PARLA LA RELATRICE ERICA MAZZETTI (FI)
Piano casa, la maggioranza chiude sulle aree ad alta tensione abitativa, apre su leva fiscale e scudo per le PMI con investitori esteri
Entra nel vivo alla commissione Ambiente della Camera la discussione del DL 66: dalla politica arrivano i primi segnali, ancora fluidi. Rilevanti, per il ruolo di mediazione che assumono nella maggioranza, quelli provenienti dai relatori.

C+S Architects, Torri residenziali R11 a Cascina Merlata, Milano. Foto Alessandra Bello
Entra nel vivo alla Camera, in commissione Ambiente, la discussione parlamentare del Piano casa. L’importanza politica del provvedimento, la sua estensione, la poca chiarezza in molti punti decisivi e l’ambizione dichiarata di voler fondare una nuova politica abitativa, oltre che un enorme interesse suscitato nelle categorie economiche e nei cittadini, ha fatto sì che non ci sia stata alcuna tregua, subito dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri, nelle valutazioni, nelle analisi, nelle proposte, nel dibattito pubblico sul decreto legge (cui DIAC ha cercato di contribuire). Questo lavorìo continuerà certamente, ma proprio questo dibattito pubblico ininterrotto ha accelerato anche i tempi del confronto politico-parlamentare.
Questo spiega perché una delle parlamentari incaricata di fare da relatrice al provvedimento in commissione Ambiente, Erica Mazzetti, capogruppo di Forza Italia in commissione, abbia sentito l’esigenze di mandare qualche primo segnale, sia pure ancora fluido, di mettere qualche punto fermo. DIAC l’ha interpellata, prima che la parlamentare emettesse una nota in cui riassumeva le posizioni espressa a un convegno organizzato da Ance Firenze, Firenze Domani, Confindustria Toscana Centro e Costa.: abbiamo chiesto cose che poi sono entrate nella nota, ma anche alcune cose che nella nota non sono entrate,
Di particolare importanza ci è parsa subito, come dimostra lo spazio e la collocazione che abbiamo dato all’intervista, è l’affermazione dell’assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative di Roma Capitale, Tobia Zevi, che il governo avrebbe dovuto stabilire criteri e principi per la destinazione dei fondi disponibili, privilegiando, secondo logica, le aree ad alta tensione abitativa. Su questo punto la risposta di Mazzetti è decisamente negativa. “Non penso sia corretto – dice Mazzetti a DIAC – che una norma statale escluda alcune aree da un provvedimento che intende affrontare il problema a tutto campo e su tutto il territorio. Si valuterà poi in un secondo momento se sia il caso di fissare dei criteri e quali dovrebbero essere per la ripartizione delle somme, considerando che comunque non si potrebbero aggirare le competenze regionali”. Sembra difficile, alla luce di queste valutazioni, che la maggioranza accolga la richiesta formulata da Zevi. Questa è comunque un tema che si dovrà continuare a seguire perché fondamentale anche sul piano politico. Lo sa a tal punto Mazzetti che invita i Comuni, anche in termini perentori, a “collaborare e non essere un blocco”. Un’affermazione che sembra anche voler aprire il fronte dei sindaci, distinguendo le esigenze dei grandi da quelle dei medio-piccoli.
Veniamo alla nota di Mazzetti. Tre sono le indicazioni principali che possono essere estratte per una loro utilità nel proesguio della discussione parlamentare. Le prime due sono già nel titolo che la stessa Mazzetti ha dato alla sua nota. “Vagliamo miglioramenti come leva fiscale e tutela Pmi italiane”, dice Mazzetti.
Sulla leva fiscale, Mazzetti dà una prima indicazione, per quanto vaga. “Le categorie economiche e professionali del settore – dice Mazzetti – hanno chiesto una leva fiscale per accompagnare il provvedimento e stiamo studiando una proposta sullo stile dei P.I.R. (piano investimento con i risparmi privati) e un vincolo a tutela delle aziende italiane, anche in caso di investimenti esteri. Sarà un grande volano di rigenerazione urbana, sociale, economica, ambientale ed energetica con la regia pubblica ma investimenti pubblici-privati, basati non più su ‘bonus assistenziali’ ma su premialità”.
Per quanto riguarda la correzione, da più parti richiesta, per esempio dall’Ance e dalla Legacoop, del terzo pilastro, soprattutto in termini di possibilità di partecipazione anche delle PMI alla presentazione di interventi in PPP, Mazzetti dà una lettura originale: sembra spostare infatti l’attenzione e le tutele richieste dalla possibilità di presentare propri programmi di investimento (riducendo i limiti minimi di importo previsti oggi e quota estera) alla fase esecutiva. Mazzetti sembra intendere questa tutela come obbligo per i soggetti che svilupperanno partenariati pubblico-privati di affidare lavori a Pmi locali.
Una terza novità che appare dalla nota, ma che bisognerà capire ulterioremente via via che l’esame diventerà presentazione di emendamenti, riguarda il rapporto fra commissario previsto dall’articolo 3 e Invitalia. Curiosamente, Mazzetti attribuisce a Invitalia un potere esplicitamente affidato al commissario: “Invitalia Spa – dice Mazzetti – gestirà il coordinamento dei fondi e la mappatura degli immobili”. Si può ragionare del coordinamento dei fondi, ma la mappatura degli immobili è chiaramente affidata dal decreto legge alla ricognizione attivata dal commissario. Se questa è un’interpretazione “politica” della norma, come segno di chiara opposizione, una sorta di altolà politico, o se sia l’avvio di una lettura che sfocerà in un emendamento finalizzato a ribaltare l’equilibrio attuale, si potrà capire, appunto, solo dallo sviluppo dei prossimi giorni.