LA GIORNATA
Città, Fitto lancia l’agenda Ue: coordinamento e investimenti
- Manovra, Meloni: usciremo dalla procedura di disavanzo eccessivo
- Autostrade, Salvini, dal 2026 via libera a rimborsi per i disagi dovuti a cantieri
- Plenitude firma con Acea l’accordo per l’acquisizione di Acea Energia
IN SINTESI
Un dialogo permanente tra Bruxelles e le città, strumenti di semplificazione e investimenti più strategici a livello locale: tre i pilastri su cui si fonda l’agenda Ue per le cittàadottata oggi dal collegio dei commissari. A indicarli il vicepresidente alla Coesione Raffaele Fitto sottolineando che il nuovo quadro europeo è pensato “per rispondere in modo concreto alle esigenze delle aree urbane” ed è frutto di “un anno di confronto diretto con sindaci e amministratori di tutta Europa” da cui sono emerse tre priorità: “più semplicità, più coordinamento, investimenti più mirati”. L’iniziativa comprende un nuovo portale Ue per le città, un helpdesk dedicato e una piattaforma per le città. “Il 75% degli europei vive nelle città e ogni giorno affronta sfide molto reali: accesso alla casa, sicurezza, costi della vita, mobilità, inclusione sociale”, ha ricordato ancora Fitto. “Con l’agenda rafforziamo il ruolo delle città, rispondendo alle esigenze dei cittadini e ascoltando la voce dei sindaci”.
La comunicazione, di natura non vincolante, si fonda su tre principali aree di azione. Innanzitutto, Bruxelles vuole istituire dialoghi annuali ad alto livello politico e tecnico con le città per discutere le politiche dell’Ue che interessano le aree urbane. Sarà lanciata una nuova piattaforma ‘città dell’Ue’ per semplificare il sostegno alle aree urbane e un portale web come un punto di accesso unico per informazioni su attività, eventi, aggiornamenti sulle politiche, opportunità di finanziamento e iniziative di sviluppo urbano. Quanto ai finanziamenti, a inizio 2026 sarà lanciato un bando dell’Iniziativa urbana europea fornirà finanziamenti diretti a progetti innovativi e istituirà un “helpdesk delle città” il prossimo anno. Nei documenti allegati alla comunicazione la Commissione Ue ricorda che nell’attuale esercizio di bilancio 2021-2027, la politica di coesione ha investito circa 100 miliardi di euro a progetti nelle città, di cui oltre 24 miliardi gestiti direttamente dalle città stesse a sostegno di strategie locali integrate.
Soddisfazione da parte dei sindaci italiani per l’approvazione della Comunicazione della Commissione Europea, “Un’Agenda della UE per le Città”, promossa dal Vicepresidente Fitto. Questo documento segna un passaggio importante e definisce un quadro chiaro e incisivo per gli investimenti europei destinati alle aree urbane, mettendo le Città al centro delle politiche di coesione. “E’ un passo fondamentale, atteso e decisivo per le nostre Città e per il futuro degli investimenti in Europa” commenta Gaetano Manfredi, presidente ANCI. “Finalmente, con l’istituzione di una sede annuale di confronto diretto tra Commissione Europea e Sindaci, si realizza un maggior coordinamento e le priorità espresse dal Vicepresidente Fitto trovano piena attuazione. È la prova che la voce dei Comuni è stata ascoltata”. Il Presidente Manfredi sottolinea l’importanza di procedere su questa strada. “Per il prossimo bilancio europeo e il futuro della Coesione, è essenziale che gli Stati membri rafforzino concretamente il ruolo delle città nei Piani Nazionali. Regole più semplici e flessibili devono accompagnare l’attribuzione di investimenti mirati e diretti a Comuni e Città. Il modello vincente di attribuzione diretta delle risorse, sperimentato con successo nel PNRR, non solo deve essere mantenuto, ma potenziato. I Comuni sono, infatti, i veri protagonisti capaci di affrontare con efficacia sfide centrali quali l’housing, la mobilità e lo sviluppo economico”. “Ringrazio il Vice Presidente Fitto per aver creduto nel ruolo essenziale delle Città in Europa” conclude Manfredi. “Confermo la piena e immediata disponibilità di ANCI a proseguire il lavoro di confronto comune e a contribuire attivamente alla definizione dei prossimi investimenti. Mettiamo a disposizione la grande quantità di progetti di qualità che i nostri Comuni hanno già pronti per essere avviati. Siamo pronti a fare la nostra parte per l’Europa.”
Manovra, Meloni: usciremo dalla procedura di disavanzo eccessivo
La manovra economica per il 2026 consente all’Italia di uscire dalla procedura per disavanzo eccessivo già nel prossimo anno, senza però rinunciare a perseguire gli obiettivi che ci siamo prefissati fin dal nostro insediamento. E uno di questi è il sostegno alle imprese e a chi produce e crea ricchezza e occupazione in Italia”. Lo scrive il premier Giorgia Meloni in un passaggio del messaggio inviato a Confimi Industria. “Con questa legge di bilancio reintroduciamo il super e l’iper-ammortamento, due strumenti molto apprezzati dalle imprese e particolarmente efficaci per sostenere gli investimenti nell’innovazione e nella transizione ecologica. Diamo stabilità, per il prossimo triennio, al credito d’imposta per gli investimenti realizzati nella ZES Unica, con uno stanziamento complessivo di oltre 4 miliardi. Rifinanziamo, inoltre, la Nuova Sabatini e confermiamo la super deduzione del costo del lavoro al 120%, per incentivare nuove assunzioni”, scrive.
”Siamo al lavoro. Sono giorni cruciali per la legge di bilancio”, ha detto il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti in collegamento, anche lui, con l’assemblea Confimi Industria 2025. “La principale misura su cui stiamo competando l’affinamento è l’iperammortamento sui beni tecnologicamente avanzati e sugli investimenti per l’efficienza energetica. Il mondo produttivo ci ha chiesto di dare a questa misura un orizzonte pluriennale, lo stiamo facendo. Credo che rispetto alla versione originale entrata in Parlamento riusciremo a garantire questo orizzonte pluriennale. Siamo in queste ore al lavoro per rispondere a questa richiesta” ha aggiunto.
Per oggi è in agenda una riunione oggi per fare il punto sulle modifiche alla manovra, tra alcuni componenti di tutti i gruppi della commissione Bilancio del Senato e il governo. Tra i temi all’ordine del giorno, come la scorsa settimana, quelli che sono restati fuori dal pacchetto di emendamenti segnalati tra cui gli enti locali, le calamità, gli italiani all’estero e il tesoretto parlamentare. Secondo quanto viene riferito da diversi senatori, le votazioni sugli emendamenti non dovrebbero iniziare prima di metà della prossima settimana. Cambia, intanto, la formulazione dell’emendamento di FdI alla manovra sulla proprieta’ della riserva aurea detenuta da Bankitalia, oggetto di analisi dalla Bce in questi giorni. La riformulazione del testo, a firma del capogruppo in Senato Lucio Malan, si legge nel nuovo fascicolo, specifica che “il secondo comma dell’articolo 4 del testo unico delle norme di legge in materia valutaria, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 marzo 1988, n.148, si interpreta nel senso che le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia appartengono al Popolo Italiano”.
Autostrade, Salvini, dal 2026 via libera a rimborsi per i disagi dovuti a cantieri
In caso di cantieri o blocchi del traffico, dal 2026 arriverà il rimborso agli automobilisti per i disagi subiti. La proposta del Ministro Salvini ha infatti ricevuto il via libera dall’Autorità di Regolazione dei Trasporti, che ha riconosciuto il diritto al rimborso del pedaggio autostradale in caso di criticità di scorrimento legato alla presenza di cantieri e in caso di blocco della circolazione dovuto a cause diverse. Il Ministro Salvini ha espresso grande soddisfazione per una misura spartiacque che risponde all’esigenza di offrire maggiori garanzie ai cittadini che si trovano a fronteggiare rallentamenti e disagi legati alla presenza di cantieri o a blocchi del traffico. Le misure sui rimborsi si applicheranno entro il primo giugno 2026 per i casi di blocco della circolazione e per la presenza di cantieri su percorsi che insistono interamente sulle tratte gestite dal medesimo concessionario; entro il primo dicembre 2026 per i rimborsi in caso di cantieri presenti su percorsi che insistono su tratte gestite da più concessionari.
