L'ASSEMBLEA ANNUALE PROXIGAS

Le imprese del gas: accumuli insufficienti per la transizione. Residenziale, elettrificazione ferma a 6mln di edifici con pdc

Sul fronte delle infrastrutture gas, l’Italia ha diversificato le rotte di approvvigionamento sviluppando l’import da sud e il gnl che oggi rappresenta il 25%. Nei primi nove mesi del 2025 abbiamo esportato quasi 1,5 miliardi di mc. Secondo l’associazione, il patrimonio infrastrutturale e la posizione geografica offrono al nostro Paese la possibilità di diventare un hub del gas. Dell’Orco: promuovere contratti di fornitura a lungo termine e proseguire con il piano di potenziamento delle infrastrutture nazionali di import, stoccaggio e trasporto.

04 Nov 2025 di Mauro Giansante

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Le imprese del gas: accumuli insufficienti per la transizione. Residenziale, elettrificazione ferma a 6mln di edifici con pdc

Le imprese del settore gas chiedono ancora centralità per una transizione energetica sicura. Riunite ieri a Roma in occasione dell’assemblea annuale di Proxigas, che riunisce i big come Eni, Snam, Italgas, Enel, hanno ribadito che la decarbonizzazione può essere portata avanti soltanto mixando le rinnovabili e l’elettrificazione dei consumi con gas e green gas. Ciò, sfruttando il sistema infrastrutturale di importazione, trasporto, rigassificazione e stoccaggio ben sviluppato nel nostro Paese.

Guardando il tutto più da vicino, secondo le rielaborazioni Proxigas la quota annuale di generazione da Fer (fonte energia rinnovabile) è cresciuta dal 33% del 2019 a oltre il 40% nel
2024 (+23%). Ma il solare è troppo stagionale, con una quota produttiva estiva che doppia (18% contro 7%) quella invernale, bilanciata dal termoelettrico. Anche l’idroelettrico oscilla tra l’8 e il 19%, mentre l’import varia tra il 10 e il 20% a seconda della disponibilità francese. E guardando al trend degli ultimi cinque anni, la capacità installata di rinnovabili non programmabili è cresciuta molto rapidamente (+19 GW, +60% ). Tuttavia, sottolinea Proxigas, mentre la quota di rinnovabili non programmabili sulla capacità installata totale è aumentata dal 26% al 36%, la crescita della
stessa quota sulla generazione totale è passata ‘solo’ dal 13% al 18% nel medesimo periodo.

 

Un contributo alla riduzione dei consumi gas arriverà sì ma “non in misura rilevante”, secondo l’associazione, dagli accumuli. “Ipotizzando di raggiungere i valori previsti nello scenario Pniec Slow, sia in termini di capacità rinnovabile installata che in termini di capacità di accumuli, si valuta che il contributo dei soli accumuli comporterà annualmente una modesta riduzione del ricorso alla
generazione termoelettrico, intorno al 5%, dipendente da quella che sarà la crescita della domanda elettrica”.

Guardando al residenziale, secondo le rielaborazioni presentate ieri alla Lanterna di Fuksas, su circa 16 milioni di abitazioni in classi energetiche F–G , l’installazione delle pompe di calore sarebbe tecnicamente fattibile in meno di 6 milioni, che si riducono a meno di 2 milioni se si considerano i limiti economici legati al reddito. Inoltre, “le agevolazioni hanno rilanciato allo stesso modo le vendite di caldaie e di pompe di calore”. Mentre nell’industria, il ruolo del gas rimarrà fondamentale perché l’elettricità può avere spazi di penetrazione nei comparti a bassa temperatura dove i fabbisogni sotto i 200 gradi sono compatibili con pompe di calore e recupero termico. Mentre i settori ad alta temperatura concentrano oltre il 70–80% dei consumi sopra i 500 °C e rappresentano circa il 60% dell’energia industriale. Per non parlare, poi, della presenza del gas nel teleriscaldamento, nei consumi termoelettrici e nella cogenerazione.

 

 

Più in generale, poi, l’economia mondiale resta trainata dal gas. Usa e Cina si sono rilanciate come grandi potenze anche in questo settore mentre l’’Europa è l’unico continente a produrre meno del 10% del gas che consuma, l’Italia meno del 4%. Il nostro Paese, secondo Proxigas, deve insistere sul percorso della sicurezza energetica che passa dalle infrastrutture. Oggi, il gas naturale liquefatto vale il 25% degli approvvigionamenti e ha permesso di esportare da gennaio a settembre quasi un miliardo e mezzo di metri cubi di gas.

 

 

Di qui, avverte Proxigas, occorre una nuova strategia europea con contratti a lungo termine; valorizzare la filiera del biometano e sostenere i green gas. “L’obiettivo – ha spiegato sul punto l’ad di Italgas Paolo Gallo – è quello di realizzare infrastrutture di distribuzione che possano aiutare alla decarbonizzazione delle molecole, accogliere gas e molecole diverse, di natura green, in modo tale da accompagnare questa transizione. Quegli 8,3 miliardi che noi abbiamo dedicato servono proprio a rendere l’infrastruttura utile a questi sistemi”. Un elemento a cui fare attenzione l’ha posto Stefano Besseghini, presidente uscente di Arera: “Il tema delle infrastrutture è rilevante per la distribuzione di una commodity, il loro problema è la scala temporale nella loro realizzazione che non sempre si tiene la motivazione all’investimento. Credo che il ruolo della regolazione sia centrale nel riconoscere i costi anche quando sono impopolari, di riconoscerli con stabilità e garanzie per gli operatori ma anche disegnarli nella visione più completa possibile”. Visione spesso mancante, però, a guardare oggi la transizione energetica italiana.

 

 

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