LA GIORNATA
Pnrr, ok Ue alla revisione. Meloni: invariata la dote di 194,4 miliardi
- Manovra, Regioni: servono 120 mln per trasporto pubblico locale
- Agenzia del Demanio: firmato a Imperia il Piano Città degli Immobili Pubblici
- Istat: a novembre sale la fiducia delle imprese, in calo per i consumatori
IN SINTESI
Via libera del Consiglio Ue alla sesta modifica del Piano nazionale di ripresa e resilienza dell’Italia. La decisione arriva a valle dell’analisi positiva formulata dalla Commissione europea sulle modifiche, chieste da Roma lo scorso 10 ottobre, giudicate coerenti con gli obiettivi complessivi del Piano e necessarie alla luce delle “circostanze oggettive” intervenute nell’attuazione. “La decisione adottata oggi rappresenta un passaggio importante ed è il risultato di un confronto costruttivo tra Commissione e autorità italiane”, ha sottolineato il vicepresidente esecutivo dell’esecutivo comunitario, Raffaele Fitto. La modifica del Recovery italiano “si inserisce nel percorso delineato dalla Comunicazione ‘NextGenEU: the road to 2026’ con cui Bruxelles ha chiesto a tutti gli Stati membri di aggiornare i propri Piani per garantirne il completamento entro il 31 agosto 2026”, ha ricordato. Fitto ha evidenziato come l’Italia abbia presentato “una proposta che mantiene invariata la dotazione complessiva di 194,4 miliardi di euro e conferma quindi l’ambizione del Piano, intervenendo al tempo stesso su alcuni aspetti per rafforzarne l’efficacia”. Tutte le 173 misure legate alle ultime tre rate sono state riesaminate: “83 sono state semplificate per rendere il percorso più lineare, mentre sulle altre sono stati introdotti adeguamenti mirati, per garantire risultati più solidi e pienamente realizzabili nei tempi previsti”. Le priorità rafforzate, ha aggiunto, riguardano settori “fondamentali per la crescita futura del Paese” e contribuiranno “in modo diretto allo sviluppo dei territori”. Quanto al quadro generale, Fitto ha assicurato che l’obiettivo della Commissione “resta invariato: accompagnare gli Stati membri in un’attuazione efficace, trasparente e tempestiva di NextGenerationEU, assicurando benefici tangibili per cittadini, imprese e comunità locali”. E ha ribadito che la riuscita del Pnrr italiano “non riguarda soltanto un Paese, ma l’intero progetto europeo di ripresa, resilienza e crescita condivisa”.
Da Palazzo Chigi arriva il commento soddisfatto della premier, Giorgia Meloni. “L’approvazione definitiva da parte del Consiglio europeo della revisione del PNRR italiano conferma ancora una volta il lavoro solido e credibile del Governo nell’attuazione del Piano. La revisione mantiene invariata la dotazione finanziaria di 194,4 miliardi di euro, sottolineando l’impegno a proseguire con concretezza le riforme e gli investimenti strategici. Questo risultato rafforza la posizione dell’Italia in Europa e dimostra come l’Italia sappia tradurre le ambizioni in risultati concreti, garantendo il pieno utilizzo delle risorse europee a beneficio dei cittadini e dell’economia”, ha dichiarato. “Nei prossimi giorni – ha proseguito Meloni – ci aspettiamo dalla Commissione europea il via libera al pagamento dell’ottava rata, pari a 12,8 miliardi di euro, che porterà a oltre 153 miliardi le risorse complessivamente ricevute dall’Italia. Contiamo, inoltre, di presentare entro fine anno la richiesta di pagamento della nona e penultima rata del Piano”.
“La revisione ci consegna un PNRR più coerente con le esigenze della nazione e focalizzato sulla competitività del sistema-Italia, rafforzando l’efficacia operativa degli interventi e il loro allineamento con gli obiettivi europei”, ha aggiunto il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, sottolineando che con “il primato dell’Italia nell’attuazione del Piano, è stato avviato un processo di rinnovamento e semplificazione amministrativa con ricadute strutturali sulle politiche pubbliche e sugli investimenti per la crescita della nazione, a partire dal Mezzogiorno”. “La revisione – ha spiegato Foti – interessa 13,5 miliardi di euro di misure e introduce interventi a sostegno di imprese, agricoltura e filiera agroalimentare, connettività digitale, infrastrutture idriche ed economia circolare, rafforzando il sostegno alle politiche attive per lo sviluppo e l’occupazione. Il PNRR si conferma motore della crescita italiana e fattore di innovazione che, grazie alla revisione del Piano, continuerà a produrre effetti positivi anche oltre il 2026 attraverso l’istituzione di nuovi strumenti finanziari, in coerenza con le indicazioni della Commissione europea”. Tra le principali novità figurano i nuovi strumenti finanziari pensati per ampliare l’impatto degli investimenti e sostenere ulteriormente la crescita, potenziando interventi a favore del tessuto produttivo, delle infrastrutture e del diritto allo studio. La revisione introduce, inoltre, una nuova riforma che, tramite una pianificazione triennale, garantirà maggiore prevedibilità e stabilità ai finanziamenti della ricerca universitaria.
La revisione include anche il finanziamento del comparto nazionale di InvestEU per sostenere gli investimenti strategici delle imprese e il potenziamento del materiale rotabile per il trasporto pubblico locale.
Manovra, Regioni: servono 120 mln per trasporto pubblico locale
Servono 120 milioni per il trasporto pubblico locale: queste sono le risorse da cui dipenderà, l’anno prossimo, la concreta erogazione del servizio ai cittadini nella maggioranza delle Regioni italiane. È la stima della Conferenza delle Regioni che, nell’ambito della riunione di ieri della Conferenza unificata, ha chiesto all’unanimità l’impegno del Governo all’accoglimento di un emendamento al ddl Bilancio che integri il finanziamento previsto per il 2026 con 120 milioni di euro, in continuità con quanto già fatto dalla legge di bilancio 2025. In subordine, al fine di riportare la dotazione finanziaria a un livello pari a quello dell’anno precedente, le Regioni hanno chiesto di assicurare quantomeno l’integrazione di una quota minima di 70 milioni di euro. La proposta di emendamento mira a prorogare anche per il 2026 il cosiddetto regime transitorio, secondo il quale, tenuto conto che i livelli adeguati di servizio sono ancora in corso di definizione e l’impatto sui riparti futuri è incerto, i nuovi criteri sono applicati non su tutto il Fondo ma solo sulla quota incrementale rispetto a quella ‘storica’ (che è pari a 4.873.335.361,50 euro), da ripartire secondo le percentuali utilizzate per l’anno 2020. In parallelo a questa iniziativa emendativa sulla Manovra, le Regioni hanno concordato sul saldo del riparto delle risorse 2025 per il trasporto pubblico locale applicando i criteri vigenti. Oltre al finanziamento del Tpl, restano confermate tutte le priorità di interventi emendativi alla Manovra già espresse dalla Conferenza delle Regioni e riproposte nel parere reso in sede di Conferenza unificata
Manovra, sabato manifestazione della Uil. Bombardieri: “la politica deve fare scelte più eque”
Saranno oltre 2mila i delegati e gli iscritti alla Uil che, sabato 29 novembre, giungeranno a Roma da ogni parte d’Italia per chiedere cambiamenti alla manovra economica. L’appuntamento è alle 10 al Teatro Brancaccio. “Con questa manifestazione nazionale – ha detto il segretario generale della Uil – vogliamo sostenere le nostre proposte di cambiamento della manovra su fisco, sanità e pensioni. Sono temi di equità e giustizia sociale. Vogliamo far sentire la nostra voce per ricordare al Governo e alla politica che ci sono persone che pagano le tasse, mentre altre non le pagano, che non fruiscono di servizi sanitari a cui avrebbero diritto, che vorrebbero andare in pensione perché hanno fatto lavori usuranti e non ci possono andare. La mobilitazione non finisce il 29 novembre – ha concluso Bombardieri – continueremo nel nostro impegno per costringere la politica a fare scelte più eque”.