Plenitude firma con Acea l’accordo per l’acquisizione di Acea Energia
Plenitude e Acea hanno firmato un accordo vincolante per l’acquisizione da parte di Plenitude del 100% del capitale di ACEA Energia, società attiva nel mercato retail dell’energia e interamente controllata dal Gruppo ACEA. L’operazione include anche la partecipazione del 50% del capitale sociale di Umbria Energy. Al perfezionamento dell’operazione Plenitude corrisponderà ad ACEA 460 milioni di euro oltre al riconoscimento della cassa netta normalizzata fino a 127 milioni di euro per un ammontare complessivo fino a 587 milioni di euro. Tale corrispettivo sarà soggetto a meccanismi di aggiustamento standard per questo tipo di operazioni (e.g. ticking fee e leakage). Inoltre, l’accordo prevede una potenziale componente di prezzo aggiuntiva fino a 100 milioni di euro, che sarà riconosciuta ad ACEA sulla base di taluni obiettivi di performance da rilevare alla data del 30 giugno 2027. Il perfezionamento dell’operazione, atteso entro giugno 2026, è subordinato, all’autorizzazione delle Autorità competenti. Grazie a questa acquisizione, Plenitude integrerà nel proprio portafoglio oltre 1,4 milioni di clienti retail in Italia, superando così gli 11 milioni di clienti complessivi in Europa e anticipando di due anni il target di base clienti previsto per il 2028. Per il Gruppo Acea, l’operazione consente di consolidare la crescente focalizzazione sulle attività a forte connotazione infrastrutturale, in linea con la strategia delineata dal Piano Industriale. Stefano Goberti, Amministratore Delegato di Plenitude, ha dichiarato: “Sono molto soddisfatto di questo accordo; rappresenta un passo importante nel nostro percorso di crescita. L’unione delle competenze di Plenitude e Acea Energia genererà sinergie significative, sostenute dalla fiducia dei clienti nella nostra visione”. “L’operazione ci consentirà di reinvestire in infrastrutture, innovazione e sostenibilità e nello sviluppo dei business regolati, generando un impatto positivo sulla crescita e sui risultati di Gruppo – ha dichiarato Fabrizio Palermo, Amministratore delegato di Acea – Desidero ringraziare tutte le persone di ACEA Energia per il loro contributo e la professionalità dimostrata in questi anni. Il valore riconosciuto all’operazione è anche il risultato del loro impegno.
Webuild: calato in mare il 14° cassone della nuova diga foranea di Genova
È stato calato in mare il quattordicesimo cassone della Nuova Diga Foranea di Genova, una delle infrastrutture marittime più complesse e strategiche d’Europa. Il progetto, realizzato dal consorzio PerGenova Breakwater, guidato da Webuild per conto dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, è destinato a ridisegnare le rotte commerciali del Mediterraneo e a proiettare il porto ligure tra i grandi hub logistici globali. I protagonisti dell’opera sono i cassoni cellulari, gli elementi che compongono la struttura della diga e che si presentano come colossi di cemento e acciaio che misurano fino a 67 metri di lunghezza, 35 di larghezza e 33 di altezza – l’equivalente di un edificio di dieci piani. Ad oggi ne sono stati posati 14, di cui uno di dimensioni maggiori, mentre prosegue la costruzione dei successivi, con l’impiego di tecnologie avanzate e mezzi specializzati come la chiatta semisommergibile Tronds Barge 33. Costruire una diga foranea totalmente in mare aperto, su fondali che raggiungono fino a 50 metri di profondità, è una sfida mai affrontata prima in Europa per un’opera di questo genere. Quando sarà completata, la nuova infrastruttura si estenderà per 6,2 chilometri nella sua configurazione finale, formando una barriera imponente contro le mareggiate e aprendo le porte alle navi portacontainer di ultima generazione, lunghe fino a 400 metri. Queste condizioni comportano grande complessità tecnica: consolidare il fondale con colonne sommerse, movimentare tonnellate di materiale roccioso, gestire dragaggi e bonifiche in un ecosistema delicato che viene protetto durante le lavorazioni, operando in mare aperto e senza interruzione dell’operatività del porto. Le lavorazioni procedono su più fronti con una programmazione serrata che ammortizza di volta in volta le complessità spesso legate a condizioni meteomarine avverse. È stato così completato l’86% di avanzamento nella posa dei materiali di fondazione, con oltre 2,3 milioni di tonnellate di ghiaia movimentata a fronte dei 2,7 milioni di tonnellate previsti. Sono state realizzate oltre 49 mila colonne sommerse, pari a più di 565 mila metri lineari e a oltre il 78% di avanzamento totale. Sono state versate quali 1,4 milioni di tonnellate del materiale roccioso che costituirà lo scanno di imbasamento dei cassoni.
Intanto proseguono i dragaggi nel canale di Sampierdarena e nell’avamporto, con oltre 85 mila metri cubi di materiale dragato e utilizzato per il riempimento dei cassoni, e sono state completate le bonifiche belliche subacquee effettuate in condizioni iperbariche, anche questa una particolarità del progetto. Sono 520 le persone, tra personale diretto e di terzi, coinvolte nella realizzazione di questo progetto, con il coinvolgimento di una filiera di oltre 300 fornitori diretti da inizio lavori. La Nuova Diga Foranea di Genova è la risposta italiana alla sfida dei grandi porti del Nord Europa. Con questa infrastruttura, Genova diventerà il punto di approdo privilegiato per le rotte Est-Ovest, accorciando le rotte rispetto ai porti del Mare del Nord. In sinergia con il Progetto Unico Terzo Valico di Giovi–Nodo di Genova, realizzato anche questo da Webuild, la diga foranea contribuirà a creare un sistema infrastrutturale moderno, sostenibile e integrato. Un vantaggio competitivo che significa meno emissioni, minori congestioni di traffico e più efficienza dei trasporti per le grandi rotte commerciali.
Innovazione e sostenibilità, l’Enac inaugura la nuova sede riqualificata
Sostenibilità,, efficientamento energetico, innovazione, valorizzazione del patrimonio storico e trasparenza: sono i punti di forza dell’intervento di riqualificazione della nuova sede Enac,inaugurata ieri mattina. Il Palazzo dell’Aviazione Civile Enac, realizzato secondo criteri di riqualificazione ed efficientamento energetico, non è solo una nuova sede operativa, ma rappresenta l’identità di un Ente moderno, funzionale e proiettato al futuro, che riserva anche un’attenzione particolare alla valorizzazione del patrimonio storico, culturale e architettonico del Paese.Il nuovo assetto impiantistico dell’edificio, che ha l’obiettivo di ottenere a breve la certificazione LEED® Platinum, permetterà di abbattere le emissioni di CO₂ di 120 tonnellate l’anno e di ridurre del 50% i consumi storici, grazie a soluzioni che spaziano dall’uso di energie rinnovabili al risparmio idrico, tramite il recupero delle acque piovane. Un intervento all’avanguardia che si integra pienamente con il valore architettonico dell’edificio degli anni ’50, per il quale ENAC ha avviato l’iter di certificazione GBC Historic Building®, dedicata alla riqualificazione sostenibile del patrimonio storico. Enac, inoltre, ha reso fruibile al pubblico la storica opera d’arte posta all’ingresso: il bassorilievo di Renato Marino Mazzacurati.. Il Palazzo dell’Aviazione Civile rappresenta così un esempio di riqualificazione del patrimonio pubblico italiano, nel rispetto della sfida della sostenibilità, senza rinunciare alla memoria architettonica.Nel corso della cerimonia è stata svelata l’opera realizzata dall’artista Chiara Capobianco, vincitrice del concorso indetto da Enac “Art on air – L’Arte in quota”, che racconta in maniera futuristica e visivamente emozionale il cuore delle attività Enac, soprattutto la centralità del passeggero, la riconciliazione del trasporto aereo con l’ambiente, la sicurezza e l’innovazionetecnologica.
Alla cerimonia di inaugurazione, oltre ai vertici Enac, il Presidente Pierluigi Di Palma e il Direttore Generale Alexander D’Orsogna, hanno partecipato il Vicepremier e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, il Presidente IX Commissione Trasporti Salvatore Deidda, il Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi e l’Arcivescovo di Loreto Fabio Dal Cin.
“Quando sono diventato Direttore Generale Enac, alla sua costituzione, abbiamo acquistato una sede che fosse vicina all’Autorità politica, con cui poter interagire in maniera immediata, attuando una policy basata su efficienza e tempestività. Oggi dotiamo l’aviazione civile nazionale di un immobile di prestigio e all’avanguardia che ne rinnova l’immagine, garantendo al contempo una struttura in grado di facilitare il lavoro dei dipendenti e di ospitare eventi d’alto profilo. Il nuovo Palazzo dell’Aviazione Civile esprime il volto del trasporto aereo di domani che si riconcilia con l’ambiente, tutela i diritti dei passeggeri e non trasporta gli animali domestici come merce: tratti distintivi di un settore che fa dell’Italia un modello nel mondo. Il Palazzo dell’Aviazione Civile è un’idea importante che attraversa il mio mandato da Presidente e il cui compimento realizza un sogno. La visione diventa luogo”, ha dichiarato Di Palma. “L’aviazione civile – ha dichiarato il Direttore Generale Alexander D’Orsogna – ha ora una propria identità fisica. Abbiamo scelto di inaugurare una nuova dimensione istituzionale, moderna e sostenibile, pensata per migliorare concretamente la vita lavorativa del personale: spazi rinnovati, comfort elevato e una cura autentica per il benessere di chi ogni giorno fa funzionare questo sistema. Un ringraziamento speciale va alle lavoratrici e ai lavoratori per la passione e la professionalità con cui operano, ma anche per la pazienza dimostrata negli anni della ristrutturazione: un impegno che continuerà a dare prestigio a un modello riconosciuto anche oltre i confini nazionali”.
