PASTICCI FERROVIARI
Strisciuglio a Trenitalia è solo per UN ANNO (come Isi a Rfi), ma la nomina è sempre più in salita
Il nuovo ad resterebbe in carica fino all’approvzione del bilancio 2025, scadenza naturale dell’attuale cda. Per dare il via libera formale, il MEF ha chiesto all’ad di Ferrovie Donnarumma di acquisire il parere preventivo dell’Autorità di regolazione dei Trasporti che si dice disponibile a valutarlo, per quanto non rientri nelle sue competenze, soltanto dopo un doveroso procedimento istruttorio che acquisisca tutta la documentazione necessaria, compresi i pareri del comitato nomine Fs e dei collegi dei sindaci di Rfi e Trenitalia. La linea Fs è che Strisciuglio (anche DG di Rfi) non ha esercitato “funzioni essenziali” sull’accesso alla rete. A Bruxelles si muove anche la DG Move per far rispettare la direttiva 2012/34 e tutelare concorrenza e par condicio fra operatori. Gli uffici dell’Anac escludono (per ora) l’ipotesi di pantoufflage, ma l’ultima parola spetterà al Presidente Busìa.

STEFANO ANTONIO DONNARUMMA, AD DEL GRUPPO FS

Fuori del mondo Fs – anche nel mondo della politica – nessuno ha notato un particolare di non poco conto delle recenti nomine ferroviarie, che è invece chiarissimo all’interno di Villa Patrizi: mentre gli amministratori delegati di Anas (Claudio Andrea Gemme) e di Italferr (Dario Lo Bosco) dureranno in carica i prossimi tre anni, gli amministratori delegati designati per le due corazzate del gruppo Fs, Aldo Isi (Rfi) e Gianpiero Strisciuglio (Trenitalia), se arriveranno effettivamente al loro incarico, resteranno su lla nuova poltrona soltanto per un anno, settimana più, settimana meno. I consigli di amministrazione di queste due società non sono scaduti (come quelli di Anas e Italferr) e i nuovi vertici devono quindi essere cooptati all’interno dell’attuale cda, scadendo poi insieme agli altri consiglieri con l’approvazione del bilancio 2025. Al massimo aprile o maggio 2026.
La battaglia furiosa che imperversa su questo ricambio ai vertici delle due società ferroviarie – che riguarda solo Trenitalia ma si porta dietro anche Rfi – ha quindi come posta in palio un mandato di poco più di un anno per questi vecchi-nuovi amministratori, se le assemblee si riusciranno a tenere il 5 marzo come vorrebbe Donnarumma. Davvero uno scenario anomalo che rischia di indebolire le due società, anziché rafforzarle. Né risultano patti – che per altro non avrebbero nessun valore formale – fra gli interessati e l’amministratore delegato delle Fs, Stefano Antonio Donnarumma, per una riconferma “automatica” fra dodici mesi.
Qualche osservatore malizioso, e forse interessato, dentro i corridoi di Villa Patrizi, sostiene che l’anomalo valzer intorno al tavolo della prima linea del gruppo – riconfermata in gran parte ma scambiando le poltrone – andrebbe perfettamente a genio a Donnarumma, che – appena arrivato alle Fs, in un momento di assoluta emergenza per la circolazione – non avrebbe potuto creare una maggiore discontinuità nella prima linea con manager poco esperti del mondo ferroviario e ha preferito condividere i nomi suggeriti dal ministro Salvini. Ha però un anno davanti per mettere alla prova gli uomini di testa dell’operatività ferroviaria. Si apre quindi un anno di esami e il ricambio delle prime linee potrebbe essere solo rinviato di dodici mesi, soprattutto se in questo anno non saranno raggiunti gli obiettivi infrastrutturali del Pnrr e la normalizzazione della circolazione.
Niente quindi appare scontato in questo momento. Anche perché la tornata di nomine delle due corazzate del gruppo, partita malissimo, si è ulteriormente complicata – e rischia di travolgere la reputazione manageriale interna ed esterna dello stesso Donnarumma – per le difficoltà connesse al passaggio di Strisciuglio da Rfi a Trenitalia. La vicenda è ormai nota anche nei dettagli: l’articolo 7, comma 11, del decreto legislativo 112/2015 prevede, in recepimento della direttiva Ue 2012/34, che “i responsabili dell’adozione di decisioni sulle funzioni essenziali non possono ricoprire, per un periodo di ventiquattro mesi da quando cessano nelle proprie funzioni, alcun ruolo all’interno delle imprese ferroviarie operanti sulla relativa infrastruttura”.
Proviamo a tradurre. Rete Ferroviaria Italiana, in quanto gestore dell’infrastruttura ferroviaria, esercita compiti di esercizio, manutenzione, rinnovo e sviluppo dell’infrastruttura ferroviaria. Ma esercita anche alcune funzioni che sono considerate – nell’ambito dell’architettura regolatoria vidimata dalla Ue a fini della concorrenza – di “preminente importanza” nel garantire gli equilibri del mercato, tanto da essere qualificate come “funzioni essenziali” ed essere destinatarie di specifiche previsioni normative e regolamentari finalizzate a garantire l’indipendenza del gestore dell’infrastruttura nell’esercizio di queste stesse funzioni. Le due “funzioni essenziali” riguardano il tema delicatissimo, ai fini della concorrenza, dell’accesso equo e non discriminatorio alla rete e si traducono praticamente nell’adozione di decisioni relative all’assegnazione delle tracce ferroviarie e di decisioni relative all’imposizione alle imprese ferroviarie dei canoni per l’utilizzo dell’infrastruttura, in conformità ai criteri stabiliti dall’Autorità di regolazione dei trasporti (ART), presieduta oggi da Nicola Zaccheo. Il punto delicato non è solo che Strisciuglio potrebbe aver imposto nei mesi scorsi queste decisioni alla sua nuova azienda e al suo concorrente Italo, ma anche che per imporre queste decisioni ha dovuto assumere informazioni sensibili e riservatissime della gestione industriale, oranizzativa, finanziaria di Italo. Su questo aspetto bisogna dunque far chiarezza, considerando che la norma sembra assolutamente non aggirabile.

