La giornata

Pnrr, alta tensione nel Governo. Slittata ad oggi la cabina di regia

  • Bce, il Pil dell’area euro cresce dello 0,7% nel primo semestre,  previsto +1,2% nell’intero anno
  • Confindustria e Conferenza delle Regioni: nuovo slancio per lo sviluppo del Paese
  •  Zes Unica, Sbarra:  “Passo concreto verso il rilancio del Sud”. Svimez” serve strategia selettiva e integrata”
  • Saipem, via libera dell’assemblea alla fusione di Subsea 7
  • Cdp: domanda senza precedenti per il Yankee Bond da 1,5 miliardi di dollari, ordini 13 volte l’offerta

 

 

25 Set 2025

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È slittata a oggi la cabina di regia che deve dare il via libera alla proposta del governo italiano di revisione finale del Pnrr, da inviare a Bruxelles. Come anticipato ieri da Diac, sono giorni ad altissima tensione nel governo, con lo stralcio di una grande quantità di progetti, per far riconfluire le risorse verso altre destinazioni. La quadratura di questa operazione ha richiesto altre 24 ore di lavoro, sempre che oggi il governo trovi un accordo.
Questo definanziamento di progetti Pnrr comporta, però, alcune variabili politicamente pesanti: la prima è se il ministero penalizzato possa riutilizzare le risorse destinandole a nuove misure del Pnrr di propria competenza; la seconda è se i progetti stralciati dal Pnrr trovino poi un finanziamento nazionale che consenta loro di andare avanti.

Pnrr, Cgil: nessuna informazione dal Governo sulla ridestinazione  fondi

 “Dopo oltre 19 mesi è stata finalmente convocata la Cabina di regia del Pnrr. L’ultima riunione risaliva al 6 dicembre 2023. Purtroppo, il Governo non ha fornito nessuna informazione concreta sulla ridestinazione dei fondi in vista della rimodulazione del Piano. L’incontro, da questo punto di vista, è del tutto improduttivo”. Lo dichiara il segretario confederale Christian Ferrari, presente all’incontro tra il ministro Foti e i sindacati a Palazzo Chigi . Il dirigente sindacale, mettendo in fila i numeri sull’attuazione del Piano, sottolinea:  “Il Governo precedente ha consegnato al governo Meloni un prefinanziamento e tre rate pari a 85 miliardi di euro. Inoltre, nell’ambito dei pagamenti risultavano già ‘saldati’ gli interventi relativi all’Ecobonus 110% e Transizione 4.0, per un totale di 27,64 miliardi euro. Dai dati pubblicati su Italia Domani, la spesa effettivamente sostenuta, al 31 maggio 2025, è pari a 74,3 miliardi di euro, il 38,22% del totale. L’incremento della spesa rispetto a febbraio 2025 è di circa 8,582 miliardi di euro, poco meno di tre miliardi al mese. Va peggio sul fronte dei pagamenti che, al 30 giugno 2025, risultavano pari a poco più di 70 miliardi, 5,63 miliardi di euro in più rispetto al 31 marzo 2025”. “Da quanto affermato dal ministro Foti ieri alla Camera dei deputati, si sarebbe arrivati – evidenzia Ferrari – alla spesa (cosa, ovviamente, diversa dai pagamenti) di 86 miliardi. Ciò significa che: a circa un anno dalla conclusione del Pnrr, si è riusciti a malapena a spendere la quota parte di risorse ricevute per Milestone e Target conseguiti dal governo Draghi”.

