Il World Modelling e la mediazione tra intelligenze nell’ambiente costruito

15 Dic 2025 di Angelo Ciribini

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Il settore dell’ambiente costruito sta facendo un uso disinvolto di termini come Modelling e Twinning a proposito della digitalizzazione. Di fatto, allorché ci si è occupati del BIM non si è riposta una particolare attenzione a che cosa significassero parole come modello, modellistica e modellazione, per non dire della relazione tra rappresentazione e simulazione.

Il modello è poi ritornato con maggiore fascinazione grazie alla linguistica computazionale e ai modelli linguistici massivi, o LLM, attualmente nei pensieri e nelle azioni dei più con il prefisso onnipervasivo di AI.

La focalizzazione sulla generazione di documenti, testuali o di altra natura, come per la dimensione iconica, ha successivamente alimentato la suggestione per la definizione di AI o IA come generativa: sinonimo di creativa?

Ciò, peraltro, è accaduto senza considerare che le logiche intrinseche dei classici, ormai tradizionali LLM, potessero portare a un conformismo digitale, così come condurranno a perdite occupazionali e a incrementi di produttività tendenzialmente livellati.

Ciò, tuttavia, di cui non si ha particolare sentore è che la modellazione esclusivamente linguistica, oltre che diventare multi modale, agli occhi dei ricercatori e degli investitori globali, pubblici e privati, sia divenuta un terreno da oltrepassare rapidamente, anche per via della scalabilità.
A partire dall’orchestrazione di agenti di IA, e dalla loro capacità di operare direttamente applicativi hardware e software, l’obiettivo è incentrato altrove, sul World Modelling, a iniziare dalla rappresentazione interna e della simulazione dinamica degli agenti nei contesti reali fisici e sociali.

La finalità esplicita è, infatti, quella di conferire alla macchina capacità di ragionamento simbolico o di comprensione percettiva piena dell’esperienza del mondo reale, in termini visivi, olfattivi, tattili, spaziali: addirittura emozionali.

Lo scopo riguarda il ragionamento, la memoria, la percezione, la predizione, l’attuazione: la tematica non riguarda più l’automazione, bensì l’autonomia e l’indipendenza o interdipendenza dei modelli dalla decisione umana.


Ovviamente, ciò potrebbe avvenire secondo modalità aliene da quelle umane, come è già evidente per l’analisi del funzionamento di modelli come Claude.

In gioco vi è la configurazione del modello e del gemello cognitivo: i maggiori ricercatori cinesi e statunitensi fanno, del resto, ormai riferimento ai modi dell’apprendimento pre-testuale dell’essere umano in età prescolare come paradigma.

In ultima analisi, a prescindere dalla attuale capacità di comprensione semantica dei convenzionali LLM, i nuovi dispositivi, legati a un apprendimento esperienziale, agiscono anche sulla dimensione mentale e fisiologica.

Nei confronti dei primi prodotti commerciali, come Marble, destinati al gaming, all’automotive, all’health e alla robotics, si fa, però, menzione anche dell’architettura e dell’urbanistica.

Sarebbe tempo che il settore dell’ambiente costruito si attrezzasse per definire profili professionali per la mediazione tra intelligenze naturali e artificiali, invece di farsi suggestionare da soluzioni tecnologiche che, pur utili, nella veste attuale, per ricercatori e investitori internazionali costituiscono un passaggio intermedio, talora autoreferenziale o, comunque, funzionale in termini conversazionali a dispositivi avanzati.

Sfortunatamente, verrebbe da dire, non è science fiction, anche se non realtà immediata, centinaia di miliardi di dollari di investimenti lo certificano.

Questioni legate a produzione di esperienze sintetiche, a soluzioni ibride inclusive di soluzioni predittive non generative, a realizzazione di corpora di video e non solo di testi e di immagini, ad apprendimento dinamico e causale, ai modelli fondazionali geo-spaziali, lo evidenziano.

L’IA per agire nel mondo richiederà effettivamente una capacità di interdipendenza con l’essere umano, in un contesto fisico, ma anche sociale.

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