LA GIORNATA

Manovra: voto in Commissione nel weekend, attacco dalle opposizioni

  • Panetta: “Il sistema monetario sta entrando in acque inesplorate”
  • Studio Uil: “L’Imu è una lotteria fiscale iniqua. Serve una riforma del catasto con imponibili reali e aliquote trasparenti”
  • L’Antitrust avvia un’istruttoria sull’acquisizione di Acea Energia da parte di Plenitude

10 Dic 2025 di Maria Cristina Carlini

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“Giovedì sono attesi gli emendamenti dell’esecutivo e poi da sabato si inizia a votare”, per poi dare mandato ai relatori entro domenica. È la tabella di marcia che ha prospettato ieri il presidente della commissione Bilancio del Senato,  Nicola Calandrini, per l’avvio delle votazioni in commissione e che ha scatenato l’ira delle opposizioni per i ritardi  che sta accumulando la manovra di bilancio. Sono giornate in cui il Governo deve chiudere le questioni ancora aperte e preparare i testi e pareri. Le forze politiche di maggioranza hanno chiesto dei correttivi sulle misure che vanno dagli affitti brevi a vocazione turistica ai dividendi fino all’ampliamento del contributo di banche ed assicurazioni. E poi dovrebbe esserci una ventina di testi a cura dei singoli ministeri per provare ad affrontare ciascuno un tema a cui assegnare la priorita’. Oggi  intanto il governo incontrera’ nuovamente i gruppi parlamentari per parlare di quegli emendamenti su temi condivisi – enti locali, calamita’ e italiani all’estero – che non sono entrati nel fascicolo dei testi segnalati ma su cui potrebbe esserci una intesa tra maggioranza e opposizioni, tra i temi spiccano i fondi per ripristinare la totalita’ del finanziamento previsto per il completamento della tratta della Metro C da piazza Venezia a Prati. “Siamo alle battute finali. Le risorse sono quelle che abbiamo stanziato, la Manovra deve chiudersi a 18,7 miliardi, questi sono i numeri”, sottolinea il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo. Governo e maggioranza tirano dritto sull’emendamento, presentato da FdI e sostenuto anche dalla Lega, per specificare che “le riserve auree gestite dalla Banca d’Italia appartengono allo Stato, in nome del popolo italiano”, nonostante le perplessita’ espresse dalla Bce che sostiene non sia “ancora chiaro quale sia la concreta finalita’ della disposizione”. Il chiarimento sara’ affidato ad una lettera del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti indirizzata alla Bce per rassicurare che si tratta solo di una questione di ordinamento interno e che la gestione dei lingotti resta in capo a palazzo Koch.

 A scatenare le critiche della minoranza è stato il calendario dei lavori indicato del presidente da Calandrini, senatore di Fratelli d’Italia. Poco importano le rassicurazioni del senatore di Fratelli d’Italia Guido Liris, relatore della legge, secondo il quale gli emendamenti del governo saranno “pochissimi e neanche tanto corposi, perché verrano prediletti gli emendamenti parlamentari”. “Se c’è qualcosa che interseca la posizione delle proposte parlamentari vince la parte parlamentare”. “L’unica cosa che sanno fare è sconvocare i lavori di commissione, dove gli emendamenti presentati giacciono in attesa che arrivino i testi imposti dal governo – è il commento severo del senatore dem Francesco Boccia e del capogruppo in commissione Bilancio Daniele Manca -. Mentre il Parlamento, per colpa di una destra divisa, non lavora, leggiamo di presunti emendamenti sull’oro, che la Bce non vuole, sull’innalzamento del tetto per l’uso del contante che sarebbe, dopo l’ennesima rottamazione, un altro regalo agli evasori e all’illegalità. Siamo di fronte all’ennesima presa in giro del Parlamento da parte di questo governo, dove si stanno accapigliando per pochi spiccioli, mentre gli stipendi degli italiani sono fermi e le liste d’attesa nella sanità sono sempre più lunghe”. 

 

Panetta: “Il sistema monetario sta entrando in acque inesplorate”

Il sistema monetario “sta entrando in acque inesplorate, in cui le correnti si muovono a diverse velocità e a volte in diverse direzioni. Navigarle richiederà una bussola condivisa”. Lo ha detto il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, riferendosi durante la sua Whitaker Lecture alla banca centrale d’Irlanda alla trasformazione digitale della moneta e a un sistema internazionale in cui “il dominio del dollaro si sta gradualmente indebolendo. Per Panetta,  le stablecoin scontano “due peccati originali” che la espongono a rischi e debolezze che le norme “possono solo mitigare ma non eliminare”. Le stablecoins, sempre più concorrenti nel sistema dei pagamenti cross borders, in primis “violano l’unicità della moneta” e quindi “sono intrinsecamente vulnerabili” alle vendite incontrollate. Secondo Panetta le stablecoins “pongono rischi all’integrità finanziaria” per la loro circolazione opaca e peer to peer “che limita fortemente l’abilità delle autorità” di “tracciare le transizioni e bloccare i flussi illeciti”. Inoltre “la loro reale efficienza di costi resta incerta” e per finire hanno “specifiche debolezze operative”. In caso di “perdita delle chiavi di sicurezza, cyberattacchi e debolezze nella governance o interruzioni nella infrastruttura Dlt sottostante” si arriverebbe a una “perdita irreversibile dei fondi, un rischio che non si pone nel sistema dei pagamenti tradizionali ancorato alla moneta pubblica”. Per questo Panetta si chiede “chi salvaguarda la privacy, limita la profilatura e previene gli abusi” in un sistema “di decisioni automatizzati” quando si “effettua un pagamento o in un registro pubblico che non ha un chiaro ancoraggio giurisdizionale”.

