il Bollettino Bankitalia
La spinta Pnrr al non residenziale COMPENSA il calo residenziale
L’economia italiana rallenta come tutta l’economia europea: per la crescita del Pil del 2024, rivista al ribasso, è previsto +0,5%. Si indeboliscono complessivamente gli investimenti fissi lordi dove quelli delle costruzioni riescono a tenere un passo più sostenuto rispetto a quelli dei beni strumentali che registrano i cali più ampi. Per l’edilizia le compensazioni del Pnrr.
In un quadro di debolezza dell’economia italiana nel quarto trimestre – tratto comune a quella dell’area euro a causa della persistente fiacchezza della manifattura e del rallentamento dei servizi – il motore del Pnrr con il traino degli investimenti nell’edilizia non residenziale compensa il ridimensionamento dell’attività nel comparto residenziale dovuta al giro di vite sugli incentivi. Un apporto importante in un contesto che vede, ormai dall’inizio dell’anno, una costante discesa degli investimenti. A rilevarlo è il Bollettino economico diffuso dalla Banca d’Italia, che conferma la frenata dell’economia italiana, come già prospettato nelle proiezioni macroeconomiche diffuse a dicembre. Secondo le stime dell’istituto centrale, “il prodotto sarebbe rimasto debole anche nel quarto trimestre. Si è protratta, pur attenuandosi, la fiacchezza nella manifattura, mentre il valore aggiunto risulterebbe di nuovo in lieve aumento nelle costruzioni e nei servizi”. Secondo le stime d Bankitalia, nel 2024 il Pil cresce dello 0,5 (dello 0,7, escludendo la correzione per le giornate lavorative), si espanderebbe in media all’1,0 per cento nel triennio 2025-27.
“Nel quarto trimestre del 2024 l’attività economica in Italia si è mantenuta debole, risentendo come nel resto dell’area dell’euro della persistente fiacchezza della manifattura e del rallentamento dei servizi. Nelle costruzioni, l’impulso fornito dalle opere del Piano nazionale di ripresa e resilienza si contrapporrebbe al ridimensionamento dell’attività nel comparto residenziale”, sottolinea Bankitalia. Inoltre, “la domanda interna sarebbe frenata dalla decelerazione della spesa delle famiglie e da condizioni per investire che rimangono sfavorevoli. Nelle nostre proiezioni, elaborate nell’ambito dell’esercizio coordinato dell’Eurosistema, la crescita acquisirebbe slancio nel corso di quest’anno, collocandosi intorno all’1 per cento in media nel triennio 2025-27”.
Nessun segnale nuovo, dunque, sul fronte degli investimenti se non una conferma del trend dei mesi precedenti. “Nel terzo trimestre l’attività economica è rimasta invariata rispetto ai tre mesi precedenti. La domanda interna ha sostenuto l’andamento del PIL grazie alla crescita dei consumi delle famiglie e al contributo della variazione delle scorte, che hanno più che compensato la flessione degli investimenti. Il calo dell’accumulazione di capitale ha riguardato quasi tutte le principali componenti; in particolare, quella dei beni strumentali si è ridotta su base tendenziale per il quarto trimestre consecutivo. Crescono gli investimenti in fabbricati non residenziali, che beneficiano della realizzazione delle opere connesse con il Piano nazionale di ripresa e resilienza”. Più nel dettaglio, indica il Bollettino, “l’interscambio con l’estero ha invece sottratto 0,7 punti percentuali alla crescita del PIL, a causa della netta contrazione delle esportazioni di beni e servizi e del forte aumento delle importazioni. Dal lato dell’offerta, il valore aggiunto ha continuato a scendere nell’industria in senso stretto (-1,0 per cento), mentre è lievemente salito nelle costruzioni e nei servizi (0,3 e 0,2 per cento, rispettivamente). Nel terziario sono proseguite in maniera più accentuata sia l’espansione nei servizi di commercio, trasporto e
alloggio, sia la contrazione in quelli professionali; l’attività di mercato nel comparto immobiliare segna un calo per la prima volta dall’inizio del 2021”.