Cna: Dario Costantini confermato presidente all’unanimità
Dario Costantini è stato confermato Presidente nazionale di CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola Impresa). L’Assemblea nazionale della Confederazione lo ha eletto all’unanimità per il quadriennio 2025-2029. Costantini, 50 anni, è amministratore delegato e socio della Costantini srl con sede a Piacenza, impresa che opera nel settore del condizionamento, ventilazione e gestione degli impianti tecnologici. È stato presidente di CNA Piacenza dal giugno 2007 al luglio 2017 quando è stato eletto presidente della CNA Emilia-Romagna e poi presidente nazionale CNA dal dicembre 2021. Tra le altre cariche è vice presidente di Agart SpA (azionista della Nuova Artigiancassa) e presidente della Onlus Progetto Vita – il cuore di Piacenza onlus, il primo progetto europeo di defibrillazione precoce sul territorio per prevenire la morte improvvisa per arresto cardiaco. “È un grande onore rappresentare per i prossimi quattro anni la CNA – ha dichiarato Dario Costantini – una grande comunità di imprenditrici e imprenditori. Desidero ringraziare l’assemblea nazionale per la fiducia e tutti i nostri dirigenti per il lavoro quotidiano nell’associazione. Il mio impegno e della nuova presidenza sarà essere ancora più vicini alle nostre imprese, ascoltarle e sostenerle nelle grandi e impegnative sfide che ci attendono. Siamo determinati a rafforzare il ruolo essenziale dell’artigianato nella vita del Paese e nella sua proiezione internazionale, consapevoli del grande valore economico e sociale che esprimono le nostre imprese”.
Agenda digitale, oggi al via il roadshow Anci e FiberCop per infrastrutture digitali sostenibili
Si tiene oggi a Roma, presso la sede dell’Anci, il primo appuntamento del roadshow “FiberCop per lo sviluppo dei territori”, dedicato a supportare i Comuni nella transizione digitale e nell’adozione di pratiche innovative per la posa della fibra ottica. Obiettivo del roadshow è informare le amministrazioni locali sul modello operativo proposto da FiberCop, una soluzione replicabile su scala nazionale capace di integrare innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e valorizzazione del territorio. L’iniziativa, introdotta dai saluti istituzionali del segretario generale dell’Anci Veronica Nicotra e organizzata da ANCIcomunicare, rappresenta un’importante occasione di confronto tecnico sulle metodologie più avanzate e sostenibili per la realizzazione delle infrastrutture digitali. Particolare attenzione sarà rivolta alle tecniche di scavo a sezione ridotta, come la microtrincea, che consentono di: ridurre tempi e costi degli interventi; limitare l’impatto sul manto stradale e sulla mobilità urbana; contenere gli effetti socioeconomici legati alle attività di cantiere.
Fs, investimenti per 203 milioni per migliorare l’accessibilità di 14 stazioni
Con un investimento complessivo pari a 203 milioni di euro per il 2025, il Gruppo FS prevede di completare gli interventi volti a migliorare l’accessibilità di 14 stazioni sul territorio nazionale, che si aggiungono alle 340 già accessibili. In occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, il Gruppo FS conferma perciò il suo impegno per un trasporto sempre più accessibile e inclusivo, dedicandosi con determinazione a migliorare l’accessibilità delle stazioni e a potenziare i servizi di assistenza per persone con disabilità o a ridotta mobilità. Un impegno concreto che punta a trasformare l’inclusività in una realtà tangibile per tutti i viaggiatori. Nel 2024, il Gruppo FS, con la sua società Trenitalia, ha attivato un servizio di accessibilità dei servizi in vendita e assistenza per le persone sorde: l’iniziativa sperimentale di video-interpretariato in LIS (Lingua dei segni italiana), con cui è possibile comunicare senza difficoltà con il personale per richiedere informazioni inerenti al viaggio. Un progetto che si associa alle virtuose iniziative che Trenitalia mette in campo per garantire alle persone a ridotta mobilità elevanti standard di accessibilità dell’intero servizio ferroviario. Tra le varie soluzioni adottate le toilette dei nuovi Frecciarossa 1000 che si presentano più ampie e i pittogrammi per le persone cieche e ipovedenti, affiancate agli altri simboli presenti sul treno.
Grazie alla collaborazione con le Associazioni, il Gruppo FS, insieme a Rete Ferroviaria Italiana e Trenitalia, ha anche avviato il Progetto Autismo “Ready To Ride”, un percorso di inclusione volto a rendere il viaggio in treno un’esperienza più accogliente, consapevole e rassicurante per le persone nello spettro autistico e per le loro famiglie. L’obiettivo è offrire strumenti e soluzioni concrete per diminuire l’impatto con l’ambiente ferroviario, riducendo le possibili “frustazioni” derivanti dagli stimoli nuovi e contribuendo a un’esperienza di viaggio serena e positiva. In questo modo, la mobilità ferroviaria per le persone disabili non sarà più un’idea sconfortante, ma una nuova realtà che dia loro la voglia di viaggiare e appassionarsi agli spostamenti in treno.
Accessibilità e inclusione passano anche dalle stazioni: il servizio di assistenza per le persone con disabilità e a ridotta mobilità è garantito da Rete Ferroviaria Italiana in più di 380 scali ferroviari e in 15 Sale Blu, dislocate nelle principali stazioni. In questa direzione, RFI al momento è al lavoro per il potenziamento tecnico delle dotazioni per la salita e discesa dai treni, mentre sul fronte infrastrutture è in corso un piano di riqualificazione per oltre 600 stazioni in tutta Italia. Interventi propedeutici a facilitare l’accessibilità tramite l’istallazione di nuovi percorsi di orientamento, ascensori, rampe per percorsi senza barriere architettoniche e l’innalzamento dei marciapiedi per aiutare proprio nella salita sui treni. Infine, in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, di cui il Gruppo FS è Mobility Premium Partner, RFI, Partner dell’evento, è impegnata a rendere le stazioni ferroviarie più moderne, accessibili e intermodali, grazie a un investimento cofinanziato con fondi del Decreto Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 destinati alle 10 stazioni che si trovano nelle aree olimpiche in Lombardia, Trentino-Alto Adige e Veneto. Il Gruppo FS conferma il suo l’impegno per migliorare le modalità di viaggio, la dignità, i servizi e il relativo benessere delle persone disabili. Un lavoro costante che si unisce ad una giornata che mira ad aumentare la sensibilità e la consapevolezza verso i problemi legati alla disabilità.
Giornata della disabilità, Anci: inclusione è un impegno che deve riguardare tutti, Comuni primo presidio di diritti
“La Giornata internazionale delle persone con disabilità, che ricorre oggi, ci ricorda che l’inclusione non è una parola da celebrare, ma un impegno quotidiano e concreto, che deve orientare ogni nostra scelta”. Lo afferma Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia e delegata Anci a Inclusione, Pari opportunità Famiglie e Pace. “La Convenzione ONU ci impegna a promuovere piena partecipazione, autonomia, dignità e a rimuovere gli ostacoli – fisici, culturali e amministrativi – che ancora limitano troppe persone nel loro diritto di vivere appieno la società. L’inclusione è un diritto, ma anche un dovere collettivo: riguarda i Comuni, le istituzioni e anche ciascuno di noi. Richiede di guardare alle persone non come destinatarie di servizi, ma come portatrici di capacità e talenti che la comunità deve saper valorizzare.
“I Comuni sono il primo presidio dei diritti. Esistono esperienze straordinarie che dimostrano che un altro modello di welfare è possibile: penso al progetto “Includi-MI” a Milano, alle esperienze di cohousing di Torino, di Napoli e di tante altre città, penso anche a Perugia, dove grazie alle risorse comunali abbiamo potuto soddisfare tutte le richieste del Progetto di Vita Indipendente. Sono percorsi – sottolinea la delegata Anci – che generano autonomia, rafforzano le comunità e rigenerano i territori. Dobbiamo sostenerli e diffonderli, perché rappresentano il futuro dell’inclusione.
“Da questo punto di vista siamo in un momento decisivo per il Paese. La riforma della disabilità segna una svolta culturale e amministrativa: richiede coraggio, visione e soprattutto risorse adeguate e non frammentate. I Comuni sono pronti a fare la loro parte, ma servono procedure più semplici, un coordinamento istituzionale chiaro tra Ministeri, INPS, Regioni e appunto Comuni. Non possiamo permettere che le amministrazioni restino sole mentre i bisogni diventano sempre più complessi e le reti familiari più fragili. Una società è davvero giusta – conclude la sindaca Ferdinandi – solo se è capace di includere tutti. Rinnovo il mio impegno, quello di Anci e del Comune di Perugia per costruire comunità accessibili, accoglienti, attente ai diritti e alle persone. Solo così potremo dire, con verità, che nessuno è lasciato indietro”.