Studio Uil: “L’Imu è una lotteria fiscale iniqua. Serve una riforma del catasto con imponibili reali e aliquote trasparenti”

Il saldo della tassa di possesso sugli immobili di dicembre 2025 dimostra che il sistema fiscale immobiliare italiano è diseguale e confuso. A parità di condizioni economiche, il prelievo varia sensibilmente da un Comune all’altro e tra diverse categorie catastali. Lo rivela uno studio del servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione della Uil, diretto dal segretario confederale, Santo Biondo. Ai fini della ricerca, facendo riferimento agli estimi catastali di ogni provincia, è stata calcolata la rendita media degli immobili per cui è dovuta l’Imu. Fatta questa elaborazione, come previsto dalla normativa vigente, tale rendita media è stata rivalutata del 5% e moltiplicata per il coefficiente di riferimento. A questo valore, poi, sono state applicate le aliquote estrapolate dalle delibere comunali pubblicate, entro e non oltre il 28 ottobre, sul sito del Dipartimento delle Finanze. È bene precisare che, in Italia, l’imposta municipale propria non è dovuta sull’abitazione principale (a meno che non rientri tra le abitazioni di lusso delle categorie A/1, A/8 o A/9), ma su seconde case, immobili commerciali, aree edificabili e terreni agricoli. Sono equiparate alle prime case anche altre categorie specifiche come le case popolari, gli immobili delle cooperative edilizie a proprietà indivisa e adibiti ad abitazione principale dei soci assegnatari e i fabbricati utilizzati come alloggi sociali. Stando ai dati dell’Agenzia delle Entrate del 2020, sono oltre 26,1 milioni i proprietari che versano l’Imu: per il 41% sono lavoratrici e lavoratori dipendenti e pensionati. Il gettito complessivo annuo è di 19,4 miliardi di euro.
“I dati restituiscono il quadro iniquo di una vera e propria “lotteria fiscale”, derivante da valori obsoleti, e un mosaico di aliquote locali che alimentano ingiustizie e disuguaglianze. Servono valori che rispecchino il mercato, con verifiche periodiche e criteri omogenei su tutto il territorio nazionale. La revisione, poi – ha spiegato Biondo – dovrebbe essere a gettito complessivo invariato: si aggiornano le basi imponibili, si abbassa l’aliquota di riferimento e si correggono le storture, senza gravare su chi già paga il giusto. Urge, quindi, maggiore progressività: chi possiede patrimoni immobiliari di alto valore, case di lusso o immobili lasciati vuoti deve contribuire di più, mentre chi ha redditi medio-bassi, famiglie numerose o affitta a canone concordato deve beneficiare di sconti automatici e tutele certe. Inoltre – ha precisato il sindacalista della Uil – non solo riteniamo intangibile l’esenzione sulla prima casa non di lusso, ma crediamo sia necessario uniformare le detrazioni comunali, per garantire pari trattamento ai cittadini con la stessa condizione economica, ovunque risiedano. Serve poi una regola nazionale chiara che definisca un range di aliquote entro cui i Comuni possano muoversi, con l’obbligo di spiegare pubblicamente ogni aumento. Meno discrezionalità e più responsabilità: se si alza l’aliquota, si deve dire con chiarezza per quali servizi e con quali risultati. Pertanto – ha aggiunto Biondo – proponiamo l’istituzione di una banca dati unificata (catasto, anagrafe, utenze e locazioni) come strumento essenziale per stanare le false pertinenze e gli immobili fittiziamente “inutilizzati”. Recuperare la base imponibile significa alleggerire chi oggi paga per tutti. Inoltre, occorre una strategia unitaria che deve comprendere IMU, canone concordato, rigenerazione urbana e social housing per garantire meno penalità sugli affitti calmierati e più incentivi per chi ristruttura e rimette sul mercato l’invenduto e lo sfitto. La riforma del catasto — ha concluso Biondo — è il punto di partenza di un nuovo patto di fiducia tra Stato e cittadini che fornisca basi imponibili giuste, aliquote trasparenti e servizi misurabili. Solo così, si può chiedere a tutte e tutti di fare la propria parte senza sentirsi esattori di ingiustizie. La vera riforma fiscale inizia dal catasto: se non misuri bene, non puoi tassare bene. È una scelta di giustizia, equità e modernizzazione che il Paesedeve avere il coraggio di fare, adesso”.

L’Antitrust avvia un’istruttoria sull’acquisizione di Acea Energia da parte di Plenitude

L’Antitrust ha avviato un’istruttoria sull’acquisizione del 100% del capitale di Acea Energia da parte di Plenitude. Secondo quanto si legge nel bollettino dell’Autorità, l’operazione appare “suscettibile di ostacolare in modo significativo la concorrenza effettiva, anche a causa della costituzione di una posizione dominante, nel mercato della vendita al dettaglio di energia elettrica ai clienti domestici, nel mercato della vendita al dettaglio di gas naturale ai piccoli clienti e nel mercato dell’installazione e gestione di infrastrutture di ricarica elettrica pubbliche a bassa potenza”. Plenitude e Acea hanno annunciato il 3 dicembre scorso la firma di un accordo vincolante per l’acquisizione da parte di Plenitude del 100% del capitale di Acea Energia, società attiva nel mercato retail dell’energia e interamente controllata dal gruppo Acea. L’operazione, da 587 milioni di euro, include anche la partecipazione del 50% del capitale sociale di Umbria Energy.    Con l’acquisizione, Plenitude integrerà nel proprio portafoglio oltre 1,4 milioni di clienti retail in Italia, superando così gli 11 milioni di clienti complessivi in Europa e anticipando di due anni il target di base clienti previsto per il 2028.    Annunciando la firma, le parti avevano precisato che il perfezionamento dell’operazione, atteso entro giugno 2026, sarebbe stato comunque subordinato all’autorizzazione delle Autorità competenti.

Dall’Ue budget record di 728 milioni per 394 ricercatori Italia settima, ma italiani secondi.

L’Europa spinge l’acceleratore sulla ricerca, intenzionata a diventare un luogo attraente per chi lavora nella scienza, e lo fa con un budget di 728 milioni destinato dal Consiglio Europeo della Ricerca ai ricercatori che hanno ottenuto risultati di eccellenza e stanno consolidando i loro gruppi di lavoro a livello internazionale. Sono 349 i vincitori di questi finanziamenti, definiti “record” da Ekaterina Zaharieva, commissaria europea per Startup, Ricerca e Innovazione. “L’Ue – ha detto – è seriamente intenzionata a rendere il continente attraente per ricercatori eccellenti”. Per la presidente dell’Erc Maria Leptin “è uno dei bandi Erc più competitivi di sempre” e “un’ulteriore conferma di quanto sia diventata urgente la richiesta di maggiori investimenti dell’Ue nella ricerca di frontiera”. Le ricerche premiate, prosegue, “potrebbero portare alla nascita di nuove industrie, migliorare la vita delle persone e rafforzare la posizione dell’Europa a livello mondiale”.

