VERSO LA RELAZIONE DEL 30 GIUGNO, ORTONA (STR. MISSIONE): IN ARRIVO UN SITO WEB
Piano Mattei, l’analisi Ecco-Ispi-Iai: progetti in alto mare, niente transizione verde, accordi in Nordafrica solo per bloccare i migranti
IN SINTESI
Il 30 giugno si avvicina e con esso anche la presentazione da parte del governo alle Camere della terza relazione annuale sullo stato di attuazione del Piano Mattei, il programma strategico, o presunto tale, avviato due anni e mezzo fa per rilanciare il ruolo dell’Italia in Africa con un approccio non più paternalistico ma di cooperazione, sviluppo e innovazione reciproci. “Un’opportunità per promuovere un nuovo modello di cooperazione tra l’Italia e i Paesi africani incentrato sullo sviluppo sostenibile e inclusivo del Continente. Tale opportunità passa dalla transizione energetica, che deve essere perno dell’iniziativa, per costruire un nuovo modello di partenariato capace di superare i modelli estrattivi del passato, basati sui combustibili fossili”, lo definisce Ecco, il principale think tank italiano su energia e ambiente. Eppure, secondo quanto emerso ieri da un panel di aggiornamento sul piano, promosso proprio da Ecco ma con la presenza anche di Giovanni Carbone, Head Osservatorio Africa, Ispi e Nathalie Tocci, direttrice dello Iai, il Piano Mattei rimane ancora distante da quanto promesso dallo stesso esecutivo a guida Meloni. Perché è poco incline a favorire realmente progetti green, di transizione verde; perché l’implementazione effettiva dei progetti non è andata come sperato e perché le iniziative avviate soprattutto in Nordafrica avevano uno scopo più legato al blocco dei flussi migratori verso le coste nostrane.
Il Piano Mattei non guarda affatto alla transizione verde (finora)
Ma ripartendo in ordine, secondo Lorena Stella Martini – analista di politica estera per Ecco – si dovrebbe “erigere la transizione energetica a nucleo strategico non solo del Piano, ma più ampiamente del partenariato tra Italia e Paesi africani, poi debitamente declinato rispetto alle esigenze di ogni singolo attore”, non solo per “dare più spazio a una cooperazione settoriale, bensì contribuire a generare nuovi modelli di cooperazione basati su resilienza e sviluppo: inclusivo, sostenibile, di lungo periodo”. Tutti elementi ancora mancanti. Eppure, spiega Martini, “la creazione di mercati locali e la promozione di sviluppo economico e industriale locale a lungo termine alimentato dalle energie rinnovabili, accanto alla necessaria dimensione del capacity-building, rappresentano infatti le basi affinché i Paesi partner possano procedere con il proprio processo di transizione energetica, di crescita sostenibile e inclusiva e di diversificazione economica, facendo leva sulle immense opportunità che il continente detiene in questo ambito – pensiamo alle energie rinnovabili, dove il continente africano detiene un potenziale enorme, ma nel 2024 ha attratto solo il 2% degli investimenti totali in energie pulite”. Da qui, “le fondamenta per una cooperazione politica ed economica più avanzata, con maggiori opportunità anche per il Sistema Italia, e sono i presupposti affinché il Piano Mattei sia espressione di una visione strategica ampia e di lungo periodo”.
Allo stato attuale, però, continua a prevalere la narrativa tradizionale basata sugli idrocarburi africano “sempre più in contraddizione con la volontà di contribuire a una crescita realmente inclusiva, stabile e sostenibile per l’Africa”, e che ricalca invece, dice l’analista di Ecco, “modelli estrattivi appartenenti al passato. Ciò a maggior ragione in un quadro internazionale dove, come messo in luce in modo chiaro dalla crisi dello stretto di Hormuz, la dipendenza dagli idrocarburi incrementa la vulnerabilità a rischi e shock geopolitici e di mercato e mette a repentaglio anziché salvaguardare la sicurezza energetica ed economica”. Insomma, conclude Martini, serve “un Piano Mattei verde. E’ la risposta più logica, più razionale al contesto geopolitico e geoeconomico in cui ci muoviamo oggi”.
Anche per il vicepresidente della Camera ed ex ministro Sergio Costa “il Piano Mattei è un piano fossile che crea dipendenze e non sviluppo” mentre invece dovrebbe attenersi al suo credo originario di “guardare al futuro”.
Carbone (Ispi): investimenti non sono sinonimo di sviluppo, vanno accompagnati con trasparenza e misurazioni d’impatto
Altri moniti sono arrivati da Carbone, Ispi. Che ha rilevato come l’Italia ha sì superato la media dei Paesi Ocse sugli aiuti allo sviluppo e rafforzato la cooperazione. Ma il nuovo approccio basato sugli investimenti non è poi così distante da quello cinese, seppur accusato di “malefatte in Africa da 25 anni”. Bene, dice Giovanni Carbone, “teniamo a mente i rischi che si possono aprire. Gli investimenti restano leva per sviluppo ma non sinonimo, lo diventano se accanto poniamo attenzione ma anche trasparenza, misurazione impatto, a maggior ragione con risorse pubbliche”. Una trasparenza che, evidentemente, continua a mancare sui progetti nonostante sia una critica ormai vecchia. “Bisogna evitare la deriva estrattivista. Il Piano Mattei – ha concluso – è sì un’iniziativa italiana ma può essere visto anche in relazione allo sviluppo internazionale”.