L’Ue accetta di interrompere definitivamente le importazioni di gas russo
L’Unione Europea bloccherà in modo efficace e permanente l’importazione di gas russo e procederà all’eliminazione graduale del petrolio russo, in base all’accordo politico provvisorio raggiunto oggi dal Parlamento europeo e dal Consiglio. Questa decisione storica porrà fine alla dipendenza dell’UE da un fornitore inaffidabile , che ha ripetutamente destabilizzato i mercati energetici europei, messo a rischio la sicurezza dell’approvvigionamento con ricatti energetici e danneggiato l’economia europea. Come stabilito nella Roadmap REPowerEU , l’eliminazione completa dei combustibili fossili russi è un passo essenziale per garantire l’indipendenza energetica, la competitività, la resilienza e la stabilità del mercato dell’Europa. La Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha dichiarato: “Oggi entriamo nell’era della piena indipendenza energetica dell’Europa dalla Russia. REPowerEU ha dato i suoi frutti. Ci ha protetto dalla peggiore crisi energetica degli ultimi decenni e ci ha aiutato a superare la transizione dai combustibili fossili russi a una velocità record. Oggi, blocchiamo definitivamente queste importazioni. Esaurendo il tesoro di Putin, siamo solidali con l’Ucraina e puntiamo a nuove partnership e opportunità energetiche per il settore”.
L’accordo raggiunto ieri garantisce la cessazione graduale ma definitiva delle importazioni di gas russo, con l’eliminazione graduale delle importazioni di GNL entro il 31 dicembre 2026 e del gas da gasdotto entro il 30 settembre 2027. In via eccezionale, gli Stati membri possono prorogare tale termine fino al 31 ottobre 2027 nel caso in cui i loro livelli di stoccaggio siano inferiori ai livelli di riempimento richiesti. In particolare:
Per i contratti di fornitura a breve termine conclusi prima del 17 giugno 2025 , il divieto di importazione di gas russo si applicherà dal 25 aprile 2026 per il GNL e dal 17 giugno 2026 per il gasdotto. Per i contratti a lungo termine per le importazioni di GNL conclusi prima del 17 giugno 2025 , il divieto si applicherà a partire dal 1° gennaio 2027 , in linea con il 19° pacchetto di sanzioni. Le importazioni di gas tramite gasdotti nell’ambito di contratti a lungo termine saranno consentite solo fino al 30 settembre 2027. Nel caso in cui gli Stati membri incontrassero difficoltà a riempire i livelli di stoccaggio richiesti, il divieto di importazione tramite gasdotti si applicherebbe solo a partire dal 1° novembre 2027. Le modifiche ai contratti esistenti saranno consentite solo per scopi operativi strettamente definiti e non potranno comportare un aumento dei volumi o dei prezzi. Pertanto, entro novembre 2027 al più tardi, l’UE eliminerà gradualmente e definitivamente le importazioni di gas russo.
L’accordo politico prevede solide garanzie contro l’elusione , che si aggiungono al quadro di controllo e sorveglianza doganale già in vigore. Disposizioni volte a migliorare la trasparenza, il monitoraggio e la tracciabilità del gas russo nei mercati dell’UE sosterranno l’efficace attuazione del divieto di importazione. Per il gas russo importato durante il periodo di transizione, l’autorizzazione preventiva è subordinata alla presentazione di informazioni molto dettagliate per garantire che le importazioni siano limitate ai volumi basati sui contratti storici (esistenti). Per quanto riguarda l’importazione di gas non russo, gli importatori devono fornire informazioni sul paese di produzione; i paesi esentati sono invece gli esportatori che hanno fornito 5 miliardi di metri cubi all’UE nel 2024 e che sono soggetti a sanzioni o non dispongono di infrastrutture per l’importazione di gas.
In base all’accordo, gli Stati membri dovranno presentare piani nazionali di diversificazione che delineino le misure per diversificare le proprie forniture di gas e petrolio entro il 1° marzo 2026. Saranno inoltre tenuti a notificare alla Commissione, entro un mese dall’entrata in vigore del regolamento, se hanno contratti di fornitura di gas russo o se sono soggetti a divieti legali nazionali. La Commissione effettuerà una valutazione dei piani e, ove opportuno, formulerà raccomandazioni entro tre mesi dalla ricezione dei piani. La Commissione è inoltre pronta a supportare gli Stati membri durante l’intero processo. Per evitare l’elusione del divieto sul gas, il nuovo regolamento istituisce meccanismi di monitoraggio e l’obbligo per le autorità di cooperare e scambiare informazioni sulle importazioni di gas naturale. La Commissione sosterrà gli Stati membri e monitorerà attentamente, insieme all’Agenzia dell’UE per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia (ACER), alla Procura europea (EPPO) e all’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), i progressi e l’impatto della graduale eliminazione delle importazioni di gas e petrolio dalla Russia.
Le misure stabilite nel regolamento saranno attuate in modo tempestivo e ben coordinato con gli Stati membri, per ridurre al minimo i possibili impatti sui prezzi, stabilizzare i mercati attraverso forniture alternative sicure e prevedibili e garantire la certezza del diritto. La Commissione ribadisce il suo impegno a garantire l’eliminazione graduale di tutte le importazioni di petrolio dalla Russia entro la fine del 2027 , in linea con la Dichiarazione di Versailles . All’inizio del prossimo anno verrà presentata una proposta legislativa per vietare le importazioni di petrolio dalla Russia. Prossimi passi: A seguito di questo accordo politico, il testo dovrà essere tradotto in tutte le lingue dell’UE e poi formalmente approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio. L’adozione in Consiglio richiederà la maggioranza qualificata. Dopo questa adozione formale, il testo sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.
La Commissione Ue adotta RESourceEU per garantirsi le materie prime
La Commissione europea ha adottato oggi il piano d’azione RESourceEU per accelerare e amplificare i propri sforzi volti a garantire l’approvvigionamento dell’UE di materie prime essenziali, come le terre rare, il cobalto o il litio. Basandosi sul Critical Raw Materials Act (CRMA) , l’iniziativa fornisce finanziamenti e strumenti concreti per proteggere l’industria dagli shock geopolitici e dei prezzi, promuovere progetti sulle materie prime essenziali in Europa e oltre e collaborare con paesi che condividono gli stessi obiettivi per diversificare le catene di approvvigionamento.
Il piano mira ad accelerare i progetti rilevanti e a ridurre le dipendenze strategiche. La proposta: Proteggere l’industria europea dagli shock geopolitici e dei prezzi. All’inizio del 2026, la Commissione istituirà un Centro europeo per le materie prime critiche per fornire informazioni di mercato, orientare e finanziare progetti strategici utilizzando strumenti su misura con partner privati e pubblici e fungere da gestore di portafoglio per catene di approvvigionamento diversificate e resilienti, anche attraverso acquisti e stoccaggi congiunti.
Per proteggere il settore dalla volatilità geopolitica e dei prezzi, aumentando al contempo la consapevolezza di possibili carenze, la Piattaforma per le Materie Prime faciliterà gli sforzi delle aziende per aggregare la domanda, acquistare congiuntamente materie prime strategiche e garantire accordi di acquisto. Sono in corso lavori con gli Stati membri per un approccio coordinato dell’UE allo stoccaggio di materie prime critiche , con un progetto pilota che dovrebbe diventare operativo all’inizio del 2026. Per proteggere il mercato unico e rafforzare la resilienza della catena di approvvigionamento, il piano d’azione prevede il monitoraggio, il coordinamento delle crisi e la difesa contro le interferenze ostili. Per aumentare la capacità di riciclaggio dell’Europa, la Commissione introdurrà, all’inizio del 2026, restrizioni all’esportazione di rottami e rifiuti di magneti permanenti sulla base di una valutazione approfondita, nonché misure mirate sui rottami di alluminio. Azioni analoghe saranno prese in considerazione anche per i rottami di rame, se necessario.
Una modifica mirata al CRMA amplia i requisiti di etichettatura dei prodotti e incentiva il riciclo dei rifiuti pre-consumo per i magneti permanenti, ovvero i materiali sprecati durante la produzione, come scarti, ritagli e prodotti difettosi. Le quote di contenuto riciclato nei magneti permanenti sosterranno il riciclo nell’UE. Entro la metà del 2026, un piano d’azione sosterrà anche i fertilizzanti nazionali e i nutrienti riciclati, nonché le alternative per affrontare la dipendenza dai fertilizzanti realizzati con materie prime essenziali. La Commissione accelererà i progetti di rilevanza europea mobilitando strumenti di riduzione del rischio finanziario ed eliminando i colli di bottiglia normativi per accelerare i progetti strategici con il potenziale di ridurre la dipendenza fino al 50% entro il 2029. L’UE mobiliterà fino a 3 miliardi di euro nei prossimi 12 mesi per sostenere progetti concreti in grado di fornire forniture alternative a breve termine. La Commissione, la Banca europea per gli investimenti e gli Stati membri stanno già sbloccando il sostegno finanziario per progetti prioritari, come il progetto di estrazione del litio di Vulcan in Germania e il progetto di molibdeno di Malmbjerg di Greenland Resources .