Dall’assegnazione dei Consolidator Grant l’Italia emerge ancora una volta con una grande disparità fra i centri che ospitano i vincitori, per i quali si classifica settima su 25 Paesi, e la totalità dei ricercatori italiani, molti dei quali lavorano all’estero, che si sono classificati secondi. Nella classifica per Paesi il Regno Unito è al primo posto con 66 finanziamenti, seguito da Germania (58, Paesi Bassi (40), Spagna (26), Svizzera e Francia (ciascuna con 25). Con un solo progetto finanziato, chiudono la classifica Grecia, Croazia, Lussemburgo, Portogallo e Turchia. Considerando la classifica basata sulle 44 nazionalità dei vincitori, i ricercatori tedeschi sono primi con 48 progetti finanziati. Seguono gli italiani con 37 e dai britannici (33). La percentuale delle donne vincitrici rimane stabile a circa il 38% e le domande arrivate sono state 3.121, in calo del 35% rispetto ai bandi precedenti dello stesso tipo. Considerando i settori di ricerca, ad aggiudicarsi il maggiori finanziamenti sono le Science fisiche e ingegneria (141), seconde le Scienze sociali e umanistiche 115 e terze le Scienze della vita (93). Nanoparticelle per combattere i tumori allo studio in Spagna, in un laboratorio specializzato nella Scienza dei materiali, sono fra i progetti finanziati, così come l’interfaccia tra biologia e chimica che utilizza la meccanica quantistica per rilevare la sepsi in fase precoce, allo studio nei Paesi Bassi. In Italia si sta sviluppando un algoritmo per prevedere come i bambini potrebbero rispondere agli interventi di salute mentale, accanto a ricerche sulla dinamica delle connessioni cerebrali, sui terremoti e sui tumori. I 17 progetti finanziati nel nostro Paese, fanno capo a otto regioni. Quattro sono condotti in Campania: due all’Università Federico II, dove si studiano le caratteristiche dei pianeti in grado di ospitare forme di vita, uno all’Istituto Italiano di Tecnologia nel quale la biologia sintetica aiuta a capire il rapporto fra sistema immunitario e tumori, e uno all’Orientale. Sono tre i progetti finanziati nel Veneto, due dei quali all’Università di Padova (per ridefinire il welfare e per studiare la dinamica dei terremoti profondi) ,e uno all’Università di Verona. Si aggiudicano due finanziamenti l’Emilia-Romagna (alle Università di Bologna e di Modena e Reggio Emilia), la Lombardia (alle Università di Milano-Bicocca e alla Statale), il Trentino Alto Adige (entrambi all’Università di Trento) e Lazio (all’Università di Roma Tor Vergata e alla Sapienza). Seguono con un finanziamento Piemonte (Università di Torino), e Toscana (Università di Pisa).

Venti anni di Autostrade del Mare: oggi oltre 52 mila chilometri di coste e 18 porti

Il settore delle Autostrade del Mare (AdM), snodo intermodale d’eccellenza per la connessione con il Bacino del Mediterraneo, cosi’ come si e’ sviluppato con la legge 488 del 1999, che ha introdotto stanziamenti a sostegno del cabotaggio e dell’intermodalita’ marittima, comprende oggi 52.007 km di tratte, con 18 porti italiani di origine e 23 destinazioni finali, di cui otto in porti stranieri (Spagna, Malta, Grecia, Croazia). E’ quanto emerge dal Rapporto Censis sui vent’anni delle Autostrade del Mare, realizzato per il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e per RAM S.p.A. Logistica-Infrastrutture-Trasporti, societa’ in house del MIT, e presentato nella Sala del Parlamentino del Ministero. Il Rapporto ha offerto l’occasione per ricostruire i passaggi che hanno trasformato le AdM in una delle leve strategiche della logistica nazionale, non solo per ridurre l’impatto ambientale e migliorare la mobilita’ delle merci, ma anche per sostenere il posizionamento dell’Italia nei mercati globali, in una prospettiva di sviluppo futuro del settore. Nel corso dei venti anni delle AdM, l’utilizzo del mare nei trasporti in Italia ha raggiunto risultati ottimalisu piu’ fronti. Dal punto di vista economico, l’Italia si conferma tra i protagonisti europei della Blue Economy, contribuendo per l’11,1% al valore aggiunto complessivo dell’Ue e per l’11,5% all’occupazione del settore (2022). Nel 2024, oltre la meta’ delle merci importate e circa il 40% delle merci esportate hanno viaggiato via mare. L’Italia ha conquistato una posizione di leadership nel trasporto Ro-Ro: le esportazioni con questa modalita’ sono cresciute del 77,8% tra il 2006 e il 2024, e addirittura del 126,7% nel periodo 2013-2024. Nella sostituzione strada-mare, dall’avvio delle AdM, sono stati risparmiati oltre 27 miliardi di chilometri altrimenti percorsi sulla rete stradale, mentre sul piano ambientale l’intermodalita’ marittima consente, in un anno, di eliminare dalla strada circa 2,2 milioni di camion e mezzi pesanti pari a un trasporto di 58 milioni di tonnellate di merci e di abbattere 2,4 milioni tonnellate di CO2.

Porti, incontro Tardino- Tzitzikostas: gli scali della Sicilia occidentale al centro della nuova visione europea del Mediterraneo

