LA GIORNATA
Lagarde: sorpresa crescita, in vista rialzo stime. La Fed taglia i tassi
- Industria, Istat: a ottobre torna in negativo, -1% mensile e -0,3% annuo
- Cipess, Morelli: ok aggiornamento 2025 del Contratto di Programma Mit–Rfi (Investimenti 2022-2026) per 3,97 mld
- Ue, via libera al Grid Package, il pacchetto europeo sulle reti
IN SINTESI
“L’economia dell’area euro sta andando meglio di quanto si temesse”. Lo ha detto la presidente della Bce Christine Lagarde intervenendo a un evento organizzato dal Financial Times in risposta a una domanda sull’andamento della congiuntura. “Sono solita dire che siamo in una buona situazione e naturalmente mi riferisco alla nostra politica monetaria. Parlo della stabilita’ dei prezzi, che e’ l’obiettivo primario della Banca Centrale Europea – ha detto Lagarde -. Abbiamo una storia di inflazione intorno al 2% e una proiezione a medio termine al 2%. Direi ancora una volta che siamo in una buona situazione. Ora, naturalmente, questo avviene nel contesto di un’economia dell’area euro che sta andando meglio di quanto si temesse. Continuiamo a dire che e’ piu’ resiliente e che la crescita sta resistendo. Negli ultimi esercizi previsionali abbiamo rivisto al rialzo le nostre proiezioni. Ho il sospetto che potremmo farlo di nuovo a dicembre. Non ne parlero’ perche’ ci aspetta la prossima settimana. Ma l’area euro sta resistendo meglio di quanto avevamo previsto ad aprile”. “Quando sono entrati in vigore i dazi, quando l’incertezza e’ aumentata, quando la guerra imperversava – ha aggiunto Lagarde – tutti pensavano che la crescita nell’area euro sarebbe crollata pesantemente. E questo non e’ accaduto. L’Europa ha resistito. Non c’e’ stata ritorsione sui dazi. L’euro non si e’ deprezzato come avremmo potuto prevedere. E penso che, quando osserviamo – che si tratti degli indicatori compositi, delle indagini sulle intenzioni delle imprese manifatturiere, dei dati sull’occupazione ai minimi storici, o della partecipazione al lavoro ai massimi storici, l’intera economia sta andando meglio”. L’economia dell’area euro – ha concluso Lagarde – e’ vicina al potenziale “ma c’e’ ancora molto da fare per migliorare la situazione e la produttivita’ dell’area euro”.
Il problema numero uno per la bassa crescita economica nella Unione europea sono le “barriere interne”. E il grosso di questi ostacoli “generalmente viene deciso a livello nazionale, perché ognuno vuole fare un po’ di più”, ha detto Lagarde. “Penso che sia quello che vada sistemato il prima possibile. Si può discutere sulle cifre ma con le barriere interne stiamo limitando i flussi di beni e di servizi rispetto a quello che dovrebbe essere un mercato unico – ha affermato – e andrebbe sistemato il prima possibile”. Lagarde non ha chiuso al dibattito su una possibile revisione dei trattati della Ue, anche per rimettere mano al mandato istituzionale della stessa Bce. Da tempo circolano ipotesi di assegnarle un mandato duale simile a quello della Federal Reserve, che invece di guardare unicamente all’inflazione punta anche a massimizzare i livelli di occupazione. Ma “se portassi i tassi di interessi al minimo e facessimo un massiccio quantitativo easing, cosa cambierebbe per le barriere di cui parlo? Spesso le banche centrali sono viste come il capro espiatorio, ma penso che il compito di una banca centrale del suo leader sia focalizzarsi sulle mansioni che gli sono state assegnate dai governi. Penso che la priorità sia ottenere dei risultati sul mercato unico e rimuovere le barriere che ci siamo autoimposti e questo non ha nulla a che fare con la politica monetaria”.
Intanto, ieri, come era nelle attese, la Fed ha tagliato i tassi di interesse di un quarto di punto. Il costo denaro scende in una forchetta fra il 3,50% e il 3,75%. Per la Fed si tratta del terzo taglio consecutivo e del sesto da quando ha avviato il ciclo di riduzione del costo del denaro. Il taglio dei tassi di interesse è stato deciso con nove voti a favore e tre contrari, lasciando vedere una banca centrale divisa. Per il 2026, la Fed prevede un solo taglio dei tassi nel 2026. La Federal Reserve rivede al rialzo le stime di crescita per l’economia americana nel 2026, quando il pil è atteso crescere del 2,3% dopo l’1,7% del 2025.
Industria, Istat: a ottobre torna in negativo, -1% mensile e -0,3% annuo
Dopo il rimbalzo di settembre, a ottobre torna il segno meno per la produzione industriale. Secondo le rilevazioni dell’Istat, l’indice destagionalizzato della diminuisce dell’1,0% rispetto a settembre. Nella media del trimestre agosto-ottobre il livello della produzione diminuisce dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti. L’indice destagionalizzato aumenta su base mensile solo per l’energia (+0,7%); mentre si osservano flessioni per i beni di consumo (-1,8%), i beni strumentali (-1,0%) e i beni intermedi (-0,3%). Al netto degli effetti di calendario, a ottobre 2025 l’indice generale diminuisce in termini tendenziali dello 0,3% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 23 come a ottobre 2024). Si registra un aumento tendenziale solo per i beni intermedi (+1,1%); mostrano un calo, invece, i beni consumo (-2,0%), i beni strumentali (-0,7%) e l’energia (-0,2%). I settori di attività economica che registrano gli incrementi tendenziali maggiori sono l’attività estrattiva (+5,2%), la metallurgia e fabbricazione di prodotto in metallo (+2,7%) e la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (+2,1). Le flessioni più ampie si rilevano nella fabbricazione di prodotti chimici (-6,6%), nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-5,0%) e nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-4,6%).
“Il rimbalzo di settembre era solo un effetto tecnico dovuto al crollo di agosto: nulla ha interrotto la tendenza negativa. Insomma, la realtà è ben diversa dalla narrazione del Governo e del Ministro Urso, che restano assenti”, osserva il segretario confederale della Cgil Gino Giove. “La produzione diminuisce in tutti i comparti principali e, in particolare “sulla chimica di base – denuncia – il Governo non ha semplicemente sbagliato: ha scelto consapevolmente di non intervenire, lasciando depauperare un settore strategico per tutte le filiere manifatturiere. Per quanto riguarda l’acciaio, dopo anni di promesse, non c’è ancora una decisione seria. E nell’automotive assistiamo a una totale sudditanza nei confronti delle imprese, che decidono tagli, delocalizzazioni e riduzioni di volumi senza strategia nazionale né alcun reale indirizzo pubblico”. Inoltre, aggiunge, “le tante crisi aziendali vanno affrontate nel quadro di una più complessiva politica industriale e non semplicemente con l’uso di ammortizzatori sociali”. Per il segretario confederale “questa situazione è responsabilità di un Esecutivo che ha abdicato al proprio ruolo, che non governa la transizione energetica e digitale e che rifiuta di utilizzare le partecipate pubbliche per tutelare produzione e lavoro. E mentre vanta successi immaginari, l’industria arretra, i posti di lavoro diminuiscono e il Paese perde capacità produttiva, veleggiando verso la deindustrializzazione”.
Dl Economia: via libera dalla Camera, ora passa al Senato
Con 137 voti favorevoli, 89 contrari e 7 astenuti, l’aula della Camera ha dato il primo via libera al dl Economia (o Anticipi). Il provvedimento, che va convertito entro il 28 dicembre, verrà ora trasmesso al Senato. Il provvedimento incrementa le autorizzazioni di spesa a favore di Rete ferroviaria nazionale Spa (Rfi) per 1.840 milioni di euro per il 2025. Via libera anche ad un contributo a fondo perduto pari a 40 milioni di euro nell’anno 2025 all’Economic Resilience Action (ERA) Program dell’International Finance Corporation (IFC), parte del Gruppo Banca Mondiale, a beneficio del settore privato ucraino.
Lievita di 75,6 milioni la dotazione per il 2025 del cosiddetto “Fondo di garanzia per la prima casa”. Aumentano di 2.026.830 euro annue le risorse previste per il finanziamento delle borse di studio destinate agli specializzandi delle categorie dei veterinari, odontoiatri, farmacisti, biologi, chimici, fisici e psicologi.
Gli obiettivi finali individuati nei cronoprogrammi procedurali del Piano Nazionale Complementare (PNC) al Pnrr, secondo il provvedimento, dovranno essere raggiunti, pena la revoca delle risorse, entro il termine massimo del 31 dicembre 2026 (oppure entro il 31 dicembre dell’ultima annualità di iscrizione nel bilancio dello Stato delle risorse, qualora successiva all’anno 2026). Incrementata di 44,41 milioni di euro la quota di risorse destinate al commissario straordinario per lo svolgimento dei XIV Giochi paralimpici invernali “Milano-Cortina 2026”. Previsto l’ulteriore stanziamento fino a 15,2 milioni per gli interventi, anche temporanei, necessari al completamento delle opere essenziali allo svolgimento delle suddette competizioni.