”Per quanto riguarda poi la revisione del Pnrr proposta dal Governo – aggiunge Ferrari – come Cgil ribadiamo innanzitutto la netta e totale contrarietà a utilizzare direttamente o indirettamente risorse del Piano per le politiche di riarmo, al fine di convertire la nostra economia in un’economia di guerra”. Inoltre, prosegue il segretario confederale: “Esprimiamo contrarietà anche all’ennesimo spostamento di risorse dagli investimenti pubblici diretti agli incentivi a pioggia a imprese con condizionalità (a partire da quelle sociali e ambientali) sempre più aleatorie. É semmai necessaria la creazione di eventuali strumenti finanziari per interventi sociali quali, ad esempio, la lotta alla povertà energetica e alla povertà dei trasporti, anche in coerenza con gli obiettivi del Piano sociale per il clima. Gli incentivi assegnati in questa maniera alle imprese nascondono, in realtà, la mancanza di un disegno nazionale di politica industriale e sviluppo tecnologico, di cui c’è un estremo bisogno. È altrettanto evidente l’arretramento in tema di giusta transizione, che noi invece riteniamo fondamentale al fine di mantenere gli impegni del ‘green deal’”. Il segretario confederale della Cgil evidenzia poi la necessità di “un forte incremento delle dotazioni organiche delle amministrazioni pubbliche, riferendosi in particolare: alla stabilizzazione dei circa 9 mila precari del Ministero della giustizia, al personale indispensabile per far funzionare le nuove strutture della sanità territoriale e i nuovi nidi e scuole dell’infanzia e alla stabilizzazione delle decine di migliaia di ricercatori delle Università e degli Enti Pubblici di Ricerca che hanno consentito la realizzazione di importanti progetti di ricerca del Piano”. “Attendiamo inoltre – incalza Ferrari – la pubblicazione nel mese di novembre della relazione aggiornata sull’economia sommersa relativa all’esercizio fiscale 2023, visto che il Pnrr – in tema di tax gap – prevede la riduzione del 5% nel 2023 e del 15% nel 2024 della propensione all’evasione in tutte le imposte rispetto al 2019”.

“Infine – afferma Ferrari – la Cgil ha chiesto l’accesso diretto ai dati di monitoraggio della piattaforma Regis, che fin qui sono stati ben poco trasparenti, e  soprattutto  il coinvolgimento delle parti sociali in maniera costante e continuativa sia nella Cabina di regia nazionale, sia nelle Cabine di coordinamento territoriali, e non solo sull’attuazione del Pnrr, ma anche sulle riforme e sugli investimenti del Piano che avranno un impatto sociale anche dopo il 2026 su materie come: il mercato del lavoro, il lavoro sommerso, la disabilità, la non autosufficienza, la sanità territoriale, il sistema di istruzione, l’infrastruttura ferroviaria, la pubblica amministrazione, gli alloggi per studenti universitari, i nidi d’infanzia, ecc”. In conclusione, Ferrari rivolge un appello al Ministro Foti: “Pur avendo visioni diverse su molti temi, ritengo che sul Pnrr dovremmo condividere pienamente le finalità per cui è stato concepito e finanziato: non certo per cristallizzare lo stato delle cose, bensì per favorire la trasformazione del nostro Paese, sia nella struttura produttiva, sia, soprattutto, rispetto alla riduzione delle diseguaglianze sociali e dei divari territoriali”.

Pnrr, Uil: siamo seriamente preoccupati,  con revisione 2o23 spostata molta polvere sotto il tappeto

“Siamo seriamente preoccupati per l’attuazione del PNRR. La necessità di revisionare, per l’ennesima volta il piano ci lascia molto perplessi”. È quanto ha dichiarato la segretaria confederale della Uil, Ivana Veronese.
“Con la revisione del 2023 abbiamo nascosto molta polvere sotto il tappeto, spostando obiettivi e target al 2025 e al 2026 creando così un collo di bottiglia. Per questo – ha proseguito Veronese – ripetiamo che non si risolvono i problemi dell’attuazione del Pnrr con continue revisioni, con tagli e rinvii. E la riunione di oggi della cabina di regia è in ritardo di almeno un anno. C’era tutto il tempo per affrontare tutte le criticità nella messa a terra dei progetti. Ricordiamo che l’ultima volta che si è riunita la cabina di regia con le parti sociali era il mese di dicembre del 2023”. “In ogni caso – ha precisato Veronese- seppur solo informativa, la riunione di oggi quantomeno è servita per ristabilire un dialogo sociale sul piano e per avere qualche notizia in piu rispetto a quanto accaduto in questo lungo periodo in cui siamo stati informati delle decisioni solo dai mass media. Oggi – ha sottolineato la sindacalista della Uil – abbiamo chiesto al Governo di convocare riunioni tematiche da tenersi nelle prossime settimane per affrontare nel merito le questioni aperte.
Non ci stancheremo mai di ripeterlo: serve dialogo sociale e confronto, perché così si possono trovare soluzioni per attuare il Pnrr – ha concluso Veronese – e per creare buona occupazione, soprattutto per giovani, donne e nel Mezzogiorno”.