Industria, Istat: a settembre il fatturato +2,1% mensile e +3,4% annuo
A settembre il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, è aumentato in termini congiunturali del 2,1% in valore e del 3,0% in volume, registrando dinamiche positive sia sul mercato interno (+1,5% in valore e +2,7% in volume) sia su quello estero (+3,1% e +3,4% rispettivamente in valore e in volume). Per il settore dei servizi si stima una crescita congiunturale dell’1,8% in valore e dell’1,6% in volume, con incrementi sia nel commercio all’ingrosso (+2,1% in valore e in volume) sia negli altri servizi (+1,4% in valore e +1,5% in volume). Gli indici destagionalizzati del fatturato in valore riferiti ai raggruppamenti principali di industrie registrano a
settembre una diminuzione congiunturale per la sola energia (-5,3%), mentre si rilevano aumenti per i beni strumentali (+5,3%), per quelli intermedi (+2,0%) e per i beni di consumo (+0,6%). Nel terzo trimestre 2025 il fatturato dell’industria, in termini congiunturali e al netto dei fattori stagionali, è in leggera crescita in valore ed in volume (+0,5%). Nello stesso arco temporale, per i servizi, si registra un aumento dello 0,4% in valore e dello 0,1% in volume.A settembre 2025, il fatturato dell’industria, corretto per gli effetti di calendario, registra un aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente sia in valore (+3,4%) che in volume (+3,5%). Si rileva una crescita marcata sul mercato interno (+4,3% in valore e +4,5% in volume) ed un incremento più contenuto su quello estero (+1,6% in valore e +2,0% in volume). Per il settore dei servizi, al netto degli effetti di calendario, si registra un aumento tendenziale del 4,3% in valore e del 3,7% in volume, con una crescita
sia nel commercio all’ingrosso (+3,4% in valore e +3,0% in volume), sia negli altri servizi (+5,3% in valore e +3,7% in volume). Nel mese di settembre 2025 i giorni lavorativi di calendario sono stati 22 contro i 21 di settembre 2024. Gli indici corretti per gli effetti di calendario del fatturato in valore riferiti ai raggruppamenti principali diindustrie registrano, su base annua, aumenti in tutti i settori; il più marcato riguarda i beni strumentali(+7,2%).
Istat: a novembre sale la fiducia delle imprese, in calo per i consumatori
A novembre 2025, il clima di opinione dei consumatori è stimato in peggioramento (da 97,6 a 95) mentre l’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese registra un aumento da 94,4 a 96,1. Secondo i dati dell’Istat, tra i consumatori, si evidenzia un diffuso deterioramento delle opinioni, più marcato sulla situazione futura: il clima economico cala da 99,3 a 96,5, il clima personale scende da 97,0 a 94,5, quello corrente passa da 100,2 a 98,6 e quello futuro diminuisce da 94,1 a 90,2. Con riferimento alle imprese, l’indice di fiducia aumenta nei servizi di mercato (da 95,1 a 97,7) e nel commercio al dettaglio (da 105,2 a 107,3). Il clima cresce anche nell’industria manifatturiera (da 88,4 a 89,6) mentre cala nelle costruzioni da 103,2 a 102,6. In dettaglio, quanto alle componenti degli indici di fiducia, nell’industria tutte le componenti registrano una dinamica positiva, mentre nelle costruzioni gli imprenditori giudicano il livello degli ordini e/o piani di costruzione in peggioramento rispetto al mese scorso ma prevedono un aumento dell’occupazione presso l’azienda. Con riferimento ai servizi di mercato, le opinioni sull’attività e sul livello degli ordini sono improntati al miglioramento anche se le attese sugli ordinativi sono in calo. Nel commercio al dettaglio migliorano decisamente i giudizi sulle vendite mentre le relative aspettative sono in calo e le scorte sono giudicate in accumulo. A novembre, spiega l’Istat, l’indice di fiducia delle imprese raggiunge un massimo da aprile 2024. La crescita è sostenuta dai servizi e, in misura più contenuta, dall’industria manifatturiera che raggiunge il livello più alto da giugno 2023. L’indice di fiducia dei consumatori, invece, peggiora e si posiziona sul valore più basso da aprile 2025. Tutte le componenti dell’indice di fiducia si deteriorano, soprattutto le attese sulla disoccupazione e le valutazioni relative al risparmio. In base alle valutazioni fornite dagli imprenditori nell’ambito del modulo semestrale emerge un’evoluzione positiva degli investimenti nel settore manifatturiero sia nel 2025 sia nel 2026. Fattori quali l’opportunità di adeguarsi allo sviluppo tecnologico (‘fattori tecnici’), rappresentano la determinante principale per realizzare nuovi investimenti.
Edilizia carceraria, a Palazzo Chigi la quarta cabina di regia: confermati 10.692 mila nuovi posti nel triennio
Si è svolta a Palazzo Chigi la quarta riunione della cabina di regia per l’edilizia penitenziaria, che ha ormai cadenza periodica. Promossa anche dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini, vi hanno partecipato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il Ministro della giustizia Carlo Nordio, i Sottosegretari per la giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e Andrea Ostellari, il Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria Marco Doglio, rappresentanti del ministero dell’Economia, del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di Invitalia e i provveditori interregionali alle opere pubbliche. Il programma dell’edilizia penitenziaria 2025–2027 conferma la realizzazione di 10.692 nuovi posti detentivi, così ripartiti: 2.636 posti a cura del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria (DAP), 73 del Minorile (DGMC), 3.314 del MIT e 4.669 del Commissario straordinario. Il cronoprogramma prevede l’apertura di 864 posti nel 2025, 5.754 nel 2026 e 4.074 nel 2027, per un totale di 10.692 nuovi posti resi disponibili nel triennio. Dall’approvazione del Piano di Edilizia Penitenziaria da parte del Consiglio dei ministri del 22 luglio scorso, sono state pubblicate tutte le gare di competenza del Commissario straordinario per il recupero di oltre 4.000 posti detentivi. Sull’intera legislatura 2022–2027, l’obiettivo complessivo è fissato in 11.194 posti detentivi, includendo sia quelli già realizzati dall’ottobre 2022 sia quelli che verranno completati entro il 2027. Gli interventi programmati – che comprendono manutenzioni ordinarie e straordinarie, nuove realizzazioni e ampliamenti – interesseranno la quasi totalità degli istituti penitenziari del DAP (190) e degli istituti del sistema minorile (17), per un costo complessivo nel triennio di oltre 900 milioni di euro.