Cipess, Morelli: ok aggiornamento 2025 del Contratto di Programma MIT–RFI (Investimenti 2022-2026) per 3,97 mld
Il CIPESS, recependo una informativa del MIT, ha dato il via libera all’aggiornamento 2025 del Contratto di Programma Investimenti 2022-2026 tra MIT e RFI. Lo annuncia, in una nota, il Sottosegretario di Stato Alessandro Morelli spiegando che “il contratto prevede nuove risorse per 3,97 miliardi di euro, di cui 2,25 miliardi non vincolati e 1,73 miliardi vincolati a specifici interventi”. “Con le risorse non vincolate – prosegue il senatore – vengono finanziati, tra gli altri, interventi prioritari su ferrovie, direttrici di interesse nazionale, come ad esempio: il nuovo collegamento Palermo – Catania (162 milioni di euro più 145 milioni di euro), la velocizzazione della direttrice Salerno – Taranto (58 milioni di euro), la velocizzazione della linea Milano – Genova (30 milioni di euro), il nodo di Genova e il Terzo valico dei Giovi (13 milioni di euro), la linea Battipaglia – Potenza – Metaponto – Taranto (20 milioni di euro). Il contratto garantisce continuità agli investimenti strategici per la mobilità”, conclude Morelli.
Ue, via libera al Grid Package, il pacchetto europeo sulle reti
Via libera del Collegio dei commissari al cosiddetto “Grid Package”, il pacchetto europeo sulle reti, che segna un nuovo approccio alle infrastrutture energetiche, introducendo una prospettiva veramente europea nella pianificazione delle infrastrutture, accelerando le procedure di autorizzazione e garantendo una ripartizione più equa dei costi relativi ai progetti transfrontalieri. Il nuovo approccio consentirà di utilizzare al meglio le nostre infrastrutture energetiche esistenti e, parallelamente, accelererà lo sviluppo delle reti e di altre infrastrutture energetiche fisiche in tutta l’Ue. Secondo i dati della Commissione, sul fronte dell’interconnessione energetica Il 45% del fabbisogno di capacità elettrica transfrontaliera rimarrà insoddisfatto entro il 2030 mentre i costi derivanti dalla congestione della rete hanno raggiunto i 5,2 miliardi di euro nel 2022 e potrebbero salire a 26 miliardi di euro entro il 2030. Un incremento del 50% del commercio transfrontaliero di elettricità, potrebbe aumentare il Pil annuo comunitario nel 2030 di circa 18 miliardi di euro. Nella comunicazione della Commissione, alla quale sono legati dei regolamenti ad hoc, si prevede anche una modifica del quadro normativo del Ten-T. e l’iniziativa “Autostrade Energetiche”. l pacchetto europeo sulle reti mira a garantire maggiore trasparenza ed equità nella valutazione dei costi e dei benefici. Il raggruppamento dei progetti infrastrutturali può anche facilitare il finanziamento, ad esempio attraverso la creazione di società veicolo, attirando così ulteriori investimenti. “Un sistema energetico realmente interconnesso e integrato è alla base di un’Europa forte e indipendente. Per realizzarlo, abbiamo bisogno di una rete di infrastrutture energetiche composta da cavi, condutture e reti aggiornate, completamente interconnesse e in grado di garantire che l’energia pulita, accessibile e prodotta internamente possa fluire liberamente e in modo sicuro in ogni angolo dell’Unione. Questo è esattamente ciò che proponiamo oggi: un progetto energetico europeo comune che sostenga un tenore di vita accessibile, la competitività economica, la sicurezza e la decarbonizzazione”, ha detto il commissario Ue all’Energia Dan Jorgensen , presentando il pacchetto dell’esecutivo.
Fs, tre nuove gallerie in scavo sulla linea Av/AC Salerno-Reggio Calabria
Proseguono a pieno ritmo i lavori di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS Italiane) per la realizzazione della nuova linea AV/AC Salerno–Reggio Calabria, una delle opere più strategiche per il futuro della mobilità nazionale. Nelle ultime settimane sono entrate in funzione tre nuove TBM (Tunnel Boring Machine), che hanno avviato lo scavo di altrettante gallerie, portando a quattro il numero delle talpe meccaniche impegnate lungo il tracciato. L’infrastruttura, sostenuta anche da finanziamenti del PNRR, si inserisce nel Corridoio europeo TEN-T Scandinavia–Mediterraneo, asse fondamentale che collegherà in modo sempre più rapido ed efficiente l’Italia al resto d’Europa. Le nuove TBM — Leucosia, Ligea e Mireille — si affiancano a Partenope, in attività già da diversi mesi. Leucosia e Ligea, entrambe dotate di una testa fresante superiore ai 13 metri, figurano tra le macchine più imponenti oggi impiegate in Europa per opere ferroviarie. Leucosia è attualmente impegnata nello scavo della galleria Serra Lunga, mentre Ligea sta lavorando alla galleria Piano Grasso e proseguirà successivamente verso la galleria Contursi. Mireille rappresenta invece un’innovazione di particolare rilievo: è la prima TBM completamente rigenerata in Italia, grazie al nuovo polo nazionale dedicato al ricondizionamento delle talpe meccaniche. Attualmente impegnata nello scavo della galleria Caterina, sarà successivamente destinata alla galleria Sicignano. Oltre 1.000 persone sono attualmente impegnate nel cantiere e circa 430 aziende sono coinvolte nella filiera nazionale. Le attività sono realizzate dal Consorzio Xenia – composto da Webuild (impresa capofila), Pizzarotti, Ghella e TunnelPro – per
conto di RFI. L’avanzamento degli scavi dà forma, giorno dopo giorno, al nuovo collegamento ad alta velocità destinato a trasformare l’accessibilità di territori strategici come il Cilento, il Vallo di Diano, la costa ionica, l’alto e basso Cosentino e l’area del Reggino. La futura infrastruttura permetterà di ridurre sensibilmente i tempi di viaggio tra Roma e Reggio Calabria, potenzierà l’offerta dei servizi AV e garantirà maggiore regolarità e qualità dei collegamenti. Un ruolo decisivo sarà svolto anche sul fronte merci, grazie a un impulso significativo agli scambi ferroviari da e verso il porto di Gioia Tauro.
Diga di Vetto, Mit: alta l’attenzione su iter e risorse, avviato il dibattito pubblico per l’invaso in Emilia-Romagna
Si è svolta al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti una riunione operativa di rilievo per la realizzazione della tanto attesa Diga di Vetto — un’opera idrica che da decenni rappresenta una necessità strategica per i territori della Val d’Enza e dell’Emilia-Romagna. L’invaso, con una capacità prevista di almeno 86 milioni di metri cubi d’acqua, è progettato per garantire un approvvigionamento idrico stabile per usi agricoli, civili e industriali, oltre a rafforzare la sicurezza idraulica attraverso la mitigazione del rischio alluvioni, la regolazione delle portate e la gestione delle acque piovane. All’incontro — convocato dal Vicepresidente del Consiglio e Ministro, Matteo Salvini — hanno preso parte il Commissario straordinario per l’opera, Stefano Orlandini, il Viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Vannia Gava, e il Coordinatore della Struttura Tecnica di Missione del MIT Elisabetta Pellegrini. Nel corso della riunione, il Ministro Salvini ha ribadito il proprio impegno personale nel garantire le risorse necessarie, sia per completare la fase progettuale sia per consentire l’avvio dei lavori. L’obiettivo condiviso è imprimere un’accelerazione decisiva all’iter, assicurando tempi rapidi per l’avvio della fase realizzativa di un’infrastruttura considerata fondamentale per la resilienza idrica regionale e nazionale. Dopo decenni di tentativi, rinvii e approfondimenti, il dossier segna un avanzamento concreto: a seguito dell’approvazione preliminare del “Documento di Valutazione delle Alternative Progettuali” (DOCFAP), è stato avviato il Dibattito Pubblico sull’opera. Entro febbraio 2026 sarà dunque possibile procedere all’approvazione definitiva del DOCFAP, passo essenziale per l’elaborazione del progetto di fattibilità tecnico-economica e per l’apertura della fase autorizzativa finale.
Milleproroghe, proroga termine Polizze CatNat per piccole imprese ristorazione e ricettive. Cna: “estenderla a tutte”
Dai Lep agli importi delle multe, dalle polizze catastrofali ai commissari straordinari: arriva oggi in Cdm un Milleproroghe di 16 articoli, secondo una bozza del decreto. Il provvedimento di fine anno proroga alcune scadenze, fra queste quella relativa “all’attività istruttoria connessa alla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni” (Lep), che slitta al 31 dicembre 2026. La bozza prevede anche lo slittamento di un anno, al 31 dicembre 2026, del termine entro il quale le piccole e micro imprese che esercitano attività di somministrazione di alimenti e bevande e le imprese turistico ricettive dovranno stipulare i contratti assicurativi per rischi catastrofali. Una novità accolta con “sorpresa” dalla Cna. “Considerati i gravi ritardi nella predisposizione dello schema di contratto tipo e nella realizzazione da parte di IVASS del comparatore che consenta alle imprese di confrontare le polizze offerte e orientarsi in maniera consapevole, la CNA chiede che la proroga proposta sia opportunamente estesa a tutte le piccole e microimprese per le quali l’obbligo entrerebbe in vigore dal prossimo primo gennaio. Sarebbe difficilmente comprensibile riservare un trattamento differenziato ad alcuni settori economici”.
