SECONDA PUNTATA
Strani conti: perché sono radicalmente cambiate le stime ufficiali degli investimenti in costruzioni del 2024?
In sostanza in cinque mesi la contabilità nazionale ha grandemente rivisto i suoi dati sulle costruzioni. Cosa possa essere successo in termini di nuove informazioni nei primi mesi del 2026 è la grande domanda per ora senza risposta. Nel documento pubblico “Anni 2023-2025. Pil e indebitamento AP. Prodotto interno lordo, indebitamento netto e saldo primario delle Amministrazioni pubbliche” rilasciato il 2 marzo 2026, l’ISTAT descrive le revisioni complessive del PIL per gli anni 2023 e 2024 ma non specifica nulla per quanto riguarda le modifiche apportate agli investimenti in costruzioni, scrive solo che “Per il 2024, consistenti revisioni hanno interessato i tassi di crescita del valore aggiunto in volume del settore delle costruzioni (-5,4 punti)”. Che fossero consistenti è un eufemismo, il perché sono state fatte è quello che servirebbe sapere.
Stima degli investimenti in costruzioni della Contabilità Nazionale a valori correnti
| 2024 stimato
a settembre 2025 |
2024 stimato
a marzo 2026 |
Differenza
% |
Differenza in valore assoluto | |
| Prodotto interno lordo ai prezzi di mercato | 2.199.619 | 2.202.031 | 0,1 | 2.412,0 |
| Abitazioni * | 134.556 | 88.449 | -34,3 | – 46.107,0 |
| Fabbricati non residenziali e altre opere* | 111.290 | 138.833 | 24,8 | 27.543,0 |
| TOTALE COSTRUZIONI | 245.846 | 227.282 | -7,6 | – 18.564,0 |
| % Totale costruzioni sul PIL | 11,2 | 10,3 |
* esclusi i costi di trasferimento di proprietà 2025
Fonte: Elaborazione CRESME su dati ISTAT
Per quanto ci riguarda la prima considerazione che possiamo fare è che, se le nuove stime sono giuste, l’andamento del mercato delle costruzioni che ci era stato fornito in precedenza dalla Contabilità nazionale per il 2024 erano fortemente sbagliate. E così di conseguenza le riflessioni sul 2025, analizzato come variazione sul 2024. Non si tratta di questioni da poco perché sono in gioco le interpretazioni di cosa stava succedendo con i Superbonus e con il PNRR, ma anche del peso che le costruzioni hanno sul PIL e sul suo andamento.
Proviamo però a capire come è cambiata l’interpretazione del mercato: gli investimenti in abitazioni nel 2024 non sono scesi del 9% ma del 40,2%; gli investimenti in fabbricati non residenziali e altre opere non sono aumentati del 16% ma del 44,7%. Wow!, che hanno incredibile il 2024.
Variazione degli investimenti in costruzioni 2024 su 2023 secondo le due stime di Contabilità Nazionale di settembre 2025 e marzo 2024 a valori correnti
| Variazione del 2024 sul 2023
a settembre 2025 |
Variazione del 2024 sul 2023
a marzo 2026 |
|
| Abitazioni* | -9,0 | -40,2 |
| Fabbricati non residenziali e altre opere* | +16,0 | 44,7 |
| TOTALE COSTRUZIONI | +0,8 | -6,8 |
Fonte: Elaborazioni CRESME su dati ISTAT
Possiamo ipotizzare che la forte riduzione degli investimenti in abitazioni sia dovuta alla fine nel 2024 degli incentivi dovuti ai superbonus, anche perché l’andamento delle nuove costruzioni pur negativo presenta valori ben più contenuti della revisione: secondo la stessa ISTAT il numero delle nuove abitazioni per le quali è stata ritirata la concessione sono state stabili nel 2022 (+0,1%), sono diminuite del 7,7% nel 2023 e sono tornate stabili nel 2024 (-0,1%). Quindi la revisione è tutta in capo alla riqualificazione del patrimonio edilizio e soprattutto dei superbonus. Che oggettivamente vedono a partire da aprile 2024 la fortissima contrazione dei lavori asseverati. Solo per gli incentivi del Super Ecobonus si passa, secondo ENEA, dai 41,7 miliardi di lavori asseverati del 2023 ai 16,7 del 2024. Ma, allo stesso tempo, i lavori di riqualificazione avviati con gli incentivi fiscali “tradizionali”, secondo i dati del Ministero delle Finanze, sono passati dai 44,7 miliardi del 2023 ai 41,7 del 2024. Nell’insieme dagli 86,4 miliardi di euro del 2023 di lavori incentivati si è passati a 58,4, -32,4%. Ma in Italia non tutti i lavori di riqualificazione beneficiano degli incentivi, secondo le stime del CRESME il mercato della manutenzione straordinaria del patrimonio esistente valeva nel 2023 117 miliardi, mentre nel 2024 è sceso a 99,6 miliardi. Una contrazione del 14,9%. Non del 40,2%, ma nemmeno del 9%.
Possiamo trovare conferma in alcuni dati che vengono dai fatturati di alcune tipologie di prodotto che vengono prevalentemente usati nel mercato della riqualificazione: secondo Confindustria ceramica il mercato nazionale delle piastrelle di ceramica è diminuito nel 2024 del 2,3%; il fatturato dei venditori di idrotermosanitari è diminuito del 4%;quello dei distributori di materiale elettrico, elettrotecnico ed elettronico per le costruzioni è diminuito dell’8,6%; per i distributori di materiali edili la flessione è dell’8,4% secondo un significativo campione di bilanci analizzati dal CRESME. Ma ancora Il numero degli impianti termici venduti in Italia delle industrie è diminuito del 14,5% nel 2023 e del 3,9% nel 2024; il mercato nazionale dei serramenti metallici è diminuito del 2% nel 2024. Secondo l’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili gli investimenti in abitazioni sono diminuiti nel 2024 del 17,3%. Insomma questo -40% della nuova stima di Contabilità Nazionale non è giustificato da nessuno dei dati che il mercato è in grado di offrire. Era molto più in linea la stima di settembre: – 9%.
Per quanto riguarda la nuova stima del mercato dell’edilizia non residenziale e delle opere pubbliche è vero che è fortemente cresciuto nel 2024, ma del 44,7% rispetto al 2023? Ora secondo la stessa ISTAT i volumi dei nuovi edifici non residenziali (pubblici e privati) per i quali sono state ritirate le concessioni, sono cresciuti del 2,8% nel 2022, dello 0,8% nel 2023 e dell’1,3% nel 2024. La partita si gioca quindi sulle opere pubbliche. Bene, gli investimenti della PA -sempre secondo ISTAT- sono cresciuti del 20,3% nel 2024 rispetto al 2023; gli investimenti fissi lordi in costruzioni e impianti degli Enti Locali (fonte SIOPE) sono cresciuti del 21%; e secondo il MEF gli investimenti fissi lordi delle Amministrazioni Pubbliche sono cresciuti del 16,3%. Secondo ANCE la crescita è stata del 14,5%. Anche qui non si trovano giustificazioni per +44,7%. Molto più ragionevole il precedente: +16%. Quindi?
Eh sì: dati questi elementi, resta una domanda, perché l’ISTAT ha radicalmente cambiato le stime del 2024? (Nel prossimo contributo proveremo a sviluppare quali conseguenze hanno determinato le nuove stime nel 2025 e nel 2026).