MOST 2025
Mobilità sostenibile: 91 progetti in tre anni, ora la sfida post-Pnrr. Dal Mur 300mln per il 2027-2028
Si è aperta ieri la kermesse annuale del Centro nazionale presieduto da Ferruccio Resta (in foto). “Le nostre attività hanno impatto tangibile lungo l’intera filiera”, ha detto. Adesso avanti con l’innovazione tecnologica: “Dobbiamo cogliere le opportunità offerte dalla guida autonoma, dalla robotica per la logistica, dai droni per il trasporto di merci”.

FERRUCCIO RESTA, PRESIDENTE MOST
IN SINTESI
Giornata di bilanci e nuove prospettive quella organizzata ieri dal Centro nazionale per la mobilità sostenibile (Most) per l’inaugurazione kermesse annuale. Tre anni di ricerca e innovazione, quelli appena trascorsi sotto la coperta delle risorse europee di ripresa e resilienza, adesso c’è da affrontare come in altri settori la famosa sfida del post-Pnrr. “Possiamo sostenere che le attività del Centro hanno un impatto tangibile lungo l’intera filiera: i prototipi oggi esposti ne sono la concreta testimonianza”, ha dichiarato il presidente di Most Ferruccio Resta. “Ma il percorso è ancora lungo. È sempre più fondamentale presidiare l’innovazione tecnologica in settori industriali strategici come quelli dei veicoli e delle infrastrutture, cogliendo le opportunità offerte dalla guida autonoma, dalla robotica per la logistica, dai droni per il trasporto di merci o dalle nuove tecnologie dei dati applicate alla manutenzione predittiva”. Dal 2022, infatti, Most ha portato avanti 91 progetti con oltre duemila ricercatori e 700 nuovi assunti. E una prima risposta su come dare seguito al percorso è arrivata dalla ministra Anna Maria Bernini (Università e ricerca): “Abbiamo stanziato 300 milioni di euro per il 2027 e 2028 per garantire continuità proprio a progetti come Most, perché investire sulla mobilità sostenibile significa investire sull’Italia, sulle nostre città, sulla qualità della vita delle persone. Most – ha aggiunto- è la dimostrazione che il Pnrr non è solo un piano di ripresa, ma è un investimento sull’oggi con una visione strategica per il futuro”. Il Centro nazionale è sicuramente diventato piattaforma strategica per l’innovazione e la competitività italiana: “In questi tre anni ha unito oltre 2.800 esperte ed esperti, 24 università, 24 imprese e il Cnr, trasformando la ricerca in tecnologia e la tecnologia in soluzioni concrete”, ha ricordato la stessa ministra Bernini ieri. “Con le sue competenze, Most ha oggi un nuovo e rinnovato compito per accompagnare e stimolare questi passaggi.”, ha aggiunto Resta.
I prototipi sperimentati
Guardando la geografia del Centro, sono tredici le Regioni direttamente coinvolte nella rete. Dalla citycar di nuova generazione alle infrastrutture digitali che parlano con i veicoli, sono tante le soluzioni sperimentate dal 2022 a oggi. Nelle automobili, ad esempio, la doppia batteria intercambiabile (e ricaricabile anche con i pannelli solari) consente di lasciarne a casa una riducendo tempi e costi. Così come la loro compattezza riduce prezzi e peso del veicolo, aumentando la leggerezza, l’efficienza e la sostenibilità. L’introduzione, invece, dell’intelligenza artificiale permette di assistere la guida e, grazie a radar e telecamere, regola automaticamente accelerazione e frenata nel traffico urbano, riducendo i consumi fino al 10%.Un’altra sperimentazione riguarda i pneumatici a bassissimo coefficiente di rotolamento, che insieme all’adaptive control del veicolo completano le caratteristiche di una nuova generazione di auto elettriche urbane, accessibili e modulari.
I veicoli sviluppati da Most hanno, inoltre, sistemi di connettività avanzata, progettati per testare algoritmi di guida autonoma, funzioni di controllo remoto e tecnologie cooperative C-Its, con l’obiettivo di rendere la circolazione più scorrevole e sicura. È stato inoltre sviluppato un kit modulare per la guida autonoma, compatibile con diverse tipologie di veicoli e installabile senza modifiche meccaniche, che integra funzioni “drive-by-wire” e interfacce di controllo unificate per la sperimentazione su più piattaforme.