Agenzia del Demanio: firmato a Imperia il Piano Città degli Immobili Pubblici
L’Agenzia del Demanio, il Comune e la Provincia di Imperia hanno sottoscritto un accordo per la riqualificazione del patrimonio immobiliare pubblico della città, da valorizzare anche in collaborazione con i privati. Il Piano Città degli Immobili Pubblici di Imperia è stato firmato oggi dal Direttore dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme, e dal Sindaco e Presidente della Provincia di Imperia, Claudio Scajola. L’Accordo si pone nel solco dello sviluppo sostenibile in corso del territorio per valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico della città secondo un percorso condiviso con il Comune e la Provincia. Il Piano città degli Immobili Pubblici di Imperia vuole rispondere alle esigenze logistiche delle Pubbliche Amministrazioni e ai bisogni dei cittadini, si fonda sulla lettura delle peculiarità e delle opportunità legate al nuovo Porto Turistico, alla Green Line, al Parco dell’Energia che offrono connessioni, mobilità green, nuovi luoghi di relazioni e di aggregazione sociale. La città punta al potenziamento dei servizi culturali e turistici legati al porto e alla filiera del mare, a offrire servizi amministrativi, poli ricreativi, educativi e sociali, a destinare alcuni beni pubblici alla nuova dimensione dell’abitare. La Città è proiettata verso una visione innovativa di rigenerazione urbana che unisce storia, cultura, natura e sport per attrarre gli stakeholder e generare valore economico, sociale e culturale. Grazie alla collaborazione istituzionale, immobili pubblici dismessi o mal utilizzati diventano spazi funzionali, accessibili e vivi. Luoghi capaci di accogliere i cittadini e rafforzare il senso di appartenenza.
«Il Piano città degli immobili pubblici dà valore allo sviluppo in corso della Città di Imperia con una molteplicità di interventi e investimenti tesi a valorizzare la posizione naturale, una terra che si estende dagli uliveti al mare tra borghi storici, e il porto turistico», ha dichiarato Alessandra dal Verme, Direttore dell’Agenzia del Demanio. “Sostenibilità, qualità dell’ambiente urbano e attrattività della Città sono gli obiettivi degli interventi sul patrimonio immobiliare pubblico, visto in chiave socio culturale e come risposta alle esigenze del territorio.”
“Questa firma racconta una Imperia che guarda al futuro con sempre maggior fiducia”, ha sottolineato il Sindaco e Presidente della Provincia di Imperia, Claudio Scajola. “È motivo d’orgoglio essere il primo Comune in Liguria ad aderire a questo progetto, segno di una città che ha dimostrato negli ultimi anni di saper rigenerare, innovare e valorizzare i propri spazi pubblici. Grazie alla collaborazione tra Stato e istituzioni locali, in questo caso con l’ottima regia dell’Agenzia del Demanio, Imperia è diventata un vero e proprio laboratorio di buone pratiche, capace di trasformare il patrimonio pubblico in opportunità concrete di sviluppo e crescita per il territorio”.
Il Piano Città degli immobili pubblici di Imperia individua un primo portafoglio composto da 11 beni — 6 dello Stato, 2 della Provincia e 3 del Comune — al quale potranno aggiungersi altri immobili da valorizzare, anche con il coinvolgimento di ulteriori Enti e Istituzioni.
Per dare immediata attuazione al Piano Città, subito dopo la sottoscrizione dell’accordo, l’Agenzia del Demanio ha formalizzato il trasferimento al Comune del capannone situato all’interno del Centro Sportivo di Borgo Prino, grazie al federalismo demaniale. Si tratta di un fabbricato recentemente dismesso dalla Prefettura che il Comune valorizzerà come nuovo polo sportivo.
Ponte sullo Stretto, Cgil: danno enorme all’economia del territorio e Gioia Tauro. Sabato a corteo a Messina
“Il Ponte sullo Stretto non risolverà nessuno dei problemi del Mezzogiorno, rischia piuttosto di peggiorarli distruggendo una ricchezza già esistente, ovvero l’economia che ruota attorno al porto di Gioia Tauro, l’hub più strategico del Mediterraneo. I danni sarebbero ingenti, e si sommerebbero al costo senza fondo di questa opera senza progetto esecutivo, utile solo ad alimentare la propaganda del ministro Salvini. Anche per questo sabato prossimo, 29 novembre, la Cgil sarà in piazza a Messina per la manifestazione nazionale ‘No Ponte’”. È quanto dichiara il segretario confederale della Cgil Gino Giove. Secondo l’analisi del dipartimento Politiche delle reti, delle infrastrutture e dei trasporti della Cgil nazionale, “nel tratto di mare tra Calabria e Sicilia transitano oggi da due a quattro navi al mese che trasportano auto (car carrier) dirette al porto di Gioia Tauro, e due navi a settimana portacontainer, tutte alte oltre 65 metri. Vanno poi aggiunte le portacontainer e le car carrier dirette ai porti del Tirreno, e il traffico crocieristico verso Napoli, Civitavecchia, e Genova. Se venisse costruito il Ponte, ci sarebbe quindi una perdita attualmente stimata di 20.000/30.000 container a settimana che non potrebbero più attraversare lo Stretto, con un conseguente impatto devastante e forse irreversibile sull’economia del porto e sull’intero sistema logistico calabrese, proprio mentre il mondo investe sulle rotte marine. Perché è evidente – si sottolinea – che quelle navi non circumnavigherebbero la Sicilia per arrivare a Gioia Tauro: i costi del carburante, il tempo aggiuntivo e le rotte commerciali consolidate le porterebbero altrove, a partire dal porto di Malta”.
“Non possiamo dimenticare – aggiunge la Cgil – che, anche se improbabile, la costruzione del Ponte determinerebbe la progressiva scomparsa del servizio di traghettamento nello Stretto, con la conseguente perdita di circa 2.500 posti di lavoro oggi garantiti da quel sistema, tra marittimi, addetti alla logistica, personale portuale, amministrativo e servizi collegati. Una ferita occupazionale che colpirebbe duramente famiglie, comunità locali e interi territori”.
“In tutto questo, il silenzio del Governatore della Calabria è assordante”, denuncia la Confederazione. “Il porto di Gioia Tauro, che oggi garantisce una quota fondamentale del PIL regionale, rischia di essere sacrificato sull’altare della propaganda”. “I 14 miliardi stimati per il Ponte – ricorda poi Giove – già oggi non sono credibili. Senza progetto esecutivo, senza analisi tecnica, senza piano di sostenibilità e con i primi costi già schizzati in alto, è evidente che si supereranno i 20 miliardi di euro. Una cifra sproporzionata, che sta prosciugando le risorse per tutte le altre infrastrutture necessarie a Sicilia e Calabria”. “Strade sicure e moderne, ferrovie veloci e interconnesse, reti idriche efficienti per combattere la crisi idrica cronica, manutenzioni, scuole, ospedali, mobilità sostenibile, opere diffuse che uniscano e non dividano i territori: sono queste le infrastrutture che genererebbero occupazione reale, diffusa, qualificata e duratura. Non un’opera monumentale che rischia di restare incompiuta mentre divora risorse pubbliche e devasta il territorio. Per questo – conclude il segretario confederale della Cgil – sabato saremo a Messina, per difendere il lavoro vero, il territorio, il mare e il porto”.
L’Italia candida Roma per la sede dell’Autorità doganale Ue
L’Italia ha presentato alla Commissione Ue la candidatura di Roma per la sede della futura Autorità doganale Europea (European Union Customs Authority, EUCA). Prevista dalla riforma doganale dell’Ue, la nuova istituzione avrà il compito di gestire il Data Hub europeo, armonizzare le procedure e coordinare l’analisi dei rischi e le attività operative tra le amministrazioni degli Stati membri. La proposta italiana si fonda sulle competenze maturate dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli (Adm), riconosciuta tra le più avanzate in Europa per digitalizzazione, integrazione dei dati, contrasto alle frodi e attuazione del Codice doganale dell’Unione. Con la candidatura di Roma l’Italia mette in campo un progetto solido e competitivo, funzionale a sostenere l’avvio e il consolidamento della nuova Autorità in una città simbolo in tutto il mondo per storia, cultura e arte: aspetti che coniuga con una visione moderna e una vocazione internazionale anche grazie alla sua posizione strategica nel cuore del Mediterraneo.