Incontro a Bruxelles tra il commissario straordinario dell’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale, Annalisa Tardino, e il commissario europeo per i Trasporti e il Turismo sostenibile, il greco Apostolos Tzitzikōstas. Nel cuore delle istituzioni europee, Tardino ha presentato una visione chiara: la Sicilia, con i suoi porti e la sua posizione al centro del Mediterraneo, può assumere un ruolo strategico decisivo nelle nuove politiche europee sull’energia, la mobilità e la connettività, in accordo con le linee tracciate dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini e con la sua visione di un Paese unito anche nelle infrastrutture. Il commissario Tardino ha rappresentato il lavoro virtuoso svolto finora dall’AdSP – dall’infrastrutturazione all’elettrificazione delle banchine, dalla digitalizzazione fino alla crescita dei traffici e del turismo legato al mare, con Palermo quarto porto in Italia per le crociere – ma, soprattutto, ha illustrato la prospettiva di sviluppo dei porti dell’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale, quasi tutti dirimpettai delle coste nordafricane e sentinelle del Mediterraneo, e candidati a diventare punti nevralgici nella rete energetica e logistica del futuro. Un quadro che Tzitzikōstas ha condiviso pienamente, riconoscendo il valore degli scali siciliani quali potenziali hub energetici e infrastrutture rilevanti nell’ambito delle politiche europee orientate al dual-use e alla sostenibilità. “Durante il confronto – spiega Tardino – è emerso come le nuove infrastrutture e i collegamenti previsti nel Mediterraneo stiano ridisegnando la geografia della mobilità europea. Tra Ponte sullo Stretto e connessione Sicilia-Malta per l’energia, le due isole potranno divenire nodi strategici capaci di connettere l’Europa al Nord Africa attraverso reti infrastrutturali fisse, energetiche e digitali”. Il commissario europeo Tzitzikostas ha dato ampia apertura sulla volontà di valorizzare gli scali isolani nella futura strategia europea dei porti e nel lavoro legato al recente “Patto per il Mediterraneo”, il documento appena firmato che ribadisce l’interesse verso il sud con un “capovolgimento” geografico atteso da tempo. “Ho ribadito la disponibilità a collaborare, partendo dal territorio e attraverso il Mit, con la Commissione europea, perché i porti siciliani possano essere indicati a pieno titolo tra gli asset strategici del Mediterraneo nei prossimi pacchetti legislativi che seguiranno la strategia europea portuale. Sarebbe un segnale di attenzione – conclude Tardino – a conferma di quanto gli scali della Sicilia occidentale possano oggi diventare protagonisti della nuova agenda europea nel quadrante mediterraneo. Un interesse sottolineato anche dall’annunciata visita che il prossimo anno Tzitzikōstas si è impegnato a fare al nostro Sistema”.

Webuild, Lane consegna l’Unionport Bridge, snodo strategico per la mobilità a New York

Lane, controllata statunitense del Gruppo Webuild, ha consegnato in via definitiva l’Unionport Bridge, il nuovo ponte basculante sul Westchester Creek lungo la Bruckner Expressway nel Bronx (New York). L’opera, del valore di 232 milioni di dollari, sostituisce il ponte originale degli anni ’50 e rappresenta uno snodo cruciale per la mobilità di decine di migliaia di pendolari ogni giorno. Il nuovo Unionport Bridge collega arterie strategiche come la Cross Bronx Expressway, la Bruckner Expressway e la Hutchinson River Parkway, migliorando sicurezza, mobilità e connettività tra i quartieri del Bronx e i principali corridoi regionali. Progettato per una vita utile di 75 anni, la nuova infrastruttura presenta due campate basculanti affiancate, ciascuna con tre corsie di traffico e integra una passerella pedonale dedicata e una pista ciclabile protetta in linea con gli obiettivi Vision Zero e di mobilità sostenibile di New York City. Sistemi meccanici ed elettrici avanzati permettono sollevamenti rapidi e una navigazione marittima sicura. Illuminazione, segnaletica e sistemi di sicurezza potenziati garantiscono una migliore esperienza d’uso e una maggiore visibilità. La costruzione di questa infrastruttura è stata gestita per fasi con l’obiettivo di mantenere aperti il traffico stradale e le operazioni marittime e rispettando gli obiettivi del NYC DOT (New York City Department of Transportation) in termini di sicurezza, durata e impatto sulla comunità. Lane e il suo partner Schiavone Construction Co. LLC (ora SPC Construction Co. LLC) hanno guidato le attività, coordinando complesse operazioni marittime, strutturali e di gestione dei flussi del traffico. Con questo progetto, Lane rafforza la propria posizione nel mercato statunitense delle infrastrutture complesse, mentre Webuild conferma la sua expertise globale nella realizzazione di ponti e viadotti, con oltre 1.000 km di ponti e viadotti completati nel mondo, incluse opere iconiche come il Ponte Genova San Giorgio in Italia, il Long Beach International Gateway Bridge in California, il Secondo Ponte sul Bosforo in Turchia e il viadotto skytrain della Sydney Metro Northwest in Australia.

