IL RAPPORTO SULLE SOCIETA' QUOTATE
Consob: la sostenibilità sempre più integrata nelle strategie aziendali. L’appello di Padre Fortunato: “Non sia solo una mera bollinatura ma rispetti l’uomo e l’ambiente”
La sostenibilità è sempre più integrata nella governance, nei modelli organizzativi e nelle strategie aziendali, grazie al contributivo significativo impresso dalla CSRD, la Corporate Sustainability Reporting Directive che ha determinato un importante cambiamento: la sostenibilità non è più , appunto, un mero elemento accessorio ma entra pienamente nei processi decisionali. Ma questo richiede una elevata qualità dell’informazioni con dati puntuali, comprensibili e comparabili a fronte di una crescente domanda di informazioni Esg con gli investitori che chiedono informative sempre più ampie e dettagliate. E’ questo, in sintesi, l’evoluzione del quadro che tratteggia Rapporto sulla rendicontazione di sostenibilità delle società quotate italiane della Consob relativo al 2025, primo anno di rendicontazione con la disciplina delineata dalla normativa europea Csrd (Corporate Sustainability Reporting Directive) e dagli standard obbligatori Esrs (European Sustainability Reporting Standards). Un anno che si può considerazione transizione – caratterizzato da un percorso di evoluzione verso la nuova normativa – e che ha visto il proseguimento del progressivo rafforzamento dell’integrazione dei temi Esg (Environmental, Social and Governance) nei modelli di business e nella governance avviato nel 2018. Nel 2025 hanno pubblicato la nuova rendicontazione di sostenibilità 136 società italiane quotate su Euronext Milan, pari al 69,4% del totale (97,1% in termini di capitalizzazione). Nel 2024 erano state 150 le società che avevano pubblicato la dichiarazione non finanziaria o Dnf (72% delle società quotate, corrispondente al 97,2% in termini di capitalizzazione).
Il rapporto 2025, basato su un campione di 60 società, è stato predisposto in una fase di evoluzione del quadro normativo europeo, recentemente modificato con la Direttiva Omnibus I, che ha alleggerito gli obblighi informativi e circoscritto il perimetro di applicazione. Le evidenze mostrano che le società che continueranno
ad essere soggette agli obblighi normativi, a partire dall’esercizio 2027, presentano, rispetto a quelle che potrebbero non essere più obbligate, processi di rendicontazione più strutturati, con una maggiore diffusione di procedure interne per la predisposizione della rendicontazione di sostenibilità (57% vs 43%), piani Esg o di sostenibilità (73% vs 53%) e più frequentemente un’integrazione dei fattori Esg nella strategia (25% vs 18%) e nell’ambito delle politiche di remunerazione dei vertici (90% vs 67%). Le società non più obbligate alla rendicontazione, di dimensioni minori e con processi meno formalizzati, mostrano tuttavia un comune
approccio nell’individuazione dei temi rilevanti ai fini della rendicontazione. Il coinvolgimento degli stakeholder nell’analisi di doppia materialità (con cui si valuta l’impatto dei fattori Esg sull’azienda e l’impatto che l’azienda stessa ha sull’ambiente e sulla società) risulta ampio e diffuso, interessando l’80% delle società analizzate, con una partecipazione frequente di fornitori, dipendenti e clientela. Anche il Cda è frequentemente coinvolto (in oltre il 93% dei casi) nel processo di doppia materialità. I cambiamenti climatici risultano comunque tra le priorità per tutte le società analizzate, anche se solo il 13% del campione dichiara di avere un piano di transizione climatica in essere, mentre il 17% ne prevede una prossima adozione. Per quanto riguarda i temi sociali, gli impatti connessi ai lavoratori dell’impresa sono
rilevanti per tutte le società. Sempre più marcato, infine, il ruolo dei fattori Esg nelle politiche di remunerazione: il 78% delle società del campione (e il 90% delle società che saranno obbligate in futuro alla rendicontazione di sostenibilità) li ha integrati nei compensi variabili degli amministratori delegati. In considerazione del cambio di passo della normativa, il Rapporto di quest’anno è arricchito da un addendum che ricostruisce l’evoluzione del trend registrato nel periodo 2018-2024 grazie ai Rapporti della Consob riferiti alle società che hanno pubblicato le Dnf. L’addendum evidenzia come in questo lasso temporale sia gradualmente aumentato il coinvolgimento degli stakeholder così come il ruolo del consiglio di amministrazione nell’analisi di materialità, è cresciuta l’istituzione dei comitati di sostenibilità e la presenza di obiettivi Esg nei sistemi di remunerazione dei vertici ha registrato sensibili incrementi. Emerge un quadro di trasformazione strutturale dei processi di reporting e della governance delle imprese quotate verso modelli più orientati alla sostenibilità.