Fs, Strisciuglio, ‘noi protagonisti sfida mercato Ue trasporti’
Lo sviluppo di un mercato unico dei trasporti rappresenta una “sfida in cui sappiamo di essere posizionati molto bene e poter giocare il nostro ruolo”.
A dichiararlo è Gianpiero Strisciuglio, amministratore delegato e direttore generale di Trenitalia, intervenendo al BizTravel Forum 2025 in corso a Milano.
“Andiamo all’estero e abbiamo esperienze da raccontare che testimoniano la nostra forte presenza”, ha continuato Strisciuglio.
Secondo l’ad e dg di Trenitalia “in questa fase è nota anche la sfida dell’alta velocità. La tendenza riconosciuta a livello istituzionale è quella di creare un sistema di metropolitana d’Europa”. Anche in questo, “possiamo avere un ruolo di primissimo piano”.
L’alta velocità, in Italia, “è un’eccellenza, con servizi in piena evoluzione. Il calo del turismo in Italia é destinato soprattutto al 4% del territorio, ovvero alle grandi aree metropolitane del nostro Paese. Quindi esiste una grandissima potenzialità di consentire attraverso i nostri 6.000 spostamenti su tutta la rete al giorno un’ulteriore esplorazione del nostro territorio, che offre tante bellissime realtà”, ha concluso Strisciuglio.
Immobiliare, Patrigest, in 9 mesi investimenti corporate +16,7% a 7,7 mld, bene logistica
Nei primi nove mesi del 2025 in Italia gli investimenti corporate hanno superato i 7,7 miliardi di euro, +16,7% rispetto allo stesso periodo del 2024. Il settore industriale e logistico ha raccolto il 16% degli investimenti totali, con 1,2 miliardi di euro (-6% anno su anno), trainati in particolare dal comparto logistico, sostenuto da tecnologia, e-commerce e globalizzazione. E’ quanto emerge da un report del dipartimento Research & Data Intelligence di Patrigest -Gruppo Gabetti, secondo cui logistica avanzata, industria leggera e data center siano oggi i tre elementi cardine di un ecosistema infrastrutturale che sostiene la competitivita’ del Paese. “La logistica di nuova generazione, il settore industriale evoluto e i data center rappresentano oggi i pilastri di un nuovo ecosistema che abilita supply chain intelligenti, digitalizzazione e data economy. L’Italia si sta gradualmente allineando ai principali mercati europei e gli investitori riconoscono in queste asset class un’opportunita’ solida, coerente con le trasformazioni strutturali in atto. Stiamo entrando in una fase in cui l’immobiliare non e’ piu’ solo contenitore, ma infrastruttura critica per la competitivita’ del Paese”, ha detto Luca Dondi dall’Orologio, amministratore delegato di Patrigest. Negli ultimi anni la logistica si e’ consolidata come asset class, con l’80% degli investimenti provenienti da investitori istituzionali e sviluppatori, il 19% da private equity e privati, e una quota minoritaria di end-user. La logistica last-mile e’ cresciuta dal 4% del 2021 all’8% del 2025, raddoppiando di rilevanza per rispondere alla crescente domanda di approvvigionamento veloce, soprattutto B2C. Nei primi 9 mesi del 2025 le principali province ad aver attirato capitali sono state Vercelli, Verona e Novara. Dal report emerge anche che il volume investito nel segmento industriale nei primi nove mesi e’ pari a 23 milioni, portando a quota 313 milioni il totale di investimenti corporate negli ultimi 5 anni, al quale vanno aggiunti 40 milioni di acquisizioni di immobili industriali da demolire per realizzare logistica di ultima generazione.
Eni inaugura un impianto di trattamento del gas a Soyo, in Angola
Eni, attraverso la sua controllata Azule Energy – joint venture al 50% con bp e operatore del New Gas Consortium (NGC) – ha inaugurato l’impianto di trattamento del gas di NGC a Soyo, nel nord dell’Angola. Alla cerimonia hanno partecipato il Presidente della Repubblica dell’Angola, João Gonçalves Lourenço, insieme al Ministro delle Risorse Minerarie, del Petrolio e del Gas, Diamantino Azevedo, e al Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia Nazionale del Petrolio e del Gas dell’Angola (ANPG) Paulino Jeronimo. Il progetto NGC, operato da Eni prima della costituzione di Azule Energy, è il primo sviluppo di gas non associato in Angola, e ha una capacità di trattamento di circa 400 milioni di piedi cubi standard di gas al giorno (MMscfd) e 20.000 barili di olio al giorno. Il gas, che proviene dai giacimenti offshore di Quiluma e Maboqueiro, viene trattato e poi fornito all’impianto Angola LNG per l’export e il consumo interno. Il traguardo odierno segna un passo decisivo nel posizionamento dell’Angola come attore strategico nel mercato globale del gas naturale. Il progetto NGC sostiene la diversificazione energetica del Paese e rappresenta uno sviluppo responsabile delle risorse, favorendo la crescita in altri settori chiave, come la produzione di fertilizzanti per l’agricoltura. L’impianto di trattamento del gas è entrato in produzione a novembre 2025, segnando l’inizio delle operazioni per il progetto NGC, solo 24 mesi dopo la cerimonia di avvio dei lavori nell’ottobre 2023, e con sei mesi di anticipo rispetto al programma approvato. Il New Gas Consortium è operato da Azule Energy con una partecipazione del 37,4%, in partnership con Cabinda Gulf Oil Company (CABGOC) con il 31%, Sonangol E&P con il 19,8%, TotalEnergies con l’11,8% e ANPG come concessionario nazionale.
Plenitude avvia la costruzione di un parco eolico in Calabria da 13 MW
Plenitude ha avviato la costruzione del parco eolico “Tarsia Ovest”, situato nel Comune di Tarsia, in provincia di Cosenza, con una potenza complessiva di circa 13 MW.
Il parco, una volta entrato in esercizio, avrà una produzione stimata di energia di circa 30 GWh/anno. Il progetto prevede l’installazione di 3 aerogeneratori della potenza di 4,3 MW ciascuno, con diametro di 150 metri ed un’altezza complessiva di 180 metri. L’impianto verrà collegato alla rete elettrica mediante cavidotti ed una sottostazione elettrica di trasformazione dedicata. Paolo Bellucci, Responsabile Rinnovabili di Plenitude in Italia, ha dichiarato: “L’avvio dei lavori di Tarsia Ovest rappresenta una iniziativa importante che riflette il nostro impegno nello sviluppo delle energie rinnovabili in Italia ed è in linea con il nostro obiettivo di investire in soluzioni funzionali alla transizione energetica”. Plenitude, società controllata da Eni, è presente in oltre 15 paesi del mondo con un modello di business che integra la produzione di energia elettrica da 4,8 GW di fonti rinnovabili, la vendita di energia e di soluzioni energetiche a 10 milioni di clienti ed un’ampia rete di oltre 22.000 punti di ricarica per veicoli elettrici. Entro il 2028, la Società ha l’obiettivo di raggiungere 10 GW di capacità rinnovabile a livello globale.