L’UE approfondirà la cooperazione con partner che condividono gli stessi principi per diversificare l’approvvigionamento e accelerare la cooperazione industriale, basandosi sui 15 partenariati strategici già firmati con paesi ricchi di risorse, il più recente dei quali è il Sudafrica . La Commissione avvierà inoltre negoziati con il Brasile. L’UE sta inoltre lavorando a quadri di investimento dedicati per catene del valore integrate delle materie prime critiche con l’Ucraina, i Balcani occidentali e il suo vicinato meridionale. La Commissione proseguirà con progetti di investimento win-win nell’ambito del Global Gateway con i mercati emergenti e le economie in via di sviluppo. A livello interno, l’UE sostiene l’ Alleanza per la produzione di minerali critici del G7, guidata dal Canada, e la tabella di marcia del G7 per i mercati basati su standard, e promuoverà una forte diversificazione attraverso il Quadro per i minerali critici del G20 .
Eni firma un accordo di lungo termine di vendita di Gnl con la Turchia Botas
Eni ha stipulato un accordo a lungo termine di vendita di GNL con la società turca BOTAŞ, in linea con la strategia dell’azienda volta a sviluppare un portafoglio globale diversificato e a garantire relazioni stabili e pluriennali nei principali mercati internazionali. Con questa operazione Eni ha concordato di fornire a BOTAŞ circa 0,4 MTPA di GNL per 10 anni a partire dal 2028. Questo contratto fa seguito ad un accordo triennale firmato a settembre 2025 dalle due società per la fornitura di circa 0,4 MTPA di GNL a partire dal novembre 2025. L’accordo rappresenta la prima vendita a lungo termine di GNL da parte di Eni alla Turchia, a conferma del ruolo crescente del GNL nel soddisfare il fabbisogno energetico del Paese, ed è in linea con la strategia di Eni volta a diversificare la propria presenza globale nel settore del GNL, ampliando la propria base clienti in mercati ad alto potenziale, e portando il proprio portafoglio GNL a circa 20 MTPA entro il 2030, grazie ai propri progetti in Congo, Mozambico, Stati Uniti, Indonesia ed altri Paesi.
Energia, accordo Invimit-Assil per la riqualificazione del patrimonio immobiliare
Verrà illustrato durante l’Assemblea Generale di ASSIL di oggi l’accordo sottoscritto tra Invimit SGR (la società interamente detenuta dal MEF che si occupa di valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico) e l’Associazione Nazionale Produttori Illuminazione, che conta più di 90 imprese associate (con un fatturato globale complessivo di 2,9 miliardi di euro) e oltre 8000 addetti e che rappresenta le aziende produttrici di apparecchi, componenti elettrici per l’illuminazione e sorgenti luminose e LED. I due soggetti intendono collaborare per contribuire alla valorizzazione e rigenerazione del patrimonio immobiliare pubblico, favorendo il recupero degli spazi e la riattivazione di immobili sottoutilizzati degli Enti Pubblici Territoriali e di altri enti pubblici, attraverso l’impiego di sistemi e tecnologie avanzate di illuminazione, digitalizzazione e gestione integrata degli edifici. A questi fini, ASSIL intende supportare Invimit SGR nell’individuazione e promozione delle migliori tecnologie per l’illuminazione e l’efficienza energetica, assicurando un aggiornamento continuo degli strumenti e dei processi di riqualificazione urbana e contribuendo alla riduzione dell’impatto ambientale. Contestualmente, la collaborazione mira a favorire la conoscenza, da parte delle imprese associate, delle opportunità di partnership, investimento e collaborazione tecnica offerte dalla SGR nel quadro delle proprie attività di gestione e valorizzazione del patrimonio pubblico. In tale contesto, ASSIL e Invimit intendono sviluppare una collaborazione strutturata volta alla diffusione di soluzioni tecnologiche e gestionali innovative, anche mediante attività di formazione e aggiornamento del personale tecnico e manageriale, con l’obiettivo di massimizzare l’efficienza energetica, anche attraverso l’attivazione di processi di la riqualificazione del patrimonio immobiliare pubblico nazionale, e il ritorno degli investimenti. L’accordo sancisce l’avvio di un tavolo di confronto permanente, volto a garantire uno scambio tecnico-operativo tra le parti.
“Per una società come Invimit, che gestisce un patrimonio immobiliare di provenienza pubblica sull’intero territorio nazionale, variegato per dimensioni e tipologie dato che comprende anche vaste aree urbane da rifunzionalizzare, l’illuminazione è un fattore determinante per varie ragioni. Per questo siamo soddisfatti di aver sottoscritto un accordo che ci consente di avvalerci della collaborazione con ASSIL su tutti gli ambiti di grande importanza in cui l’illuminazione è coinvolta nel nostro lavoro: dalla sicurezza degli edifici (che una buona illuminazione può aiutare a garantire), al loro efficientamento energetico, dall’integrazione dell’illuminazione intelligente con altri sistemi di gestione e controllo, alla valorizzazione a carattere sociale di aree urbane sottoutilizzate, coinvolgendo ASSIL per quanto di sua competenza in accordi con tali finalità sottoscritti dalla SGR con altri soggetti. Preziosa per il nostro personale è, infine, l’attività di formazione e divulgazione tecnica garantita dall’accordo sui temi di interesse” le parole di Stefano Scalera, Amministratore Delegato di Invimit SGR.
“Questo accordo con Invimit SGR sancisce la centralità dell’illuminazione intelligente come leva strategica per la rigenerazione urbana e l’efficienza del patrimonio immobiliare pubblico. I prodotti e la tecnologia sviluppata dall’industria dell’illuminazione non solo garantiscono un risparmio energetico misurabile e significativo, elemento fondamentale nella transizione energetica del Paese, ma abilitano anche servizi digitali che trasformano gli edifici e le aree sottoutilizzate in asset valorizzati e sicuri. La collaborazione permanente con un partner istituzionale come Invimit è cruciale per diffondere soluzioni che massimizzino il ritorno sull’investimento pubblico e contribuiscano concretamente alla riduzione dell’impatto ambientale” il commento di Carlo Comandini, Presidente di ASSIL.
A2A presenta il primo Piano di transizione climatica: 7mld al 2035
A2A ha presentato ieri il suo primo Piano di Transizione Climatica che definisce target, leve operative e strumenti finanziari per guidare il percorso di decarbonizzazione del Gruppo verso l’obiettivo del Net Zero al 2050. Il documento strategico, pensato come strumento dinamico e trasparente, verrà aggiornato annualmente in parallelo e assoluto coordinamento con il Piano Industriale, così da riflettere costantemente l’evoluzione degli scenari energetici e macroeconomici.
“La mitigazione dei cambiamenti climatici rappresenta una condizione imprescindibile per la stabilità dei sistemi ambientali, sociali ed economici. Dal 2000 a oggi, gli eventi climatici estremi hanno generato danni per oltre 3.600 miliardi di dollari e le stime indicano che i costi dell’inazione potrebbero raggiungere i 1.200 trilioni di euro, quasi il doppio degli investimenti necessari a rispettare gli Accordi di Parigi.” – ha dichiarato Roberto Tasca, Presidente di A2A – “In questo scenario, i piani di transizione climatica delle imprese rivestono un ruolo essenziale nella mobilitazione dei capitali: permettono di valutare preventivamente i rischi, individuare nuove opportunità di investimento, rafforzare la fiducia del mercato e favorire un migliore accesso al credito, contribuendo alla riduzione dei costi di finanziamento. Essi costituiscono inoltre la base delle strategie di finanza sostenibile, un ambito nel quale il nostro Gruppo è stato pioniere, con l’emissione del primo European Green Bond e del primo Blue Bond in Italia. Iniziative che confermano come la transizione verso modelli di business più responsabili possa generare valore finanziario per l’azienda e per tutti gli stakeholder.”
“La crisi climatica richiede visione, coerenza e la capacità di agire con responsabilità nel lungo periodo. Affrontiamo questa sfida facendo leva sulle nostre competenze industriali, sull’innovazione tecnologica su cui stiamo investendo e su un modello di business che integra dimensione ambientale, economica e sociale.” – ha dichiarato Renato Mazzoncini, Amministratore Delegato di A2A – “Il nostro obiettivo è chiaro: raggiungere il Net Zero su tutti gli Scope emissivi entro il 2050. Il Piano di Transizione Climatica chiarisce come intendiamo farlo, definisce tappe intermedie ambiziose e amplia la nostra visione oltre l’orizzonte del Piano Industriale al 2035, pur nella consapevolezza che, per gli scenari in grande cambiamento, dovremo costantemente aggiornare traiettoria e azioni. In questo quadro, abbiamo già previsto circa 7 miliardi di investimenti dedicati a specifiche leve di decarbonizzazione: 5 per la Transizione Energetica e 2 per l’Economia Circolare.”