Bankitalia, nuova lieve crescita per i tassi sui mutui, salgono al 3,73%
Nuova lieve crescita per i tassi sui nuovi mutui bancari. Come emerge dalle statistiche della Banca d’Italia, a ottobre sono saliti al 3,73% contro il 3,71% in settembre e il 3,67% di agosto. I tassi di interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie sono stati pari al 3,52% (3,38% nel mese precedente), quelli per importi fino a 1 milione di euro sono stati pari al 4,11%, mentre i tassi sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia si sono collocati al 3,16%. I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,63 per cento (come nel mese precedente).
Contratti, ok al rinnovo per il settore gomma plastica, aumento di 204 euro
La Federazione Gomma Plastica annuncia il rinnovo anticipato del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per il triennio 2026-2028, che interessa oltre 165.000 addetti e 3.600 imprese del settore. La chiusura prima della scadenza conferma la solidità delle relazioni industriali sviluppate negli anni e la volontà comune di sostenere competitività delle imprese, occupazione e qualità del lavoro. L’accordo prevede un incremento economico complessivo di 204 euro nel triennio e un aumento sui minimi (livello F) di 195 euro, articolato in quattro tranche. Rafforzato anche il welfare contrattuale, con l’aumento fino al 2% nel corso della vigenza contrattuale del contributo aziendale alla previdenza complementare. Sul piano normativo, il rinnovo potenzia gli strumenti bilaterali, consolida il ruolo dell’Osservatorio Nazionale con attenzione particolare a pari opportunità, parità di genere, salute e sicurezza e formazione, con primi interventi di aggiornamento all’interno del sistema classificatorio, con l’introduzione di nuovi profili professionali che rispondono alle esigenze di innovazione, sviluppo tecnologico e crescita delle competenze all’interno delle imprese e con misure relative a supporto delle transizioni e dell’invecchiamento attivo. ”Il rinnovo anticipato del Contratto a quasi un mese dalla scadenza, l’incremento economico complessivo, incluso il rafforzamento della previdenza complementare e i tanti interventi in ambito normativo, sostengono la competitività delle imprese e garantiscono ai lavoratori potere d’acquisto e politiche di welfare solide e moderne. È un risultato equilibrato, frutto di buone relazioni industriali, in cui giocano un ruolo rilevante sia la qualità che la continuità del confronto”, sottolinea la vice presidente alle Relazioni Industriali, Edith Leoncavallo Bonizzoni. “Il rinnovo del CCNL Gomma-Plastica per il triennio 2026-2028 garantisce un risultato importante per oltre 165mila lavoratrici e lavoratori. La sottoscrizione prima della scadenza naturale del contratto è un elemento di grande valore: consente di salvaguardare subito il potere d’acquisto e di dare continuità alle tutele in una fase complessa di transizione”, commentano la segretaria confederale della Uil, Vera Buonomo, e la segretaria generale della Uiltec, Daniela Piras. “L’aumento complessivo è di 204 euro, pari al 10,22%, di cui 195 euro sui minimi (+9,6%) e 9 euro sul welfare previdenziale (+0,44%), che consentono di raggiungere il 2% di contribuzione al Fondo di settore. Un risultato che rafforza salari e previdenza. Sul piano normativo – hanno aggiunto Buonomo e Piras – vengono potenziate formazione e sicurezza, come anche le politiche di genere e di inclusione, e vengono introdotte nuove misure per le donne vittime di violenza e per le persone con gravi patologie e disabilità, con interventi anche su apprendistato, mercato del lavoro e sistema classificatorio. Ora – hanno concluso Buonomo e Piras – la parola passa alle lavoratrici e ai lavoratori nelle assemblee”.
Contratti, siglata ipotesi rinnovo ccnl autonoleggio, aumento medio 238 euro
Siglata l’ipotesi di accordo di rinnovo del contratto nazionale autonoleggio, scaduto il 31 dicembre 2024. Ad annunciarlo unitariamente sono Filt-Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti sull’intesa sottoscritta unitariamente con l’associazione datoriale del settore, Aniasa e che riguarda circa 20 mila addetti complessivi, sottolineando che è “un’intesa che porta con sé importanti risultati economici e nuovi elementi di carattere normativo”. “Dal punto di vista economico l’intesa per il triennio 2025 – 2027 – sottolineano le organizzazioni sindacali – prevede un aumento complessivo pari a 238 euro al livello medio, di cui 200 sul tabellare, che saranno erogati in 4 tranche a partire da gennaio prossimo, e 560 euro al livello medio di vacanza contrattuale, a copertura del 2015”. “Molte le novità dal punto di vista normativo – spiegano infine Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti – a partire dall’introduzione della sezione appalti, per consolidare il percorso di un ccnl di filiera e per evitare il dumping contrattuale. Prevista anche la verifica del rispetto dei limiti del part time, anche con la previsione del consolidamento delle ore supplementari e dal monitoraggio dell’effettivo ricorso come strumento di contrasto al part time involontario. Introdotte alcune novità anche per lavoratrici e lavoratori, con una particolare attenzione alle politiche di genere, come il permesso retribuito per lavoratrici affette da dismenorrea e nel caso di lavoratrice inserita nei percorsi di protezione relativa alla violenza di genere viene raddoppiato il compenso una tantum per il trasferimento e viene inserita la clausola di rientro. Avviato anche il monitoraggio del gender pay gap. A sostegno della genitorialità viene estesa la fruizione degli istituti previsti anche a soggetti monogenitoriali e coppie omogenitoriali. Infine un punto qualificante è l’assistenza legale in caso di procedimenti civili o penali per cause non dipendenti da dolo o colpa grave e relative a fatti connessi con l’esercizio delle funzioni svolte, anche per vittime di reati perpetrati via social”.
Contratti Ambiente, intesa per il rinnovo
È stata sottoscritta l’intesa per il rinnovo del CCNL dei servizi ambientali 18 maggio 2022 tra Utilitalia, Cisambiente Confindustria, Lega Coop Produzione e Servizi, Confcooperative, AGCI e le OOSS di settore FP-CGIL, FIT-CISL, Uiltrasporti e FIADEL, a seguito di un’intensa trattativa che ha impegnato l’ultima settimana. L’intesa, che ha scongiurato in extremis lo sciopero proclamato dalla categoria per la giornata odierna, prevede per il triennio 2025- 2027 un aumento complessivo (TEC) di 250 euro sul parametro medio 130,07 euro, composto da incrementi dei minimi per 202 euro (che si aggiungono ai 15 euro già erogati nel mese di luglio 2025), misure di welfare per ulteriori 15 euro e 18 euro per il finanziamento del premio di risultato. Inoltre, sono previsti 100 euro di una tantum per il primo semestre 2025. L’accordo prevede un’impegnativa revisione del sistema di classificazione del personale che le Parti dovranno completare entro il prossimo 31 gennaio 2026, oltre all’impegno a definire entro la stessa data la revisione dell’accordo di settore per la regolamentazione del diritto di sciopero. Inoltre, 10 ore annue di ROL sono destinate ai nuovi assunti come misura di riequilibrio generazionale.
L’accordo conclude una trattativa complessa, che ha dovuto far fronte al problema del recupero del potere d’acquisto delle retribuzioni compromesso dalla fiammata inflattiva del 2022-2023, anche per prevenire situazioni di forte conflittualità nel settore. “La trattativa – spiega il presidente di Utilitalia, Luca Dal Fabbro – ha dovuto tenere conto anche dei vincoli di sostenibilità per le imprese, degli obblighi della regolazione tariffaria e dell’esigenza di non scaricare i costi sulla collettività: il risultato ottenuto, per il quale ringrazio in particolare il direttore generale della Federazione, Annamaria Barrile, e Paola Giuliani, direttore dell’Area lavoro e relazioni industriali, è equilibrato e funzionale alla tutela del capitale umano delle aziende e agli obiettivi di sviluppo della qualità del servizio reso ai cittadini”.