Bce, il Pil dell’area euro cresce dello 0,7% nel primo semestre,  previsto +1,2% nell’intero anno

L’economia dell’area euro è cresciuta dello 0,7% nel primo semestre del 2025, grazie alla tenuta della domanda interna: gli indicatori puntano al “protrarsi di una modesta espansione dell’attività nel terzo trimestre del 2025” con un 1,2% di crescita nell’intero anno, cui seguirebbero +1% nel 2026 e +1,3% nel 2027. Lo scrive la Bce nel bollettino economico, secondo cui le indagini congiunturali “suggeriscono che sia il settore manifatturiero sia quello dei servizi continuano a crescere, segnalando una certa dinamica di fondo positiva nell’economia”. Secondo il bollettino, l’impatto complessivo dell’accordo Ue-Usa sui dazi e del nuovo contesto globale “si rivelerà con chiarezza solo nel corso del tempo”. Tuttavia “più avanti nell’orizzonte temporale di riferimento la crescita economica dell’area dovrebbe rafforzarsi”, sostenuta dalla ripresa dei salari reali e dalla tenuta dell’occupazione, oltre che da “nuovi stanziamenti pubblici per infrastrutture e difesa, soprattutto in Germania” che andranno a stimolare la domanda interna dell’area euro.i rischi per la crescita economica, in precedenza orientati al ribasso, ora “sono divenuti più equilibrati”: l’accordo con gli Usa sui dazi ha “ridotto l’incertezza” e gli investimenti per difesa e infrastrutture posso dare slancio alla crescita, ma dall’altro lato “un nuovo peggioramento delle relazioni commerciali potrebbe ulteriormente frenare le esportazioni”.  Sulle prossime mosse di politica monetaria, la Bce “non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi” e “seguirà un approccio guidato dai dati, secondo il quale le decisioni vengono definite di volta in volta a ogni riunione”. L’Eurotower rileva poi che fra i primi di giugno e gli inizi di settembre i rendimenti dei titoli di Stato francesi decennali sono aumentati di 20 punti base al 3,5% circa, quelli dei titoli italiani “sono invece scesi di sei punti base, rafforzando la tendenza di più lungo periodo verso una convergenza dei differenziali di rendimento dei titoli sovrani” dei due Paesi. “Gli operatori di mercato hanno prestato maggiore attenzione agli sviluppi fiscali, soprattutto in Francia, dove l’annuncio di un voto di fiducia per l’inizio di settembre ha destato preoccupazioni circa i ritardi nel risanamento dei conti pubblici”.

USA, nel secondo trimestre il Pil cresce dello o,9%

Il Pil statunitense ha registrato una crescita dello 0,9% nel secondo trimestre rispetto ai primi tre mesi del 2025, secondo la terza stima pubblicata dal Bureau of Economic Analysis del Dipartimento del Commercio. In termini annualizzati, l’aumento è stato del 3,8%, il miglior dato in quasi due anni, in contrasto con il calo dello 0,6% osservato all’inizio dell’anno. “L’aumento del PIL reale nel secondo trimestre è stato dovuto principalmente a una diminuzione delle importazioni, che vengono sottratte dal calcolo del PIL, e a un aumento dei consumi. Questi andamenti sono stati parzialmente compensati dal calo degli investimenti e delle esportazioni”, si legge nel documento. Rispetto al primo trimestre, il calo del saldo negativo è dovuto alle minori importazioni e all’accelerazione della spesa al consumo. Tuttavia, gli investimenti sono diminuiti.

