IL CONVEGNO ALLA GARFAGNANA
Mariani: le aree interne chiedono ascolto, la sfida è l’innovazione. Foti: pronti, ma serve capacità di spesa
Dalla due-giorni di dibattiti in Garfagnana emerge un nuovo modello di sviluppo delle aree interne basato sull’innovazione, su un capitale ambientale e umano di qualità, su un riequilibrio fra città e aree rurali, su “una nuova attrattività non retorica e non romantica”. La presidente dell’Unione Comuni della Garfagnana: chiediamo di investire nel nostro potenziale, in nome di un migliore equilibrio nel rapporto fra territori. Il ministro: prontial confronto, ma sono stati impegnati la metà dei fondi disponibili per la programmazione 2014-2020. E propone cabine di regia locali come è stato per il Pnrr. Il 6 maggio incontro Fitto-ministri della Coesione per definire il “diritto di restare”.

Il ministro Tommaso Foti e la presidente dell'Unione Comuni Garfagnana, Raffaella Mariani
IN SINTESI
Le aree interne chiedono ascolto, chiedono una “riflessione politica”, non solo per ottenere finanziamenti e incentivi. Sindaci e Unioni di comuni che ne fanno parte sono convinti di poter proporre e interpretare un nuovo modello di sviluppo basato sull’innovazione, su un capitale ambientale e umano con caratteri di qualità estranei alle aree urbane, su un riequilibrio fra città e aree rurali, su “una nuova attrattività non retorica e non romantica”. Una due-giorni di dibattiti, analisi, proposte, tavoli aperti alla partecipazione della cittadinanza, organizzata dalla presidente dell’Unione Comuni della Garfagnana, Raffaella Mariani, prova ad aprire una stagione nuova in cui la crisi della globalizzazione, la pandemia, un valore diverso più orientato all’ambiente e alle relazioni umane aprano spazi per una “nuova centralità” di questi valori vissuti e incarnati in queste aree. “Chiediamo di investire nel nostro potenziale, in nome di un migliore equilibrio nel rapporto fra territori”, ha detto Mariani che ha insistito: “Solidarietà e sostenibilità sono nel Dna dei nostri territori”. Mariani ha spiegato le difficoltà di quando si è partiti, con la programmazione 2014-2020 e con l’avvio della Strategia nazionale delle aree interne (SNAI), quando si è dovuto fronteggiare il taglio a molti servizi essenziali, sanità e scuola anzitutto. “Devo anche riconoscere – ha detto – che dopo il terremoto del 2012, RFI ha molto investito sulla linea ferroviaria che ci collega a Lucca e Pisa e il nostro auspicio è che, ora che l’investimento volge verso il completamento, si trasformi in una metropolitana leggera e veloce”. Il legame fra calamità e nuovo modello di sviluppo sarà poi ripreso dal cardinal Matteo Zuppi, presidente della CEI (di cui riferiamo in un altro articolo scaricabile qui)
Le risposte di Foti: cabine di regia locali come per il Pnrr
A Mariani e alle istanze provenienti dai sindaci e da rappresentanti di altre Unioni di comuni toscani ha risposto il ministro per l’Europa e la coesione, Tommaso Foti, anzitutto dando una piena disponibilità al dialogo, ma anche evidenziando i dati sulla insufficiente capacità di spesa delle aree interne: nel periodo di programmazione 2014-2020 “non ancora concluso” sono stati impegnati 600 milioni su 1.200 programmati, meno di 500 sono quelli spesi. Su questo punto molti sindaci hanno lamentato procedure finanziarie e di rendicontazione estremamente complesse, auspicando una semplificazione. Foti ha ricordato le modifiche che sono state fatte con la istituzione del “comune capofila” e con la responsabilizzazione delle Regioni nella fase programmatoria. Su un’obiezione, fatta dalla stessa Mariani, per l’esclusione dell’Appennino toscano dagli incentivi (crediti di imposta) delle Zes, Foti ha risposto che questo dipende dai parametri adottati dall’Unione europea che consente di estendere questo tipo di agevolazioni solo a Regioni che abbiano un Pil procapite inferiore all’80% del Pil medio europeo. Ha però promesso di intestarsi una battaglia per il riconoscimento di agevolazioni di questo tipo nelle “aree C” (porzioni di aree regionali che rispondono ai parametri delle zone svantaggiate).
Per dare una conferma sostanziale della propria volontà di ascolto e anche di entrare nel merito delle proposte, il ministro ha anche detto di voler replicare, per la strategia delle aree interne, le cabine di regia a livello provinciale, che hanno avuto successo per il Pnrr. “Non dimenticate inoltre che il dipartimento per le politiche di coesione ha fra i propri compiti quello dell’assistenza agli enti locali, soprattutto nella fase di progettazione”.
Infine, rispetto al “diritto di restare” più volte richiamato dagli intervenuti al Forum della Garfagnana, Foti ha annunciato che il 6 maggio si terrà a Bruxelles una riunione fra il vicepresidente della Commissione Ue, Raffaele Fitto, e i ministri della coesione degli stati membri, proprio per cominciare a declinare il “diritto di restare” in misure e politiche. “Si tratta di un tema europeo, non italiano”, ha detto Foti.
Il Forum della Garfagnana rilancia quindi il tema delle aree interne e sembra essere stato l’inizio di un confronto nuovo anche fra i protagonisti locali e il governo. Seguiranno, con tutta probabilità, altre iniziative.