Prima dell’inizio dei lavori, l’ANCI nazionale ha evidenziato la necessità di concludere positivamente il rinnovo del CCNL anche in considerazione che entro il prossimo 15 gennaio è prevista l’approvazione delle linee guida per l’applicazione del metodo tariffario regolatorio. Gli aumenti riconosciuti si pongono, infatti, in linea con la contrattualistica che si è da ultimo misurata con il tema del recupero del differenziale inflattivo del passato triennio, con un incremento finale dell’ordine del 12%. Soddisfazione per la conclusione delle trattative è espressa dal Direttore Generale di Cisambiente Confindustria Lucia Leonessi “E’ stato raggiunto un accordo bilanciato, che assicura ai lavoratori un incremento significativo dei salari, con una copertura del costo del lavoro programmato per il triennio 2025 – 2027, oltre al recupero dell’inflazione reale degli anni passati – dichiara il DG Leonessi – e permette alle imprese la definizione dei PEF, Piani Economici-Finanziari, da presentare alle amministrazioni locali nei tempi
previsti dalla normativa vigente, assicurando una programmazione certa. Cisambiente Confindustria ringrazia per l’impegno profuso il Presidente Relazioni Sindacali dell’Associazione Alberto Garbarini e il Responsabile dell’area Lavoro e Relazioni Industriali Marcello Bronzetti”.
Siemens Mobility e Railpool potenziano la logistica ferroviaria: a Verona il nuovo hub per la manutenzione di locomotive
Siemens Mobility, fornitore leader di soluzioni ferroviarie innovative e sostenibili, e RAILPOOL, uno dei principali operatori europei nel noleggio di veicoli ferroviari, hanno firmato un accordo preliminare per l’acquisto di un’area di 15.000 mq dal Consorzio ZAI. Con un investimento di circa 20 milioni di Euro, l’intesa, presentata oggi presso Casa Siemens a Milano, prevede la realizzazione congiunta di un nuovo centro di manutenzione per locomotive all’interno dell’Interporto di Verona, il più grande terminal logistico integrato d’Italia. L’accordo definisce lo sviluppo di un hub di nuova generazione concepito come “open access”, ossia accessibile a locomotive di diversi costruttori. L’obiettivo è garantire prestazioni elevate lungo l’intero ciclo di vita dei veicoli, grazie a ispezioni programmate e interventi rapidi di manutenzione leggera in grado di assicurare la piena disponibilità operativa dei mezzi. Il nuovo impianto avrà cinque binari dedicati alla manutenzione leggera e un binario dedicato al tornio per la riprofilatura ruote, consentendo lo svolgimento di test e interventi su locomotive multisistema e in corrente continua compatibili con i principali sistemi di segnalamento europei. Realizzato come progetto greenfield, il centro sorgerà lungo il corridoio strategico Verona– Brennero, destinato a raddoppiare la capacità ferroviaria con l’apertura della Galleria di Base del Brennero prevista per il 2032. L’hub andrà inoltre a integrarsi con il Rail Service Center Siemens Mobility di Novara, operativo dal 2015 sul corridoio TEN-T Reno-Alpi e oggi punto di riferimento per oltre 120 locomotive di primari operatori europei.
Il progetto conferma il ruolo di Siemens Mobility e RAILPOOL nel sostenere l’espansione del trasporto ferroviario merci in una fase caratterizzata da una domanda in forte crescita. Il nuovo centro nascerà infatti dall’integrazione delle rispettive competenze. Siemens Mobility porterà la propria esperienza consolidata nella manutenzione delle locomotive dedicate al trasporto merci, mentre RAILPOOL contribuirà con il suo know-how manutentivo, sviluppato in ambito Europeo nei suoi sei workshop di proprietà e completato dalle oltre 4.500 parti di ricambio disponibili a magazzino. La collaborazione si inserisce in un percorso avviato già nel 2024, anno in cui le due realtà hanno siglato un accordo quadro per la fornitura a RAILPOOL di circa 250 locomotive, tra le quali le varianti multisistema Vectron operative in 16 Paesi lungo i principali corridoi ferroviari europei.
“Questo investimento rappresenta un ulteriore passo nel nostro impegno a favore di un trasporto merci sempre più sostenibile” ha dichiarato Pierfrancesco De Rossi, CEO di Siemens Mobility in Italia. “Il nuovo hub di Verona è una scelta strategica che conferma la fiducia di Siemens Mobility nel Paese e nel suo ruolo centrale nello sviluppo del settore. Il centro contribuirà a rafforzare la posizione dell’Italia nella rete logistica europea e a sostenere il passaggio verso modalità di trasporto più green”. “Con il nuovo centro di manutenzione di Verona ampliamo il nostro potenziale manutentivo in una delle aree logistiche più strategiche d’Europa” ha aggiunto Alberto Lacchini, General Manager di RAILPOOL Italia. “Si tratta di un investimento che riflette il nostro impegno di lungo periodo nel fornire soluzioni di leasing affidabili e complete, in grado di rispondere alle esigenze in evoluzione dei nostri clienti”.
La manutenzione delle locomotive rappresenta una delle attività principali di Siemens Mobility in Italia e in Europa. Con oltre 100 sedi in più di 30 Paesi e un team di circa 7.000 specialisti, l’azienda gestisce una delle reti di assistenza più estese del settore, garantendo ai clienti una disponibilità dei mezzi pari al 100%. L’apertura del nuovo centro di Verona rafforza ulteriormente questo impegno, confermando Siemens Mobility come partner strategico nello sviluppo di infrastrutture ferroviarie moderne, affidabili e sostenibili. “L’investimento di Siemens Mobility in Veneto è un segnale significativo per la competitività italiana, confermando la centralità del Paese nella logistica ferroviaria europea e nella transizione sostenibile” ha affermato Barbara Cimmino, Vice Presidente di Confindustria per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti e Presidente Advisory Board Investitori Esteri (ABIE). “Questo progetto evidenzia il contributo degli investitori internazionali nel rafforzare le filiere strategiche e accelerare l’innovazione. Dimostra inoltre la capacità dell’Italia di offrire ecosistemi solidi e competenze tecniche avanzate. Per Confindustria, attrarre e consolidare la presenza di investitori esteri è una priorità per un sistema industriale più integrato e competitivo”.
Commissione Ue: finora emessi 78,5 mld di green bond, Europa tra i primi al mondo
L’Ue è diventata uno dei maggiori emittenti di green bond al mondo, con 78,5 miliardi di euro di Green Bond emessi fino ad oggi. Lo annuncia la Commissione europea pubblicando l’edizione 2025 del NextGenerationEu Green Bonds Annual Allocation and Impact Report. “Si stima che, grazie a questi finanziamenti, verranno evitati 14 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno. La piena attuazione dei progetti legati al clima nell’ambito del Recovery and Resilience Facility (per un valore di 262,8 miliardi di euro al 1º agosto 2025) ha il potenziale di ridurre le emissioni di gas serra dell’UE di 53,4 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno. Ciò equivarrebbe all’1,5% delle emissioni totali di gas serra dell’Ue nel 2022”, sottolinea Bruxelles.
Economia circolare, Saipem: nuova vita agli indumenti da lavoro
Saipem ha raccolto e donato circa 260 chili di tute, giacconi, guanti, gilet, scarponi e stivali non più idonei come dispositivi di protezione, ma ancora utilizzabili come indumenti, destinandoli a realtà impegnate nel sostegno delle persone in condizioni socialmente fragili e che necessitano di un reinserimento lavorativo. L’iniziativa, che unisce economia circolare e solidarietà, ha consentito di evitare quasi 30 quintali di CO2, risparmiare 45 mila metri cubi di acqua e preservare più di 780 metri quadrati di suolo. La raccolta è stata realizzata in collaborazione con Regusto, prima piattaforma digitale ESG basata su blockchain che connette aziende ed enti non profit attivi nel recupero e nella redistribuzione di beni. Gli indumenti sono stati donati all’Associazione Volontaria Lotta alla Droga di Quarto Oggiaro impegnata a Milano nel reinserimento sociale e lavorativo di ragazzi con problemi di dipendenze, in collaborazione con la Comunità di San Patrignano e all’associazione “La Finestra del Sole”, un’organizzazione impegnata in progetti di promozione sociale che sostiene famiglie in difficoltà, bambini, donne e rifugiati, oltre a promuovere iniziative umanitarie all’estero. Partita a settembre e conclusasi in occasione della European Week for Waste Reduction (22 al 30 novembre), il progetto conferma l’impegno di Saipem verso la sostenibilità, la responsabilità sociale e la creazione di valore condiviso, in linea con gli obiettivi del Piano Quadriennale di Sostenibilità dell’azienda.