Tim: verso infrastrutture critiche italiane più smart e sicure grazie all’integrazione di Ai e Iot con le reti Tlc
Un’Italia in cui la viabilità stradale è monitorata in tempo reale, gli eventuali guasti nelle reti idriche ed energetiche anticipati e i costi di gestione e manutenzione delle opere civili sensibilmente ridotti, è già possibile. Intelligenza Artificiale e IoT possono trasformare le infrastrutture in reti intelligenti, renderle più efficienti, ridurre gli sprechi, minimizzare i rischi e garantire una maggiore resilienza, con servizi più affidabili e sostenibili per i cittadini. È la visione concreta che emerge nel nuovo rapporto ‘Smart Infrastructure’ realizzato dal Centro Studi TIM, in collaborazione con Intesa Sanpaolo Innovation Center, Osservatori 5G & Connected Digital Industry e Internet of Things del Politecnico di Milano e Comtel Innovation e presentato ieri al TIM Innovation Lab di Roma. Intelligenza Artificiale, sensoristica intelligente e tecnologie di robotica e droni, supportate da connessioni 5G ad alte prestazioni ed evolute soluzioni di cybersicurezza, rappresentano un importante motore di sviluppo in grado di ridisegnare le reti energetiche, idriche e stradali italiane, e ridurre fino a un terzo i costi di gestione e manutenzione delle opere civili.
Secondo lo studio, sistemi di monitoraggio intelligente possono prevenire fino al 27% dei crolli delle strutture più vetuste e ridurre fino al 31% i costi complessivi di gestione delle reti stradali (gallerie, ponti, strade) e altre opere civili, prolungando la vita delle infrastrutture, con benefici economici enormi per l’Italia, fino a raggiungere un risparmio complessivo di oltre 54 miliardi di euro nella vita utile delle nuove infrastrutture critiche sulla base degli investimenti previsti nel quinquennio 2026-2030. Nelle reti elettriche, l’uso di sensori IoT e piattaforme di gestione avanzate permettono di ottimizzare la distribuzione, ridurre le perdite, abbattendo i costi complessivi di quasi 700 milioni di euro l’anno. La trasformazione delle reti elettriche dal modello centralizzato a quello smart grid consentirà sempre più di integrare l’utilizzo di energie da fonti rinnovabili (eolico, solare, ecc.). Nel settore idrico, la sfida è ancora più urgente: le perdite d’acqua toccano circa il 42% a livello nazionale, con punte superiori al 55% nel Mezzogiorno. Con smart meter e sistemi di monitoraggio e gestione avanzati, l’Italia può generare risparmi di circa 2,6 miliardi di euro al 2030, monitorando i consumi e rilevando in tempo reale i guasti occulti. “La sfida digitale delle infrastrutture italiane non è più rinviabile. Sono la spina dorsale dello sviluppo economico del Paese” – ha dichiarato Elio Schiavo, Chief Enterprise and Innovative Solutions Officer di TIM. “Investire nella loro digitalizzazione significa garantire sicurezza, efficienza, sostenibilità e permette di trasformare il nostro territorio in una smart land, un passaggio essenziale per lo sviluppo dell’Italia. Per innovare in questo settore serve fare rete e creare un ecosistema collaborativo con startup e aziende all’avanguardia, così da accelerare questa rivoluzione tecnologica e rafforzare le competenze”.
A testimonianza dell’impegno concreto, TIM Enterprise ha premiato oggi i vincitori della ‘TIM Smart Infrastructure Challenge’, un’iniziativa che rientra nell’ambito del programma di Open Innovation del Gruppo, realizzata in collaborazione con Arduino, Cyber 4.0, eFM, Intesa Sanpaolo Innovation Center, Osservatori 5G & Connected Digital Industry e Internet of Things del Politecnico di Milano, SOCOTEC Italia, 28DIGITAL e il supporto di Alaian. La sfida, che ha visto la partecipazione di oltre 100 tra startup, scaleup e aziende innovative provenienti da tutto il mondo, ha individuato alcune soluzioni di eccellenza basate su Intelligenza Artificiale e IoT. Ai vincitori sarà offerta una collaborazione tecnologica, commerciale o di ricerca con TIM Enterprise e i suoi partner al fine di accelerarne la crescita sul mercato.
“Michelangelo- The Security Dome”, Leonardo presenta il nuovo sistema di difesa integrata
Si è svolta ieri presso le Officine Farneto di Roma, la presentazione di “Michelangelo Dome”, il nuovo sistema avanzato di difesa integrata progettato da Leonardo per rispondere alle minacce emergenti in uno scenario globale sempre più complesso. Il progetto, che nasce dall’esigenza di proteggere infrastrutture critiche, aree urbane sensibili, territori e asset di interesse nazionale ed europeo, attraverso una soluzione modulare, aperta, scalabile e multidominio, si inquadra nella più ampia strategia di Leonardo di consolidare la propria posizione di player di riferimento nel campo della Sicurezza globale. “Con Michelangelo Dome”, ha commentato Roberto Cingolani – amministratore delegato e direttore generale di Leonardo – “Leonardo conferma il proprio impegno a sviluppare soluzioni che proteggono cittadini,
istituzioni e infrastrutture, unendo tecnologia avanzata, visione sistemica e capacità industriale. In un mondo in cui le minacce si evolvono rapidamente e diventano sempre più complesse, dove difendere costa più che attaccare, la difesa deve saper innovare, anticipare e aprirsi alla cooperazione internazionale”. Michelangelo Dome non è un singolo sistema, ma un’architettura completa che integra sensori terrestri, navali, aerei e spaziali di nuova generazione, piattaforme di cyber defence, sistemi di comando e controllo, intelligenza artificiale ed effettori coordinati. La piattaforma crea una cupola dinamica di sicurezza, capace di individuare, tracciare e neutralizzare minacce, anche in caso di attacchi massivi, su tutti i domini di operazione: aeree e missilistiche, inclusi missili ipersonici e sciami di droni, attacchi dalla superficie e sotto la superficie del mare, forze ostili terrestri. Grazie alla fusione avanzata dei dati provenienti da sensori multipli e all’impiego di algoritmi predittivi,
Michelangelo è in grado di anticipare comportamenti ostili, ottimizzare la risposta operativa e coordinare automaticamente gli effettori più idonei. Con Michelangelo Dome, Leonardo consolida il proprio ruolo come riferimento europeo nella sicurezza multidominio e contribuisce agli obiettivi di autonomia strategica, resilienza tecnologica e integrazione delle capacità difensive europee e NATO. L’iniziativa si inserisce nei programmi di cooperazione continentale e mira a valorizzare ancora di più le eccellenze industriali presenti sul territorio nazionale.
L’Antitrust avvia l’ istruttoria su e-bike e monopattini elettrici in sharing nel Comune di Roma
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un’istruttoria nei confronti delle società Bird Rides Italy, EmTransit. e Lime Technology per accertare una possibile pratica commerciale scorretta relativa al servizio di micromobilità elettrica in sharing nel territorio del Comune di Roma. I tre operatori, che sono gli unici autorizzati a svolgere il servizio di micromobilità (e-bike e monopattini elettrici) nel territorio comunale per il periodo 2023-2026, avrebbero ostacolato la fruizione di pacchetti di corse gratuite riservate ai cittadini con abbonamento annuale Metrebus (titolo di viaggio per il trasporto pubblico locale romano), allungando molto i tempi necessari per l’attivazione del pacchetto gratuito (cd. Pass). In particolare, dalle segnalazioni pervenute all’Autorità, è emerso che gli abbonati annuali Metrebus che utilizzano il proprio account o ne creano uno appositamente per fruire del pacchetto di corse gratuite, una volta richiesta l’attivazione del Pass, attenderebbero a lungo prima di poterlo utilizzare. I consumatori che hanno inviato solleciti e reclami al servizio di assistenza delle società avrebbero ricevuto risposte interlocutorie con cui sono stati invitati ad attendere l’evasione della pratica. Martedì 25 novembre i funzionari dell’Autorità, con l’ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza, hanno svolto ispezioni nelle sedi delle tre società.