Tocci (Iai): investimenti in Nordafrica solo per bloccare i migranti
Un altro commento a dir poco critico sul Piano Mattei è arrivato dalla direttrice dell’Istituto Affari Internazionali, Nathalie Tocci. “La fase di implementazione del piano non è andata come sperato. Si è preso atto che non funziona il nesso migrazione-sviluppo. Ciò che può funzionare, invece, è la logica per cui con molto meno basta fare alcuni accordi con alcuni paesi per far trattenere loro i migranti. Ecco perché si è investito in Nordafrica”, spiega senza mezzi termini. Per non parlare del fatto che “i fondi sono molto limitati. In terzo luogo: se il Piano Mattei non serve per lo sviluppo, per bloccare le migrazioni, serve per i progetti delle aziende. Forse sì, lo avranno. Ma un progetto come quello sui biocarburanti in Kenya dell’Eni sarebbe comunque andato avanti a prescindere dal piano”. Poi, certo, aggiunge, “effettivamente ci sono piccoli progetti per altre aziende che potranno andare avanti”.
La risposta del governo. Ortona (Struttura di Missione): in arrivo un sito per aggiornare sul piano
Una parziale risposta a queste critiche, soprattutto a quella del monitoraggio e della trasparenza dei progetti è arrivata da Lorenzo Ortona, coordinatore vicario della Struttura di missione per l’attuazione del Piano Mattei presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. “Lanceremo un sito con tante informazioni sul piano. L’energia è una verticale importante, penso al progetto Elmed che sì c’era già ma grazie al piano ha avuto un’accelerazione. E non è vero che stiamo finanziando le energie fossili. Non ce n’è bisogno, d’altronde”, ha quindi ammesso. E sui flussi migratori: “Non c’è mai stato l’obiettivo primario. Certo, è un beneficio se di conseguenza si riduce l’immigrazione irregolare”. Secondo Ortona, infine, “i soldi ci sono, stiamo finanziando molti progetti. Grazie al Piano Mattei abbiamo cambiato l’approccio verso l’Africa”.
Sempre ieri, intanto, il ministro degli Esteri Antonio Tajani è volato a Tunisi per il sarà oggi a Tunisi per aprire il Forum Economico Imprenditoriale tra i due Paesi, insieme alla premier tunisina Sarra Zaafrani Zenzri. Presenti 200 rappresentanti italiani tra imprese, associazioni imprenditoriali e istituzioni, oltre a quasi 400 partecipanti tunisini. La Tunisia rappresenta il primo mercato di destinazione delle esportazioni italiane in Africa. Nel 2025 l’interscambio bilaterale ha raggiunto i 6,5 miliardi di euro, con esportazioni italiane pari a 3,4 miliardi e importazioni per 3,1 miliardi. Nel primo trimestre del 2026 gli scambi hanno raggiunto il valore di 1,7 miliardi di euro, in crescita del 2,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente grazie soprattutto all’aumento dell’export italiano (+10,9%). Nel 2025 l’Italia si è confermata secondo fornitore e secondo cliente della Tunisia, a conferma della solidità e del dinamismo delle relazioni economiche tra i due Paesi. Anche la presenza imprenditoriale italiana in Tunisia è forte e radicata. Nel 2025, risultavano attive nel Paese oltre 1.000 imprese italiane, responsabili complessivamente per la creazione di più di 85.000 posti di lavoro diretti.
In occasione del forum economico, verranno firmate intese tra: Ice con Cepex – Centre de Promotion des Exportations de la Tunisie; Cdp, Sace e Simest con la Camera tuniso-italiana di commercio e industria; Camera tuniso-italiana di commercio e industria (Ctici) con l’Union Bancaire pour le Commerce et l’Industrie (Ubci); l’italiana Duferco con la tunisina Pireco in tema di energie rinnovabili. Prevista anche la partecipazione al Ceo Committee italo-tunisino “Includere per Crescere – Piano Mattei”, promosso dall’ente tunisino Institut Arabe des Chefs d’Entreprise e da Elis, ente non profit italiano che opera nei settori della formazione, dell’orientamento, dell’inserimento lavorativo e dell’innovazione sociale, attualmente coinvolto in numerose iniziative di formazione e accompagnamento all’inserimento lavorativo di lavoratori tunisini destinati al mercato del lavoro italiano nell’ambito del Piano Mattei. Pochi giorni fa, invece, Sace – prima Export Credit Agency per nuovi impegni in Africa, con oltre 6,4 miliardi di euro mobilitati nel continente dal lancio del Piano Mattei – e Africa Finance Corporation hanno firmato una nuova intesa per sbloccare accordi su infrastrutture, energia, logistica, commercio e materie prime critiche.