IL LABIRINTO OSCURO DELL'EDILIZIA / 52

Un’analisi sui primi rilievi (non le motivazioni definitive) della decisione della Corte dei Conti sul Ponte sullo Stretto

11 Nov 2025 di Salvatore Di Bacco

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La recente decisione della Corte dei Conti di non approvare la delibera del CIPESS (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile) relativa al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina ha riacceso il dibattito su una delle più grandi opere infrastrutturali mai pianificate in Italia. La Corte, nell’esercizio della sua funzione di “controllo preventivo di legittimità”, ha il compito di verificare la conformità degli atti del governo alla legge. Il suo scopo è assicurare che un atto non solo sia aderente alla normativa contabile, ma anche esente da vizi procedurali o profili di manifesta irrazionalità che ne inficerebbero la legittimità. Sebbene la sua valutazione non sia giuridicamente vincolante per l’esecutivo, essa possiede un’enorme rilevanza tecnica e procedurale, rappresentando un autorevole parere sulla solidità e sulla correttezza dell’iter amministrativo.

Per un’analisi completa della valutazione della Corte dei conti è necessario attendere le motivazioni della decisione assunta dall’Adunanza in composizione plenaria della Sezione di controllo il 29-30 ottobre. Di queste motivazioni, che devono essere pubblicate entro trenta giorni dalla decisione, nulla è trapelato al momento. Possibile una prima valutazione, però, sulla base dei rilievi che l’Ufficio di controllo incaricato dell’istruttoria aveva mosso in una richesta di integrazioni fatta pervenire alla Presidenza del Consiglio.  L’Ufficio di controllo aveva poi deciso di demandare la questione alla Sezione centrale. Quei rilievi, largamente pubblicati sulla stampa, segnalavano la presenza di lacune strutturali che necessitavano di risposte chiare prima di poter procedere. Il nostro approfondimento tecnico è svolto su questi rilievi, precisando però che non sappiamo se la Sezione di controllo li abbia poi assunti, e in che misura, alla base della propria decisione.

I dubbi espressi dall’Ufficio di controllo non sono generici ma si concentrano su quattro aree strategiche ben definite: la sostenibilità finanziaria e il rispetto delle normative europee, le procedure ambientali, la giustificazione di alcune voci di spesa e la completezza della documentazione. L’analisi di questi punti è fondamentale per comprendere la fattibilità e la legittimità dell’intero impianto progettuale e amministrativo che sostiene l’opera.

1.1. Criticità contrattuali: l’aumento dei costi e la Direttiva europea sugli appalti

Il rilievo più significativo riguarda la potenziale violazione dei limiti imposti dalla direttiva europea sugli appalti pubblici. Tale normativa stabilisce che, qualora i costi di un progetto subiscano un aumento superiore al 50% rispetto a quelli iniziali, è obbligatorio indire una nuova gara d’appalto. Questa regola non è un mero formalismo, ma un fondamentale presidio di legalità posto a garanzia della concorrenza, della trasparenza e del corretto utilizzo dei fondi pubblici, volto a prevenire modifiche contrattuali opache che possano distorcere il mercato.

Il problema si quantifica nel confronto tra il costo iniziale dei lavori, affidati al consorzio Eurolink con contratto firmato nel marzo 2006 per un valore di quasi 3,9 miliardi di euro (€3.879.599.733,00), e l’attuale stima di 10,5 miliardi per le medesime opere. L’incremento è di quasi il triplo, superando in modo inequivocabile la soglia del 50% consentita. La scelta di riattivare un contratto stipulato quasi due decenni fa a costi così radicalmente diversi solleva seri dubbi sulla trasparenza della procedura, con il rischio concreto che l’Italia possa essere esposta a una procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea.

1.2. Le deroghe ambientali: una procedura contestata

Un secondo ordine di perplessità riguarda le deroghe ai vincoli ambientali. La commissione di valutazione di impatto ambientale del Ministero dell’Ambiente aveva espresso un parere complessivamente positivo, ma condizionato, segnalando le potenziali ricadute negative che l’infrastruttura potrebbe avere su alcune aree protette. Per superare questo ostacolo, il governo ha fatto ricorso a uno strumento giuridico eccezionale.

Attraverso una relazione IROPI (Imperative Reasons of Overriding Public Interest), il Consiglio dei ministri ha dichiarato il ponte un’infrastruttura di “interesse militare”, una qualifica che consente di procedere in nome di un superiore interesse pubblico. L’analisi della Corte si è concentrata sulla criticità di tale scelta, che configura l’uso di uno strumento normativo, tipicamente riservato a questioni di sicurezza nazionale, per un’opera di ingegneria civile. Questo approccio solleva dubbi sulla proporzionalità della misura e sul potenziale precedente che essa potrebbe costituire, configurando quello che potrebbe essere percepito come un uso improprio del potere amministrativo per superare i presidi di tutela ambientale.

1.3. Incrementi di spesa e dubbi sulla trasparenza finanziaria

La Corte ha inoltre esaminato specifici aumenti di spesa, ritenendoli non adeguatamente motivati e documentati. Tra questi, emergono in particolare:

  • Costi per la sicurezza: Passati da 97,2 milioni a oltre 206,5 milioni di euro, un dato che trova riscontro diretto nella documentazione di progetto, con un incremento superiore al 100% che richiede una giustificazione dettagliata.
  • Costi per le opere compensative: Anche in questo caso è stato segnalato un aumento problematico, sebbene l’entità non sia specificata nel dettaglio.