Nel terzo trimestre gli investimenti sono diminuiti (-1,2 per cento), proseguendo la tendenza in atto dall’inizio dell’anno. Il calo ha riguardato
tutte le principali componenti, ad eccezione delle costruzioni. In questo settore la marcata riduzione nel comparto abitativo è stata più che compensata dalla crescita in quello non residenziale, favorita dalla realizzazione dei progetti del PNRR. Gli investimenti in macchinari e attrezzature, in forte contrazione, hanno risentito della persistente fiacchezza del ciclo manifatturiero, nonché delle incertezze relative all’attuazione del piano Transizione 5.0. È tuttavia positivo, ma più contenuto nell’industria in senso stretto, il saldo tra la quota di aziende che si attendono per il 2025 un’espansione della spesa nominale per investimenti e quella delle imprese che ne indicano una riduzione. I giudizi sono più favorevoli nelle costruzioni, dove oltre la metà delle aziende prevede di beneficiare dei provvedimenti connessi con il PNRR.
Osservando nelle principali componenti del Pil il capitolo investimenti, il 2023 mostra un incremento dell’8,5% degli investimenti fissi lordi sotto la spinta delle costruzioni con un +14,5% mentre molto più contenuta è quella dei beni strumentali +2,3%. In particolare, nel quarto trimestre del 2023, le tre voci registrano, rispettivamente, +1,5%, +2,3% e +0,7%. I primi 9 mesi del 2024 sono contrassegnati dal segno meno per gli investimenti fissi lordi: -0,9% nel primo, -0,4% nel secondo, -1,2% nel terzo, come si è detto. Gli investimenti in costruzioni vedono un andamento in decisa frenata e altalenante +0,3% nel primo trimestre, -1% nel secondo e +0,2% nel terzo. I beni strumentali, invece, registrano -22% nel primo trimestre, +0,2% nel secondo e -2,9% nel terzo.
Nelle proiezioni mscroeconomiche di dicembre, aveva indicato per gli investimenti fissi lordi +0,4% nel 2024, +1,4% nel 2025, +1% nel 2026 e -0,8% nel 2027. Valori in ribasso rispetto alle proiezioni di ottobre: +0,7% nel 2024, +1,5% nel 2025, +0,4% nel 2026. Gli investimenti in beni strumentali mostrano -1,2% nel 2024, +2,7% nel 2025, +3,6% nel 2026, +1,4% nel 2027. Le stime di ottobre indicavano -0,8% nel 2024, +3,6% nel 2025, +2,6% nel 2026. Per gli investimenti nelle costruzioni di preannuncia una lunga gelata: non tanto per il 2024 quando di prevede ancora un +2,7% ma per il triennio successivo -3,3% nel 2025, -1,1% nel 2026, -0,3% nel 2027. Dati tutti al ribasso, anche in questo caso rispetto alle proiezioni di ottobre: +3,1% nel 2024, -2,9% nel 2025, -0,8% nel 2026.
Il Bollettino di Bankitalia fotografa anche l’andamento del mercato immobiliare. Nel terzo trimestre del 2024 i prezzi delle abitazioni hanno accelerato sui dodici mesi (3,9 per cento, da 2,9), sia nel segmento delle nuove costruzioni sia in quello degli immobili esistenti. Il volume delle compravendite è ulteriormente aumentato, ma resta inferiore ai picchi del 2022. Secondo le elaborazioni basate sugli annunci pubblicati sulla piattaforma digitale Immobiliare.it, in autunno la domanda di abitazioni ha mostrato segnali di ripresa, pur collocandosi su livelli moderati. Le prospettive sulle condizioni del mercato sono migliorate anche nei giudizi degli agenti immobiliari intervistati tra settembre e ottobre nell’ambito del Sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia; si sono inoltre attenuate ancora le difficoltà di acquisto mediante mutuo. Continuano a prevalere i giudizi di stabilità dei prezzi delle abitazioni, mentre gli agenti si attendono un’ulteriore crescita dei canoni di locazione, sebbene siano presenti prime indicazioni di un rallentamento.