IL DATO ESATTO DOPO L'AUDIZIONE DI DESCALZI
Rinnovabili, richieste di connessione pendenti a quota 12,6 gigawatt. Sicilia, Puglia e Lazio sul podio
Al 30 giugno, dati Terna, le richieste di connessione che hanno ricevuto la Stmd sono 10,22 GW di fotovoltaico, 2,05 GW di eolico onshore e 0,29 GW di idroelettrico. L’ad di Eni, in Commissione attività produttive, aveva parlato anche di 80 gigawatt in attesa di approvazione. La mappa con tutti i dettagli per fonte e regione.
Non sono dieci ma 12,6 i gigawatt di rinnovabili installate ma ancora in attesa di connessione. Il riferimento è al dato citato dall’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, la scorsa settimana in audizione presso la Commissione attività produttive. Al 30 giugno, dati Terna, le richieste di connessione che hanno ricevuto la Stmd (cioè, la soluzione tecnica minima di dettaglio per la connessione) o sono in possesso di contratto sono pari a 12,6 GW. Di questi, 10,22 GW sono di fotovoltaico, 2,05 GW di eolico onshore e 0,29 GW di idroelettrico.
Leggendo nel dettaglio i dati e le mappe del portale E-connection, emerge come 225 pratiche su 301 riguardino il solare, 68 l’eolico a terra, 7 l’idroelettrico e 1 le biomasse.
A livello regionale, primeggia la Sicilia con 76 pratiche da 4.73 gigawatt. Di queste, 67 (4.47 GW) sono di solare e 9 (0.26 GW) di eolico on-shore. Sul secondo gradino del podio troviamo la Puglia: qui, le pratiche sono 71 da 3.05 gigawatt. Di questi, 48 pratiche da 2.28 gigawatt riguardano il solare e le restanti (23 da 0.77 GW) l’eolico a terra. Chiude al terzo posto il Lazio con 34 pratiche da 1.29 gigawatt, di cui 1.24 GW (32 pratiche) per il solare. Il Trentino Alto-Adige attende lo sblocco di due richieste per l’idroelettrico da 0.20 gigawatt.
Guardando, infine, gli altri step autorizzativi si rileva come i progetti con nulla osta valgano oltre 93 gigawatt con quasi duemila pratiche pendenti. Sono 906 i progetti in valutazione, invece, per un valore di 53.44 gigawatt.
E’ evidente, insomma, come questi numeri fotografino alla perfezione il problema posto giustamente all’attenzione anche dall’ad di Eni, Claudio Descalzi. Quello, cioè, delle reti di connessione e distribuzione dell’energia prodotta da fonti pulite.
Secondo uno studio pubblicato ieri dal think tank Ember, questo nodo è sì tanto italiano quanto europeo. Ma sia l’Italia che altri sette Paesi Ue potrebbero aggiungere 25 GW di energia eolica e solare agli impianti idroelettrici esistenti senza bisogno di aumentare la capacità della rete. “Le ambizioni politiche non contano nulla se l’energia pulita rimane inutilizzata nelle code di connessione”, ha affermato Elisabeth Cremona, responsabile delle infrastrutture energetiche presso Ember. “Per i Paesi che si trovano ad affrontare una situazione di stallo nella rete elettrica, l’ibridazione offre una soluzione immediata e senza interventi esterni.”
Spiega il centro studi: l’ibridazione, spesso trascurata come metodo per sfruttare al meglio le infrastrutture di rete esistenti, combina tecnologie come l’energia eolica, solare e i sistemi di accumulo attraverso un’unica connessione alla rete. In Europa, le centrali idroelettriche si prestano particolarmente bene all’ibridazione, poiché gran parte della loro capacità di immissione in rete rimane inutilizzata durante il giorno. “Aggiungendo energia eolica o solare allo stesso punto di connessione di una centrale idroelettrica, gli sviluppatori possono entrare in funzione più rapidamente e gli operatori possono utilizzare l’infrastruttura di rete in modo più efficiente, raddoppiandone in media l’utilizzo, pur rimanendo entro i limiti di esportazione”, ha affermato Cremona.
In Italia, così come in Austria, Bulgaria, Francia, Portogallo, Romania e Spagna, l’ibridazione potrebbe integrare il 18% delle nuove energie rinnovabili previste entro il 2030 senza richiedere ulteriore capacità di rete. Ciò che manca al nostro Paese, peraltro, è anche un quadro normativo specifico per questi progetti ibridi. Per la ricercatrice di Ember “la scarsità di risorse nella rete elettrica richiede soluzioni immediate. Una legislazione nazionale, unita a una procedura più rapida e prioritaria per i progetti ibridi, può rimuovere gli ostacoli alla diffusione delle energie rinnovabili e consentire un migliore utilizzo delle infrastrutture esistenti”.