A queste criticità si aggiungono i dubbi espressi dai magistrati su due distinti profili relativi alla società di consulenza TPlan Consulting: in primo luogo, il processo utilizzato per la sua selezione e, in secondo luogo, la metodologia adoperata per valutare i suoi studi su materie cruciali come le previsioni di traffico e la definizione dei pedaggi. Questi aspetti si collegano a una più ampia percezione di mancanza di trasparenza nella gestione finanziaria e nelle analisi previsionali che dovrebbero sostenere un investimento di tale portata.

1.4. Lacune documentali e vizi procedurali

Infine, un’ultima categoria di rilievi riguarda l’incompletezza della documentazione e le modalità di trasmissione della stessa, giudicate carenti di rigore. La Corte ha contestato l’invio di alcuni documenti tramite semplici link, una modalità considerata “non idonea” per atti ufficiali. Inoltre, secondo quanto riportato dalla magistrata Mirabella, alla richiesta di chiarimenti su alcune schede relative ai costi, i ministeri competenti avrebbero risposto di aver fornito “per errore schede non aggiornate”, un fatto che evidenzia una preoccupante carenza di rigore nel processo.

Tuttavia, il vizio procedurale più grave risiede nella mancanza di pareri obbligatori e fondamentali, tra cui:

  • Il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici.
  • Il parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti.

Queste mancanze non sono semplici formalità. L’assenza del primo parere crea un vuoto nella validazione tecnica e nella valutazione della sicurezza strutturale dell’opera; l’assenza del secondo lascia privo di verifica l’impianto di regolazione economica, incluse le tariffe e le condizioni di accesso. La loro mancanza mina alla base la solidità dell’intero progetto presentato al controllo della Corte.

2.Contesto storico: un progetto tra riavvii e scrutinio costante

Le problematiche odierne non rappresentano un evento isolato, ma costituiscono l’ultimo capitolo di una saga pluridecennale. La storia del Ponte sullo Stretto è infatti caratterizzata da continue interruzioni, revisioni dei costi e un costante scrutinio da parte delle istituzioni, inclusa la stessa Corte dei Conti. L’escalation del costo presunto dell’opera è emblematica: dai 4,9 miliardi di euro previsti nel 2001, si è passati a 6,3 miliardi nel 2010, per poi balzare a 8,5 miliardi alla fine del 2011. Dopo un lungo periodo, dal 2013 al 2023, in cui il costo risultava “Non Disponibile” (N.D.), a testimonianza dello stato dormiente del progetto, si è giunti alla stima finale di 13,5 miliardi di euro nell’agosto 2023.

La Corte dei Conti aveva già esaminato il progetto in passato, come dimostrano le delibere del 2009 (n. 24/2009/G) e del 2016 (n. 17/2016/G). Già nel 2009, la Corte evidenziava la necessità di una “attenta valutazione di: a) fattibilità tecnica; b) attualizzazione delle stime di traffico; c) compatibilità ambientale; d) completezza delle modalità di imputazione nel bilancio dello Stato”. Questa continuità nell’attenzione dell’organo di controllo dimostra che le preoccupazioni attuali non sono nuove, ma si inseriscono in un consolidato filone di scetticismo sulla fattibilità tecnica e sulla sostenibilità economica dell’opera.

3. Conclusioni: le implicazioni dei rilievi per il futuro del Ponte

L’analisi dei rilievi formulati dalla Corte dei Conti evidenzia l’emergere di tre macro-categorie di rischio interconnesse che gravano sul progetto del Ponte sullo Stretto:

  • Rischio legale-procedurale: Derivante dalla violazione delle normative europee sugli appalti e dall’utilizzo di procedure in deroga ai vincoli ambientali di dubbia legittimità.
  • Rischio economico-finanziario: Legato all’incremento ingiustificato dei costi e a dubbi sulla solidità delle analisi economiche a fondamento dell’opera.
  • Rischio di governance: Manifestato attraverso una gestione documentale carente, la mancanza di pareri obbligatori e una debolezza nei processi di controllo.

Presi nel loro insieme, i rilievi della Corte non rappresentano ostacoli formali superabili con semplici integrazioni. Essi indicano, al contrario, debolezze strutturali profonde nel progetto. Il fatto che i documenti integrativi, forniti nel tentativo di sanare le criticità iniziali, siano stati ritenuti insufficienti al punto da richiedere un’escalation dall’Ufficio di controllo alla Sezione centrale per la decisione finale, conferma la natura sostanziale, e non meramente formale, delle problematiche.

In conclusione, i punti sollevati dalla Corte dei Conti costituiscono un avvertimento formale di eccezionale importanza. Essi evidenziano la necessità improcrastinabile di una revisione approfondita dell’intero iter e di una risoluzione completa di tutte le criticità. Procedere senza aver sanato queste debolezze strutturali significherebbe esporre l’opera a un inaccettabile livello di rischio legale, finanziario e reputazionale, trasformando un’infrastruttura strategica in una fonte di contenzioso e spreco di risorse pubbliche.

La decisione della Corte non rappresenta uno stop definitivo alla realizzazione dell’opera, ma costituisce un potente segnale inviato al governo. Indica la necessità improrogabile di risolvere questioni fondamentali di legittimità, sostenibilità e trasparenza prima di poter procedere ulteriormente. Il futuro del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina dipenderà, in ultima analisi, dalla capacità del governo di fornire risposte esaustive e documentate a questi rilievi, sanando quelle lacune procedurali e sostanziali che oggi minano le fondamenta di una delle opere infrastrutturali più complesse e discusse della storia italiana.

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04.11.2025 – Il Ponte sullo Stretto di Messina: analisi cronologica di un’opera strategica (1971-2023)

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