Il Piano si fonda su uno scenario energetico che prevede per l’Italia il raggiungimento della neutralità climatica nel 2050, con un ruolo rilevante delle tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2 (CCS) e una crescita della domanda elettrica legata all’elettrificazione dei consumi a cui si aggiunge il recente sviluppo dei data center. Nel Transition Plan l’upside di richiesta di energia da parte di questi hub digitali non è ancora stata fattorizzata; se le previsioni degli scenari nazionali più recenti verranno confermate, sarà necessario definire, dal prossimo aggiornamento, un nuovo approccio alla produzione elettrica che garantisca un carico baseload costante e sicuro.
La strategia del Gruppo ruota attorno a due pilastri: Elettrificazione dei consumi, sostenuta da un forte incremento delle fonti rinnovabili e dal contributo del gas naturale in impianti termoelettrici ad alta efficienza nel breve-medio periodo;
Economia circolare, attraverso la valorizzazione dei rifiuti e degli scarti come materia o energia, contribuendo così a una significativa riduzione delle emissioni del Paese. L’obiettivo finale è una riduzione di almeno il 90% della carbon footprint del Gruppo entro il 2050 rispetto al 2023, con compensazione delle sole emissioni residue tramite crediti di rimozione certificati. Il Piano conferma inoltre: riduzione del 50% delle emissioni dirette entro il 2035 e dell’80% entro il 2040 (rispetto al 2017); riduzione del 61% dell’intensità emissiva (gCO₂e/kWh) entro il 2035 (baseline 2017); azzeramento delle emissioni Scope 2 legate all’acquisto di energia entro il 2026; riduzione delle emissioni Scope 3 lungo la supply chain (-30%), nelle attività upstream dei vettori energetici (-60%) e nell’uso del gas da parte dei clienti (-22%) al 2035 (baseline 2023). La supply chain rappresenta una leva determinante del percorso: per questo il Gruppo ha avviato il progetto Scope 3, dedicato al supporto dei fornitori nell’implementazione di strategie di riduzione delle emissioni.
Complessivamente, i circa 7 miliardi di capex al 2035 saranno allocati in particolare per: 3,4 miliardi allo sviluppo della produzione da fonti rinnovabili; 1 miliardo a soluzioni di cattura della CO2 per impianti Waste-to-Energy, recupero di calore industriale e dai data center per le reti di teleriscaldamento, elettrificazione della flotta dedicata alla raccolta rifiuti e sviluppo della produzione da bioenergie. Il Piano è sostenuto da strumenti di finanza sostenibile, come il primo European Green Bond del Gruppo e il primo Blue Bond in Italia. L’obiettivo è portare al 100% la quota di debito ESG entro il 2035 (attualmente all’82%). Elemento imprescindibile della strategia è la Just Transition: il Gruppo garantirà percorsi di reskilling e upskilling a tutto il personale coinvolto nelle attività che evolveranno nel contesto della decarbonizzazione, con programmi formativi dedicati e iniziative per attrarre nuove competenze. Parallelamente, A2A prosegue nel dialogo con i territori attraverso iniziative di ascolto, engagement e formazione rivolte a cittadini, imprese e scuole, promuovendo una transizione equa, inclusiva e condivisa.
Leonardo inaugura il Regional Cyber Center in Malesia: Kuala Lumpur nuovo hub per il Sudest Asiatico
Con l’apertura del nuovo Regional Cyber Center Leonardo rafforza il suo posizionamento di leader tecnologico nella sicurezza globale. L’inaugurazione, avvenuta oggi alla presenza del Ministro delle Comunicazioni malese, Yang Berhormat Datuk Fahami Fadzil, sottolinea l’impegno dell’azienda nel garantire la global security a livello internazionale, rispondendo in modo proattivo ad una minaccia cyber sempre più complessa e in rapida evoluzione. La scelta strategica della Malesia riflette la sua posizione di primo piano nel panorama della cybersecurity. Il Paese si distingue infatti nella regione per la sua legislazione avanzata in materia e per la protezione delle infrastrutture critiche nazionali. Sfruttando l’integrazione delle tecnologie proprietarie di Leonardo nell’ambito della cyber security, della sicurezza fisica e delle comunicazioni mission critical e l’esperienza maturata nei settori strategici sia in Italia che all’estero, il nuovo Centro fornirà un contributo sostanziale alla protezione globale dalle nuove minacce ibride, al rafforzamento dell’autonomia digitale e al supporto dello sviluppo sostenibile della Malesia e dell’intera regione. Il nuovo centro di Kuala Lumpur è parte del Global CyberSec Center (GCC), il trusted and mission critical provider di servizi di cybersecurity di Leonardo con sede centrale a Chieti, e si aggiunge ai Regional Cyber Center federati già operativi di Bruxelles, Bristol e Riad. La rete globale del GCC è progettata per garantire la cyber mission assurance dei clienti strategici – tra cui Difesa e organizzazioni strategiche nazionali – mettendo a fattor comune processi, conoscenza della minaccia e tecnologie all’avanguardia. Il modello federato è in grado di assicurare sia la capacità di operare su scala globale nel prevenire, contrastare e rispondere alle nuove minacce, sia il controllo dei dati strategici, nel pieno rispetto delle singole sovranità nazionali. “Questa iniziativa è un investimento a lungo termine che riflette il forte impegno di Leonardo nella costruzione di una solida partnership industriale e tecnologica con la Malesia, contribuendo al contempo allo sviluppo di un capitale umano locale altamente specializzato. In un mondo in cui l’autosufficienza cyber è diventata la nuova valuta della stabilità, consentiamo alle organizzazioni strategiche nazionali di garantire la sicurezza e la continuità delle loro operazioni, sfruttando la nostra piattaforma Global CyberSec. Attraverso questo investimento in Malesia, il nostro obiettivo è quello di sostenere la trasformazione di infrastrutture critiche, come il cloud nazionale e i centri operativi di sicurezza nazionale, in risorse strategiche autonome”, dichiara Andrea Campora, Managing Director Cyber & Security Solutions Division di Leonardo.
L’inaugurazione del nuovo Centro Cyber regionale in Malesia rappresenta una tappa fondamentale nella strategia a lungo termine di Leonardo volta ad espandere la propria presenza internazionale sia nel Paese che in tutta la regione. Questa iniziativa, unita alle recenti acquisizioni nell’ambito dell’architettura Zero Trust, rafforza ulteriormente il ruolo di primo piano di Leonardo nell’assicurare la sicurezza globale e consolida la Malesia come un hub cruciale e strategico verso il Sudest Asiatico, guardando in prospettiva anche all’Estremo Oriente. Leonardo vanta una presenza consolidata in Malesia da oltre quarant’anni, con un contributo significativo ai settori della difesa e dell’aerospazio. Nel corso dei decenni, l’azienda ha supportato il Paese attraverso un portafoglio completo di soluzioni avanzate, che include elicotteri per operazioni militari e commerciali, aerei militari, sistemi di difesa integrati – tra cui radar, capacità navali e di electronic warfare – nonché soluzioni di sicurezza per infrastrutture critiche e comunicazioni mission critical.
Zafarana (Eni): “La sicurezza energetica è un pilastro della crescita economica, della competitività e del benessere sociale”
Rafforzare la consapevolezza sui nuovi equilibri globali e definire strategie di resilienza e sicurezza delle infrastrutture strategiche nazionali. È stato questo il tema al centro della lectio magistralis tenuta oggi dal Presidente del CdA di Eni, Giuseppe Zafarana, che ha aperto il corso sulle Relazioni Euro-Atlantiche e il Nuovo Ordine Globale, organizzato da SPES Academy in collaborazione con American Chamber of Commerce in Italy. “La sicurezza energetica è un pilastro della crescita economica, della competitività e del benessere sociale. Disporre di energia sicura, accessibile e affidabile è essenziale anche per ridurre le emissioni di CO2 e accompagnare la trasformazione dei sistemi produttivi. La transizione energetica resta una sfida globale: oggi l’80% dell’energia primaria proviene ancora da fonti fossili e, pur in forte crescita, le rinnovabili rappresentano una quota ancora limitata. Serve quindi un approccio pragmatico, che tenga insieme sicurezza e decarbonizzazione. La sicurezza energetica è un bene comune e solo un’azione condivisa tra governi, imprese, comunità scientifica e cittadini può assicurare resilienza e sostenibilità al sistema e combinare competitività e decarbonizzazione a vantaggio delle nostre economie” le parole del Presidente Zafarana durante il suo intervento. “Grazie al Presidente Zafarana abbiamo potuto assistere a una lectio magistralis di straordinario valore sui nuovi equilibri globali e sulla necessità di guidare un processo di transizione energetica sostenibile e sicuro. Con questa lezione inaugurale, gli studenti hanno avuto modo di comprendere la centralità di un’azienda di altissimo valore strategico per il nostro Paese. La nostra sicurezza passa anche dal lavoro quotidiano che Eni svolge per garantire approvvigionamenti energetici affidabili e per accompagnare i processi di transizione energetica” il commento del Direttore di SPES Academy e Presidente della Fondazione AISES ETS, Valerio De Luca, a margine dell’iniziativa. L’evento, ospitato presso il Centro Studi Americani, ha visto inoltre la partecipazione di numerose personalità istituzionali e del mondo dell’innovazione. Tra queste Silvia Castagna, Membro della Commissione AI per l’informazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roberto Sgalla, Direttore del Centro Studi Americani, Simone Crolla, Consigliere Delegato di American Chamber of Commerce in Italy, e Marilù Capparelli, Direttore Affari Legali di Google.