Confindustria: Fausto Bianchi nuovo presidente di Piccola Industria
Fausto Bianchi, Presidente di Unindustria Latina e candidato unico dopo il ritiro di Pasquale Lampugnale, è stato eletto oggi dal Consiglio Centrale di Piccola Industria nuovo Presidente per il quadriennio 2025-2029. Entra così nella squadra del Presidente Emanuele Orsini come Vice Presidente di Confindustria. Bianchi, 49 anni, nato a Velletri nel 1976, è imprenditore di seconda generazione alla guida del Gruppo Bianchi Assicurazioni, attivo nella consulenza e gestione integrata dei rischi. Laureato in Economia Aziendale e Management, è anche Amministratore Delegato e socio di Blue Shield Technology, azienda impegnata nello sviluppo di tecnologie per la blue economy. Entrato nel Sistema Confindustria nel 2007, ha ricoperto numerosi incarichi associativi: Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Unindustria (2015–2018), Presidente del Comitato Interregionale del Centro Italia dei Giovani Imprenditori (2017), Coordinatore del Gruppo Tecnico “Specializzazione Intelligente e Innovazione Aperta” di Unindustria (2018), Presidente del Comitato Piccola Industria di Unindustria dal 2020 al 2024 e dal 2020 componente del Consiglio Centrale di Piccola Industria Confindustria. È stato membro del Consiglio Generale di Confindustria ed è componente dell’Advisory Board del Marzotto Venture Accelerator. Da settembre 2024 è Presidente di Unindustria Latina. “Vogliamo una Piccola Industria, architrave del sistema produttivo italiano, capace di essere protagonista delle transizioni in atto, pur dentro un contesto geopolitico complesso. Una componente che vuole crescere, innovare e partecipare alle strategie industriali del Paese, utilizzando leve che consentano una crescita dimensionale delle imprese: da micro a piccole, da piccole a medie e auspicabilmente da medie a grandi. Sarà fondamentale presidiare con determinazione il confronto istituzionale. Porteremo, in Italia come in Europa, una voce chiara sulle esigenze delle piccole e medie imprese, chiedendo coerenza, semplicità e stabilità nelle politiche industriali, fiscali ed energetiche”, ha dichiarato il Presidente di Piccola Industria Confindustria, Fausto Bianchi.
Anie, De Martino nominato nuovo presidente
L’Assemblea di Anie Confindustria ha nominato Vincenzo de Martino nuovo presidente per il quadriennio 2025-2029. “Imprenditore con una consolidata esperienza nel mondo industriale e associativo – si spiega in un comunicato – la carriera di de Martino inizia nel settore elevatori, presso le Societa’ Paravia, eccellenza italiana nell’ambito ascensoristico, dove ha ricoperto i ruoli di amministratore delegato e vicepresidente. Attualmente e’ presidente e amministratore delegato di Imq Group e Cso di IoTSafe. Dal 2022 ad oggi e’ stato Vicepresidente della Federazione Anie”. La Presidenza – prosegue il comunicato – operera’ con una squadra di cinque Vicepresidenti: Andrea Bianchi con delega a Education, Politiche industriali, Made in Italy e Made in Europe, Ue e Associazioni Europee, Giulio Iucci (riconfermato) con delega a Digitalizzazione, Cybersecurity, AI, Innovazione, R&S e Pmi, Renato Martire (riconfermato) con delega a Relazioni Esterne e Centro Studi, Michele Viale con delega a Cultura d’Impresa, Attrazione Investimenti Esteri, Transizione Ambientale e Obiettivi Esg e Ludovica Zigon con delega a Internazionalizzazione e Politiche Energetiche. “Anie Confindustria rappresenta la tecnologia che abilita il futuro del Paese – ha dichiarato de Martino -. Mettero’ la mia esperienza al servizio delle imprese associate per rafforzare la presenza istituzionale della Federazione e contribuire alla crescita dell’industria italiana ed europea. Le tecnologie abilitanti sono un asset strategico e riportare la produzione in Europa significa rafforzare competitivita’, sicurezza e indipendenza industriale’.
Mare, Enea: aumentano temperature e ondate di calore nel Mar Ligure, ecosistemi a rischio
Il Mar Ligure Orientale ha fatto registrare tra il 2021 e il 2024 un aumento sia della temperatura (+0,045 °C all’anno) che della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore, con picchi nel biennio 2022–2023. È quanto emerge dallo studio pubblicato sulla rivista Journal of Marine Systems e presentato oggi alla Spezia in occasione del workshop dedicato al progetto “Pilota Smart Bay Santa Teresa”, promosso da ENEA, Università di Genova, Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia (ISIG) e altre organizzazioni attive sul territorio. Il progetto, nato nell’ambito del PNRR RAISE, ha permesso di potenziare il primo osservatorio marino del genere in Italia con modem acustici sottomarini, sensori, sonde ad alta precisione ed altre tecnologie innovative per il monitoraggio di temperatura, CO₂, pH, ossigeno e clorofilla. “Le analisi condotte hanno rilevato chiari segnali di cambiamento climatico con le ondate di calore, che si dimostrano una minaccia per gli organismi sensibili alla temperatura e per le comunità calcificanti, fondamentali per la biodiversità”, ha spiegato la coautrice dello studio Tiziana Ciuffardi, del Laboratorio ENEA di Biodiversità ed ecosistemi presso il Dipartimento Sostenibilità. “Comunque – ha proseguito – malgrado i cambiamenti in corso, il Golfo della Spezia, continua ad agire come ‘pozzo’ naturale di carbonio, assorbendo CO₂ soprattutto nei mesi invernali e primaverili grazie ai processi di calcificazione, come dimostrano i banchi di mitili rilevati”.
Nel corso dell’evento sono state illustrate infrastrutture, tecnologie e soluzioni innovative che alimentano la Smart Bay Santa Teresa, il ruolo degli investimenti PNRR e i contributi di centri di ricerca, imprese e dei numerosi attori del territorio che la sostengono, come il Parco Naturale Regionale di Porto Venere e la Marina Militare.“Lo studio ha confermato il ruolo strategico degli osservatori costieri ad alta risoluzione nel prevedere gli effetti del cambiamento climatico e nel proteggere gli ecosistemi marini, altamente vulnerabili alle variazioni fisiche e chimiche del mare”, ha aggiunto Chiara Lombardi, responsabile del Laboratorio di Biodiversità ed ecosistemi e coautrice dello studio. “Rafforzare e ampliare la rete di monitoraggio – ha concluso – è essenziale per sviluppare modelli previsionali e sistemi di allerta precoce, salvaguardando biodiversità, infrastrutture e attività economiche”. L’evento ha consentito anche di mettere in luce come la piattaforma Smart Bay Santa Teresa generi opportunità per le comunità costiere nel campo della rigenerazione ambientale e dell’acquacoltura. Sono intervenuti, tra gli altri, Fabio Florindo (presidente INGV), Francesco Petracchini (Cnr – direttore del Dipartimento Scienze del sistema Terra e tecnologie dell’ambiente) e rappresentanti del Comando Interregionale Marittimo Nord, Comando Raggruppamento Subacquei ed Incursori, Guardia Costiera e Capitaneria di Porto della Spezia. “Smart Bay Santa Teresa rappresenta un elemento chiave del progetto PNRR RAISE, che sta trasformando La Spezia in un modello replicabile di sviluppo sostenibile”, ha dichiarato Cristian Chiavetta, responsabile del Laboratorio ENEA di Strumenti per la sostenibilità e circolarità di sistemi produttivi e territoriali. “Stiamo creando un laboratorio a cielo aperto – ha aggiunto – dove vengono testate in condizioni reali i reef costruiti con scarti di mitilicoltura, le microgrid intelligenti e i sistemi di economia circolare portuale”.“I risultati presentati oggi dimostrano come dati scientifici continui e affidabili siano fondamentali per interpretare gli effetti del cambiamento climatico nel Mediterraneo, in quanto consentono di integrare informazioni geofisiche e ambientali per garantire sicurezza e resilienza del territorio”, ha commentato il direttore generale ENEA Giorgio Graditi. “Smart Bay Santa Teresa – ha proseguito – dimostra come ricerca scientifica, innovazione e collaborazione territoriale possano diventare strumenti concreti per la tutela del mare e per una crescita sostenibile, offrendo al tempo stesso un modello replicabile in altri contesti costieri e portuali a supporto della gestione ambientale e della blue economy”.
