Il 'CHECK UP' DI CONFINDUSTRIA

Intesa punta 60 mld per estendere il modello Zes a tutto il Paese

Il Sud cresce più della media nazionale: +8,3% nel 2019-2025, la Zes considerata una leva strategica essenziale.

17 Lug 2026 di Maria Cristina Carlini

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Il Sud accelera e cresce più del resto del Paese. Tra il 2019 e il 2025 il PIL del Mezzogiorno è aumentato dell’8,3%, contro il +6,3% della media nazionale, mentre la ZES Unica ha già attivato oltre 9 miliardi di investimenti diretti. Su questa traiettoria si innesta il piano “ZES 2.0″ presentato ieri a Bari da Intesa Sanpaolo, che mette a disposizione ulteriori 60 miliardi di euro nei prossimi anni per sostenere investimenti, infrastrutture ed energia, con l’obiettivo di attrarre imprese del Nord e capitali esteri e consolidare il ruolo del Mezzogiorno come hub produttivo e logistico del Mediterraneo. Altra misura annunciata è quella del rafforzamento della presenza estera delle Pmi italiane attraverso il proprio network di partner internazionali e ampliando il supporto attivato dal “modello ZES” a diverse geografie del Paese, anche del Nord Italia. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Confindustria e con il Dipartimento per il Sud presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri con l’obiettivo di consolidare la ritrovata centralità del territorio meridionale nella dinamica industriale del Paese e nell’area mediterranea, proseguendo il percorso virtuoso intrapreso anche grazie ai fondi del PNRR. Il Gruppo bancario italiano guidato da Carlo Messina ha già erogato alle regioni meridionali complessivamente oltre 28 miliardi di euro dal 2020.  Intesa ha anche annunciato un nuovo roadshow con tappe in tutta Italia e all’estero per attrarre nuovi capitali, investimenti e incentivare le localizzazioni produttive nel Mezzogiorno e interventi di advisory per operazioni di finanza straordinaria dedicate all’apertura del capitale, crescita dimensionale, M&A, passaggio generazionale Inoltre, per le imprese che investiranno all’interno della ZES è stata messa a punto una linea di finanziamento ad hoc che riconosce un’agevolazione sul tasso d’interesse e si affianca alle agevolazioni pubbliche già previste.

Ieri a Bari Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, e Stefano Barrese, responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, hanno evidenziato le nuove misure dedicate a stimolare e favorire investimenti sia dal Nord Italia che dall’estero “verso Sud”, in considerazione della posizione logistica del Mezzogiorno all’interno delle filiere strategiche delle imprese settentrionali, nelle rotte internazionali e nelle catene di fornitura globali. Al centro del confronto con gli imprenditori anche i vantaggi derivanti da semplificazione burocratica, credito di imposta e agevolazioni per le assunzioni di giovani e donne che la ZES Unica del Mezzogiorno garantisce per accelerare la competitività del tessuto produttivo meridionale attraverso una sinergia tra il sistema logistico-portuale e l’industria manifatturiera. Di fronte a uno scenario geopolitico in costante ridefinizione, il Sud Italia può diventare un hub economico di rilevanza internazionale, sfruttando la sua posizione strategica nel Mediterraneo come ponte naturale tra Oriente, Nord Africa ed Europa.

La Zes quale leva strategica in termini di connettività e competitività del Sud Italia è uno dei temi al centro dell’Accordo quadriennale tra Confindustria e Intesa Sanpaolo per la crescita delle imprese italiane siglato nel gennaio 2025 dal Presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, e da Carlo Messina, Consigliere Delegato e CEO di Intesa Sanpaolo. Dal 2025 sono stati organizzati otto incontri regionali incentrati sui vantaggi offerti dalla Zona Economica Speciale che hanno
coinvolto oltre 1.000 imprese, nei quali particolare attenzione è stata riservata alle filiere più importanti del territorio: aerospazio, agroalimentare, automotive, chimica, farmaceutica, moda.

Il passo di crescita più sostenuto del Mezzogiorno è certificato dal Check-up Mezzogiorno 2026, realizzato da Confindustria e SRM (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) e presentato a Bari, che fotografa un Sud in rafforzamento, sostenuto dagli investimenti, dall’occupazione e dalla maggiore solidità del tessuto imprenditoriale, ma ancora chiamato a colmare i divari strutturali che ne limitano il potenziale di sviluppo.  L’Indice sintetico dell’economia meridionale elaborato da Confindustria e SRM nel 2025 raggiunge quota 643, dato superiore al Nord, fermo a 622,7, e avvicinandosi al Centro (661,8). Dopo il lieve arretramento del 2024, quindi, il valore torna a crescere con un balzo di 8,2 punti, trainato in particolare dagli investimenti. Nel medio periodo il segnale è ancora più netto: rispetto al 2014 il Mezzogiorno guadagna 143 punti, contro i 122,7 del Nord. Il PIL meridionale cresce dell’8,3% tra il 2019 e il 2025, contro il +6,3% della media nazionale, e le stime per il 2026 confermano la tendenza: +0,6% al Sud contro il +0,5% dell’Italia. Sul fronte occupazionale, il Mezzogiorno conta oltre 6,52 milioni di occupati, con un incremento tendenziale dello 0,6%, una variazione tripla rispetto +0,2% medio italiano.

