Ancona riabbraccia il suo mare: il nuovo waterfront
Investimento complessivo di 7,3 milioni di euro con un partenariato interistituzionale che ha coinvolto oltre al Comune, l’Autorità Portuale, la Soprintendenza ai Beni Architettonici e il CNR- Istituto per le Ricerche Biologiche.
Ci sono diverse città in Italia che pur affacciando sulla costa hanno punti di contatto complicati con il fronte marino inteso come spazio pubblico aperto agli usi civici oltre che come elemento identitario. Città sul mare che non sono pienamente città di mare. Talvolta per la presenza di infrastrutture portuali, turistiche, militari che impediscono l’accesso al waterfront e alla sua libera fruibilità, altre volte perché la marina è rimasta in una posizione periferica rispetto al cuore della vita urbana. Basti pensare a Genova o a Palermo che solo in tempi recenti hanno ritrovato anche nel centro storico pezzi di quel mare che avevano perduto. O al caso paradossale di Ostia, il popoloso municipio marittimo e balneare di Roma dove la barriera fisica degli stabilimenti separa il mare dalla città fino a impedirne la vista.
Anche Ancona ha sofferto di una limitata integrazione con l’ambiente marino e negli ultimi anni ha deciso di rivitalizzare e rigenerare il proprio waterfront attraverso una doppia operazione urbanistica. Un intervento su più livelli per impreziosire quella linea di contatto e di relazione tra l’abitato, gli abitanti e il loro mare, con l’obiettivo dichiarato di trasformare appunto il capoluogo marchigiano da “città sul mare a città del mare contemporanea”. Se in genere con waterfront si intende il lungomare urbano, nel caso di Ancona si è voluto dare invece un significato più esteso a questo termine mettendo in campo una serie di progetti per rivitalizzare il fronte mare non solo su scala cittadina ma anche su una scala territoriale più vasta, che ricomprende i Comuni limitrofi e il promontorio del Conero, e guarda a uno sviluppo turistico sostenibile.
La prima di queste operazioni è già parzialmente conclusa. Nel centro di Ancona mancava una vera e propria passeggiata lungomare. Gli interventi di rigenerazione urbana sul frontemare hanno puntato a riconnettere luoghi ed edifici tra di loro e a trasformare i vuoti della città pubblica in luoghi di aggregazione, riqualificando i percorsi pedonali. Una strategia, spiega l’amministrazione, con diversi obiettivi: indurre nuovo senso di identità e appartenenza da parte della comunità, valorizzare il patrimonio storico culturale anconetano in relazione con il mare; migliorare la qualità urbana in chiave di sostenibilità ambientale; favorire la blue economy, intercettando nuove progettualità e incentivando reti di collaborazione tra soggetti impegnati nello sviluppo di tecnologie innovative applicate a tematiche legate al mare, al porto e alla città storica.
L’Iti (Investimento territoriale integrato) Waterfront ha attivato un investimento complessivo di 7,3 milioni di euro con un partenariato interistituzionale che ha coinvolto oltre al Comune, l’Autorità Portuale, la Soprintendenza ai Beni Architettonici e il CNR- Istituto per le Ricerche Biologiche. I finanziamenti sono arrivati soprattutto da fondi FESR del ciclo 2014-20. Il progetto è stato avviato nel 2016 ma solo in anni più recenti si è concretizzato. Due gli interventi principali. Il primo, già concluso, è il rifacimento dell’illuminazione nell’area con soluzioni ad alta efficienza energetica integrate a sistemi wifi pubblici e di videosorvegliansa. Installati 600 punti LED e illuminati 8 edifici storici con un dimezzamento dei consumi annui. Il secondo intervento, ancora in corso ma in fase di conclusione, riguarda il restauro e la valorizzazione del percorso storico archeologico tra Palazzo Anziani, Piazza Alighieri, Casa del Capitano e il Porto Traianeo.
Nell’area antistante il Palazzo degli Anziani (sede del Consiglio comunale danneggiata dal terremoto del 2022 e a sua volta in fase di restauro), che è stata finora un vuoto urbano anonimo usato come parcheggio, il progetto prevede la realizzazione di una piazza sopraelevata a una quota di circa 3 metri a cui si accede da una scenografica scalinata che costituisce un basamento di raccordo tra l’edificio storico ed il sistema della viabilità e delle percorrenze pedonali di accesso al porto. In corso di realizzazione anche una nuova copertura dell’area archeologica venuta alla luce nei primi anni di questo secolo. A regime è prevista poi l’attivazione di un eco-shuttle di collegamento tra i capisaldi urbani del waterfront.
Come naturale evoluzione della strategia sul waterfront urbano l’amministrazione di Ancona ha varato più di recente, di intesa con i vicini comuni di Camerano, Numana e Sirolo, l’ITI Portonovo, un progetto presentato di recente nel corso di Urbanpromo a Firenze. Anche in questo caso l’interfaccia città-mare costituisce il contesto di azione, ma assume, si spiega, “un carattere territoriale intercomunale legato all’armatura ambientale ed ecosistemica del Parco del Conero”. Un “salto di scala che consente l’attribuzione di un nuovo senso al frontemare urbano di Ancona in qualità di scena terminale di una sequenza di paesaggi che attraversano il patchwork agricolo e boschivo del Conero”.
Diversi gli interventi previsti, per una spesa di circa 6 milioni di euro. Il primo riguarda la costruzione di un percorso pedonale lungo 1,2 chilometri dalla strada provinciale fino all’ingresso della baia di Portonovo. Il secondo è relativo al recupero dell’ex Colonia Estiva dei Mutilatini (i figli dei reduci mutilati di guerra), un immobile di proprietà del Comune di Ancona abbandonato e degradato che sarà destinato alla ricettività turistica sostenibile e, negli spazi al piano terra, alla divulgazione ambientale e a servizi informativi. L’ultimo tra gli interventi fisici riguarda la realizzazione di quattro porte per l’ingresso nell’area protetta del Parco del Conero.
Ma il progetto punta anche a qualificare l’offerta del brand turistico “Conero” in stretto rapporto con la città capoluogo. E a ridefinire tutta l’area costiera e il suo mare come hub inclusivo, prevedendo una serie di azioni incentrate sul contrasto alle diverse forme di disagio sociale, in collaborazione con gli enti pubblici interessati e con le realtà del terzo settore. In quest’ottica di rigenerazione anche sociale 600mila euro del programma sono destinati ad attività educative, sportive e ricreative a beneficio di minori, disabili, anziani e donne vittime di violenza e per eventi socio-culturali.