Ma ci sono anche progetti sulla mobilità leggera, con le city e cargo bike di nuova generazione che hanno pneumatici sensorizzati in grado di dialogare con il sistema on-board unit, che integra i dati provenienti da sensori e componenti del veicolo per fare manutenzione predittiva e far comunicare il veicolo con tutto il resto (V2X – Vehicle to everything). E le stesse componenti delle bici, sviluppate in stampa 3D, consentono di adattarle a ogni uso, migliorandole in stabilità, visibilità e sicurezza. La ricerca ha inoltre portato allo sviluppo di stazioni di ricarica fotovoltaiche autonome, dotate di pannelli da 700 Wp e batterie al litio da 10 kWh, capaci di alimentare fino a sei e-bike contemporaneamente.
Quanto alla mobilità aerea, le ricerche attive guardano allo sviluppo di droni di nuova generazione e piattaforme aeree avanzate, in grado di operare anche in condizioni complesse e ambienti estremi. Si lavora, ad esempio, al trasporto merci via drone anche se la sfida è ridurne l’impatto acustico. Mentre nel trasporto marittimo, la ricerca si concentra sullo sviluppo di soluzioni tecnologiche avanzate e sull’utilizzo di nuovi materiali leggeri e resistenti, pensati per migliorare efficienza, prestazioni e sicurezza in navigazione. Sono state progettate imbarcazioni sperimentali alimentate da fonti rinnovabili, come l’energia solare e l’idrogeno, e costruite con componenti modulari e materiali compositi di ultima generazione, per ottimizzare peso, stabilità e consumo energetico. E, infine, anche la mobilità su rotaia è pienamente coinvolta in questa rivoluzione grazie all’elettrificazione, la bimodalità e il monitoraggio da remoto per anticipare guasti e anomalie varie grazie all’analisi dei dati.
Mentre sul fronte infrastrutture, Most ha portato avanti i test sulla tangenziale di Napoli, che punta a diventare la prima smart road italiana. Qui, allora, si ricorre a sensori, antenne e sistemi 5G per scambiare informazioni tra veicoli e infrastrutture, migliorando la sicurezza anche per pedoni e ciclisti. “Una rivoluzione culturale prima ancora che tecnologica che trasforma le infrastrutture in parte attiva del sistema di mobilità, facendole dialogare con i veicoli per rendere la circolazione più sicura, fluida e sostenibile”, la definisce Most. Che ha poi lavorato anche ai gemelli digitali della mobilità urbana per raccogliere dati, analizzarli e prevedere traffico e incidenti in città. “Il nostro impegno – ha detto ieri Arrigo Giana, Amministratore delegato di Autostrade per l’Italia nel corso di Most 2025, L’innovazione che unisce in corso a Roma – è guardare avanti, immaginando infrastrutture capaci di adattarsi ai cambiamenti e di anticiparli grazie a un imponente piano di ammodernamento dell’infrastruttura e grazie all’innovazione, per dare all’infrastruttura altri 60 anni di vita. Basti pensare che, nell’ambito del nostro piano, su circa 30 miliardi di investimenti, la metà riguarda l’ammodernamento della rete. L’obiettivo finale è chiaro: garantire la sicurezza dei 4 milioni di persone che ogni giorno percorrono l’autostrada e, al tempo stesso, assicurare la solidità e la competitività di un’infrastruttura strategica per l’Italia e per l’Europa”. E sul progetto di Napoli: “Le smart road rappresentano un salto di qualità che consentono di connettere veicoli, creando uno scambio continuo di informazioni tra mezzo e infrastruttura. Guardando al futuro, i veicoli potranno ‘agganciarsi’ digitalmente con il sistema autostradale, viaggiando in totale sicurezza”.
Obiettivi e scenari
Insomma, il panorama tecnologico si arricchisce praticamente ogni giorno per avvicinarsi all’obiettivo di una mobilità inclusiva e accessibile che migliori la vivibilità urbana in tutti i sensi. A livello europeo, l’Italia è avanti sui sistemi di guida intelligente e circa 60 sindaci hanno già manifestato interesse a far parte della rete di sperimentazione per veicoli a guida autonoma promossa dalla Commissione Europea. Le città italiane, ricorda Most, chiedono però alla Commissione un quadro regolatorio unificato e investimenti nelle infrastrutture digitali per evitare la frammentazione tra Stati membri. E per non mandare all’aria quanto fatto sotto l’ombrello Pnrr.