Ddl Semplificazioni, Assarmatori: “approvazione ottima notizia ma c’è ancora molto da fare”
Dopo l’approvazione al Senato, anche la Camera dei Deputati ha dato il via libera al Disegno di Legge Semplificazioni, che introduce importanti novità per la semplificazione e sburocratizzazione del trasporto marittimo caldeggiate a più riprese da Assarmatori nel costante dialogo con le Istituzioni per tutelare e implementare la competitività su scala internazionale di un comparto fondamentale per un Paese come l’Italia. “Si tratta di misure a costo zero per le casse dello Stato – commenta il Presidente dell’associazione armatoriale Stefano Messina – che sono tuttavia molto importanti per le imprese di navigazione e per il lavoro marittimo. Come è noto la bandiera italiana è in crisi da diversi anni e non in favore di bandiere di comodo di qualche paradiso fiscale, ma a vantaggio di registri comunitari che offrono un apparato burocratico snello e completamente digitalizzato. Questa approvazione è un passo avanti significativo per il nostro Paese in questo senso”. In particolare, vengono rese strutturali le semplificazioni introdotte durante l’emergenza pandemica relativamente alle annotazioni di imbarco e sbarco e alle forme del contratto di arruolamento dei lavoratori marittimi, poi prorogate di anno in anno, con l’utilizzo di forme digitali e la possibilità di stipula in luoghi diversi da quello dell’armatore. Inoltre, è previsto il riordino e la semplificazione della disciplina del servizio sanitario a bordo delle navi mercantili, con particolare riferimento alle figure professionali sanitarie interessate, anche in considerazione del tempo trascorso dall’emanazione del Regio Decreto 29 settembre 1895, n. 636, recante “Approvazione del Regolamento sulla sanità marittima”. “Siamo pienamente soddisfatti dell’esito di questo procedimento, che abbiamo seguito da vicino sin dall’inizio – conclude Messina – ma l’opera di sburocratizzazione dell’apparato amministrativo che regola il trasporto marittimo in Italia deve andare avanti senza ritardi: l’approvazione del Disegno di Legge Semplificazioni deve essere il calcio d’inizio di un percorso che riporti la marittimità italiana a competere a livello globale e non certo il fischio finale della partita”.
Trasporti, Albuquerque: serviranno 100 mld di investimenti per carburanti green navi e aerei
“Sviluppare una produzione di carburanti sostenibili per l’aviazione e il trasporto marittimo rafforzerà l’autonomia strategica dell’Unione, ridurrà la nostra dipendenza dal petrolio, aumenterà la nostra leadership tecnologica e permetterà di rafforzare la sicurezza e la resilienza. Tuttavia, i carburanti rinnovabili sono meno maturi e sono più costosi di quelli tradizionali. Per aumentarne l’uso, l’Ue ha adottato il Refuel-Eu per l’aviazione e il settore marittimo. Questo quadro normativo dà uno slancio alla domanda. Adesso dobbiamo andare avanti per aiutare gli investimenti. La Commissione ha presentato il Piano per gli investimenti sostenibili, che costituisce un quadro strategico per potenziare gli investimenti nelle rinnovabili e nei carburanti a basso tasso di carbonio. Quasi 20 milioni di tonnellate di carburanti sostenibili e alternativi saranno necessari entro il 2035, per rispondere al regolamento sull’aviazione e il trasporto marittimo. Stimiamo che ci sarà bisogno di 100 miliardi di euro di investimenti”. Lo ha detto Maria Luis Albuquerque, commissario per i Servizi finanziari, intervenendo nella plenaria di Strasburgo del Parlamento Ue per il dibattito sullo sviluppo di un’industria per carburanti sostenibili per l’aviazione e il trasporto marittimo in Europa.
Gava (Mase): ok a nuove regole per semplificare dragaggi e a modelli unici per autorizzazioni Fer
“La Conferenza Stato-Regioni ha approvato l’aggiornamento dell’allegato tecnico del dm 173/2016 sul riutilizzo e l’immersione in mare dei materiali di dragaggio: misure più snelle per rendere più veloci ed efficienti le autorizzazioni per i dragaggi, meno burocrazia e costi, tenendo conto delle criticità operative segnalate dagli enti territoriali”. Lo riferisce la viceministra dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Vannia Gava. “Ringrazio il tavolo di lavoro, con il contributo tecnico fondamentale di Snpa e Ispra. Si tratta di una semplificazione attesa che rappresenta un importante passo avanti per l’efficienza dei porti, nel pieno rispetto della tutela ambientale”, ha sottolineato Gava. Via libera della Conferenza Unificata ai modelli unici per la piattaforma digitale SUER, il nuovo sportello unico per le energie rinnovabili. La novità “segna un passo importante verso la semplificazione e la digitalizzazione delle autorizzazioni, riducendo tempi e burocrazia e facilitando l’avvio degli impianti rinnovabili in tutta Italia”. “La SUER rappresenta un cambio di passo concreto: più efficienza, più trasparenza, più opportunità per lo sviluppo delle energie rinnovabili, in piena coerenza con gli obiettivi del Pnrr”, ha dichiarato la viceministra al Mase Vannia Gava.
Ue, la Commissione presenta una nuova strategia per la bioeconomia
La Commissione ha adottato un nuovo quadro strategico per una bioeconomia europea competitiva e sostenibile ,tracciando una via da seguire per costruire un’economia europea pulita, competitiva e resiliente.Utilizzando risorse biologiche rinnovabili provenienti dalla terra e dal mare e fornendo alternative alle materie prime critiche, l’Ue procederà verso un’economia più circolare e decarbonizzata e può ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili. La bioeconomia offre all’Europa la possibilità diRafforzare la propria resilienza, sostituire materiali e prodotti a base fossile, creare posti di lavoro e guidare la transizione globale verso industrie pulite. Con questa nuova strategia, l’Ue sosterrà attività che forniscano soluzioni pratiche e sostenibili utilizzando le nostre risorse biologiche in settori quali agricoltura, silvicoltura, pesca, acquacoltura, lavorazione della biomassa, biofabbricazione e biotecnologie. Sfrutterà il vasto potenziale di queste risorse, l’eccellenza scientifica e la base industriale e incoraggerà innovazioni a vantaggio del clima, della natura e della società.
