trasmissione”. “La somma del credito d’imposta riconosciuto non può comunque eccedere l’importo richiesto con la comunicazione integrativa”, precisa l’articolato. Tra gli interventi infrastrutturali, L’emendamento stanzia poi  nuove risorse per il collegamento stradale Cisterna–Valmontone, un’opera attesa da anni nel Lazio e ritenuta strategica per migliorare la connessione tra l’area pontina e l’asse autostradale Roma–Napoli. Sono previsti 30 milioni di euro l’anno a partire dal 2032 e per gli anni dal 2034 al 2041, ma con una condizione stringente: entro marzo 2026 dovrà essere definito un cronoprogramma dettagliato, sia procedurale sia finanziario. In caso di ritardi o mancato rispetto delle scadenze, le risorse verranno revocate e riassegnate al Fondo Investimenti dello Stato. Una clausola che riflette la linea del Governo: più fondi, ma solo a fronte di tempi certi e verificabili. Sempre in materia di mobilità, vengono inoltre autorizzate nuove spese per 350 milioni complessivi, di cui 200 milioni nel 2026 e 150 milioni nel 2027, destinati a futuri interventi normativi nel settore. Una dotazione flessibile che servirà a finanziare misure ancora in fase di definizione, ma considerate prioritarie. Una delle novità più rilevanti introdotta dall’emendamento è il giro di vite sulle pensioni anticipate, ovvero quelle che al momento scattano con 42 anni e 10 mesi di contributi (1 anno in meno per le donne). Innanzitutto, dal 2032 la ‘finestra mobile’ (ovvero il tempo che passa tra il raggiungimento dei requisiti e il momento in cui si inizia a ricevere l’assegno) si allungherà progressivamente: dai 3 mesi attuali a 4 mesi nel 2032, poi 5 mesi nel 2033 e 6 dal 2034. Dal 2031, inoltre, viene decurtato il contributo del riscatto della laurea al raggiungimento dei requisiti: scatta infatti una sterilizzazione che parte da 6 mesi (che quindi non concorrono al calcolo) per chi matura i requisiti nel 2031 e sale progressivamente fino ad arrivare a 30 mesi per chi li matura nel 2035. Un’altra novità, sempre in materia previdenziale, riguarda i più giovani. Arriva l’adesione automatica alla previdenza complementare per i neo-assunti: il lavoratore avrà 60 giorni dall’assunzione per scegliere di rinunciare a “conferire l’intero importo del Tfr maturando a un’altra forma di previdenza complementare dallo stesso liberamente prescelta”. Si amplia inoltre la platea delle aziende tenute a versare il Tfr all’Inps: saranno tenuti a farlo anche i datori di lavoro che, negli anni successivi a quello di avvio dell’attività, raggiungano la soglia dimensionale dei 50 dipendenti, attualmente esclusi dall’obbligo. Sul fronte delle coperture, un contributo di 1,3 miliardi arriva dalle assicurazioni con l’introduzione di un meccanismo di versamento, entro il 16 novembre di ogni anno, di un acconto pari all’85% del contributo sul premio delle assicurazioni dei veicoli e dei natanti dovuto per l’anno precedente. Si è detto della riprogrammazione degli stanziamenti relativi al Ponte sullo Stretto di Messina, tenendo conto dell’allungamento dei tempi causata dallo stop della Corte dei Conti. Il valore complessivo di 13,5 miliardi rimane invariata.  La modifica, attraverso una modifica tabellare allo stato di previsione del Mit, “rifinanzia, alla luce dell’aggiornamento dell’iter amministrativo e del non perfezionamento degli impegni relativi alle somme iscritte in bilancio nell’anno 2025 in conto residui rinvenienti dall’anno 2024, gli stanziamenti relativi al Ponte sullo stretto di Messina – si spiega nella Relazione tecnica – prevedendo un incremento delle risorse nell’anno 2033 tale da lasciare inalterato il valore complessivo delle somme autorizzate”. Un emendamento “corposo ma necessario”, ha detto  il ministro dei rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. Ma le opposizioni protestano (“riscrive completamente la manovra”), in particolare contro le misure sulle pensioni. La commissione Bilancio del Senato ha avviato i primi voti sui temi comuni a partire dagli enti locali, ma oggi tornerà a vedersi solo in serata, dopo le comunicazioni della premier Giorgia Meloni alla vigilia del Consiglio Ue. L’accelerazione è attesa tra giovedì e venerdì, visto che l’approdo in Aula è già fissato per il 22, con voto il 23. Poi il passaggio alla Camera, blindato, tra Natale e Capodanno,  per il via libera definitivo.              

Argomenti

Argomenti

Accedi