Direttive appalti, Legacoop propone limite del 20% al prezzo nell’OEPV e revisione prezzi obbligatoria
Il presidente Simone Gamberini ha presentato a Bruxelles un position paper con le proposte sulla riforma delle direttive appalti del 2014, in corso di elaborazione presso la commissione Ue. L’obiettivo per le cooperative è garantire “maggiore equilibrio tra concorrenza, qualità e sostenibilità”. Fra le altre proposte, il mantenimento dei contratti riservati, una maggiore chiarezza sull’illecito professionale come causa di esclusione e il rafforzamento dei consorzi cooperativi.
Legacoop ha presentato ieri a Bruxelles, di fronte a rappresentanti delle istituzione europee ed europarlamentari italiani, un position paper con una serie di proposte concrete per correggere le criticità emerse nell’applicazione delle direttive del 2014 e “garantire maggiore equilibrio tra concorrenza, qualità e sostenibilità” nelle nuove direttive in corso di elaborazione da parte della commissione Ue. Cinque sono le priorità che Legacoop ha voluto sottolineare in questo documento:
- il mantenimento della priorità al criterio di aggiudicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa (Oepv), limitando però il peso del prezzo entro un tetto massimo del 20% sul punteggio complessivo per evitare che le gare si trasformino di fatto in un massimo ribasso, compromettendo la qualità dei servizi e le condizioni di lavoro;
- l’introduzione dell’obbligo, per le stazioni appaltanti, di prevedere clausole di revisione prezzi nei documenti di gara iniziali, per adeguare i corrispettivi in caso di variazioni impreviste dei costi, “compreso l’aumento del costo della manodopera derivante dal rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro applicati al personale impiegato nell’appalto”;
- il mantenimento della disciplina dei contratti riservati, fondamentali per l’attività delle cooperative che svolgono un ruolo chiave nell’inclusione lavorativa delle persone vulnerabili e, in particolare, per le cooperative sociali che assicurano servizi preziosi per le loro comunità locali;
- maggiore certezza sul “grave illecito professionale” come motivo di esclusione per superare gli attuali ampi margini di discrezionalità lasciate alle amministrazioni e circoscrivere in modo più puntuale le fattispecie escludenti, per dare maggiore certezza agli operatori economici e alle amministrazioni;
- rafforzamento delle PMI e dei consorzi cooperativi come esperienza di integrazione stabile tra le imprese invece di stressare sempre più il meccanismo di suddivisione in lotti o agevolare ulteriormente l’utilizzo del subappalto.
Nel corso dell’incontro, che ha voluto ribadire il valore della semplificazione e della sostenibilità nel public procurement europeo, il presidente di Legacoop, Simone Gamberini, ha ricordato il ruolo e il valore specifico delle imprese cooperative. “Rispetto alle imprese tradizionali – ha detto – le cooperative si distinguono per la loro finalità mutualistica, che mira a una corretta remunerazione del servizio in proporzione al lavoro svolto, non alla massimizzazione del profitto. In quanto componente essenziale dell’economia sociale europea, il modello cooperativo può offrire un contributo decisivo per rendere le nuove direttive sul public procurement più attente alla sostenibilità sociale e al radicamento territoriale delle filiere produttive. È su questi principi che chiediamo alla Commissione di costruire la futura normativa europea in materia”. Sullo specifico tema delle regole europee sugli appalti, Gamberini ha aggiunto che “devono favorire un’economia che non si limiti a competere sul prezzo, ma che valorizzi il lavoro, la qualità e la coesione delle comunità”. Le cooperative “sono pronte a contribuire a questa evoluzione, portando in Europa l’esperienza di un modello d’impresa che coniuga competitività e solidarietà”.