RISPOSTA A INTERROGAZIONE CATTANEO (FORZA ITALIA)
Foti: “Nell’Affordable Housing Act chiediamo una clausola che consenta agli Stati di decidere se applicare o meno il regolamento”. Stessa proposta anche per gli appalti?

CAMERA DEI DEPUTATI, AULA, QUESTION TIME PER I MINISTRI DELL'ECONOMIA GIORGETTI, PER GLI AFFARI EUROPEI FOTI, DELLA SALUTE SCHILLACI E DELLA DIFESA CROSETTO
“Noi continueremo, anche in futuro, a sostenere che questo regolamento debba avere una clausola nazionale, lasciando ai singoli Stati nazionali la possibilità di applicare il regolamento, ma con una libertà di applicazione che non derivi da una perentorietà delle norme stesse”. Queste parole sono state pronunciate ieri alla Camera dal ministro dell’Europa, Tommaso Foti, in risposta a una interrogazione del capogruppo di Forza Italia, Alessandro Cattaneo. “Magari fosse una direttiva – ha detto Foti – avremmo facoltà di applicarla e, magari, di applicarla in modo meno stretto rispetto a quanto oggi indichi”.
Il regolamento in questione è l’Affordable Housing Act, ma ascoltando le parole del ministro si poteva pensare che l’Italia volesse chiedere una via di uscita del tutto simile anche per il regolamento appalti, approvato il 9 settembre dalla commissione europea contro il parere di numerosi Stati, fra cui l’Italia, favorevoli all’approvazione, come in passato, di direttive sulla materia. La “norma di salvaguardia” o “clausola nazionale” è proprio quel che aveva ipotizzato come via di uscita sul regolamento appalti Diario DIAC il 10 settembre in questo articolo.
Ma torniamo all’Affordable Housing Act e alle parole di Foti. Dopo aver precisato che “la finalità di rendere degli alloggi disponibili a prezzi accessibili è un obiettivo che questo Governo ha realizzato in anticipo, perché noi con il Piano casa abbiamo deciso di andare proprio su questa strada”, il ministro ha affrontato gli aspetti del regolamento europeo che il governo considera critici. “La parte che fortemente ci preoccupa – ha detto Foti – è l’insieme di condizionalità che vengono introdotte, evocando l’articolo 114 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea – a nostro avviso, in realtà, in modo improprio -, facendo passare la normativa che viene indicata come un aspetto per realizzare e potenziare il mercato unico. In realtà – come ha già avuto modo di dire, in rappresentanza dell’Italia, il nostro membro del Coreper nella riunione del 19 settembre -, noi abbiamo osservato che la proposta, in realtà, costituisce un vero e proprio sistema di governo europeo delle politiche abitative, la qual cosa contrasta, in realtà, con l’attribuzione ai singoli Stati nazionali della materia”. E’ evidente che questo aspetto – tornando al confronto con gli appalti – rende la proposta di una “clasuola nazionale” più praticabile sul piano dell’ordinamento europeo, ma è altrettanto evidente che la “clasuola nazionale” è un’idea che dovrebbe favorire un compromesso politico.
Nel meriro, poi, Foti ha spiegato che la criticità riguarda soprattutto le limitazioni che si vogliono imporre sugli affitti brevi (a questo si riferiva l’interrogazione di Cattaneo). In particolare vengono individuati dal governo due ambiti nei quali “la proposta rischia di agire negativamente”. Il primo – ha detto il ministro – “è quello della proprietà e, soprattutto, della limitazione dell’utilizzo degli immobili, perché questo, di fatto, comporta una limitazione all’utilizzo degli immobili, all’acquisto e alla vendita”. La seconda questione – ha concluso il ministro – “incide sul turismo, in modo ovviamente negativo, su due aspetti: quello degli affitti brevi e quello della qualificazione delle destinazioni turistiche come aree tipiche di tensioni abitative.