Con un valore fino a 2,7 trilioni di euro nel 2023 e 17,1 milioni di persone impiegate (circa l’8% dei posti di lavoro dell’Ue), la bioeconomia dell’UE contribuisce già in modo significativo alla creazione di posti di lavoro e alla crescita economica in Europa. Ogni posto di lavoro nella bioeconomia crea tre posti di lavoro indiretti nell’Ue. Esempi di prodotti sono i prodotti chimici di origine biologica ricavati dalle alghe, utilizzati per la produzione di prodotti farmaceutici, prodotti per la cura della persona e applicazioni industriali. Le plastiche di origine biologica sono sempre più utilizzate negli imballaggi e nei componenti automobilistici. Anche i prodotti edili, le fibre tessili e i fertilizzanti di origine biologica sono sempre più richiesti. Tuttavia, il loro potenziale è ancora enorme e inesplorato.
La strategia dell’Ue per la bioeconomia mira a liberare questo potenziale incrementando l’innovazione e gli investimenti, sviluppando mercati guida per materiali e tecnologie di origine biologica, garantendo un approvvigionamento sostenibile di biomassa e sfruttando le opportunità globali. Per guidare la rivoluzione biotecnologica, è necessario potenziare l’innovazione e gli investimenti , in modo che la ricerca non resti confinata nei laboratori. L’espansione delle innovazioni basate sulle biotecnologie richiede una combinazione di investimenti pubblici e privati, nonché un contesto normativo semplificato. La Commissione si adopererà per creare un quadro normativo coerente e semplificato che premi i modelli aziendali circolari e sostenibili, salvaguardando al contempo gli standard di sicurezza dell’Ue. Autorizzazioni più rapide, chiare e semplici per soluzioni innovative sosterranno lo sviluppo e la crescita delle aziende in Europa, in particolare delle Pmi.
La Commissione garantirà inoltre che i finanziamenti UE, attuali e futuri, siano destinati alle biotecnologie. Per stimolare gli investimenti privati, la Commissione propone di istituire un gruppo per l’implementazione degli investimenti nella bioeconomia, al fine di creare una serie di progetti finanziabili, condividere i rischi in modo più efficace e attrarre capitali privati. Per sbloccare gli investimenti e consentire l’espansione, la Commissione ha individuato mercati innovativi per materiali e tecnologie di origine biologica. Tra questi rientrano settori di origine biologica, come materie plastiche, fibre, tessuti, prodotti chimici, fertilizzanti, prodotti fitosanitari, materiali da costruzione, bioraffinerie, fermentazione avanzata e stoccaggio permanente di carbonio biogenico, che presentano un elevato potenziale sia in termini di crescita economica che di benefici ambientali. La Commissione stimolerà la domanda di contenuti di origine biologica nei prodotti, ad esempio fissando obiettivi nella legislazione pertinente.
La strategia propone di istituire una Bio-based Europe Alliance, che riunirà le aziende dell’Ue per acquistare collettivamente soluzioni basate sulle biotecnologie per un valore di 10 miliardi di euro entro il 2030. Mentre rafforziamo la competitività di oggi, dice la nota, dobbiamo costruire la resilienza di domani.
Housing, Eurostat: 68% proprietario della casa, 17% sovraffollati
Il 68% delle persone che vivono in famiglie dell’Ue è proprietario della propria casa: a dirlo è il nuovo rapporto interattivo di Eurostat sull’housing. La distribuzione della popolazione in base allo status di possesso (proprietario o inquilino) varia significativamente tra i paesi dell’Ue. Nel 2024, il 68% della popolazione residente nell’Ue. famiglie, erano proprietari della propria casa, mentre il restante 32% viveva in affitto. Le percentuali più elevate di proprietà sono state osservate in Romania (il 94% della popolazione viveva in una famiglia proprietaria della propria casa), Slovacchia (93%), Ungheria (92%) e Croazia (91%). Possedere una casa era più comune in tutti i paesi dell’Ue, ad eccezione della Germania. In Germania, l’affitto era più diffuso, con il 53% della popolazione inquilina. Seguono Austria (46%) e Danimarca (39%). La distribuzione della popolazione per tipologia di alloggio (casa, appartamento o altro) varia tra i paesi dell’Ue. Varia anche a seconda che si viva in una città, in un paese, in una periferia o in una zona rurale.
Nell’Ue nel 2024, il 51% della popolazione viveva in una casa, mentre il 48% viveva in un appartamento (e l’1% in altri alloggi, come case galleggianti e furgoni). Le case sono più comuni in due terzi dei paesi dell’UE. L’Irlanda (90%) ha registrato la quota più alta della popolazione che vive in una casa, seguita da Paesi Bassi e Belgio (entrambi al 77%) e Croazia (76%). Le quote più elevate di appartamenti sono state osservate in Spagna (65%), Lettonia (64%) e Malta (63%). Nelle città, il 73% della popolazione dell’Ue viveva in un appartamento e il 27% in una casa. Per le città e le periferie, le percentuali erano del 57% di persone che vivevano in una casa e del 43% in un appartamento, mentre nelle zone rurali l’83% della popolazione viveva in una casa e solo il 16% in un appartamento.
La dimensione dell’alloggio può essere misurata come il numero medio di stanzea persona: nel 2024 nell’Ue si contavano in media 1,7 camere a persona. Tra i paesi dell’Ue, il numero più elevato è stato registrato a Malta (2,2 camere a persona), seguito da Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi (2,1 camere). All’altro estremo della scala si trovano Slovacchia e Romania (entrambe 1,1 camere), Polonia e Lettonia (entrambe 1,2 camere in media a persona). La qualità degli alloggi può essere misurata in molti modi. Un modo è se le persone vivono in un sovraffollatocasa. Nel 2024, nell’Ue, il 17% della popolazione viveva in una casa di questo tipo, una quota in calo rispetto al 19% del 2010. Nel 2024, i tassi di sovraffollamento più elevati sono stati osservati in Romania (41%), Lettonia (39%) e Bulgaria (34%), mentre quelli più bassi a Cipro (2%), Malta (4%) e Paesi Bassi (5%).
L’opposto di una casa sovraffollata è un casa sottooccupata, il che significa che è considerata troppo grande per le esigenze della famiglia che la abita. La causa classica della sottooccupazione è rappresentata dalle persone anziane o dalle coppie che rimangono nelle proprie case dopo che i figli sono cresciuti e se ne sono andati. Nell’Ue, nel 2024, un terzo della popolazione (33%) viveva in un’abitazione sottooccupata, una quota che è rimasta abbastanza stabile dal 2010. Nel 2024, le percentuali più elevate di abitazioni sottooccupate sono state registrate a Cipro (70%), Irlanda (67%) e Malta (64%), mentre quelle più basse in Romania (7%), Lettonia (10%) e Grecia (13%).
Non è solo il numero di persone che vivono in una casa (dimora) che ha un impatto sulla qualità della vita, ma anche sulla qualità dell’abitazione, ad esempio sulla capacità di mantenere la casa adeguatamente calda. Nell’Ue, nel 2024, il 9% della popolazione non era in grado di riscaldare adeguatamente la propria abitazione. Le percentuali più elevate si sono registrate in Bulgaria e Grecia (entrambe al 19%), seguite da Lituania e Spagna (entrambe al 18%), mentre Finlandia, Slovenia e Polonia (tutte al di sotto del 3%) hanno registrato le percentuali più basse. Gli altri dati del rapporto sono qui.