L'AUDIZIONE SUL DL INFRASTRUTTURE
Ance: bene le misure sulla liquidità ma l’assestamento di bilancio trovi i 2 miliardi di extracosti arretrati
Il presidente designato, Antonio Ciucci (in foto), alla commissione Bilancio della Camera ha espresso apprezzamento per la misura del DL 107 che sospende temporaneamente il recupero dell’anticipazione, ma ha ricordato l’urgenza di completare il pagamento del caro materiali per i lavori realizzati negli anni 2024 e 2025, recuperando le risorse necessarie.

Antonio Ciucci, presidente ANCE Roma
L’Associazione nazionale dei costruttori edilii (ANCE) esprime apprezzamento per alcune norme del decreto legge Infrastrutture, come la sospensione temporanea del recupero dell’anticipazione contrattuale negli appalti o lo scomputo, anche per le imprese edili, della cassa integrazione ordinaria utilizzata per eccezionali situazioni climatiche dal limite massimo biennale di 52 settimane. Ma l’audizione del presidente designato dell’associazione, Antonio Ciucci, in commissione Bilancio della Camera, è stata anche l’occasione per ribadire l’importanza di alcune questioni che oggi costituiscono una criticità e un fattore di rischio nell’attività delle imprese.
Prima fra tutte “la liquidità delle imprese impegnate nell’esecuzione dei lavori pubblici, in una fase che rimane particolarmente complessa perché le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno incidendo fortemente sui costi di costruzione”. Se la sospensione del recupero dell’anticipazione è una misura positiva proprio perché “a sotegno della liquidità”, la principale urgenza resta per ANCE “il completamento dei pagamenti del caro materiali relativo ai lavori realizzati negli anni 2024 e 2025”. Ciucci ha ricordato che “a oggi risultano ancora da corrispondere circa 2 miliardi di euro relativi a compensazioni già riconosciute, la cui mancata erogazione incide direttamente sulla liquidità delle aziende e sulla loro capacità di proseguire regolarmente i lavori: alcune imprese aspettano il pagamento delle somme dovute ormai da 2 anni”.
A questo proposito, a fronte di disponibilità di competenza e di cassa per il 2026 già esaurite, cosa che rende impossibile procedere con ulteriori pagamenti, ANCE ritiene “indispensabile, già in occasione del prossimo esame dell’assestamento di bilancio o attraverso l’utilizzo dei fondi residui del Piano (art. 30 DL 19/2026), si trovi una soluzione per smaltire integralmente l’arretrato e ripristinare un regolare flusso delle compensazioni dovute alle imprese”. La sospensione del recupero dell’anticipazione potrebbe divenire, a questo proposito, “definitiva nei casi in cui permangano crediti ancora insoluti nell’ambito del decreto-legge Aiuti”.
L’audizione è stata anche l’occasione per ANCE di presentare un paio di ulteriori proposte. La prima rigaurda la cassa integrazione per i lavoratori in distacco. “Si ritiene necessario – è scritto nella memoria consegnata alla commissione – introdurre una norma volta a consentire al dipendente di un’impresa edile in distacco presso un’altra impresa edile di beneficiare del trattamento di integrazione salariale ordinaria (CIGO) eventualmente richiesto dall’impresa distaccataria, al verificarsi di eventi oggettivamente non evitabili (es. eventi meteo), per i propri dipendenti adibiti all’unità produttiva presso la quale lavora anche il dipendente in distacco”.
La seconda proposta riguarda, invece, un aspetto tecnico ma fondamentale del codice appalti: la reintroduzione della soglia di scorporo delle categoria SOA. Il vecchio codice appalti del 2016 prevedeva la definizione della categoria prevalente e delle categorie scorporabili (che vengono eseguite da imprese specialistiche), identificando queste ultime con le categorie di lavori non appartenenti alla prevalente di importo superiore al 10% dell’importo complessivo dell’opera, ma anche per i lavori ugualmente non appartenenti alla categoria prevalente di importo superiore a 150mila euro.
Il nuovo codice del 2023, nel regolare lo scorporo delle categorie, si è limitato a riprodurre la soglia del 10%, non prevedendo invece quella “secca” dei 150 mila euro. L’ANCE chiede ora di ripristinare questa soglia fissa di 150mila euro per evitare di “produrre una asimmetria tra i lavori che l’esecutore deve realizzare e la relativa qualificazione”. Soprattutto negli appalti di importo più elevato, infatti, il dieci per cento, ai fini dello scorporo delle categorie, può portare a ricondurre all’interno della categoria prevalente lavori di natura differente anche di importo molto elevato, senza poterli scorporare (assegnandole a imprese specializzate).