Confindustria e Conferenza delle Regioni: nuovo slancio per lo sviluppo del Paese

 Rafforzare il dialogo istituzionale per conferire nuovo slancio allo sviluppo dei territori e del Paese: con questo obiettivo si è tenuta oggi a Roma, in Confindustria, una riunione del Consiglio delle Rappresentanze Regionali, presieduto da Annalisa Sassi, alla presenza del Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Massimiliano Fedriga.L’incontro ha inteso rafforzare la relazione tra sistema delle imprese e sistema delle Regioni su diverse aree di approfondimento, dalla politica di coesione alla salute, dal turismo all’attrazione degli investimenti esteri, riconosciuti come temi centrali per la crescita economica, la competitività e la sostenibilità sociale delle Regioni. Inoltre, in vista della prossima Legge di Bilancio, Confindustria e la Conferenza condivideranno le rispettive proposte per lo sviluppo di imprese e territori. “La sinergia tra le nostre realtà – ha dichiarato  Sassi- è un elemento imprescindibile per affrontare con successo le sfide con cui i territori si misurano quotidianamente e per rafforzare la voce delle imprese in Europa. Questo incontro fortifica le relazioni già consolidate tra Confindustria e la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, orientate alla condivisione di progettualità ad alto impatto”. “Il Consiglio delle Rappresentanze Regionali di Confindustria rappresenta per noi un naturale interlocutore per la costruzione di politiche concrete, in grado di avere un effetto propulsivo sui nostri territori”, ha affermato Fedriga. “Le Regioni italiane sono ricche di capacità e saper fare, sono forti di una tradizione d’eccellenza e di filiere produttive innovative. Dobbiamo mettere a sistema le opportunità che abbiamo, sempre consapevoli della complessità delle sfide in cui siamo immersi. Il dialogo istituzionale tra la Conferenza e la rappresentanza delle imprese pone quindi le basi per creare condizioni di sviluppo, anche attraverso un’azione istituzionale da condurre in sede nazionale ed europea, volta ad accrescere le risorse destinate ai territori e a sostenere chi ha la voglia e la capacità di investire qui”. Confindustria e la Conferenza delle Regioni si impegnano, dunque, a organizzare incontri periodici e iniziative concrete, per uno sviluppo economico e sociale che metta al centro le potenzialità dei territori italiani e il ruolo chiave delle imprese.

Zes Unica, Sbarra:  “Passo concreto verso il rilancio del Sud”. Svimez” serve strategia selettiva e integrata”