FS, Trenitalia France: 4,7 milioni di passeggeri trasportati in 4 anni

Quattro anni dopo il suo arrivo in Francia, Trenitalia France presenta un bilancio più che positivo: oltre 4,7 milioni di viaggiatori trasportati e un livello di soddisfazione dei clienti ai massimi storici. Il 2025 ha segnato anche un’evoluzione significativa dei collegamenti di Trenitalia France e, dal 14 dicembre, l’offerta potrà contare di 28 corse al giorno.  Dal dicembre 2021,  riferisce il gruppo,Trenitalia prosegue il suo sviluppo sul mercato francese dell’Alta Velocità. In quattro anni, 4,7 milioni di viaggiatori hanno utilizzato i treni Frecciarossa, di cui 1,8 milioni nel solo 2025. Il servizio ha conosciuto una rapida crescita: da 10 treni al giorno nel gennaio 2025 a 28 treni dal 14 dicembre 2025, permettendo alla compagnia di moltiplicare le possibilità di viaggio per i suoi clienti. «Dal 1º novembre, Trenitalia France è diventata una controllata di FS International, che coordina tutte le società europee dedicate alla mobilità e al trasporto dei viaggiatori. Questo ci offre quindi un quadro coerente per sostenere la nostra crescita e accelerare lo sviluppo dei nostri servizi internazionali e transfrontalieri», sottolinea Marco Caposciutti, presidente e direttore generale di Trenitalia France. Le indagini di soddisfazione condotte nel 2025 confermano l’apprezzamento dei passeggeri: il 97% dei viaggiatori si dichiara soddisfatto del proprio viaggio, il 96% raccomanderebbe Trenitalia ai propri cari e il 93% prevede di utilizzare nuovamente il servizio. Questi dati dimostrano come il servizio Trenitalia sia ormai un elemento fondamentale negli spostamenti quotidiani, per motivi sia personali sia di lavoro. Il 2025 è stato segnato da sviluppi importanti sui tre collegamenti operati da Trenitalia France in Francia. Parigi-Lione: il collegamento rimane uno dei pilastri dell’attività francese di Trenitalia. La frequentazione resta elevata, sostenuta da una clientela regolare tra le due metropoli. Questa linea ha beneficiato anche di un potenziamento del servizio: più collegamenti
complessivi, un aumento del tasso di riempimento in alcune fasce orarie e una crescita significativa durante il periodo estivo con l’introduzione di treni in doppia composizione in alcune date. L’asse Parigi-Lione concentra inoltre le maggiori prospettive di crescita, grazie al rafforzamento dell’offerta previsto per dicembre 2025, che ne aumenterà sensibilmente la capacità. Parigi-Milano: Anche per questo collegamento, riaperto nell’aprile 2025, la tendenza è positiva. Il volume di clientela precedente alla frana è stato recuperato, e si registra persino un leggero progresso rispetto al 2022, nonostante la ripresa graduale dopo un’interruzione di oltre un anno e mezzo. Il numero di viaggiatori è favorito dall’estesa copertura (Lione, Chambéry, Saint-Jean-de-Maurienne, Modane, Oulx e Torino), che contribuisce a rafforzare la dimensione transalpina del servizio. Parigi-Marsiglia: Entrata in servizio nel giugno 2025, la linea si è stabilita progressivamente, attirando sia viaggiatori per turismo che professionisti. I segmenti Parigi–Avignone e Parigi–Aix- en-Provence rappresentano rispettivamente il 15% e il 24% degli spostamenti osservati, mostrando l’interesse per i viaggi parziali su questo asse. La linea completa la rete nazionale di Trenitalia e rafforza la sua presenza nel sud-est della Francia.
Anche l’estate 2025 si è distinta per un’elevata frequentazione, con quasi 600.000 viaggiatori trasportati nei mesi di giugno, luglio e agosto. Questa tendenza conferma l’attrattiva della compagnia italiana per i viaggi a lunga percorrenza e l’uso crescente del Frecciarossa come alternativa agli altri mezzi di trasporto.
Il 2026 si aprirà con un significativo potenziamento dell’offerta Trenitalia. Dal 14 dicembre, la linea Parigi-Lione conterà quattordici collegamenti al giorno andata e ritorno, segnando una tappa importante nella strutturazione della rete Trenitalia in Francia. Questo aumento di frequenza si inserisce nella continuità dello sviluppo intrapreso negli ultimi anni e mira a rispondere alla crescente domanda sull’asse più frequentato del mercato. Consentirà inoltre migliori coincidenze verso altre destinazioni, in particolare da Marsiglia, dove un primo treno permetterà un collegamento ottimizzato verso Milano via Lione Part-Dieu.

Eni: importante scoperta a gas nel Bacino del Kutei, in Indonesia

Eni annuncia una significativa scoperta di gas nel pozzo esplorativo Konta-1, perforato nel PSC Muara Bakau, nel Bacino di Kutei, a circa 50 km dalla costa del Kalimantan Orientale in Indonesia. Le stime preliminari indicano un volume scoperto di 17 miliardi di metri cubi (Gmc) di gas in posto con un potenziale ulteriore superiore a 28 miliardi di metri cubi. Konta-1 è stato perforato fino a una profondità di 4.575 metri in 570 metri di profondità d’acqua, incontrando gas in quattro distinti reservoir di sabbia di età miocenica, caratterizzati da buone proprietà petrofisiche e sottoposti a un’ampia campagna di acquisizione dati. Un test di produzione del pozzo (DST) è stato eseguito con successo in uno dei reservoir e ha prodotto fino a 900.000 metri cubi al giorno (mc/g) di gas e circa 700 barili al giorno (bbld) di condensato. Sulla base dei risultati del DST, si stima che il pozzo abbia un potenziale per una portata complessiva multi-reservoir fino a 2,2 milioni di mc/g di gas e circa 1.600 bbld di condensato. Le stime preliminari indicano un volume scoperto di 17 miliardi di metri cubi (Gmc) di gas in place nei quattro reservoir intercettati dalla traiettoria del pozzo. Ulteriori segmenti di reservoir nell’area del Prospect di Konta, non attraversati dal pozzo, ma con caratteristiche geologiche simili, potrebbero portare il volume complessivo ad oltre 28 miliardi di mc di gas in posto (GIIP). La scoperta di Konta si trova vicino a infrastrutture esistenti e adiacente a scoperte già effettuate, offrendo significative sinergie in termini di sviluppo; opzioni per uno sviluppo accelerato sono già allo studio. La scoperta rafforza inoltre la fiducia nella prosecuzione della campagna esplorativa pianificata, che prevede la perforazione di altri 4 pozzi nel 2026 nel Bacino del Kutei. La scoperta conferma l’efficacia della strategia esplorativa near-field di Eni nel Bacino del Kutei, volta a creare valore attraverso una profonda conoscenza dei modelli geologici e l’applicazione di tecnologie geofisiche avanzate, sfruttando al contempo le sinergie con progetti e infrastrutture esistenti. La scoperta Konta-1 si trova nel PSC Muara Bakau, di cui Eni è l’operatore e detiene una partecipazione dell’88,334%, mentre Saka Energi detiene il restante 11,666%. Muara Bakau fa parte dei 19 blocchi, 14 in Indonesia e 5 in Malesia che saranno gestiti da una società a controllo paritetico (NewCo) tra Eni e PETRONAS. La NewCo combinerà portafogli complementari, competenze tecniche e finanziarie e un’esperienza regionale consolidata per generare valore a lungo termine, garantire eccellenza operativa e promuovere la leadership nella transizione energetica nell’area del Sud-Est asiatico, con un piano di investimenti superiore ai 15 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni. Questo investimento sosterrà lo sviluppo di almeno otto nuovi progetti e la perforazione di 15 pozzi esplorativi, con l’obiettivo di sviluppare circa 3 miliardi di barili equivalenti di petrolio (boe) di riserve scoperte e sbloccare un potenziale esplorativo stimato in 10 miliardi di boe non rischiati. La chiusura dell’operazione è prevista nel corso del 2026. Eni opera in Indonesia dal 2001 e attualmente dispone di un ampio portafoglio di asset in fase di esplorazione, sviluppo e produzione, con una produzione netta di circa 90.000 barili equivalenti di petrolio al giorno provenienti dai giacimenti Jangkrik e Merakes nel Kalimantan Orientale.

