LA POSIZIONE DI FEDERCASA DOPO IL Sì AL PIANO CASA
“Piano casa, è solo l’inizio”: la sostenibilità economica preoccupa le aziende ERP (che si candidano all’ERS)
Le richieste degli ex-Iacp: il fondo morosità incolpevole deve essere coperto dallo Stato, non dai canoni di affitto; deve crescere il ruolo delle aziende ERP nell’edilizia sociale; vincolo di destinazione per le risorse ricavate dalla vendita di alloggi ERP; risorse insufficienti per il recupero di alloggi ERP; confronto con il commissario. I provvedimenti attuativi sono 22.

Marco Buttieri, presidente di Federcasa
IN SINTESI
Si potrebbe sintetizzare in quattro punti la posizione che Federcasa, l’associazione delle aziende ERP ed ex-IACP, ha sentito il bisogno di fissare nel pubblico dibattito all’indomani dell’approvazione del Piano casa in Parlamento: un lungo comunicato che, dopo aver ringraziato il governo e il MIT per la rinnovata attenzione al tema degli alloggi pubblici e dopo aver richiesto una urgente approvazione dei 22 provvedimenti attuativi del decreto legge 66, arriva subito al messaggio chiave che “il Piano casa non basta”. Non basta per ciò che toglie e per ciò che promette ma non assicura in maniera definitiva e chiara.
Primo punto: il fondo morosità incolpevole deve essere coperto dallo Stato, non dai canoni di affitto
Ciò che il Piano casa toglie agli ex-IACP è chiarissimo a DIAC che lo ha già sottolineato il 22 giugno (si veda qui l’articolo): una parte dei canoni di locazione riscossi dalle aziende andranno a rifinanziare il fondo morosità incolpevole, mettendo a durissima prova la “sostenibilità economica” delle aziende ERP. Deve essere lo Stato a coprire quel fondo, protesta Federcasa. E, una volta lanciato l’allarme sui conti delle aziende, la Federazione guidata da Marco Buttieri non poteva non ricordare l’antica questione della fiscalità (leggasi IMU). Il primo punto, dunque, è questo: è “indispensabile un ulteriore confronto con il Governo e gli Uffci ministeriali, dove l’obiettivo comune deve essere quello di evitare effetti negativi e irreversibili sugli equilibri economici delle Aziende e Enti dell’ERP”.
Punto secondo: deve crescere il ruolo delle aziende ERP nell’edilizia residenziale sociale
Il secondo punto, a maggior ragione incardinato nel messaggio “il Piano casa non basta”, riguarda il ruolo delle aziende ERP nell’edilizia residenziale sociale. Il decreto legge strizza l’occhio, promette un’espansione dell’attività delle aziende ERP nell’ERS, gioca con una nuova ambiguità nei confini fra ERP ed ERS, le infila entrambe nel primo pilastro dove Invitalia fa il soggetto gestore, le aziende ERP fanno i soggetti attuatori e il commissario fa quello che dà le carte, monitorando gli alloggi sociali che potrebbero rientrare nel piano e gli alloggi che potrebbero essere oggetto di un PPP.
Le aziende ERP sono chiamate a prendere le carte, a far parte del gioco ma a quali regole e in base a quale disegno non è chiaro. “Federcasa ritiene assolutamente prioritario – dice il comunicato – consolidare il ruolo del sistema pubblico anche nello sviluppo dell’Edilizia Residenziale Sociale (ERS): le Aziende e Enti associati dispongono di competenze tecniche, esperienza gestionale, presenza capillare sul territorio e rapporti consolidati con Regioni e Comuni, che possono rappresentare un valore aggiunto fondamentale per l’attuazione del Piano Casa. L’obiettivo comune deve essere quello di costruire un modello equilibrato, nel quale anche il pubblico e il privato possano eventualmente collaborare, mettendo a disposizione le rispettive competenze nell’interesse generale”.
Tradotto: bene il PPP ma il perno deve essere rappresentato dalle aziende ERP perché sanno fare gestione. Ambizione espansionistica, appunto: la collaborazione pubblico-privata è stata in passato molto fluida e soggetti privati come cooperative, enti del terzo settore, fondazioni ne sono state spesso il motore. Qui un ruolo fondamentale nel definire i nuovi assetti ce l’avranno regioni e comuni, non necessariamente disposti ad affidare il ruolo di braccio pubblico operativo alle aziende ERP. Eppure Federcasa insiste: “il Piano Casa rappresenta un’importante occasione per riconoscere agli enti pubblici in senso ampio un ruolo centrale, accanto agli altri soggetti coinvolti, sia nell’accesso alle risorse, sia nella governance degli interventi: un modello fondato sulla collaborazione tra pubblico e privato potrebbe costituire la soluzione più effcace per garantire risposte equilibrate, sostenibili e orientate all’interesse generale”. Federcasa è disponibile al confronto, ma l’obiettivo è che “le nostre aziende siano protagoniste anche nel settore ERS pubblico, come già lo sono nell’ERP”. Parole forti.
Punto terzo: vincolo di destinazione per le risorse ricavate dalla vendita di alloggi ERP
Il terzo punto è un punto su cui si registra una larga convergenza di tutti i soggetti politici e gli operatori del settore, a partire dalle Regioni: il vincolo di destinazione delle risorse derivanti dalla vendita di alloggi ERP a investimenti e manutenzioni nel settore. “Le attività di manutenzione ordinaria degli alloggi e dei quartieri – scrive Federcasa – si sono storicamente sostenute anche grazie ai proventi derivanti dai piani di dismissione del patrimonio, disciplinati dalla normativa vigente. È pertanto fondamentale che tali risorse mantengano la loro destinazione originaria, prevista peraltro dalle norme vigenti, e continuino a essere integralmente reinvestite nella manutenzione, nella riqualifcazione e nella rigenerazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica. Un diverso utilizzo di questi proventi comprometterebbe in modo irreversibile l’equilibrio economico-fnanziario degli enti gestori e di ridurre la capacità di garantire servizi e qualità abitativa ai cittadini”.
Punto quarto: le risorse per il recupero degli alloggi ERP non sono sufficienti e serve confronto con i commissari
Infine l’attività che dovrebbe essere propria delle aziende ex-Iacp rappresentate da Federcasa: il recupero dei 60mila alloggi ERP inutilizzati. Da lì, da quella richiesta Federcasa era partito, in effetti, il Piano casa. “Dall’apprezzamento al Governo per aver accolto le richieste avanzate dalle nostre Aziende e Enti sul tema della manutenzione degli oltre 60.000 alloggi oggi inutilizzabili per carenza di manutenzione – dice il comunicato – oggi arriviamo alla richiesta di confronto concreto sopratutto con i Commissari designati e tutte le Istituzioni che saranno protagonista nella stesura dei 22 decreti attuativi del Piano Casa, affnché le risorse stanziate rappresentino davvero un importante punto di partenza e una prima risposta concreta alla crisi abitativa in Italia, ma consci del fatto che queste risorse e misure iniziali non sono suffcienti a coprire l’intero fabbisogno. Sarà fondamentale che i fondi destinati all’housing vengano ripartiti su base regionale e quindi trasferiti direttamente alle Aziende e Enti publici, evitando passaggi burocratici che rischierebbero di rallentare l’attuazione degli interventi, di ridurne l’effcacia e di aumentarne la spesa”.