Si è tenuto ieri a Roma, promosso da Svimez e Istituto Reichlin, il convegno “La Zes unica alla sfida dell’attuazione. Risultati e prospettive”, nel quale sono intervenuti Luigi Sbarra, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alle Politiche per il Sud, Antonio Accetturo, economista Banca d’Italia, Natale Mazzuca, Vicepresidente Confindustria con delega al Mezzogiorno; Ferdinando Natali, Responsabile per il Sud UniCredit Italia, Monica Riccardi, Senior Legal Counsel di Novartis Italia, Adriano Giannola, Presidente Svimez, Giuliano Amato, Presidente Istituto Reichlin e Gian Paolo Manzella, Vicepresidente Svimez. “Con piacere ho preso parte all’importante momento di approfondimento organizzato da SVIMEZ in collaborazione con l’Istituto Reichlin”, ha detto Sbarra. Nel corso del suo intervento il sottosegretario ha richiamato “i dati economici e sociali di forte crescita del Sud negli ultimi tre anni. Nel Mezzogiorno aumentano più che nel resto del Paese PIL, investimenti, occupazione. È il frutto di una strategia unitaria, coordinata, sistemica del Governo Meloni. L’impatto positivo del PNRR, degli Accordi di coesione e degli incentivi per l’occupazione dimostra che in presenza di politiche pubbliche efficaci, concrete e reali il Sud risponde positivamente. Tra le misure, la ZES Unica – ha continuato – rappresenta un passo in avanti concreto verso il rilancio del sistema economico e produttivo del Mezzogiorno in linea anche con gli obiettivi del PNRR. In quest’ottica va coordinata con le altre misure nazionali ed europee in un quadro coerente e integrato. Le aziende già operative e quelle che si insedieranno hanno possibilità di beneficiare di speciali condizioni in relazione agli investimenti e alle attività di sviluppo d’impresa. Con tale strumento, il Governo Meloni ha messo a terra una strategia unitaria e di ampio respiro, pur tenendo conto delle diversità territoriali”, ha concluso.
Per il direttore della Svimez Buanchi,  “con la ZES Unica il Mezzogiorno può finalmente proporsi come un’unica zona economica integrata, capace di attrarre investimenti e rafforzare la competitività del Paese. Ma per cogliere davvero questa opportunità occorre andare oltre la sola semplificazione amministrativa, garantendo un approccio selettivo e strategico”. Secondo Bianchi, la ZES Unica non deve essere concepita solo come un contenitore normativo, ma come parte di una strategia organica di rafforzamento industriale del Mezzogiorno, fondata su due elementi chiave: selettività, per consolidare e irrobustire alcune filiere strategiche nazionali ed europee; coordinamento, ponendosi come cornice strategica in grado di orientare e integrare anche le altre programmazioni di sviluppo territoriale, a partire dai fondi di coesione. “La sfida – spiega Bianchi – è trasformare la ZES Unica da semplice strumento a vera e propria strategia di politica industriale. Questo significa: adottare una selettività coerente con l’agenda industriale europea; garantire continuità agli strumenti di sostegno; valorizzare il ruolo di ‘cerniera’ della ZES Unica tra le diverse programmazioni previste dal Piano Strategico; favorire infine una condivisione politica forte, capace di integrare l’obiettivo della coesione con quello della competitività. Solo così la ZES Unica potrà rappresentare un’occasione storica per il Mezzogiorno e per l’intero sistema produttivo nazionale”. Per Mazzuca, “la Zes Unica si sta dimostrando uno strumento molto efficace per il rilancio del Mezzogiorno: oltre 800 progetti che hanno utilizzato l’Autorizzazione Unica e che sono in grado di produrre 28mld di investimenti e più di 35mila nuovi occupati, anche grazie al positivo andamento del credito d’imposta, che nel 2024 ha visto quasi 7mila imprese beneficiarie e 2,6mld di crediti riconosciuti. Ora serve una visione stabile e di lungo periodo, basata su certezza normativa, infrastrutture adeguate e politiche industriali coerenti. Per consolidare i risultati e renderli strutturali, occorre superare la logica del rifinanziamento annuale. Confindustria ha proposto una proroga triennale del credito d’imposta sugli investimenti nella ZES, accanto al rafforzamento della copertura finanziaria, anche tramite i fondi di coesione, e alla piena cumulabilità con gli incentivi per la transizione. È una sfida continua, che già da questa Legge di Bilancio dovremo affrontare ed è un bene avere un nuovo interlocutore come il Sottosegretario Sbarra, che conosce a fondo il Sud e il sistema produttivo. Solo incentivando progetti di investimento di dimensioni notevoli e migliorando la competitività e il contesto socio-economico delle imprese meridionali, sarà possibile proseguire e rafforzare lo sviluppo sostenibile del Mezzogiorno”.

Saipem, via libera dell’assemblea alla fusione di Subsea 7

Disco verde dell’assemblea straordinaria di Saipem , riunitasi ieri, al progetto comune di fusione transfrontaliera per incorporazione di Subsea 7 S.A. in Saipem. Il via libera dei soci è stato all’unanimità. l’assemblea ha anche approvato il nuovo statuto sociale che entrerà in vigore alla data di efficacia della fusione. Il testo del nuovo statuto sociale è allegato al Progetto Comune di Fusione. Il perfezionamento della Fusione è attualmente previsto nella seconda metà del 2026. All’assemblea  ha partecipato il 62,15% del capitale sociale con diritto di voto.

