IL LOGISTICS DAY DEL SOLE 24 ORE
Bergantino: “Catene logistiche costruite per 30 anni sulla riduzione dei costi non torneranno, ora la resilienza sostituirà l’efficienza con investimenti in sicurezza e capacità ridondanti. C’è un Mediterraneo centrale per i traffici mondiali, ma l’Italia è marginale”

Angela Stefania Bergantino
Geopolitica, logistica, catene mondiali del valore: sono questi i temi al centro degli interessi dell’economia e dei settori produttivi. Prima la Pandemia, poi i conflitti russo-ucraino e in Medio Oriente, ancora gli eventi estremi climatici come quello di Panama ridisegnano non soltanto le rotte commerciali ma anche il modo di starci dentro, il modo di concepire gli investimenti. Un tema affrontato ieri al Logistics Day del Sole 24 Ore da Angela Stefania Bergantino, professoressa di Economia Applicata all’Università di Bari e ISPI Senior Associate Research Fellow. “Le reti logistiche – ha detto Bergantino – non torneranno identiche a prima, non immediatamente e non per i prossimi 30 anni. Le catene di fornitori sono state progettate per l’efficienza, per ridurre i costi, per abbassare l’impatto sul prezzo finale, ma questo ormai paga poco e soprattutto rischia di costare molto. Quindi si sta andando a una nuova globalizzazione che tenga conto della geoeconomia, dove all’efficienza si sostituisce la resilienza, dove non si punta solo sul costo ma sulla sicurezza. E questo diventa chiaramente un altro costo”. In questo nuovo scenario “diventa fondamentale investire in infrastrutture critiche, la velocità è sostituita dall’affidabilità. Un’integrazione globale delle catene aperte, che era appunto la globalizzazione spinta di prima, si sta trasformando in un’autonomia strategica, a volte anche con i doppi mercati di fornitura, con una serie di soluzioni che possono ridurre l’impatto sulle catene del valore, per esempio si sta passando da una logica just in time a una logica just in case, con scorte strategiche e capacità ridondanti. E c’è tutto un un ambito di gestione del rischio geopolitico che prima non era inserito all’interno della catena logistica: la resilienza non è più l’opposto dell’efficienza, ma è diventata una condizione necessaria per la competitività”.
Cosa dovrebbe fare l’Italia per stare al passo? Cosa dovrebbero fare la logistica e i porti italiani?
Bergantino elenca tre priorità operative per adattarsi a questo nuovo contesto. “La prima è la resilienza, che deve diventare un elemento dell’efficienza, quindi scorte strategiche, dual sourcing, assicurazione contro i rischi. La necessità di inserire una nuova equazione nel budget: quanto costa una settimana di fermo per una rotta interrotta?” Seconda priorità: “la geopolitica come variabile operativa: il monitoraggio del rischio geopolitico deve essere integrato all’interno delle decisioni di routing e di sourcing ogni giorno, un po’ come il meteo per chi deve decidere come muoversi quando esce di casa”. Terza priroità: “Bisogna cogliere l’opportunità mediterranea, l’Italia geograficamente è al centro dei nuovi corridoi. Drewry stima che il Mediterraneo crescerà del 3,4% annuo fino al 2028. Chi investe in logistica di qualità si posiziona nello scacchiere internazionale e cattura questa crescita”.
Ma nel Mediterraneo che conta noi non ci siamo. “Il Container Performance Index del 2025 della Banca Mondiale – spiega Bergantino – ci dice che il Mediterraneo funziona a due velocità. Tangeri Med, Algeciras, Port Said sono nelle posizioni più elevate della classifica. Il Sud Europa resta indietro. Savona Vado è l’unico porto italiano nei primi 100. Genova è al 392esimo posto. Sono dati che ci dicono come l’opportunità per l’Italia sia di collocarsi all’interno di un Mediterraneo sempre più centrale, con una serie di rotte preesistenti e sperimentate da anni e con il corridoio IMEC (India-Middle East-Europe Economic Corridor, ndr) che è molto legato all’evoluzione della situazione geopolitica, ma rappresenta qualcosa su cui si vuole investire, con i mercati del Nord Africa che dovranno a un certo punto entrare in gioco effettivamente”.
Lo speech di Bergantino ha voluto dare un affresco anche di quanto sta succedendo nella geopolitica legata agli affari, partendo dal numero 61%. “Rappresenta – ha svelato Bergantino – la percentuale di importazioni americane oggi soggette a dazi. E se pensiamo che nel gennaio 2025, poco meno di 18 mesi fa, erano solo il 13%, vediamo bene che questo è l’effetto di una scelta politica, di una scelta proprio deliberata, organizzata, non di uno shock esterno. Possiamo dire che il commercio non è più governato solo dall’economia, ma è governato dalla politica”. E la politica in questi tre anni è andata creando e rafforzando una divisione del mondo in tre blocchi. Gli Stati Uniti che “stanno avendo un ripiegamento interno appunto per la questione dei dazi orizzontali che, dopo un breve periodo in cui sembrava di stare sulle montagne russe, si sono assestati a un 15% sulle merci dell’Unione europea con l’accordo di Turnberry e sono stati confermati con l’ultima decisione della Commissione europea del 16 giugno 2026”. Per l’Italia “sono in ballo cifre importanti, 44 miliardi di esportazioni annue, ma l’economia italiana ha resistito molto bene a questo shock, meglio di come le previsioni avevano detto”.
Il secondo blocco, la Cina, “si sta espandendo verso il Sud globale e sta diventando il punto di riferimento dei BRICS. Con un aumento cumulato annuo del 5,5% su queste relazioni e un 3% con il resto del mondo, la Cina supera gli Stati Uniti come partner del Sud globale. Anche perché gli Stati Uniti in questo momento si stanno orientando su altre strategie e su altri mercati”.
Infine c’è “il blocco dei plurilateralisti che presenta una diversificazione molto rilevante e punta a ridurre la dipendenza da USA e Cina”. Di questo gruppo fanno parte l’Unione europea, l’India il Giappone, il Canada. “Questo blocco è caratterizzato molto dal cosiddetto friendshoring, letteralmente partnership per affidabilità e non solo per costo, un processo che a partire dallo shock del Covid ha preso piede e si sta rafforzando sempre più. A una globalizzazione molto spinta con catene globali del lavoro molto estese sostituisce relazioni più contenute in termini di distanza, dove all’unico obiettivo precedente della riduzione dei costi si sta affiancando quello di ridurre i rischi di impatto geopolitico”. Paesi più vicini politicamente diventano molto più rilevanti anche sul piano commerciale. “Questo spiega l’accordo dell’Unione europea con l’India e quello con il Canada che data 2017 ma ora sta portando a una riorganizzazione e a un aumento rilevante della capacità e degli scambi commerciali.”.