Nuovo nucleare, il dossier di Ain: spinta del +2,5% al Pil
Il nucleare torna al centro della strategia energetica italiana: 117.000 nuovi posti di lavoro potenziali, con una supply chain in Europa autonoma al 90% per fare fronte ad una domanda elettrica in crescita del 165% entro il 2030. Sono alcuni dei dati chiave del dossier “Nucleare in Italia: Dal dire al fare”, presentato oggi dall’Associazione Italiana Nucleare (AIN) nel corso della Giornata Annuale, durante la quale è stato anche firmato il Memorandum con ANIMA Confindustria per rafforzare la filiera industriale nazionale. Nel suo intervento inaugurale, Stefano Monti, Presidente AIN e Presidente della European Nuclear Society, ha richiamato la necessità di un approccio integrato alla transizione energetica verso la decarbonizzazione: “Le rinnovabili stanno aumentando la loro presenza nel mix energetico, ma da sole non bastano a garantire stabilità e sicurezza del sistema. Il recente accordo europeo che dal 2027 sancirà lo stop al gas russo conferma quanto sia urgente affiancare alla crescita delle rinnovabili fonti programmabili, sicure e ad alta affidabilità. La forte espansione dei consumi elettrici – spinta da digitalizzazione, data center, intelligenza artificiale ed elettrificazione dei riscaldamenti – renderà questa esigenza ancora più evidente. E in un contesto geopolitico che ha mostrato tutta la fragilità della dipendenza dai combustibili fossili importati, il nucleare non rappresenta solo una scelta climatica, ma una leva strategica per la sicurezza degli approvvigionamenti e per ridurre lo svantaggio competitivo del nostro sistema industriale. Per questo l’Italia deve investire in filiere qualificate, competenze avanzate e capacità produttive in grado di sostenere una transizione credibile nel lungo periodo” “Il passaggio dal dibattito all’attuazione richiede una comunicazione chiara, inclusiva e basata su evidenze scientifiche – ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica dell’Italia, Gilberto Pichetto Fratin -. Il nucleare può contribuire in modo decisivo alla sicurezza energetica, alla competitività industriale e agli obiettivi climatici del Paese, ma solo attraverso un confronto trasparente con istituzioni, imprese, comunità scientifiche e cittadini. Oggi registriamo un dialogo sempre più informato e meno influenzato da interpretazioni semplificate o ideologiche, segno di una discussione pubblica in progressiva maturazione. Lavorare insieme – nel dialogo e nella responsabilità – significa creare le condizioni perché le scelte sul futuro energetico siano condivise, comprese e sostenibili”.
Il dossier presentato oggi offre una fotografia chiara del nuovo scenario energetico e industriale in cui si muove il nucleare. Nel mondo sono operativi 420 reattori, con oltre 60 nuovi impianti in costruzione, e gli investimenti globali sono cresciuti del 40% negli ultimi cinque anni, segno di un settore che sta tornando centrale nelle strategie dei principali Paesi industrializzati. Accanto ai grandi impianti, avanzano anche le tecnologie modulari: sono 80 i progetti di SMR (Small Modular Reactors) attivi in 19 Paesi, alcuni già in fase di esercizio o prossimi alla connessione alla rete. In Europa, il nucleare continua a svolgere un ruolo strutturale: garantisce un quarto della produzione elettrica e contribuisce a circa il 40% dell’energia decarbonizzata generata nell’Unione. A ciò si aggiungono caratteristiche ambientali decisive per la transizione: il ciclo di vita di un impianto nucleare produce appena 12 grammi di CO₂ per kWh, valori allineati all’eolico, e richiede una superficie minima — 0,4 km² per TWh — rispetto alle tecnologie non programmabili come solare ed eolico, che necessitano di ordini di grandezza superiori. Il dossier evidenzia inoltre aspetti industriali spesso poco discussi ma determinanti. Il nucleare è oggi l’unica tecnologia low-carbon con una supply chain per il 90% interna all’Unione Europea, mentre il 90% dei materiali critici delle rinnovabili proviene dalla Cina. Questo elemento fa del nucleare una leva di autonomia strategica, oltre che un comparto ad alto valore aggiunto: ogni euro investito genera 2,4 euro di indotto tra industria, ricerca e professionalità. La fotografia energetica si intreccia con un ulteriore fattore emergente: la rapida crescita dei data center e dell’intelligenza artificiale, che secondo le stime riportate da AIN potrebbero far aumentare i consumi elettrici europei di oltre il 160% entro il 2030. Una dinamica che sta già mettendo sotto pressione le reti e che richiede capacità programmabile, affidabile e a basse emissioni. In questo nuovo scenario si aggiunge anche il quadro geopolitico: con l’abbandono programmato dell’Europa del gas russo entro il 2027, gli Stati membri dovranno sostituire volumi significativi di energia con fonti interne, sicure e non intermittenti. È in questo contesto che il dossier colloca il fabbisogno di competenze: per un programma coerente con il PNIEC 2050, AIN stima la necessità di 117.000 nuove figure professionali, tra tecnici, ingegneri e specialisti di sistema, a testimonianza di un potenziale occupazionale significativo e di una domanda crescente di competenze avanzate.
Nel corso dell’evento è stato firmato il Memorandum of Understanding tra AIN e ANIMA Confindustria, con l’obiettivo di costruire una piattaforma stabile di collaborazione tra comunità nucleare e meccanica industriale italiana. L’intesa prevede anzitutto uno scambio strutturato di competenze e analisi tecniche, così da mettere a sistema il patrimonio informativo delle due realtà. Sono inoltre previste attività di formazione e workshop rivolti alle imprese interessate alle nuove tecnologie nucleari. AIN e ANIMA Confindustria collaboreranno alla partecipazione a progetti europei e internazionali, in particolare su SMR, AMR e fusione, e istituiranno gruppi di lavoro congiunti dedicati a sicurezza, materiali e processi industriali. Completano l’accordo iniziative comuni di divulgazione tecnica rivolte a istituzioni e stakeholder, per accompagnare in modo informato il percorso di sviluppo della filiera. Le prospettive economiche, richiamate dal report TEHA–Edison–Ansaldo, indicano un impatto economico che vale circa il 2,5% del PIL, con oltre 117.000 nuovi posti di lavoro, di cui 39.000 diretti nella filiera industriale. Pietro Almici, Presidente di Anima Confindustria ha commentato: “In un contesto di crescente attenzione verso nuovi fonti energetiche in Italia, l’accordo siglato tra Anima Confindustria e Ain rappresenta un passo significativo per promuovere l’importanza del settore nucleare. Le due associazioni, unite nella volontà di promuovere soluzioni innovative e sostenibili, hanno riconosciuto come l’industria meccanica, rappresentata da Anima, possa svolgere un ruolo cruciale nella creazione di una filiera dell’energia nucleare. Grazie alle competenze tecniche e all’esperienza accumulata nel settore meccanico, le aziende associate Anima sono in grado di contribuire alla realizzazione di impianti nucleari sicuri ed efficienti. Questo accordo non solo promuove la collaborazione tra i due enti, ma favorisce anche la transizione energetica del nostro Paese, rendendo il nucleare una componente essenziale nel mix energetico nazionale. L’impegno congiunto di Anima e Ain potrà garantire un futuro energetico più sostenibile e innovativo per l’Italia”.
La Giornata Annuale AIN ha visto la partecipazione di rappresentanti di IAEA, NUCLEAREUROPE, ISIN, ISPRA, ENEA, SOGIN, GSE, NUCLITALIA, EDISON, ANSALDO NUCLEARE, CIRTEN, ANIMA Confindustria e delle nuove generazioni del settore. Al centro del dibattito: sicurezza, regolazione, gestione dei rifiuti, modelli industriali, lesson learned internazionali, comunicazione scientifica e necessità di competenze nuove per sostenere le filiere emergenti. A chiusura dei lavori, Stefano Monti ha indicato la direzione in cui concentrare gli sforzi del sistema Paese: «Per rendere il nucleare una reale opzione per la transizione energetica servono tre elementi: un quadro regolatorio stabile e allineato agli standard internazionali, una filiera qualificata secondo criteri tecnici verificabili e un investimento continuo nelle competenze ingegneristiche e operative. Ma tutto questo non basta se non viene accompagnato da una comunicazione rigorosa, trasparente e basata su dati, capace di spiegare tecnologie, benefici e limiti con la stessa precisione con cui affrontiamo gli aspetti tecnici. Solo integrando sicurezza, capacità industriale e informazione corretta potremo costruire un ecosistema nucleare credibile e sostenibile nel lungo periodo».
DL Transizione 5.0: le proposte di Alleanza per il Fotovoltaico per accelerare la transizione energetica
L’Alleanza per il Fotovoltaico in Italia, nell’ambito della “Conversione in legge del decreto-legge 21 novembre 2025, n. 175, recante misure urgenti in materia di Piano Transizione 5.0 e di produzione di energia da fonti rinnovabili”, ha condiviso con la Commissione Ambiente proposte e osservazioni volte a garantire il pieno raggiungimento dell’obiettivo prefissato dal legislatore. L’Alleanza accoglie con favore l’impianto complessivo del decreto-legge, in particolare l’articolo 2 sulle aree idonee alla realizzazione di impianti da fonti rinnovabili. La misura colma il vuoto normativo creatosi a seguito dell’annullamento del precedente decreto ministeriale ripristinando l’idea di certezza regolatoria e l’obiettivo di accelerazione dei processi autorizzativi. Pur riconoscendo la portata positiva del provvedimento, permangono alcune criticità. La definizione di area agricola basata unicamente sulla presenza di attività produttive o aziende agricole risulta troppo restrittiva, così come il limite al nuovo fotovoltaico a terra in area agricola, oggi consentito solo per rifacimenti, progetti PNRR e comunità energetiche. L’Alleanza ritiene necessario garantire maggiore flessibilità per l’agrivoltaico che rappresenta una soluzione equilibrata tra produzione energetica e tutela delle attività agricole.
