ALL WE NEED IS HOME

Roma, altri mille immobili Erp nel 2026. Zevi: “In tutto cinquemila cantieri ma ci servono i soldi dall’Europa”

L’assessore alle politiche abitative (in foto insieme al Sindaco Roberto Gualtieri e all’arch. Ricky Burdett) ha annunciato di aver raggiunto con un anno di anticipo l’obiettivo dei 1.500 immobili popolari previsti dal piano casa approvato due anni fa. “Solo nel 2025 arriviamo a spendere dodici milioni di manutenzione contro i 500mila euro del passato”.

15 Dic 2025 di Mauro Giansante

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Roma, altri mille immobili Erp nel 2026. Zevi: “In tutto cinquemila cantieri ma ci servono i soldi dall’Europa”

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Il piano casa di Roma avanza e guarda già alle sfide del 2026 e del post-Pnrr. Con un anno di anticipo, infatti, il Comune capitolino ha raggiunto l’obiettivo di acquistare e mettere a disposizione 1.500 alloggi popolari. “Adesso, vogliamo acquistare altri 1050 immobili Erp” ha raccontato l’assessore alle politiche abitative Tobia Zevi alla seconda conferenza All we need is home. “Ma ci servono i soldi dal governo e dall’Europa”. Porto fluviale, Tor Bella Monaca, Tor Vergata sono solo alcuni esempi de quadranti interessati da un lavoro iniziato due anni fa. “Solo quest’anno – ha aggiunto Zevi – arriviamo a spendere dodici milioni di euro per a manutenzione delle case popolari. Prima ne venivano spesi solo 500mila”. Un altro risultato completato in questi giorni è quello che riguarda la chiusura dei Caat, i centri per l’alloggio temporaneo. “L’ultima famiglia è uscita due giorni fa da quello di Val Cannuta”, ha dettagliato Tobia Zevi durante la conferenza sulla casa. E a proposito di famiglie, secondo gli ultimi dati dell’amministrazione, sono circa 114mila i nuclei familiari che risultano in condizione di fragilità abitativa, e dunque esposti a un rischio elevato di grave disagio. Mentre le persone in grave emergenza abitativa sono poco meno di 30mila: di cui, il 75% persone senza dimora; 25% residenti in campi attrezzati, insediamenti informali o alloggi precari (roulotte, cantine, locali impropri). Oltre duemila famiglie, invece, vivono in sovraffollamento: tra queste il 48% abita in affitto e il 56% ha figli minori.

 

I progetti prototipo in corso

 

Il dossier casa è molto ampio oltre che delicato e prevedrà per il prossimo anno l’avvio di un piano triennale di manutenzione urbana che coinvolgerà Quarticciolo, Ostia e Bastogi. Così come già dai prossimi giorni verrà rilanciato l’impegno per individuare nuovi edifici da recuperare e mettere a disposizione del patrimonio pubblico. “Un altro lavoro enorme che portiamo avanti è quello della liberazione degli edifici occupati abusivamente”, ha aggiunto Zevi. Ricordando, invece, come con la delibera 185 di luglio sono stati previsti fino a 900 euro per chi viene sfrattato e fino a 500 euro per chi non ha contratto d’affitto ma ha bisogno di trovare collocazione. “Ma il governo ha definanziato il contributo all’affitto” – ha attaccato l’assessore -, un grave danno per Roma che oggi fa uso di risorse proprie. Eppure riceviamo oltre 30mila domande l’anno quindi questa misura andava rafforzata non tolta”. La quarta misura del piano strategico sulla casa è l’Agenzia per l’abitare. “Nei giorni scorsi abbiamo approvato il bando per la coprogettazione, vinto da un consorzio di dieci realtà sociali tra cui Caricas, Arci, Civico zero”.

I prossimi passi, allora, saranno quelli di affrontare sempre più le esigenze della cosiddetta classe media impoverita; i bandi di social housing. Nei prossimi giorni, invece, verranno nominati gli esperti per l’Osservatorio sulla condizione abitativa a Roma. Uno strumento che affiancherà il lavoro che il Comune porta avanti insieme alle università e quello del progetto Atlante per mappare tutto il patrimonio abitativo. “Sempre nel 2026 dovremo pubblicare un nuovo bando per le case popolari perché quello attuale risale al 2012”, ha aggiunto Zevi, “e non è più adeguato per leggere la situazione”.

Il 2026, insomma, sarà un anno chiave per il tema casa a Roma. Ma sarà anche l’anno della fine del Pnrr. Da cui “abbiamo imparato che le scadenze e gli obiettivi ci hanno fatto spendere bene e prima i soldi messi a disposizione, lo dimostrano i cantieri che stiamo chiudendo”, ha chiosato l’assessore Tobia Zevi. Cui gli ha fatto eco il Sindaco Roberto Gualtieri spiegando che occorre sempre più “unire le politiche per la casa con la rigenerazione urbana” e “dobbiamo realizzare un’edilizia pubblica e sociale orizzontale, non verticale”.

In ogni caso, l’obiettivo macro e maxi rimane quello di raggiungere un tasso di alloggi di 71.290 unità da qui al 2032. Altro numero, altra scadenza importante. Di cui si è ragionato anche in un incontro avvenuto tra la Commissione Regionale Abi Lazio, presieduta da Roberto Fiorini, e la Vicepresidente Ance Roma – Acer all’Edilizia Privata, Benedetta Bonifati, focalizzato sulle prospettive future del mercato immobiliare romano e le esigenze abitative non solo delle fasce di reddito più basse e le famiglie meno abbienti, ma anche la cosiddetta “fascia grigia” rappresentata da chi ha redditi troppo alti per l’edilizia sovvenzionata, ma troppo bassi per accedere al libero mercato.

Bene, dall’incontro è stata ribadita la necessità di collaborazione tra pubblico e privato, per dare risposte concrete ad esigenze abitative così eterogenee. Anche perché, si spiega nella nota ufficiale di resoconto, il capitale privato non può da solo farsi carico di operazioni complesse dove è difficile trovare l’equilibrio economico. “Per questo – ha affermato Benedetta Bonifati – è vitale far leva sull’urbanistica e sulla semplificazione burocratica; penso alla revisione dei piani urbanistici fermi da tempo, per esempio. Aggiungerei anche la necessità di coperture pubbliche e di una leva fiscale, ma anche di agevolare l’accesso al credito e i mutui per le famiglie. A Roma – ha aggiunto – c’è molto da fare e siamo convinti che incentivare processi di rigenerazione urbana sia la svolta per rendere la Capitale più attrattiva e inclusiva, specie dopo il 2026 quando i finanziamenti pubblici andranno ad esaurirsi”. Per dirla con Gualtieri, anche da qui passerà la strada per “trasformare interventi episodici in politiche sistemiche, costruendo un orizzonte condiviso di inclusione e sviluppo urbano”.

 

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