Il presidente dell’Autorità di regolazione dei trasporti, Nicola Zaccheo
Per queste ragioni, la nomina (proposta) di Strisciuglio non ha solo scatenato l’opposizione del Pd, che ha presentato un’interrogazione in proposito. Ha preoccupato molto anche il Ministero dell’Economia, azionista delle Fs. Da questa preoccupazione è nata una fitta corrispondenza triangolare che ha visto protagonisti il Mef, Donnarumma e lo stesso presidente dell’ART, perché il Mef ha preteso da Donnarumma, per dare l’avallo, un parere preventivo dell’ART sulla nomina.
Anche questa strada è piuttosto anomala: questo parere preventivo non è previsto in alcun modo nella normativa, quindi l’ART non è tenuta a darlo, come si è largamente dibattuto in questo carteggio. Alla fine, però, Zaccheo, per spirito di collaborazione istituzionale, ha accettato di valutare l’ipotesi del parere preventivo, mettendo comunque precise condizioni. In particolare, il parere sarà espresso solo se si terrà un doveroso e rigoroso procedimento istruttorio che ricostruisca lo svolgimento dei fatti (in particolare sulle funzioni svolte da Strisciuglio a Rfi) e acquisisca tutta la documentazione necessaria, compresi i pareri del comitato nomine di Fs e dei collegi dei sindaci di Rfi e Trenitalia. Ognuno si assuma le sue responsabilità, insomma, sembra dire Zaccheo. ART ricorda infatti che la fattispecie su cui dovrà pronunciarsi è ispirata da una logica di tutela settoriale della libertà di concorrenza e di esercizio dell’impresa ferroviaria. E che l’articolo 7 della direttiva citata blinda queste tutele in favore del mercato.
La linea delle Fs non è stata resa ancora pubblica, ma sembra tradursi nell’affermazione che Strisciuglio (che è anche DG di Rfi) non abbia esercitato le “funzioni essenziali” sull’accesso alla rete, che sono il parametro dell’indipendenza di Rfi. Se così fosse, Strisciuglio potrebbe quindi non ricadere nei divieti stabiliti dal comma 11.
La piega che sta prendendo il confronto con l’ART è che Donnarumma e Strisciuglio dovranno dimostrare che, da amministratore delegato e direttore generale di Rfi, Strisciuglio non ha esercitato queste “funzioni essenziali” in centinaia di incontri, anche all’ART, di documenti, di decisioni, di fronte a testimoni e parti interessate (come le imprese ferroviarie). Il tutto in una sorta di contraddittorio con l’ART stessa che ha detto di essere disponibile a esprimere un parere ma niente affato che il parere sarà comunque positivo.
Intanto alla vicenda ha cominciato a interessarsi a Bruxelles anche la DG Move, che ha come compito far rispettare la direttiva 2012/34 e tutelare concorrenza e par condicio fra operatori nel mercato ferroviario. Anche in questo caso è stata avviata una interlocuzione con l’ART per vederci più chiaro.
Infine, nella vicenda potrebbe entrare anche l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), che ha le competenze sui conflitti di interesse nella pubblica amministrazione e sul divieto di pantouflage, che è il fenomeno del passaggio dei funzionari pubblici dal settore pubblico a quello privato, per sfruttare la posizione precedente presso il nuovo datore di lavoro. A un primo esame della fattispecie, gli uffici dell’ANAC escludono che in questo caso possa riscontrarsi un tale fenomeno. Si tratta di una prima valutazione formale perché il pantouflage si verifica nel momento in cui c’è il passaggio lavorativo dal settore pubblico a quello privato, mentre Rfi e Trenitalia sono formalmente due società private e, da un punto di vista proprietario, hanno un controllo pubblico. Non c’è quindi lo scalino dal pubblico al privato. Se si fa una considerazione che va oltre la forma, però, le funzioni essenziali svolte da Rfi possono essere considerate di natura pubblicistica, mentre Trenitalia è un’impresa che opera in un mercato pienamente concorrenziale. Per questo nei giorni prossimi la questione sarà comunque ancora valutata dagli uffici, considerando comunque che l’ultima parola spetterà al presidente di ANAC, Giuseppe Busìa, al suo ritorno dagli Stati Uniti.