L'AUDIZIONE DELL'AD DI ENI ALLA CAMERA
Descalzi ammicca al gas russo: “Senza è un problema per stoccaggi”. E ammette: 10 GW di rinnovabili installate ma non connesse
“Non capita tutti i giorni”, canterebbe Edoardo Bennato. Che cosa? Avere in audizione l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi. E’ successo ieri alla Camera, in Commissione attività produttive. Il Cane a sei zampe, si sa, è il player energetico per eccellenza, italiano e mondiale. I maligni sostengono senza remore che “fa la politica estera italiana”. Beh, se volessimo seguire questa indicazione cinica allora dovremmo stupirci, forse, delle parole pronunciate da Descalzi. “La coda della guerra russo-ucraina porterà a un stop completo del gas che dalla Russia viene in Europa dal 1° gennaio, questo ci troverà in una situazione di stoccaggi di gas peggiore dell’anno scorso. Non per l’Italia che è in linea con l’anno scorso al 71-72% e dovremmo chiudere in ottobre molto al di sopra dei target del 75% che ha dato l’Europa, raggiungendo il 90%. Però ci sono Paesi europei che sono molto molto al di sotto, ancora al 40, 45, 46% e probabilmente riusciranno a chiudere vicino al 70%. Nel momento in cui ci sarà più freddo, non solo i metri cubi russi, ma anche quelli stoccati saranno inferiori. Questa è una preoccupazione per tutta l’Europa. Per l’Europa che va a gas è una preoccupazione”.
Un ammiccamento, non nuovissimo peraltro, al gas russo ben distante dalla linea pro-Ucraina su cui tanto si è sforzata in questi anni la maggioranza di governo, con Meloni e Forza Italia in testa.
E una dichiarazione, questa, ben distante da un contesto europeo, italiano, che vede sì ancora protagoniste le fonti fossili ma in misura sempre minore. Proprio pochi giorni fa, l’agenzia Irena ha certificato che già nel 2024 la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è cresciuta del 9,8% e che le fonti non rinnovabili hanno continuato a perdere terreno, registrando un aumento dell’1,4% nello stesso periodo. Non solo. Nel 2025, la quota di energie rinnovabili nell’espansione totale della capacità installata si è attestata all’85,7%, in calo rispetto al 92,7% del 2024. Nonostante la diminuzione della quota di energie rinnovabili nell’espansione totale della capacità, il trend positivo complessivo della capacità installata conferma che la diffusione delle energie rinnovabili continua a superare la crescita delle energie non rinnovabili.
Quanto all’Italia, la domanda di gas è già scesa del 19% tra il 2021 e il 2024 e gli scenari Pniec al 2030 e 2040 ne prevedono un’ulteriore riduzione strutturale. Ma il focus di Eni resta sulle fonti energetiche tradizionali. D’altronde, il gruppo nel 2024 ha investito 938 milioni in Plenitude (rinnovabili e retail), circa l’8% del totale – ben al di sotto della traiettoria annunciata (5,6 miliardi per il periodo 2024-2027, pari a circa il 20%). Il piano di investimenti del 2025 riduce ulteriormente l’impegno: da 5,6 miliardi (quadriennio 2021-2024) a 4,8 miliardi (2025-2028), dal 20% al 18% degli investimenti di gruppo. E l’accordo ventennale con Venture Global Lng (2 milioni di tonnellate di gnl l’anno) vincola l’azienda al fossile fino a metà degli anni 2040.
Insomma, a parlare sono i fatti. Ieri Descalzi ha, poi, spiegato che “quello che stiamo vivendo negli ultimi 5 anni è qualcosa che non vedeva dagli anni 80. In cinque anni abbiamo avuto il Covid, che dal punto di vista della distruzione della domanda energetica è stato molto importante, e in quell’occasione il mondo ha utilizzato le riserve strategiche, come sta avvenendo adesso, ma erano venuti a mancare molti meno barili. La produzione era calata di 6-7 milioni contro i quasi 20 milioni considerando i prodotti di oggi con la fermata di Hormuz”. Risultato: “Ad oggi sono bloccati circa 9-10 milioni di barili. Questi eventi sono avvenuti in 5 anni, non c’è stata la possibilità di recuperare, le mancanze di produzione di greggio e di prodotto si sono cumulate, non sono state completamente assorbite”.
“L’ad Descalzi è venuto in commissione a dirci che sul costo dell’energia Italia e Spagna 5 anni fa erano uguali perché il gas costava meno e che purtroppo in 5 anni è successo quello che non era successo nei 45 prima. Quindi saremmo diventati Hub del Gas nel momento peggiore della storia. Ma questo lo sapevamo già, noi vorremmo sapere cosa si fa ora per l’energia”, ha spiegato il vicepresidente Avs Marco Grimaldi. “Ovvio inoltre che Descalzi non ha detto che Eni ha fatto profitti stellari sulla pelle di tutti, pianeta compreso, mentre abbiamo le bollette più care d’Europa di cui né Eni né Meloni si assumine le responsabilità. L’unica verità ammessa da Descalzi è che ci sono 10 gigawatt rinnovabili installati e non connesse alle reti” oltre agli 80 gigawatt in attesa di approvazione, ricordati dallo stesso ad di Eni. “Ma di chi sarebbe la colpa?”, ha concluso Grimaldi. Ha detto Descalzi: “La rete elettrica italiana nel 2005 era di circa 35 mila km e portava circa 340 Twh. A oggi la nostra rete è più che raddoppiata, 76 mila chilometri, con costi di 25 miliardi, aumentati di 5 volte, e la rete porta 311 Twh, abbiamo raddoppiato la rete ma i Twh sono ridotti”.
Per il capo di Eni, “queste sono considerazioni che devono essere fatte, poi magari cerchiamo di capire perché si sono ridotti, ma penso che lo possiate capire molto bene, perché poi la rete, per evitare quello che è successo in Spagna, deve avere un suo bilanciamento e una sua gestione. Tutto questo porta a dire che il gas ha un impatto immediato sull’elettricità, soprattutto in un paese come il nostro che ha rinnovabili e gas, ci potrebbe essere un momento di tensione sui volumi e un momento di tensione sui prezzi”. Forse è ora di correggere la rotta.