IL RAPPORTO IFEL
RICOMPORRE visioni, piani settoriali e strumenti: la sfida delle città in assenza di un’Agenda urbana nazionale
Il Rapporto contiene sulle modalità con cui nove città in tre Regioni (Emilia-Romagna, Toscana e Campania) affrontano il tema della ricomposizione delle politiche in una visione locale. Le politiche nazionali “vengono adattate nelle strategie locali, spesso in un contesto di incertezza, carenza di dati e pressione tra pianificazione e gestione delle emergenze”.

PIERCIRO GALEONE DIRETTORE IFEL
Si intensifica il dibattito pubblico sull’agenda urbana e IFEL è pronto, al solito, a dare un contributo innovativo in più. Il tema dell’ultimo lavoro, presentato ieri a Livorno dal direttore Pierciro Galeone, mette al centro la parola “Ricomporre” e importa relativamente poco che il titolo sia “Ricomporre visioni di città”, perché lo sforzo odierno delle città di ricomporre, integrare, dare unitarietà alla frammentarietà (e anche a una certa casualità) riguarda anche (e forse soprattutto) le visioni, ma nella fatica quotidiana ha a che fare con gli strumenti frammentati della politica nazionale, con i piani settoriali che ogni ministero si gioca per conto proprio, con i diversi livelli istituzionali che complicano ulteriormente, diversificano e fanno esplodere le politiche (e le loro comtraddizioni) in mille pezzi, ognuno per ogni regione e poi, all’interno delle singole regioni, a più livelli territoriali e ancora settoriali. “Il rapporto tra politiche urbane e città non si sviluppa in modo diretto”, constata il Rapporto che svolge nella sua corposa parte centrale proprio un’analisi relativa alle originali modalità di ricomposizione delle politiche ad opera di nove città in tre Regioni (Emilia-Romagna, Toscana e Campania).
Per fortuna, i sindaci “mantengono – come dice IFEL – ampi margini di autonomia nell’interpetazione delle politiche e nella costruzione delle proprie strategie”. E se l’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, Maurizio Veloccia, al dibattito promosso mercoledì dall’INU, ha parlato di “solitudine delle città” evidenziando che tutte le tensioni si scaricano sulla città perché mancano quadri di riferimento nazionale coerenti delle politiche, delle risorse, degli strumenti, il Rapporto dell’IFEL evidenzia invece la ricchezza disordinata – e non meno paralizzante per molti versi – delle politiche urbane che “nel contesto italiano sono caratterizzate per una forte frammentazione e discontinuità”, con il risultato di “un mosaico di politiche diverse – europee, nazionali e regionali – che si sono sviluppate nel corso degli ultimi quindici anni, che si sovrappongono e si intrecciano tra loro, trovando nei comuni il luogo della loro ricomposizione operativa”.
Spesso è proprio nel livello locale che “le politiche vengono adattate nelle strategie locali, spesso in un contesto di incertezza, carenza di dati e pressione tra pianificazione e gestione delle emergenze”. Sarà interessante il dibattito di stamattina – e domani DIAC ne darà conto insieme ai dettagli del Rapporto – anche perché Galeone introduce un ulteriore elemento nella discussione, il ruolo crescente della dimensione urbana nelle politiche europee e, viceversa, il peso crescente, anche in termini di risorse disponibili, delle politiche europee nella ridefinizione di una politica urbana nazionale – se mai nascerà – e delle tante agende locali, con un occhio specifico alla riprogrammazione 2028-2034 e alla riforma del bilancio UE e delle politiche di coesione.