Fincantieri firma con Asry un accordo di partnership nel Bahrein
Alla presenza della premier Giorgia Meloni e di Salman Bin Hamad Al Khalifa, Principe Ereditario e Primo Ministro del Bahrein, Fincantieri e ASRY (Arab Shipbuilding & Repair Yard), operatore di riferimento nei servizi di riparazione navale e marine nel Golfo del Bahrein, hanno sottoscritto oggi un accordo di partnership volto a esplorare nuove opportunità di collaborazione nel settore della cantieristica navale. La firma è avvenuta a margine del 46° Vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Per Fincantieri erano presenti il Presidente, Biagio Mazzotta, ed Eugenio Santagata, Direttore Generale della Divisione Navi Militari, che ha siglato l’accordo insieme ad Ahmed AlAbri, Chief Executive Officer di ASRY. Questo accordo rappresenta per Fincantieri un’importante occasione di ingresso nel mercato navale del Bahrein e costituisce un ulteriore passo nel consolidamento della strategia e della presenza del Gruppo in Medio Oriente, anche attraverso una possibile collaborazione con MAESTRAL, la joint venture tra Fincantieri ed EDGE.
In base al Memorandum of Understanding, le due società valuteranno congiuntamente opportunità per la progettazione e costruzione di unità navali militari di superficie fino a 80 metri di lunghezza, destinate all’impiego da parte della Marina e della Guardia Costiera del Bahrein. La partnership esplorerà anche la progettazione e costruzione di unità offshore di dimensioni analoghe, oltre all’esecuzione di contratti export nell’area del Golfo. L’intesa include inoltre servizi di manutenzione, riparazione e revisione (MRO) per unità militari, commerciali e offshore, nonché lo scambio di know-how nella progettazione navale e nell’ottimizzazione dei processi produttivi.
Pierroberto Folgiero, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Fincantieri, ha dichiarato: “Questo accordo rafforza il nostro posizionamento strategico nel Golfo e conferma la volontà di Fincantieri di sviluppare collaborazioni industriali di lungo periodo con partner di primo piano come ASRY. Unendo competenze complementari e visioni convergenti, poniamo le basi per una presenza solida e strutturata nel mercato navale del Bahrein, in linea con gli obiettivi della nostra piattaforma di esportazione integrata nell’area mediorientale.”
Nuovo Regolamento Ue Ecodesign, Proxygas: introdotti criteri più pragmatici alla transizione energetica
La nuova bozza di revisione del Regolamento Ue Ecodesign introduce criteri tecnici che mantengono sul mercato sia le caldaie a condensazione sia quelle tradizionali. Lo evidenzia Proxygas, che parla di un passo avanti importante verso un approccio più pragmatico alla transizione energetica, meno ideologico e più attento alle esigenze reali delle famiglie. Una correzione di rotta significativa rispetto alla proposta di due anni fa, che avrebbe escluso tutte le caldaie sottovalutando il loro potenziale di riduzione dei consumi e delle emissioni, soprattutto se alimentate con gas rinnovabili. Il segnale è particolarmente rilevante per l’Italia: il 70% delle abitazioni utilizza il gas naturale e il patrimonio edilizio nazionale – datato, inefficiente e per lo più condominiale – rende molto limitata la possibilità di diffusione delle pompe di calore elettriche. Su 16,6 milioni di abitazioni in classe F e G, solo 5,9 milioni potrebbero installarle; considerando anche il reddito delle famiglie, il numero scende a 1,76 milioni. Consentire l’uso di caldaie a gas moderne significa offrire alle famiglie una soluzione immediata, accessibile e concreta per decarbonizzare i propri consumi energetici. “La decarbonizzazione del settore domestico – ha sottolineato il Presidente di Proxigas, Pier Lorenzo Dell’Orco – deve partire dalle possibilità reali dei consumatori e prevedere più soluzioni, non una sola. Solo così potremo coinvolgere tutti, soprattutto i più vulnerabili. Affidarsi a un’unica tecnologia – prosegue Dell’Orco – non ci permetterà di centrare gli obiettivi europei. Mettere in campo tutte le opzioni disponibili aumenta le possibilità di successo”.
“Le tecnologie possono essere più o meno sostenibili ed efficienti a seconda di come le alimentiamo – ha aggiunto il Direttore Generale di Proxigas, Marta Bucci –. Ricordiamo che oggi le pompe di calore elettriche sono alimentate per il 70% da energia elettrica prodotta bruciando gas, così come il teleriscaldamento, alimentato per più del 70% da gas metano . Dobbiamo sostenere la sostituzione delle vecchie caldaie con quelle a condensazione, più efficienti e progressivamente alimentate da quote crescenti di biometano e gas verdi. È essenziale proseguire su questa linea rispetto alla Direttiva EPBD, la cosiddetta “Direttiva Case Green”, che l’Italia deve ancora recepire”, conclude Bucci.
Antitrust: agli abbonati annuali Metrebus rimborsi per oltre 3 milioni di euro e ristori per ritardi di oltre 15 minuti
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso con impegni il procedimento avviato lo scorso febbraio nei confronti di ATAC, l’azienda romana di trasporto pubblico locale, per violazione dell’art. 20 del Codice del consumo. In avvio alla società era stato contestato di avere sistematicamente disatteso, tra il 2021 e il 2023, gli obiettivi di qualità e quantità del servizio di trasporto pubblico locale, di superficie e in metropolitana, erogato a Roma, senza adottare misure per colmare le carenze nella regolarità e senza riconoscere agli utenti un adeguamento delle tariffe o ristori per i disagi arrecati.
Tutti i consumatori in possesso di un abbonamento annuale valido almeno per un giorno nel corso del 2024 avranno diritto a un indennizzo, per un ammontare complessivo di oltre 3 milioni di euro. Nello specifico, ciascun abbonato annuale Metrebus avrà diritto a un rimborso pari a 5 euro, aumentato di altri 5 euro per chi abbia avuto l’abbonamento attivo almeno per un’altra annualità tra il 2021 e il 2023. Attraverso la propria app, inoltre, ATAC implementerà un sistema innovativo di ristoro, unico nel panorama del sistema TPL, che consentirà ai titolari di un abbonamento annuale Metrebus di ottenere un indennizzo in caso di ritardi superiori ai 15 minuti del mezzo di trasporto su cui intendono viaggiare. Il rimborso per il ritardo della corsa sarà pari a 0,50 euro, verrà erogato sotto forma di credito su un borsellino elettronico, presente nell’app di ATAC, e potrà essere utilizzato per l’acquisto di titoli di viaggio, personali o per terzi.
La società si è impegnata anche ad assumere nuovi operatori e a formare parte di quelli già in pianta organica da destinare ai presidi delle stazioni della metropolitana in qualità di agenti di stazione, con un investimento annuo pari a 2,6 milioni di euro. ATAC potenzierà poi i canali di informazione dedicati all’utenza, incrementando la visibilità di servizi già a disposizione dei clienti sul sito ufficiale della società, come la funzione di calcolo del percorso o di prenotazione degli impianti di traslazione per persone a mobilità ridotta. Infine, la società adotterà un programma di compliance per monitorare e prevenire condotte lesive dei diritti dei consumatori.