Cdp: domanda senza precedenti per il Yankee Bond da 1,5 miliardi di dollari, ordini 13 volte l’offerta

Cassa Depositi e Prestiti ha lanciato con successo il suo terzo Yankee Bond, tornando sul mercato dei capitali statunitense con un’emissione da 1,5 miliardi di dollari destinata ad investitori istituzionali, residenti sia negli Stati Uniti che in altre geografie. L’operazione ha registrato una domanda senza precedenti nella storia di CDP sui mercati dei capitali, con ordini per oltre 19 miliardi di dollari – quasi 13 volte l’offerta – provenienti da più di 250 investitori. Un successo che rappresenta un forte segnale di fiducia a livello internazionale nella solidità del Sistema Paese e di Cassa Depositi e Prestiti. Di particolare rilievo, infatti, la qualità della domanda, con oltre il 98% di investitori istituzionali di lungo termine – tra cui banche, asset manager, assicurazioni, fondi pensione e istituzioni europee e sovranazionali – e particolarmente significativa la diversificazione geografica a livello globale, con più dell’85% dell’allocazione finale sottoscritta da investitori esteri, provenienti da oltre 23 Paesi, tra cui Stati Uniti (39%), Regno Unito (17%), Nord Europa (12%) e Medio Oriente (10%). Con questa operazione, CDP rafforza ulteriormente il proprio ruolo come emittente di riferimento sui mercati finanziari, confermando la crescente capacità di attrarre capitali internazionali di elevata qualità, ampliando la base investitori e proseguendo nella strategia di diversificazione delle fonti di raccolta. L’emissione consentirà a CDP di sostenere direttamente le esportazioni delle imprese italiane, anche attraverso operazioni di export finance. Il bond prevede una cedola annua lorda del 4,375% e una scadenza di 5 anni. Il rating atteso dell’emissione è pari a BBB+ per S&P e BBB per Fitch. L’operazione è stata curata da un sindacato di banche, nell’ambito del quale hanno agito in qualità di Joint Bookrunners BofA Securities, Citigroup, Crédit Agricole CIB, Goldman Sachs International, HSBC, Intesa Sanpaolo (Divisione IMI CIB), J.P. Morgan e Morgan Stanley, quest’ultima anche nel ruolo di Sole Global Coordinator dell’operazione.

Eni: completata la cessione a Vitol di una quota del 30% nel progetto Baleine

Eni annuncia il perfezionamento della cessione a Vitol di una partecipazione del 30% nel progetto Baleine in Costa d’Avorio. Il progetto Baleine è il principale sviluppo offshore nel Paese ed è detenuto da Eni (47,25%), Vitol (30%) e Petroci (22,75). La transazione è in linea con la strategia di Eni volta all’ottimizzazione delle attività upstream, che prevede di anticipare la valorizzazione delle scoperte esplorative attraverso la riduzione delle partecipazioni in esse (il cosiddetto modello dual exploration). Eni e Vitol sono già partner nei progetti OCTP e Block 4 in Ghana e questo accordo consolida ulteriormente la collaborazione tra le due società in Africa occidentale. Eni è presente in Costa d’Avorio dal 2015. Baleine è il primo progetto di Eni in Costa d’Avorio e il primo a zero emissioni in Africa. Il giacimento giant di Baleine è stato scoperto nel 2021, a 20 anni dall’ultima scoperta commerciale nel Paese; la produzione è iniziata in tempi record, nel 2023. Con una produzione complessiva tra Fase 1 e 2 di oltre 62.000 barili di petrolio e più di 75 milioni di piedi cubi di gas al giorno, destinata a salire fino a 150.000 barili di petrolio e 200 milioni di piedi cubi al giorno con l’avvio della Fase 3, il progetto Baleine rappresenta un pilastro fondamentale per soddisfare la domanda energetica interna. Vitol, società globale attiva nei settori energy e commodity, è presente in ambito Upstream in Africa Occidentale da molti anni.