Plenitude accelera la sua crescita in Spagna con l’avvio dell’impianto solare di Caparacena da 150 MW

Plenitude ha inaugurato ieri  il progetto solare di Caparacena a Chimeneas (Granada) alla presenza di rappresentanti istituzionali, tra cui il Segretario Generale dell’Energia della Junta de Andalucía e i Sindaci di Ventas de Huelma e di Chimeneas. Il progetto, tra i più importanti realizzati dalla Società in Spagna, si estende su 264 ettari e comprende tre parchi fotovoltaici da 50 MW ciascuno. Il complesso, che include oltre 274.000 moduli fotovoltaici bifacciali e ha una capacità installata complessiva di 150 MW, è in grado di generare circa 320 GWh di elettricità all’anno. Nel quadro degli adempimenti previsti ai fini dell’autorizzazione del progetto, durante la costruzione dell’impianto sono state adottate diverse misure per proteggere l’ambiente naturale e preservare il suolo. Nell’aprile 2024, le attività di monitoraggio archeologico presso il parco fotovoltaico hanno portato alla scoperta di una necropoli iberica risalente al VI secolo a.C., urne funerarie in ceramica e reperti dell’epoca. Ciò ha consentito di preservare un ritrovamento storico, contribuendo così alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale dell’Andalusia.
“La messa in esercizio di Caparacena non solo rafforza il nostro impegno in Andalusia, ma segna anche una scoperta archeologica storica che collega il nostro progetto al patrimonio del territorio. Con un portafoglio nazionale di quasi 1.5 GW di capacità installata, continuiamo a promuovere soluzioni rinnovabili, supportando uno sviluppo responsabile del paesaggio e della sua storia”, ha dichiarato Mariangiola Mollicone, Head of Western Europe Renewables and Managing Director di Plenitude Renovables Spain. Con l’avvio della produzione di Caparacena, Plenitude amplia ulteriormente la propria presenza in Andalusia. A Siviglia, la Società ha già l’impianto di Guillena con una capacità installata di 230 MW e continua a sviluppare il progetto Entrenúcleos da 200 MW. Attraverso queste iniziative, l’azienda contribuisce al percorso di transizione energetica della Regione, consolidando la propria crescita nel settore delle energie rinnovabili del Paese.

Edison amplia la flotta per il trasporto del Gnl: firmato con Knutsen il contratto per una nuova metaniera

Edison ha stipulato con l’armatore Knutsen OAS Shipping un contratto per il noleggio a lungo termine di una nuova nave da 174.000 mc per il trasporto di gas naturale liquefatto (GNL). La firma è avvenuta nella sede dell’armatore a Haugesund, in Norvegia. La nave – di nuova costruzione – sarà realizzata da Hanwha Ocean nel cantiere navale di Geoje (Okpo), in Corea del Sud e, secondo i termini contrattuali, supporterà le attività shipping di Edison a partire dal 2028. La nuova nave si aggiungerà alla flotta in dotazione a Edison per la gestione e approvvigionamento dei carichi di GNL dei contratti long-term su base FOB (Free on Board), una componente che nei prossimi anni, in accordo alla strategia di transizione del Gruppo, è in crescita. Edison, infatti, dopo aver aperto per prima un canale di approvvigionamento stabile dagli Stati Uniti in virtù di un accordo del 2017, quest’anno ha annunciato la conclusione di un secondo contratto per l’acquisto di circa 0,7 MTPA di GNL, equivalenti a circa 1 miliardo di metri cubi all’anno, a partire dal 2028 e per un periodo fino a 15 anni da Shell International Trading Middle East Limited FZE. «Siamo al lavoro per rafforzare le partnership strategiche con i nostri fornitori storici e al contempo per accrescere la nostra presenza internazionale nella filiera del GNL con l’obiettivo di garantire diversificazione e flessibilità operativa a supporto della sicurezza energetica italiana», dichiara Fabio Dubini, Executive Vice President Gas&Power Portfolio Management&Optimisation di Edison. «L’ampliamento della nostra flotta, grazie alla collaborazione di valore con Knutsen OAS Shipping, ci consentirà di gestire i volumi crescenti di GNL che entreranno in portafoglio nei prossimi anni, incrementando la nostra capacità di adeguare tempestivamente l’offerta alla richiesta dei mercati internazionali e dei clienti, a beneficio di una maggiore liquidità e competitività del sistema, ed anche dei target della transizione energetica».

La nuova metaniera sarà realizzata secondo i più avanzati standard tecnologici e di sostenibilità. Sarà dotata di quattro serbatoi a membrana di ultima generazione, caratterizzati da un sistema di isolamento ad alta efficienza, progettato per ridurre il boil-off (l’evaporazione naturale del GNL all’interno dei serbatoi) e garantire prestazioni ottimali durante il trasporto. L’unità sarà equipaggiata con un sistema di propulsione dual-fuel (GNL e diesel marino), shaft generators per un utilizzo più efficiente dell’energia di bordo e un sistema di full reliquefaction, che consente il recupero integrale del boil-off gas, ottimizzando consumi ed emissioni. La nave è progettata per soddisfare pienamente i più recenti requisiti ambientali internazionali, incluse le normative dell’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO), nonché i nuovi regolamenti europei FuelEU Maritime ed EU ETS, permettendo di operare in modo competitivo e perfettamente allineato ai futuri standard di sostenibilità ambientale. L’accordo consolida ulteriormente la partnership tra Edison e Knutsen e conferma la visione comune nello sviluppo di soluzioni energetiche efficienti e sostenibili. La collaborazione tra i due gruppi è stata avviata nel 2018 per la realizzazione di una nave da 30.000 mc di capacità, unica nel suo genere. La Ravenna Knutsen, questo il nome della nave, infatti è una metaniera di estrema flessibilità operativa impiegata dal Gruppo per l’approvvigionamento nel porto Corsini di Ravenna di un deposito small scale dedicato alla mobilità sostenibile e nelle operazioni di rifornimento (bunkeraggio) di GNL di altre navi. La sua configurazione le consente di adattarsi a differenti tipologie di depositi e imbarcazioni, motivo per cui è stata impiegata anche in operazioni di approvvigionamento dei terminali di rigassificazione costieri durante le recenti crisi energetiche. Oggi Edison importa in Italia oltre 14 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, con contratti di importazione dal Qatar (6,4 miliardi di metri cubi), dalla Libia (4,4 miliardi di metri cubi), dall’Algeria (1 miliardo di metri cubi), dall’Azerbaigian (1 miliardo di metri cubi) e dagli Stati Uniti (1,4 miliardi di metri cubi), soddisfacendo il 23% della domanda nazionale.

