IL BOLLETTINO ECONOMICO

Bankitalia ritocca al rialzo a +0,6% il Pil 2026. Ma rimane sotto la media Ue e pesa l’effetto Hormuz

20 Lug 2026 di Maria Cristina Carlini

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Una lieve correzione al rialzo del Pil nel 2026 non fuga le nubi che continuano ad addensarsi all’orizzonte. Anzi. Per l’economia italiana, l’ultimo Bollettino economico della Banca d’Italia registra una nota positiva che corrisponde a un incremento di un decimale nella stima di crescita, che passa dallo 0,5% allo 0,6% nel 2026. Ma il quadro vira in negativo per il 2027, con una revisione al ribasso di un decimale, dallo 0,5% allo 0,4%. L’economia italiana è cresciuta nel primo trimestre meglio delle previsioni, ma avrebbe rallentato nel secondo. Nei mesi invernali il Pil ha continuato a espandersi a un ritmo moderato (+0,3%). Vi ha contribuito principalmente il marcato incremento delle esportazioni di beni e servizi, per effetto di fattori temporanei quali i Giochi olimpici invernali e la vendita di beni connessi con la cantieristica navale, mentre sono diminuite le importazioni. Gli investimenti hanno continuato a espandersi, sospinti sia dalle costruzioni non residenziali sia dalla componente dei mezzi di trasporto. I consumi delle famiglie hanno accelerato, in particolare con riferimento ai beni durevoli. La crescita dei consumi ha riflesso una dinamica positiva del reddito disponibile, determinando una sostanziale stabilità del tasso di risparmio.

Nei mesi primaverili, segnati dal conflitto in Medio Oriente, l’accumulazione di capitale si sarebbe però attenuata e i consumi delle famiglie avrebbero decelerato. L'”impulso positivo derivante dalla transizione digitale ed energetica e dai progetti finanziati dal Pnrr sarebbe stato in parte compensato dall’aumento dell’incertezza e dal rialzo dei prezzi dei beni energetici e degli input produttivi, legati alle tensioni in Medio Oriente”, si legge nel Bollettino.

Su queste stime, che fanno riferimento a uno scenario di base rispetto ai rischi della guerra che ruota attorno allo Stretto di Hormuz, incidono il rincaro dell’energia e l’elevata incertezza geopolitica, avverte Bankitalia. Nel bimestre aprile-maggio le esportazioni di beni in volume si sono mantenute pressoché costanti, nonostante la flessione delle vendite in Medio Oriente. Il marcato rialzo dei prezzi dei beni energetici comporterà inoltre un ampliamento del disavanzo energetico dell’Italia.

Ma il campanello d’allarme che risuona con il Bollettino di Bankitalia è dato dal passo di crescita più lento dell’Italia rispetto all’Eurozona: il Pil dell’area euro è previsto in aumento dello 0,8% nel 2026, dell’1,2% nel 2027 e dell’1,5% nel 2028, mentre per l’Italia la crescita si fermerebbe allo 0,6%, allo 0,4% e allo 0,9%. Rispetto a marzo, le stime europee sono state riviste al ribasso di un decimo di punto percentuale sia per il 2026 sia per il 2027, riflettendo l’impatto più marcato della crisi in Medio Oriente sui prezzi delle materie prime, sui redditi reali e sulla fiducia dei consumatori.

Neanche l’impulso del Pnrr, con 166 miliardi finora erogati all’Italia tra sovvenzioni e prestiti, pari a oltre un terzo del totale del pacchetto destinato ai Paesi dell’Unione europea, sarebbe sufficiente a consentire al Paese di mantenere il passo della media europea.

Alla fine del 2025 l’Italia aveva speso circa 110 miliardi del Pnrr. All’inizio di giugno il nostro Paese ha incassato il pagamento della nona e penultima rata del Piano, pari a 12,8 miliardi di euro. Il totale ricevuto corrisponde a 166 miliardi, equivalente a oltre un terzo dell’ammontare erogato ai Paesi dell’Unione europea. La spesa effettuata dall’Italia entro la fine del 2025 è stata di circa 110 miliardi, di cui l’84% in conto capitale (oltre il 40% in investimenti pubblici, una quota significativamente superiore a quella delle altre principali economie dell’area dell’euro).