Il quadro quindi, pur positivo, non è privo di ombre. L’export meridionale, che nel 2025 valeva oltre 64 miliardi di euro (10% del totale nazionale), registra un calo dell’1,1% al I trimestre 2026 rispetto all’analogo periodo del 2025, a fronte di una crescita nazionale dell’1,3%, penalizzato soprattutto dalla contrazione delle Isole. Restano inoltre profondi i divari occupazionali – come il tasso di occupazione al 50% contro il 62,5% nazionale – e debole il PIL pro-capite, il più basso tra le macroaree nonostante la crescita degli ultimi anni. Le imprese a controllo estero, inoltre, che pur rappresentando una quota limitata del tessuto produttivo
nazionale esprimono un peso molto elevato in termini di valore aggiunto, export, occupazione e ricerca, nel Mezzogiorno restano ancora poco presenti rispetto al potenziale dell’area. Anche l’attuazione della politica di coesione europea procede con ritardi significativi nelle regioni meridionali, confermando che la disponibilità di risorse non è sufficiente senza una maggiore capacità di trasformarle rapidamente in investimenti e cantieri.

La ZES Unica si conferma uno degli strumenti più rilevanti per sostenere gli investimenti e la traiettoria di crescita del Mezzogiorno negli ultimi anni. A metà 2026, le Autorizzazioni Uniche rilasciate hanno generato oltre 9 miliardi di euro di investimenti diretti, con ricadute occupazionali (anch’esse dirette) per circa 25mila unità. L’impatto si amplia prendendo in considerazione anche gli effetti indiretti e il moltiplicatore. A crescere con maggiore intensità non è tanto il numero di autorizzazioni, quanto gli investimenti, segno che i progetti attivati dalla ZES stanno aumentando di dimensione economica media e che lo strumento sta accompagnando una traiettoria di sviluppo sempre più solida per l’area. Un secondo elemento conferma la natura non solo amministrativa, ma anche industriale della ZES: i nuovi insediamenti produttivi rappresentano il 45% delle autorizzazioni, ma concentrano il 65% degli investimenti e il 55% delle ricadute occupazionali. La ZES, quindi, non si limita ad ampliare l’esistente, ma attiva nuova capacità produttiva. Gli ampliamenti restano comunque rilevanti (38% delle autorizzazioni, 25% degli investimenti, 32% dell’occupazione stimata), e a beneficiarne sono soprattutto filiere già radicate nei territori – agroalimentare, Made in Italy di qualità, automotive, elettronica-ICT e turismo – mentre resta ancora limitata la presenza di settori a più alto contenuto tecnologico come aerospazio e biotech.

“Oggi finalmente stiamo cambiando la narrazione: il Sud rappresenta una parte della soluzione per la crescita dell’Italia. La ZES Unica sta dimostrando che quando si riducono la burocrazia e l’incertezza, gli investimenti arrivano e generano valore: parliamo di un impatto complessivo da 59 miliardi di euro con ricadute occupazionali per oltre 70.000 posti di lavoro. È questa la politica industriale di cui il Paese ha bisogno: meno ostacoli, più imprese, più produzione, più lavoro. Il Sud può diventare la piattaforma industriale dell’Italia nel Mediterraneo, ma questo richiede continuità, infrastrutture, capitale privato e una forte alleanza tra istituzioni, sistema bancario e imprese”, ha detto Orsini. “È il senso del lavoro che Confindustria porta avanti con Intesa Sanpaolo: trasformare una misura di semplificazione in una leva permanente di competitività nazionale. La partita non riguarda solo il Mezzogiorno. Riguarda la capacità dell’Italia di attrarre investimenti, rafforzare le filiere e conquistare nuovo spazio nelle catene globali del valore”.

“Siamo convinti dell’efficacia della ZES come leva strategica per la crescita del Mezzogiorno e di altre aree del Paese, considerato quanto già ha contribuito al rinnovato dinamismo economico del Sud Italia. Noi  – ha sottolineato Barrese –  ci abbiamo creduto fin dalla sua nascita, con azioni mirate e stimolando gli investimenti diretti e indiretti favoriti dalla ZES e con erogazioni per oltre 12 miliardi. La nuova disponibilità di ulteriori 60 miliardi di euro integra la semplificazione delle procedure amministrative, formula vincente di questo strumento normativo, fondamentale anche per le imprese del Nord Italia. La nuova iniziativa si inquadra nel nostro più ampio impegno dedicato anche alle regioni meridionali, a cui dal 2020 abbiamo riservato oltre il 20% delle erogazioni complessive della Banca dei Territori, attraverso il credito, operazioni di finanza straordinaria per le Pmi e rafforzamento su mercati esteri. Oggi rilanciamo un progetto ‘ZES 2.0’ grazie al nostro rapporto consolidato con Confindustria, e grazie alle sinergie con soggetti internazionali che un Gruppo come Intesa Sanpaolo può sviluppare”.

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