Per l’Alleanza, prioritario introdurre un periodo transitorio per i procedimenti autorizzativi avviati al 22 novembre 2025, così da evitare incertezza normativa e ripetizione di iter autorizzativi già consolidati. Si propone pertanto di applicare la normativa previgente alle pratiche depositate entro tale data, ripristinando le disposizioni che qualificavano automaticamente alcune aree come idonee e prevedevano procedure uniformi e semplificate. Un esempio delle criticità del nuovo quadro normativo è il recente caso di un progetto che, dopo aver ottenuto parere positivo dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (MASE) e negativo (non vincolante, in quanto ricadente in area idonea) dal ministero della Cultura (MIC), aveva ricevuto il decreto di valutazione ambientale positiva il 25 novembre. Con l’entrata in vigore del DL Transizione il 22 novembre, l’area non è più considerata idonea: il MASE ha quindi annullato il decreto e rinviato la decisione al Consiglio dei ministri, competente in caso di pareri contrastanti. Questo episodio evidenzia come l’assenza di un periodo transitorio possa generare incertezza e bloccare progetti già in fase avanzata con impatti significativi sugli investimenti.
Per quanto concerne l’individuazione delle aree interne agli stabilimenti industriali, altro passaggio rilevante del testo, l’Alleanza propone di semplificare e chiarire il quadro regolatorio eliminando richiami superflui all’autorizzazione integrata ambientale e allineando la normativa ai criteri generali sulle aree idonee così da delimitare più coerentemente le aree industriali utilizzabili per impianti fotovoltaici, mantenendo il principio della prossimità (entro 350 metri) ma evitando duplicazioni normative che potrebbero generare incertezze applicative. Un altro elemento che l’Alleanza ritiene centrale riguarda la necessità di rivedere l’attuale formulazione del comma 2 dell’articolo 11-bis, in quanto la possibilità di installare impianti agrivoltaici su aree agricole deve essere valutata anche in funzione delle esigenze agronomiche della specifica coltura. La precisazione garantisce una maggiore coerenza con la finalità stessa dell’agrivoltaico che deve consentire la continuità delle attività agricole e permette di orientare meglio sia la progettazione sia le valutazioni delle amministrazioni, riducendo margini di incertezza applicativa.
Altre proposte avanzate dall’Alleanza riguardano l’inclusione tra le aree idonee delle cave e delle miniere già ripristinate o con piano di coltivazione concluso, per favorire il riutilizzo di zone degradate; la qualificazione come idonee anche delle aree agricole non coltivate, per ampliare la disponibilità di superfici; la differenziazione delle soglie minime di SAU (Superficie Agricola Utilizzata) tra fotovoltaico a terra e agrivoltaico, nonché l’eliminazione del limite del 3% della SAU regionale, considerato troppo rigido. Infine, l’Alleanza richiede un chiarimento sul Codice dei beni culturali e la rimozione della clausola che impedisce valutazioni caso per caso, per garantire un equilibrio tra tutela paesaggistica e sviluppo degli impianti rinnovabili. “Il fotovoltaico utility-scale è un pilastro strategico per la sicurezza energetica e per la competitività industriale del Paese. Il settore è in grado di generare fino a 150.000 nuovi posti di lavoro entro il 2028, un numero paragonabile a quello dell’intero comparto automotive”, afferma Filippo Fontana, Portavoce dell’Alleanza. “Abbiamo presentato alcune osservazioni al testo del decreto-legge che auspichiamo possano essere prese in considerazione dalla Commissione Ambiente. In particolare, l’introduzione di un regime transitorio garantirebbe una transizione ordinata verso il nuovo sistema normativo, tutelando gli investimenti già sostenuti e riducendo il rischio di contenziosi e ritardi negli obiettivi di sviluppo delle rinnovabili. Ci auguriamo che l’avvio dell’iter parlamentare consolidi un dialogo costruttivo tra istituzioni e operatori per garantire regole chiare e condivise, capaci di sostenere lo sviluppo del fotovoltaico e la transizione energetica”. L’Alleanza per il Fotovoltaico in Italia, che rappresenta un portafoglio di oltre 30 GW di progetti in corso di autorizzazione, conferma la piena disponibilità a collaborare con le istituzioni per la definizione di un quadro normativo stabile e realmente abilitante, in grado di accelerare la transizione energetica e consolidare il ruolo dell’Italia tra i leader europei delle rinnovabili.
Studio Bcg, investimenti energetici verso quota 10.000 miliardi di dollari entro il 2030
Se fino a pochi anni fa il dibattito sulla transizione energetica ruotava quasi esclusivamente intorno alla decarbonizzazione, oggi temi come sicurezza degli approvvigionamenti, accessibilità dei prezzi e competizione industriale sono diventati parte integrante di un processo sempre più complesso e non lineare. Il risultato è un passaggio storico: il sistema mondiale dell’energia entra in una fase caratterizzata da investimenti senza precedenti da parte delle aziende del settore, pari a 10.000 miliardi di dollari cumulati tra il 2024 e il 2030, contro i circa 7.000 miliardi del periodo precedente. È questo il quadro che emerge dal nuovo studio di Boston Consulting Group, The Energy Transition’s Next Chapter, che analizza oltre tre anni di trasformazioni nel sistema energetico globale, rilevando una crescita di oltre il 40% degli investimenti, che sancisce il passaggio da “sweat the asset”, ovvero usare il più possibile le infrastrutture esistenti, a “build the asset”, cioè costruire rapidamente nuove reti, impianti, capacità di generazione e sistemi di backup necessari per reggere l’impennata della domanda elettrica. “La transizione energetica sta entrando in una fase nuova, segnata da tensioni geopolitiche, divergenze regionali e accelerazioni tecnologiche: in molti si chiedono come avverrà e a quale velocità”, osserva Laura Villani, Managing Director e Senior Partner di BCG. “A nostro avviso, la sfida non è più soltanto tecnica o politica: è soprattutto una questione di capacità industriale, organizzativa, così come di eseguire e portare a termine progetti complessi. La transizione riuscirà o fallirà sulla nostra abilità di costruire l’infrastruttura necessaria più rapidamente e a costi più sostenibili, coniugando sicurezza, accessibilità e continuità degli approvvigionamenti.”
Secondo il report, l’evoluzione del contesto energetico globale è oggi influenzata da sette cambiamenti strutturali che ne spiegano la nuova traiettoria. Il primo è la centralità assunta dalla sicurezza energetica: Stati Uniti, Europa e Cina stanno riorientando politiche e investimenti per ridurre dipendenze critiche e rafforzare le catene di fornitura, mentre la competizione globale su batterie, pannelli solari e componenti strategici si fa più intensa. Il secondo riguarda il crescente disagio di famiglie e imprese di fronte ai prezzi dell’energia: in Europa, per esempio, utenti industriali e residenziali pagano fino a 2,5 volte le tariffe di regioni più competitive come Stati Uniti, India e Cina, un divario che ha indebolito il sostegno pubblico alle politiche climatiche. La terza trasformazione è forse la più dirompente: l’ingresso della domanda elettrica in un “superciclo strutturale”. La combinazione di data center alimentati dall’intelligenza artificiale, elettrificazione di trasporti e riscaldamento, crescita dei consumi nei Paesi emergenti e uso crescente di tecnologie digitali sta facendo esplodere il fabbisogno di elettricità. Negli Stati Uniti il balzo sarà particolarmente marcato, con un aumento di 800 TWh tra il 2024 e il 2030, trainato dall’AI e dai data center. Ma la crescita riguarda tutte le principali regioni: Cina e India genereranno da sole fino al 50% dell’incremento mondiale, mentre l’Europa, dopo anni di stagnazione, entra in una nuova fase espansiva. Molti Paesi dell’ASEAN e dell’Africa seguiranno una traiettoria analoga, sostenuti da popolazione in aumento, urbanizzazione ed elettrificazione. Parallelamente, gas naturale e nucleare tornano al centro delle strategie nazionali. Entro il 2040 la capacità globale di gas crescerà del 40%, mentre il nucleare conosce un vero revival, con prospettive di aumento della capacità installata del 53% negli Stati Uniti e del 28% in Francia rispetto alle proiezioni pre-2019. Molti Paesi considerano oggi queste fonti “firm”, in grado di garantire continuità e stabilità alla rete, indispensabili in sistemi dominati da rinnovabili intermittenti. Anche la corsa al GNL conferma questa trendline: la domanda d’importazione mondiale è destinata quasi a raddoppiare entro il 2040, con il numero di Paesi importatori che passerà da 50 a 88.