L’incremento dei prezzi energetici ha rafforzato le pressioni inflazionistiche. Nel secondo trimestre l’inflazione si è portata al 3%. L’impatto sulle bollette di elettricità e gas dei rincari determinati dalla crisi mediorientale è stato contenuto. Per contrastare le pressioni sui prezzi dei prodotti energetici, ricorda Bankitalia, il Governo è intervenuto più volte riducendo temporaneamente le accise sui carburanti. Le aspettative di inflazione a breve termine di famiglie e imprese sono aumentate, ma restano inferiori ai livelli osservati a marzo del 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. L’inflazione al consumo salirebbe al 3,1% nella media dell’anno in corso, riflettendo principalmente il rialzo dei prezzi dell’energia, per poi ripiegare al 2% nel prossimo biennio.

Osservando più nel dettaglio la dinamica delle imprese, nel primo trimestre il valore aggiunto e la produzione industriale hanno rallentato. Il calo ha riguardato soprattutto i beni di consumo, in particolare quelli durevoli, e in misura minore alcuni comparti che avevano mostrato una crescita particolarmente sostenuta nella seconda metà del 2025, tra cui quello farmaceutico. La debolezza della domanda continua inoltre a gravare sull’industria tessile e dell’abbigliamento. Hanno invece continuato a espandersi i settori maggiormente legati alla transizione digitale e alla difesa, oltre al comparto dei macchinari e delle attrezzature, seppure a ritmi inferiori rispetto alla seconda metà dell’anno precedente. Il fatturato in volume è sceso lievemente, risentendo soprattutto della componente interna.

Nel settore dei servizi, il valore aggiunto è aumentato, pur con andamenti differenziati tra i comparti. L’attività si è nuovamente contratta nei servizi finanziari e assicurativi, mentre ha continuato a espandersi nei servizi di informazione e comunicazione, sostenuta dal processo di trasformazione tecnologica. Sono cresciute per il quinto trimestre consecutivo anche le attività di supporto logistico alle imprese e quelle legate al turismo, favorite anche dai Giochi olimpici invernali.

Nelle costruzioni, invece, il valore aggiunto è diminuito principalmente a causa del comparto residenziale. Gli investimenti in abitazioni sono infatti scesi dopo il forte incremento registrato nella parte finale del 2025, realizzato in previsione della scadenza degli incentivi per le ristrutturazioni, poi prorogati fino alla fine del 2026. L’accumulazione di capitale è invece tornata a espandersi nel comparto non residenziale. Nel complesso, gli investimenti hanno continuato a crescere nei mesi invernali, trainati dalla ripresa della componente dei mezzi di trasporto, favorita dagli incentivi per l’acquisto di veicoli commerciali a basse emissioni, e dal continuo aumento degli investimenti in beni immateriali. Nel secondo trimestre, secondo Bankitalia, l’attività avrebbe ripreso a espandersi nell’industria in senso stretto e nelle costruzioni, soprattutto nel comparto non residenziale, mentre il valore aggiunto dei servizi avrebbe rallentato, risentendo della maggiore cautela dei consumatori. Gli investimenti avrebbero fornito un contributo modesto alla crescita, frenati dall’incertezza connessa alle tensioni in Medio Oriente.

Nei mesi primaverili l’attività manifatturiera avrebbe ripreso a espandersi. Nel bimestre aprile-maggio la produzione industriale è tornata a crescere e nel secondo trimestre l’indice Pmi del manifatturiero è salito, sostenuto anche dal buon andamento dei nuovi ordinativi, in linea con gli indicatori di fiducia dell’Istat. Bankitalia osserva tuttavia che il rafforzamento della domanda sarebbe stato in parte riconducibile all’accumulo precauzionale di scorte lungo le filiere produttive. Il protrarsi delle tensioni in Medio Oriente ha infatti accentuato le difficoltà di approvvigionamento e le pressioni sui costi, inducendo le imprese ad anticipare gli acquisti di beni intermedi. Le tensioni sulle catene globali di fornitura rappresentano quindi un ulteriore fattore di rischio per le prospettive del settore. Dall’Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita condotta dalla Banca d’Italia in giugno emerge infine un minore pessimismo rispetto alla rilevazione precedente sull’andamento della domanda corrente. Le aspettative sulla dinamica delle vendite restano favorevoli, pur con un indebolimento per le aziende più esposte ai mercati esteri.

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