CABINA DI REGIA E AUDIZIONE DEL COMMISSARIO
Centro Italia, tre anni di proroga a Next Appennino (1,78 mld), il Mef “prende atto”. Ok a nuovo prezzario
Rinviata da fine 2026 al quarto trimestre 2029 la scadenza per il programma finanziato dal PNC per investimenti su rete stradale, digitalizzazione, attività di ricerca delle Università e delle imprese. Castelli (in foto) nell’audizione alla commissione Ambiente della Camera fa il punto sulla ricostruzione privata e pubblica: “Sbloccata l’impasse inflazionistica”.

Guido Castelli, commissario alla Ricostruzione del Centro Italia
IN SINTESI
Non succede frequentemente che un programma di investimenti (prevalentemente infrastrutturali) abbia in un solo colpo una proroga (o “rimodulazione strategica”) di tre anni, da fine 2026 a fine 2029, per scadenze che solo due anni prima (con il decreto legge 19/2024) erano state considerate fondamentali, al punto di decidere tagli di risorse e cancellazioni di progetti anche solo in caso di rischio di mancato rispetto. Le scadenze sono quelle del Piano Nazionale Complementare (PNC) al Pnrr e il programma di investimenti che ha beneficiato di tanta generosità è Next Appennino, 1.780 milioni di euro destinati alle aree colpite dai terremoti del 2009 e del 2016.
La decisione è arrivata con un’ordinanza della Cabina di regia, coordinata dal Commissario per la Ricostruzione del Cratere del Centro Italia, Guido Castelli, e con l’avallo diretto di Palazzo Chigi che in questi tre anni e mezzo non ha mai lesinato un sostegno politico totale all’ex senatore di Fratelli d’Italia. Lo stesso comunicato ufficiale sul provvedimento, che “permette di coordinare al meglio il processo di ricostruzione con le sostanziali misure di sviluppo socio economico del territorio”, ne attribuisce merito “alla costante attenzione del Governo e alla sinergia con i quattro Presidenti delle regioni”.
Sostegno politico a Castelli che nasce non solo dalle mire di consenso di Giorgia Meloni su un’area in cui due Governatori (Marche e Abruzzo) sono di Fratelli d’Italia, uno (Lazio) è “indipendente” di centro-destra mentre solo l’Umbria è governata dal centro-sinistra, ma anche, in senso inverso, dal riflesso positivo di cui il governo beneficia per l’accelerazione importante impressa alla ricostruzione da Castelli fin dalla sua nomina nel 2023. A lasciare di stucco, semmai, rispetto alla decisione di ieri, è “la presa d’atto del Ministero dell’Economia e delle Finanze”, formula del tutto irrituale in un comunicato di governo che esprime tutta la presa di distanza del Mef sulla decisione presa, ma anche la volontà di non intralciare il cammino del commissario.
La proroga – chiarisce ancora il comunicato – “garantisce la flessibilità necessaria sia per la conclusione e il collaudo dei cantieri, degli interventi infrastrutturali e per la digitalizzazione, degli interventi di rigenerazione urbana, delle misure per le strade, per gli impianti sportivi (Macro-misura A), sia per l’attestazione della conclusione e della relativa rendicontazione dei progetti e delle iniziative di sostegno all’avviamento ed al consolidamento delle imprese, allo sviluppo dei centri di ricerca universitari nelle quattro regioni del cratere sisma 2016 e della scuola superiore della Pubblica Amministrazione a L’Aquila (Macro-misura B)”. L’ordinanza autorizza anche il trasferimento delle risorse residue registrate nella Macro-misura B (investimenti delle imprese) a favore dei fabbisogni della Macro-misura A (infrastrutture per lo sviluppo) “per ottimizzare l’uso delle risorse a sostegno della ripresa economica e sociale dei territori e consentire il completamento degli investimenti avviati”. Questo anche per consentire la copertura degli extracosti dovuti ai rincari dei prezzi dei materiali e l’adeguamento al nuovvo prezzario approvato recentemente dalla struttura commissariale.
Gli interventi di Next Appennino, che si sarebbero dovuti appunto concludere al 2026 registrano, a oggi, “l’erogazione di circa il quaranta per cento delle risorse assegnate”. Per la struttura commissariale il programma “procede a pieno regime fino alla conclusione di un sistema di interventi e di iniziative strategiche che stanno determinando un impatto positivo per la ripresa sociale ed economica dei territori e per il contrasto allo spopolamento”.
L’obiettivo di Next Appennino è “di accompagnare la ricostruzione fisica dei territori danneggiati dai terremoti con risorse dedicate, per offrire nuove opportunità di sviluppo alle comunità locali, alle imprese, alle amministrazioni pubbliche, nel segno della transizione ecologica e digitale e della prevenzione dei rischi, valorizzando l’ambiente e i beni culturali, per dare all’Appennino Centrale una nuova prospettiva di popolamento e di crescita economica”. Il finanziamento di 1 miliardo e 780 milioni di euro, derivante dal FNC, offre alle imprese e alle amministrazioni pubbliche “risorse aggiuntive e complementari rispetto a quelle già stanziate per gli interventi di ricostruzione post sisma, pubblici e privati, e a quelle previste dagli strumenti nazionali, compresi quelli finanziati dal PNRR nazionale”.
Il programma è diviso in due parti. La Misura A è dotata di 1 miliardo e 80 milioni di euro, così ripartiti: A1 – Potenziamento delle reti e innovazione digitale – 167,2 milioni di euro; A2 – Comunità energetiche e fonti rinnovabili – 234,6 milioni di euro; A3 – Rigenerazione urbana e territoriale – 355,5 milioni di euro; A4 – Infrastruttura e mobilità – 319,9 milioni di euro.
L’audizione di Castelli in commissione Ambiente
Ieri si è anche svolta alla commissione Ambiente della Camera l’audizione di Castelli che ha fatto il punto sullo stato della ricostruzione del Cratere, un’area di 8.000 kmq, suddivisi in dieci province e 138 comuni, con oltre 600.000 abitanti, che – ha detto Castelli – “si configura oggi come un contesto complesso segnato dalla sovrapposizione di tre grandi crisi: sismica, climatica e demografica. In questo quadro, la ricostruzione non può essere concepita come un insieme di interventi settoriali, ma deve assumere la forma di una politica integrata capace di coniugare sicurezza, sostenibilità e sviluppo. Per la ricostruzione privata sono stati concessi finanziamenti per oltre 12 miliardi di euro, di cui 7,5 già liquidati (“il 70% – ha precisato Castelli – fra il 2023 e il 2026). Sono conclusi i lavori in oltre 14mila cantieri e in altri 9.500 si lavora alacremente. “Attendiamo però ancora 13.500 domande”, ha detto Castelli. Il commissario ha anche spiegato di essere fiducioso sulla possibilità di gestire al meglio la chiusura brusca, a fine 2025, del Superbonus rafforzato, grazie a un “grant di un miliardo e mezzo che consentirà di chiudere tutti gli interventi”. Ottimismo anche sullo sblocco di quella che Castelli definisce “impasse inflazionistica” grazie all’approvazione della scorsa settimana del nuovo prezzario e il nuovo contributo parametrico che ingloba gli aumenti di prezzi dei materiali. Per quanto riguarda la ricostruzione pubblica, il 98% degli interventi risulta avviato o in corso, con oltre 4,6 miliardi di euro stanziati e più di 3.500 opere programmate.