Gruppo Hera e Caviro insieme fino al 2035 per Enomondo: la joint venture fa scuola nel recupero di scarti agroalimentari

Il Gruppo Hera, attraverso la controllata Herambiente – leader nazionale nella gestione integrata dei rifiuti – e Caviro Extra – la circular company specializzata nel recupero degli scarti agroindustriali del Gruppo Caviro, prima realtà cooperativa vitivinicola italiana – hanno firmato il rinnovo dell’accordo quadro che estende fino al 2035 la joint venture paritetica Enomondo. La società, con sede a Faenza (Ravenna), è attiva nel recupero di biomasse per la produzione di energia rinnovabile e fertilizzanti naturali. L’accordo conferma l’impegno dei due partner nel rafforzare un modello di filiera industriale integrata che fa di Enomondo uno dei principali hub italiani di economia circolare applicata all’agroalimentare. Sono infatti previsti nei prossimi dieci anni nuovi investimenti per aumentare l’efficienza degli impianti, l’innovazione tecnologica e le performance ambientali. Impegno condiviso per lo sviluppo sostenibile dell’Emilia-Romagna. Il rinnovo della partnership conferma la volontà di Caviro Extra ed Herambiente di contribuire allo sviluppo sostenibile della Regione Emilia-Romagna, promuovendo filiere locali di recupero, riducendo le emissioni e garantendo la massima trasparenza nella gestione ambientale. Enomondo gestisce oggi un sistema integrato che include una centrale termoelettrica alimentata a biomassa da 13,7 MWe, impianti di compostaggio per la produzione di tre diverse tipologie di ammendanti, due impianti per la tritovagliatura del verde urbano e tre impianti fotovoltaici (due in corso di realizzazione) da 1,45 MWe complessivi per l’autoproduzione di energia rinnovabile. Inoltre, attraverso una rete di teleriscaldamento integrata, il calore prodotto viene impiegato nello stabilimento Caviro e in parte anche nel distretto industriale faentino, chiudendo il cerchio tra produzione, recupero e utilizzo locale dell’energia. Ogni anno la società recupera oltre 230.000 tonnellate di biomasse e materiali organici e attraverso l’attività di compostaggio ottiene fertilizzanti compostati che permettono di ridurre fino al 50% l’uso di concimi chimici e migliorano la salute dei suoli e la sostenibilità delle coltivazioni. Anche i residui della combustione vengono valorizzati: le ceneri sono riutilizzate quasi integralmente per la produzione di conglomerati cementizi e sottofondi stradali, mentre solo una minima parte – appena lo 0,1% – diventa rifiuto non recuperabile. Negli ultimi anni Enomondo ha rafforzato il suo ruolo di presidio tecnologico all’avanguardia nella gestione circolare delle biomasse: ha investito 12 milioni di euro per realizzare un nuovo impianto di produzione dell’ammendante compostato da filiera agroalimentare (ACFA) e una tettoia per lo stoccaggio del fertilizzante e ha inserito nuove tecnologie sia per la riduzione delle emissioni odorigene sia per la deplastificazione e il miglioramento qualitativo dei fertilizzanti naturali. Tutti interventi mirati a ridurre l’impatto ambientale. Il piano industriale 2026-2035 prevede ulteriori investimenti, tra cui 20 milioni di euro per l’ammodernamento dei sistemi energetici, che permetteranno di risparmiare ogni anno oltre 50 tonnellate di CO₂ equivalente. Il rinnovo fino al 2035 consolida una partnership che ha unito due eccellenze della regione: il know-how ambientale di Herambiente, primo operatore italiano nel trattamento dei rifiuti, e la leadership agroalimentare di Caviro Extra, che valorizza i sottoprodotti generati da oltre 14.000 viticoltori associati in tutta Italia e non solo. L’alleanza, avviata nel 2009, ha permesso di costruire un modello replicabile di simbiosi industriale, dove energia e fertilità dei suoli derivano da ciò che altrimenti sarebbe scarto.

Secondo Filippo Brandolini, Presidente di Enomondo e di Herambiente, «il rinnovo della partnership tra Herambiente e Caviro Extra conferma una visione comune: trasformare gli scarti in risorse, generando valore economico e ambientale per il territorio. Enomondo è un esempio concreto di economia circolare applicata, capace di coniugare innovazione, sostenibilità e competitività. Non ci limitiamo a trattare i sottoprodotti: li trasformiamo in materia prima seconda ed energia, creando valore condiviso per l’ambiente e per le filiere produttive. Un modello virtuoso che ha rafforzato la nostra expertise e che stiamo replicando in altri settori industriali. Con questo accordo guardiamo ai prossimi dieci anni con l’obiettivo di continuare a investire in tecnologie e processi che riducano l’impatto ambientale e favoriscano la decarbonizzazione».

Indagine Confindustria: l’Ia accelera nelle imprese italiane, 1 su 2 coinvolta in un percorso di trasformazione tecnologica