“Fino a pochi anni fa la sostenibilità era spesso percepita come un elemento accessorio, una scelta discrezionale, talvolta reputazionale. Oggi non è più così. La sostenibilità è diventata una componente strutturale della creazione di valore nel lungo periodo e una variabile sempre più decisiva nelle scelte di investimento”, ha affermato la Commissaria Consob, Gabriella Alemanno, in apertura del convegno. “È un criterio in base al quale si decide dove va il capitale. In questo contesto si inserisce il passaggio alla nuova disciplina europea, con l’introduzione della Direttiva sul reporting di sostenibilità aziendale (Csrd) e del principio della doppia materialità: un passaggio che segna un vero cambio di prospettiva”. Doppia materialità è un termine che indica la valutazione dell’impatto dei criteri esg sull’azienda e, allo stesso tempo, l’impatto che l’azienda stessa, con i suoi comportamenti, ha sull’ambiente e sulla società. “In altre parole – sintetizza Alemanno – si chiede alle imprese di riconoscersi come attori responsabili all’interno di un sistema” La recente semplificazione della normativa europea, introdotta con il cosiddetto decreto Omnibus, è un obiettivo “legittimo e in larga misura condivisibile”. Tuttavia, ha sottolineato, “la semplificazione non può trasformarsi in una riduzione della qualità dell’informazione” e non può portare ad “un arretramento nell’integrazione sostanziale dei fattori Esg nei processi decisionali”. “L’informazione societaria – ha proseguito – è il fondamento della fiducia nei mercati. E senza fiducia non possono esserci né efficienza né sviluppo sostenibile. Garantire che questa informazione sia affidabile, comparabile e integra è il nostro compito”. Un punto cruciale, quello della qualità dell’informazione rimarcato, chiudendo i lavori della giornata, da Guglielmina Onofri, funzionario generale della Consob in materia di finanza sostenibile. “Eventuali asimmetrie o carenze informative possono favorire fenomeni di greenwashing, con conseguenze non solo reputazionali per le imprese, ma anche sistemiche, poiché minano la fiducia del mercato”, ha spiegato.
A catalizzare l’attenzione, ieri nell’auditorium della Consob, è stato l’intervento di Padre Enzo Fortunato, frate francescano e direttore della comunicazione della Basilica di San Pietro, invitato come keynote speaker. Ed è un appello forte quello che ha lanciato ai controllori e vigilanti dei mercati finanziari: la sostenibilità cui devono attenersi le società quotate “non sia solo una bollinatura ma qualcosa che rispetta il senso cristiano della vita: ossia il rispetto dell’uomo e dell’ambiente, “I controlli – ha esortato ancora – non si limitino ad essere una mera bollinatura. C’è il rischio di fermarsi all’apparenza, senza vedere che cosa c’è alla radice”. Padre Enzo ha poi inquadrato la normativa Esg nella prospettiva della tradizione cristiana. Il “Cantico dei Cantici” di San Francesco e poi l’enciclica “Laudato Sii” di Papa Francesco sono “un grande manifesto della sostenibilità”. Nel libro della Genesi, ha osservato, “il Signore ha affidato all’uomo la Terra non per soggiogarla e sfruttarla, ma per prendersene cura come il pastore del suo gregge”. E’ la vera sostenibilità “quella capace di dare dignità all’uomo” in una assenza si riduce, invece, solo a “un arricchimento di pochi e a un impoverimento di molti”. Padre Enzo ha quindi raccontato la sua esperienza nella baroccopoli più grande d’Italia, in provincia di Foggia, dove si è recato per una giornata in incognito, senza tonaca, tra i braccianti irregolari, sfruttati per le raccolte agricole. “Ci sono 5mila persone laggiù e poi abbiamo i pelati con l’etichetta di sostenibilità: è un falso, guardate come trattano l’uomo, altrimenti è tutta una carnevalata” e le carnevalate “a chi deve affrontare questi temi si spera che non piacciano”.