Il quinto cambiamento riguarda l’esplosione dei costi infrastrutturali: la costruzione di nuove linee elettriche, indispensabile per integrare rinnovabili e sostenere i carichi emergenti, costa oggi tra 5 e 6 volte più che negli anni Sessanta, complice la maggiore complessità tecnologica, la carenza di manodopera, le procedure autorizzative lente e supply chain concentrate in pochi fornitori globali. A incidere in modo decisivo è anche il cosiddetto “permitting time”, ovvero l’intero iter autorizzativo necessario per ottenere le approvazioni ambientali, territoriali e tecniche prima dell’avvio dei lavori: un passaggio che nei Paesi occidentali può durare fino a 8–10 anni, contro i 2–3 della Cina. Non sorprende quindi che la quota dei costi fissi, in particolare capitale e ammortamenti, sia oggi la componente dominante del sistema elettrico, superando di gran lunga i costi variabili. Il sesto asse è rappresentato dall’incertezza sulla domanda di petrolio e gas, destinata a rimanere più elevata del previsto anche in scenari accelerati di transizione: settori come aviazione, trasporti pesanti e petrolchimica non dispongono ancora di alternative scalabili, mentre l’evoluzione dei consumi spinge verso investimenti upstream che si attesteranno intorno ai 350 miliardi di dollari l’anno almeno fino al 2050. Infine, la settima trasformazione riguarda la divergenza dei costi tecnologici: mentre solare, eolico e batterie hanno ridotto i costi fino al 90% dal 2010, tecnologie decisive per la decarbonizzazione profonda, come idrogeno verde, CCS e storage di lunga durata, risultano ancora sensibilmente più costose del previsto, frenate da curve di apprendimento lente e infrastrutture insufficienti. Il report di BCG lancia un messaggio chiaro: la transizione energetica non è lineare, ma procede. Per accelerarla occorre agire su tre fronti: ridurre i costi del sistema, puntare su tecnologie già competitive e assicurare che cittadini e imprese possano partecipare attivamente alla costruzione del nuovo modello energetico. Con la certezza che i prossimi anni saranno decisivi per definire la velocità e la qualità del cambiamento.
Energia, Edfe: l’offerta globale di Gnl destinata a crescere del 4% all’anno
Environmental Defense Fund Europe ha pubblicato oggi una nuova analisi di Rystad Energy che dimostra come il regolamento dell’UE sul metano sia uno strumento strategico per rafforzare la sicurezza energetica dell’Europa e accelerare il suo distacco dai combustibili fossili russi. I risultati mostrano che il regolamento non solo è compatibile con la sicurezza energetica ma contribuisce anche a rendere il sistema energetico più sicuro e indipendente, favorendo una maggiore trasparenza, resilienza e allineamento con gli obiettivi climatici del panorama energetico europeo. Secondo Rystad Energy, l’offerta globale di GNL è destinata a crescere di circa il 4% all’anno, creando un eccesso di offerta dal 2028 al 2032. Ciò consente all’UE di richiedere maggiore trasparenza e prestazioni ambientali ai fornitori senza compromettere l’accesso al gas. La conformità al regolamento UE sul metano è un obiettivo facilmente raggiungibile. Entro il 2027, l’offerta in grado di soddisfare gli standard OGMP2.0 Livello 5 – il più elevato standard globale per la rendicontazione sul metano – dovrebbe raddoppiare rispetto alla domanda di gas dell’UE, consentendo un monitoraggio e una verifica efficaci senza restringere il mercato. Per quanto riguarda il petrolio, saranno disponibili quantità sufficienti di greggio conforme per soddisfare il fabbisogno delle raffinerie dell’UE, e la diversificazione delle fonti di approvvigionamento consentirà all’Europa di non dipendere da un unico esportatore.
Allo stesso tempo, gli importatori dell’UE stanno continuando a firmare contratti a lungo termine per il GNL, confermando la fiducia del settore nella capacità di soddisfare la domanda nel rispetto della normativa. L’aumento della capacità di rigassificazione dell’Europa e la riduzione della dipendenza dalle importazioni russe hanno reso il sistema molto più resiliente. “Il regolamento UE sul metano offre all’Europa uno strumento per garantire il proprio futuro energetico, riducendo le emissioni di metano, rafforzando la resilienza e diminuendo la dipendenza da fornitori rischiosi”, ha affermato Léa Pilsner, Policy Director di Environmental Defense Fund Europe. “La trasparenza è potere. Sebbene esistano delle difficoltà di attuazione, esse riflettono il normale processo di adattamento del settore”.
Tim Bjerkelund, Partner Advisory di Rystad Energy, ha aggiunto: “Il regolamento UE sul metano ha il potenziale per influenzare positivamente la riduzione delle emissioni di metano a monte, incentivando gli operatori a introdurre politiche aziendali sul metano. La nostra analisi mostra che esiste un’adeguata fornitura OGMP di livello 5 e che esistono modi per distribuirla agli acquirenti dell’UE consentendo l’attuazione del regolamento”. Il parlamentare europeo Thomas Pellerin-Carlin ha commentato: “I risultati di Rystad dimostrano quanto sia cambiato il mondo da quando la Russia ha iniziato a strumentalizzare il fabbisogno energetico dell’Europa. Attraverso l’efficienza energetica e le energie rinnovabili, l’Europa continua a ridurre strutturalmente la sua domanda di gas e grazie alla disponibilità di GNL conforme alle norme l’UE può garantire la trasparenza del metano riducendo al contempo la sua dipendenza dalle autocrazie dei combustibili fossili”.
Mentre l’Europa rivede il proprio quadro di sicurezza per l’approvvigionamento energetico, lo studio fornisce prove convincenti del fatto che il regolamento dell’UE sul metano migliori la resilienza e riduca la dipendenza da fornitori rischiosi che non seguono le migliori pratiche del settore. Invece di rappresentare un rischio, il regolamento consente all’UE di stabilire standard globali senza compromettere gli approvvigionamenti. In questo contesto, il regolamento sostiene direttamente la strategia energetica REPowerEU, adottata per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili russi a seguito dell’invasione dell’Ucraina. Esso richiede la diversificazione delle forniture, una maggiore accessibilità economica e la transizione dalla dipendenza dai combustibili fossili. Le sfide legate all’attuazione sono inevitabili, come il monitoraggio delle emissioni lungo le catene di approvvigionamento e la verifica dei dati, ma riflettono la normale complessità dell’introduzione di requisiti di trasparenza e non compromettono la sicurezza degli approvvigionamenti. Molte aziende si sono già impegnate ad adottare le migliori pratiche nell’ambito dell’OGMP, il che pone il settore in una posizione favorevole per soddisfare i requisiti della normativa. Il regolamento UE sul metano è una pietra miliare della strategia energetica europea orientata al futuro con l’obiettivo di rendere il sistema più trasparente, resiliente e in linea con gli obiettivi climatici, salvaguardando al contempo la sicurezza degli approvvigionamenti.
Atlante e Maxi Mobility, partnership strategica per la transizione elettrica
Atlante, network di ricarica rapida e ultra-rapida per veicoli elettrici del Sud Europa, e Maxi Mobility, la startup benefit italiana che sta rivoluzionando la mobilità elettrica per tassisti, flotte aziendali e professionisti, annunciano una partnership strategica che integra infrastrutture di ricarica e servizi di mobilità smart in un modello innovativo e sostenibile. La collaborazione nasce dalla visione condivisa delle due aziende, entrambe impegnate ad accelerare l’adozione della mobilità elettrica attraverso un modello realmente pratico, integrato e pensato per gli utenti professionali. In questo quadro, Atlante diventerà il partner preferenziale per la ricarica dei veicoli delle flotte corporate e dei tassisti che entreranno nell’ecosistema Maxi, in particolare nelle aree di Roma e Milano. Nell’area di Roma, Atlante è già presente con stazioni di ricarica strategiche, tra cui quelle presso l’aeroporto di Fiumicino, l’LDC Hotels Roma Lifestyle, il Centro Commerciale Gran Roma, il Centro Commerciale La Scaglia a Civitavecchia e l’Aetherea Padel Club a Formello. A Milano, tra i principali hub operativi figurano quelli sulla Tangenziale Est a Cascina Gobba (Est e Ovest), sulla Tangenziale Ovest a Muggiano, nel cuore della città a CityLife, presso Foody – Mercato Alimentare di Milano, in prossimità della circonvallazione, dell’aeroporto di Linate e della Stazione Centrale, oltre all’impianto di via Gentile Bellini / via Stephenson, alle dieci stazioni nel Comune di Buccinasco e all’iconica stazione dell’aeroporto di Milano Malpensa. L’obiettivo di Atlante è anche quello di sviluppare, ampliare e potenziare, le infrastrutture utilizzate da Maxi Mobility per costruire una rete sempre più capillare, accessibile e progettata intorno agli utenti professionali, semplificando al massimo l’esperienza d’uso dell’elettrico. La scelta della rete Atlante poi, essendo alimentata da energia 100% rinnovabile, contribuisce ulteriormente a ridisegnare la mobilità pubblica a livello urbano in una direzione sempre più sostenibile.