L’intelligenza artificiale sta entrando con sempre maggiore decisione nei processi produttivi e organizzativi delle imprese, ma la capacità di assorbirne davvero il potenziale è ancora limitata. È quanto emerge dall’Indagine Confindustria sul lavoro 2025, presentata oggi nella sede di Confindustria.
Secondo lo studio, quasi un’azienda su due è coinvolta a vario titolo in un percorso di trasformazione tecnologica che interessa soprattutto i servizi e le realtà di maggiore dimensione: l’11,5% utilizza o sta testando soluzioni basate su algoritmi avanzati, mentre il 37,6% ne sta valutando l’introduzione. Le applicazioni più diffuse riguardano analisi dei dati, marketing, ricerca e sviluppo, automazione e assistenza ai clienti: ambiti in cui l’IA sta contribuendo a ridefinire metodologie operative, strategie aziendali e organizzazione del lavoro.
Il quadro, però, non è privo di ombre. Meno della metà delle imprese che hanno avviato l’adozione dell’IA (43,7%) ha già messo mano ai processi interni per gestire l’impatto sulle risorse umane, in particolare attraverso percorsi di formazione interna, consulenze specializzate o assunzione di nuovi profili tecnici. Molte aziende procedono quindi sul fronte tecnologico, ma restano indietro nell’aggiornamento delle competenze e nei piani di formazione. Non a caso, la carenza di competenze interne è indicata come la prima criticità (36,7%), seguita dalla complessità dell’integrazione nei processi esistenti e dai costi ancora elevati.
Sullo sfondo, il mismatch tra domanda e offerta di competenze continua a rappresentare una sfida, con il 67,8% delle imprese che dichiara difficoltà di reperimento dei profili adeguati. Si tratta ormai di un problema strutturale che si inserisce in un quadro dominato dalla rapidità dei cambiamenti indotti dalle nuove tecnologie.
Si registra invece una fase di stabilizzazione per il lavoro agile, ormai adottato dal 32,3% delle aziende, mentre il welfare aziendale resta diffuso nel 55,3% delle realtà associate, con un utilizzo sempre più orientato al benessere dei lavoratori. La contrattazione aziendale, che oggi coinvolge quasi il 70% dei lavoratori del campione, si conferma uno dei principali strumenti attraverso cui le imprese gestiscono innovazione e flessibilità per accompagnare i processi di trasformazione organizzativa.

“Le aziende italiane sono entrate nel vivo della trasformazione digitale e l’intelligenza artificiale che diventerà presto un fattore competitivo decisivo, anche dal punto di vista formativo”, afferma Riccardo Di Stefano, delegato di Confindustria per l’Education e l’Open Innovation. “Ma per gestire e non subire questa transizione serve un salto di qualità nelle competenze, un forte investimento in una formazione sempre più integrata tra mondo produttivo e sistema educativo. E nell’indagine CSC emerge molto bene come le imprese siano sempre più protagoniste nelle relazioni con scuole, ITS Academy, università. Esercitando, in modo sempre più completo, un ruolo di responsabilità educativa anche attraverso le tecnologie abilitanti. Solo così potrà essere garantita un’adozione dell’IA responsabile e capace di generare crescita per il Paese e per l’intero sistema produttivo”.

Cooperative, protocollo tra Fondosviluppo e Fondazione con il Sud per lo sviluppo nel Mezzogiorno

Promuovere la crescita inclusiva e sostenibile delle comunità del Mezzogiorno attraverso un modello innovativo di finanza sociale. È questo l’obiettivo del protocollo biennale tra Fondosviluppo, fondo mutualistico promosso da Confcooperative, e Fondazione con il Sud, che segna l’inizio di una collaborazione strategica destinata a fare la differenza nei territori del Sud Italia.”L’iniziativa – spiega il presidente di Fondosviluppo, Maurizio Gardini – rappresenta un percorso sperimentale finalizzato a sostenere enti del Terzo settore costituiti in forma di cooperativa sociale, con progetti orientati all’inclusione sociale e allo sviluppo imprenditoriale. La peculiarità dell’accordo risiede nella combinazione flessibile e complementare degli strumenti finanziari messi a disposizione dalle due organizzazioni”.  Per ciascuna cooperativa beneficiaria, il sostegno si articola su tre livelli: 50.000 euro da Fondosviluppo sotto forma di partecipazione al capitale sociale a titolo di socio finanziatore, con azioni auto-estinguibili al quinto anno, subordinatamente al raggiungimento di obiettivi di performance di bilancio e sociali predefiniti; 50.000 euro da Fondazione con il Sud a fondo perduto, erogati in due tranche; risorse proprie e di altri stakeholder (fondazioni di origine bancaria, enti locali) per la copertura della parte restante dell’investimento. Un modello ibrido, che combina capitale di rischio vincolato a risultati, contributi a fondo perduto e cofinanziamento, mira a garantire sostenibilità finanziaria e impatto sociale duraturo. “Da sempre la Fondazione con il Sud – afferma il presidente, Stefano Consiglio – sostiene e incentiva percorsi di imprenditoria sociale quale asse fondamentale di sviluppo e inclusione nei territori meridionali. L’accordo di collaborazione con Fondosviluppo ci permette di alzare l’asticella: possiamo ora dare al Terzo settore degli strumenti innovativi per aderire al modello cooperativo. Strumenti sperimentali di finanza etica, flessibili e combinati, che puntano a garantire sostenibilità e operatività nel tempo. La sfida più importante, infatti, è proprio questa: accompagnare le cooperative sociali in fase di startup e, soprattutto, metterle in condizione di camminare da sole”.

Leonardo, Michelangelo Security Dome: primo importante risultato con test di difesa aerea in italia

A meno di dieci giorni dal lancio del suo sistema avanzato di difesa integrata Michelangelo Security Dome, Leonardo conferma sul campo l’eccellenza tecnologica nell’ambito della Sensoristica Radar per la Difesa Aerea e Missilistica, uno dei pillar del Dome Italiano. Il 3 dicembre 2025 è stato completato il primo lancio di qualifica del sistema missilistico SAMP/T NG italiano dotato del Sensore Radar di ultimissima generazione Leonardo KRONOS Grand Mobile High Power. Tale Sensore Radar, basato su architettura AESA multifunzionale a scansione elettronica e dotato delle più avanzate tecnologie richieste da tale capacità, ha confermato le sue eccellenti performance tracciando il target e guidando il missile all’intercetto ad una distanza mai registrata prima con il sistema Eurosam SAMP/T nel corso di attività dimostrative in ambito terrestre. Questa performance conferma il KRONOS Grand Mobile High Power di Leonardo come Sensore Radar best-in-class in Europa per i sistemi di difesa aerea e missilistica. Questo risultato, in aggiunta ai precedenti ottenuti nell’ambito delle esercitazioni di Difesa Aerea e Missilistica Integrata internazionali (Formidable Shield e Pacific Dragon) e di sperimentazioni su sistemi SAM (superficie-aria) terrestri, costituisce ulteriore conferma della solidità del percorso intrapreso da Leonardo per la realizzazione del Michelangelo Security Dome Italiano, candidato attraverso la sua architettura dinamica ed aperta a guidare l’integrazione di un Dome contro le minacce aeree e missilistiche per l’Europa.

 

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