Snam Ets: insediato il nuovo consiglio di amministrazione

Si è insediato oggi il nuovo cda di Fondazione Snam Ets, l’ente del Terzo Settore che si occupa di realizzare, promuovere e diffondere pratiche innovative, efficaci e solidali per favorire lo sviluppo civile, culturale ed economico in aree prioritarie di interesse pubblico. Nella seduta di insediamento, il Consiglio di Amministrazione ha inoltre nominato presidente Alessandro Zehentner , già presidente di Snam, che ha dichiarato: “Si apre per Fondazione Snam un nuovo capitolo fatto di conferme ma anche di nuove sfide. Le competenze ormai consolidate della Fondazione e dei volontari Snam andranno a rafforzare le iniziative in essere e ne abiliteranno di nuove. Al centro del nostro impegno resteranno sempre le persone, con particolare attenzione ai giovani e alle realtà più fragili, che contiamo di raggiungere grazie a una presenza sempre più diffusa sul territorio nazionale. Questo nuovo capitolo vedrà infatti un impegno sempre più capillare, attraverso alleanze strategiche con le Istituzioni nazionali e le Regioni”.    Il nuovo cda  si compone come segue: Alessandro Zehentner, presidente;  consiglieri Daniela Bernacchi, Laura Cavatorta, Esedra Chiacchella, Giuseppe Dell’Erba, Nicol Gastaldello, Luciano Lavecchia.  Il nuovo organo amministrativo, espressione di competenze trasversali coerenti con la missione della Fondazione, avrà il compito di guidarne l’operato nel perseguimento delle sue finalità istituzionali, promuovendo iniziative condivise volte a rispondere ai bisogni delle comunità locali, con particolare attenzione ai temi dell’inclusione sociale in ambito energetico, educativo e alimentare. Tra le priorità, il sostegno ai giovani in situazioni di fragilità attraverso percorsi di formazione professionalizzante, con l’obiettivo di favorire una partecipazione attiva alla vita sociale. L’impegno della Fondazione Snam si sviluppa in stretta connessione con il volontariato aziendale, valorizzando le competenze delle persone di Snam, che continueranno a offrire supporto concreto agli enti del Terzo Settore e ai loro beneficiari, contribuendo attivamente alla realizzazione dei progetti sul territorio.

GSE, Arrigoni: “Rispondere alle esigenze dei singoli territori e favorire la riduzione delle bollette per famiglie, aziende e PA” 

“L’obiettivo che il GSE si è impegnato a perseguire è quello di sostenere una transizione che, attraverso l’ascolto, il confronto, la semplificazione e l’erogazione di servizi di supporto volti a rispondere alle esigenze dei singoli territori, favorisca la riduzione delle bollette per famiglie, aziende e PA, la sicurezza e una sempre maggiore indipendenza del sistema energetico italiano” ha dichiarato il presidente del Gse Paolo Arrigoni durante il suo intervento all’Abruzzo Economy Summit a Pescara.

Istat cresce la spesa in R&S e cresce il gap tra grandi e piccole imprese

Cresce la spesa in R&S nel pubblico e nel privato, ma aumentano i divari tra grandi e piccole imprese. Per R&S intra-muros sono stati spesi nel 2023 29,4 miliardi, il 7,7% in piu’ a prezzi correnti su anno. L’intensita’ di ricerca e sviluppo, misurata rispetto al Pil, rimane costante sul 2022. La crescita interessa tutti i settori istituzionali: nelle istituzioni pubbliche e Universita’ rispettivamente +14,5% e +9,9%. La spesa delle imprese aumenta del 5,4%, sostenuta dalle medie e grandi, rispettivamente +2,8% e +7,3%; in ulteriore calo le piccole imprese (-2,3%). Oltre l’80% della spesa privata in R&S e’ sostenuta da imprese appartenenti a gruppi multinazionali nazionali e esteri; la meta’ proviene da imprese appartenenti a multinazionali estere. I dati preliminari segnalano un contenuto incremento della spesa in R&S delle imprese per il 2024, +1,2% su anno; le aziende hanno programmato un aumento per il 2025 del 4% sul 2024. Lo rileva Istat.

M.C.C.

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