Intesa tra Confcommercio e Ispra per promuovere sostenibilità, economia circolare e gestione dei rifiuti
Confcommercio–Imprese per l’Italia e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) hanno siglato un protocollo d’intesa della durata di tre anni finalizzato a rafforzare la collaborazione tra il sistema delle imprese del terziario di mercato e il sistema pubblico della ricerca ambientale. L’accordo nasce dalla comune volontà di costruire un ecosistema di strumenti, competenze e opportunità a sostegno della sostenibilità con l’obiettivo di favorire la transizione ecologica del sistema economico, valorizzando il ruolo delle imprese nel percorso verso modelli più sostenibili e responsabili: è quanto si legge in un comunicato congiunto di Confcommercio e ISPRA. In particolare – prosegue la nota – il Protocollo prevede la realizzazione congiunta di studi, ricerche, attività formative e iniziative informative finalizzate a diffondere conoscenze e buone pratiche sulla gestione dei rifiuti e sulla prevenzione della loro produzione; raccogliere dati e informazioni sui comportamenti virtuosi delle imprese; supportare ISPRA nel monitoraggio e rendicontazione dei flussi di rifiuti a livello nazionale. Contestualmente – conclude la nota – il Protocollo valorizza anche il progetto dell’Osservatorio sulle tasse locali di Confcommercio, rafforzando la capacità di analisi e di supporto alle imprese, con l’obiettivo di costruire benchmark strutturati e monitorare in modo continuativo i dati sulla TARI per individuare eventuali criticità o squilibri territoriali e rendere il prelievo più equo e proporzionato. Per il Segretario Generale di Confcommercio Marco Barbieri “Questo Protocollo segna un ulteriore passo avanti nel percorso di transizione ecologica che le imprese stanno affrontando in continuità con altri percorsi già avviati da Confcommercio su questi temi, come il Protocollo con ENEA e il recente accordo con il GSE. Per competere e crescere in modo responsabile servono conoscenze condivise e un rapporto sempre più stretto tra mondo produttivo e istituzioni. E con questo accordo vogliamo proprio rafforzare un’alleanza che mette al centro innovazione, trasparenza e responsabilità ambientale, accompagnando le nostre imprese nelle sfide di oggi e nelle opportunità di domani.” Per il presidente di ISPRA, Stefano Laporta ”Il protocollo firmato oggi rappresenta un passo significativo nel percorso di rafforzamento della collaborazione tra istituzioni pubbliche e sistema produttivo, nella convinzione che la transizione verso modelli economici sostenibili richiede un impegno condiviso e un dialogo costruttivo con il mondo delle imprese. L’ISPRA mette a disposizione competenze scientifiche e strumenti di supporto che potranno aiutare le aziende a migliorare le proprie performance ambientali, valorizzare l’economia circolare e adottare pratiche più efficienti nella gestione dei rifiuti. Un sistema produttivo competitivo è tale solo se capace di ridurre gli impatti sull’ambiente e di cogliere le opportunità offerte dall’innovazione; il nostro obiettivo è creare un contesto in cui sostenibilità ed economia possano procedere insieme. Siamo convinti che questa collaborazione potrà facilitare la diffusione di buone pratiche, fornire alle imprese indicazioni chiare e basate sull’evidenza scientifica, e contribuire in modo concreto al raggiungimento degli obiettivi nazionali ed europei di tutela ambientale”.
Terna si aggiudica il Corporate Startup Stars Award
Terna si conferma tra le aziende più innovative del panorama internazionale. Il Gruppo si è aggiudicato – insieme al gestore di rete spagnolo Redeia – il Corporate Startup Stars Award dell’International Chamber of Commerce (ICC), l’organizzazione che rappresenta oltre 45 milioni di imprese in più di 170 Paesi, impegnata a promuovere commercio internazionale, condotta responsabile e quadri regolatori globali. In particolare, Terna ha ricevuto il prestigioso riconoscimento per essersi dimostrata come un esempio di innovazione in un contesto fortemente regolato come quello dei Transmission System Operator elettrici europei, distinguendosi per l’adozione di un modello di Venture Client ormai consolidato e per la creazione di un veicolo di Corporate Venture Capital mirato a favorire l’accelerazione tecnologica del settore. Il riconoscimento evidenzia il ruolo proattivo di Terna e Redeia nella creazione della TSO Innovation Alliance, iniziativa sviluppata insieme agli altri operatori europei per favorire la collaborazione e l’innovazione nel settore. Questa alleanza, lanciata a luglio 2025, rappresenta un passo inedito nella cooperazione tra otto dei maggiori operatori europei di rete elettrica, con l’obiettivo di accelerare l’innovazione e l’adozione di tecnologie avanzate, a supporto di un sistema elettrico sempre più digitale, decarbonizzato e resiliente. Inoltre, per il secondo anno consecutivo, Terna è stata confermata da ICC nella lista delle Top 100 Corporate Startup Stars, che celebra le imprese globali maggiormente impegnate in iniziative di collaborazione con startup e scaleup. Il risultato conferma la centralità dell’open innovation nelle strategie del Gruppo. L’open innovation significa per Terna co-innovare in modo concreto con gli attori dell’ecosistema globale – altre aziende, startup, ecosystem builder e istituzioni – per accelerare l’adozione di nuove tecnologie nel sistema elettrico e abilitare la transizione energetica. In questo contesto, la TSO Innovation Alliance rappresenta un modello collaborativo per le infrastrutture critiche: efficace, coordinato e capace di generare innovazione e valore condiviso che va oltre il contributo dei singoli protagonisti del settore.
Imprese, Polimi: cresce il comparto cleantech, vale 57 mld di fatturato
Le imprese industriali italiane hanno risposto bene alla sfida della transizione energetica, con un comparto cleantech ormai solido e in rapida crescita. Si tratta di un settore ad alta marginalità che oggi vale 57 miliardi di euro di fatturato con 25 miliardi di valore aggiunto, di cui 12 miliardi diretti e 13 miliardi nell’indotto di prossimità. È quanto emerge dallo studio “L’Italia delle Cleantech: investimenti, occupazione, lavoro” dell’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano. Lo studio analizza le filiere del cleantech, dalla produzione di componenti e tecnologie fino alle attività di gestione e manutenzione degli asset, includendo nei conteggi settori come la generazione elettrica da rinnovabili, pompe di calore residenziali e industriali, tecnologie per lo stoccaggio elettrico e l’adeguamento della rete, colonnine di ricarica per veicoli elettrici, cavi, inverter, fino alle tecnologie per l’efficientamento energetico e per il riciclo e il riuso dei materiali. Il potenziale di crescita è notevole: proiettando le curve di crescita attuali, si stima che le imprese italiane del settore, con un adeguato contesto normativo e strategico, arriveranno a fatturare 87 miliardi di euro al 2030 (+53% rispetto a oggi), attivando 33 miliardi di valore aggiunto complessivo (17 miliardi diretti e 16 nell’indotto, con una crescita del 32%). Le filiere cleantech impiegano oggi 130 mila addetti diretti, tra professionisti, tecnici e operai, destinati a diventare 173 mila entro il 2030 (+33% in 5 anni). Questa crescita occupazionale richiede competenze in continua evoluzione: un fabbisogno di manodopera e di formazione per cui manca adeguata risposta dal sistema educativo e formativo.
Il contributo più significativo arriva dal grande universo dell’efficienza dei consumi e delle risorse, un aggregato che da solo raggiunge 42,4 miliardi di euro di mercato. All’interno di questa categoria, l’efficienza energetica residenziale, quella industriale, le pompe di calore e l’economia circolare rappresentano comparti maturi e in forte trasformazione. Queste filiere generano 37,5 miliardi di euro di ricavi per le aziende italiane, con un valore aggiunto diretto di oltre 9,1 miliardi. Ancora più rilevante è l’impatto sul resto dell’economia: l’indotto attivato da efficienza ed economia circolare produce 40,4 miliardi di euro di fatturato e 11,3 miliardi di valore aggiunto indiretto, grazie a una filiera che mobilita fornitori, tecnici, progettisti, servizi e manifattura distribuiti in tutte le regioni italiane. A questi numeri va poi aggiunto il beneficio economico portato dai risparmi di energia e di risorse, che rende ancora più significativo il loro impatto.
Il secondo grande ambito è quello della generazione da fonti rinnovabili e della produzione di vettori energetici puliti. Qui il mercato ha un valore attuale di oltre 10 miliardi, generando 7,1 miliardi di ricavi nazionali, 2,1 miliardi di valore aggiunto diretto e un indotto che ammonta a 6,1 miliardi di fatturato e 1,7 miliardi di valore aggiunto. Il fotovoltaico e l’eolico continuano a rappresentare la quota più ampia degli investimenti, ma la ricerca evidenzia come un potenziale significativo per i prossimi anni risieda nello sviluppo del biometano e della filiera degli elettrolizzatori per la produzione di idrogeno verde. E ancora, da queste stime è escluso l’impatto economico associato all’energia prodotta, anch’esso rilevante: basti pensare che oggi all’energia prodotta da fotovoltaico ed eolico e il biometano prodotto nei digestori possiamo associare un valore pari a circa 6,7 miliardi di euro. Infine, il comparto delle infrastrutture, che comprende sia le reti di trasmissione sia i sistemi di accumulo e le infrastrutture di ricarica per la mobilità elettrica, vale 4,5 miliardi di euro. Si tratta di un settore che produce 2,3 miliardi di ricavi per le imprese italiane e 0,6 miliardi di valore aggiunto diretto, con un effetto indiretto pari a 1,2 miliardi di fatturato e 0,3 miliardi di valore aggiunto. La dinamica degli investimenti nei prossimi anni dipenderà in larga parte dalla diffusione dei veicoli elettrici, dall’avvio del mercato della capacità di accumulo, e dagli interventi di rafforzamento delle reti elettriche, indispensabili per integrare volumi crescenti di energia rinnovabile. Se complessivamente, queste tre macro-aree generano oggi un mercato da 57 miliardi e un valore aggiunto pari a 25 miliardi, guardando al futuro, il potenziale stimato al 2030 raggiunge 87 miliardi di mercato e 33 miliardi di valore aggiunto complessivo (17 diretto e 16 indiretto), una prospettiva realizzabile solo in presenza di condizioni abilitanti chiare: certezza normativa, autorizzazioni rapide, sostegno agli investimenti strategici e sviluppo di filiere nazionali nelle tecnologie emergenti.