“Con Atlante condividiamo una visione: la mobilità elettrica deve essere semplice, conveniente e alla portata di chi lavora ogni giorno sul territorio”, ha dichiarato Barbara Covili, General Manager Maxi Mobility. “Questa partnership dà un impulso decisivo al nostro progetto di comunità energetica mobile”. “Per Atlante questa collaborazione rappresenta un passo naturale nella nostra missione di supportare la transizione elettrica di tutti, compresi i professionisti della mobilità,” ha dichiarato Gabriele Tuccillo, CEO Atlante Italia. “Integrare la nostra rete di ricarica con i servizi innovativi di Maxi Mobility significa creare un ecosistema più efficiente, affidabile e realmente costruito attorno alle esigenze di chi utilizza l’auto per lavoro”. Maxi Mobility è la prima realtà italiana a introdurre il concetto di comunità energetica mobile, dove utenti, tassisti e aziende condividono accesso alla mobilità elettrica, alle infrastrutture di ricarica e a servizi digitali avanzati in un nuovo modello di business “fleet&charge-as-a-service”. Attraverso l’app Maxi, l’ecosistema mette a disposizione gestione completa del veicolo elettrico, servizi avanzati di fleet management e soluzioni pensate appositamente per tassisti e corporate fleet. La collaborazione con Atlante in questo senso si inquadra perfettamente, sfruttando per la ricarica un supporto dedicato e una gestione dell’energia 100% sostenibile. Grazie alle sue stazioni ultra-fast, Atlante rappresenta il partner ideale per i tassisti su suolo pubblico, garantendo tempi di ricarica ridotti e continuità operativa per chi lavora ogni giorno sulla strada.
Finanza sostenibile, Consob: attenzione all’eccesso di fiducia nelle proprie capacità di valutazione
Informazione e competenze sono elementi chiave per favorire le scelte degli investitori verso prodotti sostenibili e promuovere la transizione Esg (Enviromental, Social, Governance). Tuttavia, un’eccessiva fiducia nelle proprie conoscenze sulla sostenibilità può portare a scelte di investimento non consapevoli da parte dei risparmiatori. Il Quaderno di Finanza “Investitori retail e finanza sostenibile”, pubblicato dalla Consob, mostra infatti come un maggiore accesso ad informazioni sulla finanza sostenibile aumenti sia la conoscenza verso prodotti sostenibili sia il rischio di un eccesso di fiducia (overconfidence) nella percezione di tale competenza da parte degli investitori. Per questo motivo gli autori – Francesco Corielli e Francesco Saita dell’Università Bocconi, Daniela Costa e Monica Gentile della Divisione Studi e Regolamentazione della Consob – hanno evidenziato la necessità di prevedere un impianto normativo e informativo che non si limiti ad accrescere le competenze degli investitori ma consideri anche le possibili distorsioni cognitive legate all’eccesso di fiducia. Infine, secondo lo studio che si basa sui dati raccolti dalla Consob per il ‘Rapporto sulle scelte di investimento delle famiglie italiane’, la consulenza finanziaria è un fattore che incide positivamente sulle scelte di investimento Esg. La propensione ad investire in asset sostenibili è fortemente correlata al fatto che il consulente abbia posto domande sulle preferenze di sostenibilità o fornito informazioni sui prodotti sostenibili, in particolare quando ciò avviene su iniziativa del consulente stesso.
Ita Airways adotta la tecnologia Iris di nuova generazione a bordo dei propri voli
Viasat Inc., leader globale nelle comunicazioni satellitari, ha annunciato oggi che ITA Airways, vettore di riferimento in Italia, ha adottato la tecnologia Iris per i propri voli. Il programma Iris dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), pluripremiato e sviluppato nell’ambito della direzione Connectivity and Secure Communications di ESA, è guidato da Viasat, e sfrutta le tecnologie satellitari di nuova generazione per contribuire alla modernizzazione del programma di gestione del traffico aereo (Air Traffic Management, ATM). Il servizio è supportato da Iris Service Provider e da ESSP, partner chiave del progetto, che detiene la certificazione EASA per l’erogazione dei servizi Iris e ha coinvolto i 19 principali fornitori di servizi di navigazione aerea (Air Navigation Service Providers, ANSP) nella fase di voli pre-commerciali, un periodo di validazione cruciale prima della fase di dispiegamento. Questa fase si concluderà entro la fine del 2025. A partire dal 2026 inizierà la fase commerciale, con l’obiettivo di integrare 28 ANSP del “Single European Sky (SES) 2+” entro il 2032, supportando le operazioni di oltre 1.100 aeromobili dotati di tecnologia Iris che voleranno in Europa. Il programma Iris concretizza l’iniziativa per il Single European Sky, che mira a riformare l’ATM in Europa, e annovera ITA Airways tra le compagnie aeree che guidano il cambiamento. La tecnologia Iris sarà inizialmente implementata su quattro Airbus A320neo di ITA Airways. Iris consentirà a ITA Airways di ottenere una maggiore efficienza operativa, grazie a riduzioni nei consumi di carburante e delle emissioni, e contestualmente di dare il proprio contributo alla modernizzazione dello spazio aereo europeo. Si tratta di un passaggio cruciale nel processo di transizione dell’industria verso la neutralità climatica e operazioni 4D-TBO (trajectory-based operations). Offerto come una capacità completamente sviluppata e certificata da Airbus sugli aeromobili delle famiglie A320 e A330, Iris abilita le operazioni iniziali 4D-TBO, per condividere informazioni operative basate sulla traiettoria e sull’intento. Ciò consente alle compagnie aeree di evitare i circuiti di attesa, calcolare le rotte più brevi disponibili, volare a quote ottimali e beneficiare di profili di salita e discesa continui. Apre inoltre la strada a comunicazioni multilink tramite data link utilizzando i metodi VDL2 e Iris SATCOM, fondamentali per la modernizzazione dell’ATM. Iris è alimentato dalla piattaforma di connettività SwiftBroadband-Safety (SB-S) di Viasat. ITA Airways opererà voli abilitati a Iris sulle rotte da Milano e Roma verso destinazioni in tutta Europa. Joerg Eberhart, CEO e Direttore Generale di ITA Airways, ha dichiarato: «L’introduzione della tecnologia Iris sui nostri aeromobili rappresenta un passo significativo nel miglioramento dell’efficienza operativa e della sostenibilità ambientale. In ITA Airways siamo profondamente impegnati a sostenere la modernizzazione dello spazio aereo europeo come parte della roadmap verso il Single European Sky, e a svolgere un ruolo attivo nello sviluppo del programma di gestione del traffico aereo (ATM). Attraverso questa partnership con Viasat, ESA ed ESSP, miglioreremo la puntualità dei voli, ottimizzeremo il consumo di carburante e ridurremo ulteriormente le emissioni. Questa iniziativa si integra perfettamente con il nostro programma di rinnovo della flotta, che già comprende il 69% di aeromobili di nuova generazione, offrendo maggiore valore ai nostri passeggeri e contribuendo a un futuro più sostenibile per il trasporto aereo in Italia e in Europa.»
Negli ultimi anni, il programma Iris ha ampliato il proprio raggio d’azione a livello globale. The Iris SATCOM Global Solution si concentrerà sulle tecnologie e sulle certificazioni necessarie per condividere i benefici di Iris in termini di risparmio di carburante, CO₂ e riduzione della congestione. Iris è ora pronto per essere valutato ed esteso all’uso in altre regioni del mondo, come l’Asia e le Americhe. Entro il 2028, Iris sarà nella posizione ideale per consentire l’ottimizzazione dei voli a livello globale, rendendo i voli più sostenibili ed efficienti.
Sostenibilità: Snam consolida la propria leadership nel reporting non finanziario e nella trasparenza in tema di impatto ambientale
Snam è stata nuovamente inclusa nella “A list” di CDP (ex Carbon Disclosure Project), l’indice che raggruppa le aziende leader a livello globale che si distinguono nella trasparenza e nella gestione dei rischi e opportunità ambientali, migliorando il risultato rispetto al 2024 (B) e confermandosi tra le società a livello mondiale ad essere incluse nella lista “best companies” per la qualità e completezza delle informazioni rese disponibili. Lo score “A” attesta l’elevato livello di trasparenza e i risultati ottenuti nella gestione e rendicontazione dei propri impatti ambientali. Il processo annuale di valutazione effettuato da CDP è ampiamente riconosciuto dal mercato come il Gold Standard delle Nazioni Unite per le tematiche ambientali.
A questo risultato si aggiunge la conferma, per il secondo anno consecutivo, del Premio Speciale “Rendicontazione di sostenibilità: verso la CSRD” nell’ambito dell’Oscar di Bilancio 2025, promosso da FERPI, Borsa Italiana e Università Bocconi. Il riconoscimento premia la chiarezza, la completezza e l’integrazione delle informazioni pubblicate, in linea con i requisiti del nuovo quadro europeo di reporting, evidenziando la maturità e la profondità analitica del reporting di Snam, il pieno allineamento agli standard ESRS e la solida governance ESG, integrata nella strategia aziendale. Particolarmente apprezzate sono risultate la chiarezza e la robustezza dell’analisi di doppia materialità e la completezza della disclosure dei KPI, che copre gli ambiti della riduzione delle emissioni e della tassonomia.