LE PROIEZIONI MACROECONOMICHE
Bankitalia: l’inflazione sale al 3,1% nel 2026, il Pil si ferma a +0,5%. Investimenti in frenata ma benefici Pnrr
Sulle nuove proiezioni macroeconomiche pesa sempre l’incertezza legata al quadro geopolitico. Sorvegliata speciale è l’inflazione che viene rivista al rialzo di mezzo punto percentuale, confermata la crescita del Pil. Segnano il passo gli investimenti, sia quelli in beni strumentali che in costruzioni ma ancora sostenuti dalla spinta della transizione e la coda Pnrr.

FABIO PANETTA GOVERNATORE BI
Sono giorni in cui si attendono con il fiato sospeso gli sviluppi del quadro internazionale che dovrebbero portare alla firma dell’accordo Usa-Iran. E’ in questo quadro sempre all’insegna dell’incertezza e che, comunque, sta facendo i pesanti conti dell’impatto del conflitto cominciato tre mesi e mezzo fa, che la Banca d’Italia ha presentato le sue nuove proiezioni macroeconomiche, (che arrivano dopo le staff projection di giugno presentate dalle Bce) incentrate su uno scenario di base e corredate di stime per altri due scenari, avverso e severo. Crescita del Pil italiano allo 0,5% nel 2027, anche se la revisione Istat dei conti per il primo trimestre farebbe segnare 0,6%, e in rallentamento a 0,4% nel 2027; inflazione che sale quest’anno al 3,1%, sopra la media dell’area euro che si ferma al 3%, per poi assestarsi sul 2% nei due anni successivi: sono questi i due principali dati che consegna il quadro tratteggiato da Palazzo Koch. Ma se le proiezioni di crescita sono nel complesso analoghe a quelle dei principali previsori nel 2026 e generalmente inferiori nel 2027, quelle dell’inflazione, che riflettono principalmente l’aumento dei prezzi dell’energia, sono superiori alle stime della maggioranza degli analisti sia per il 2026 sia per il 2027. “L’incertezza su queste proiezioni è elevata . Ulteriori e più persistenti rincari delle materie prime eserciterebbero maggiori pressioni inflazionistiche e peserebbero in misura significativa sulla crescita, specie se accompagnate da tensioni finanziarie e da un deterioramento dell’economia mondiale”, avverte Bankitalia. Di contro, “sviluppi più favorevoli potrebbero invece derivare da una discesa più rapida dei prezzi delle materie prime a seguito di una risoluzione del conflitto, da ricadute positive delle politiche adottate a livello europeo per incrementare le spese per la difesa, nonché da un’intensificazione del processo di adeguamento del capitale produttivo alla transizione digitale e ambientale”.
In queste nuove proiezioni macroeconomiche a spiccare è, dunque, il dato sull’inflazione che, rispetto alle precedenti proiezioni di aprile 2026, viene rivisto al rialzo di mezzo punto percentuale (era al 2,6%) per poi tornare al 2% nel prossimo biennio. Nel 2027 la limatura al rialzo è dello 0,2%. Al netto delle componenti più volatili, è stimata intorno al 2% in tutto il triennio. La crescita, invece, viene confermata allo 0,5% per il 2026 come nelle precedenti proiezioni, mentre la Bce, per i 21 Paesi dell’area euro, ha limato a 0,8% da 0,9% precedente. Le nuove proiezioni italiane non includono i dati Istat del 29 maggio che alzano di 0,1 punti percentuali la crescita 2026. Tenendone conto “la crescita del Pil nel 2026 si collocherebbe allo 0,6%”. L’effetto dello shock energetico dovuto alla guerra in Medio Oriente si vede nel 2027, dove Bankitalia prevede ora una crescita dello 0,4% contro lo 0,5% indicato tre mesi fa. Mentre il 2027 vedrebbe una ripresina allo 0,9%, meglio dello 0,8% indicato ad aprile.
Guardando più nel dettaglio le componenti del Pil, Bankitalia rileva che la spesa delle famiglie si indebolirebbe significativamente dalla seconda metà dell’anno in corso e riacquisirebbe vigore nel 2028. Sugli investimenti pesano l’incertezza sull’evoluzione del contesto geopolitico, del deterioramento delle prospettive di domanda e dell’aumento dei costi di finanziamento, ma continuerebbero a beneficiare della spinta determinata dall’adeguamento del capitale produttivo nel processo di transizione digitale ed energetica e dal completamento degli interventi del PNRR. In decisa frenata gli investimenti fissi lordi che dal +3,8% del 2025 passano a +1,7% per scendere ancora a +0,8% nel 2027 e +0,5% nel 2028. Gli investimenti in beni strumentali riepiegano sotto la soglia dell’1% dopo il +3,6% del 2025: 0,7% nel 2026, 0,5% nel 2027 e nel 2028. Anche gli investimenti in costruzioni sono in forte frenata e passano dal 4% del 2025 al 2,5% del 2026, allo 0,9% del 2027 e allo 0,5% del 2028.
Inoltre, l’andamento delle esportazioni rimarrebbe moderato nell’anno in corso, per via dell’indebolimento degli scambi internazionali e degli effetti del passato apprezzamento dell’euro, ma tornerebbe più sostenuto nel prossimo biennio, in linea con l’accelerazione della domanda estera. La crescita delle importazioni risentirebbe del progressivo indebolimento della domanda interna, pur rimanendo nel complesso relativamente sostenuta. Il contributo della domanda estera netta alla crescita del prodotto, ancora negativo quest’anno, sarebbe pressoché nullo nel prossimo biennio. Si stima che il saldo di conto corrente della bilancia dei pagamenti diminuisca allo 0,5 per cento del Pil quest’anno, principalmente a causa dell’ampliamento del disavanzo della bilancia energetica, per poi tornare poco sopra l’1,0 in media nel biennio 2027-28. L’occupazione continuerebbe a espandersi nel triennio, pur rallentando nettamente. Il tasso di disoccupazione diminuirebbe nell’anno in corso, principalmente per la minore partecipazione al mercato del lavoro, per poi mantenersi stabile. Nel 2026 è stimato al 5,4% con una lieve risalita al 5,5% nel 2027 e nel 2028.
Passando poi all’esame degli scenari alternativi rispetto a quello base, Bankitalia precisa che questi non esauriscono l’intero ventaglio di quelli ipotizzabili, ma costituiscono solo una valutazione quantitativa dell’impatto di specifici eventi associati al conflitto in Medio Oriente. Non si possono in particolare escludere sviluppi più favorevoli, derivanti ad esempio da possibili ricadute positive delle politiche adottate a livello europeo per incrementare le spese per la difesa o da un andamento più sostenuto degli investimenti produttivi nell’ambito del processo di transizione digitale e ambientale; gli scenari quantificano l’impatto di specifiche ipotesi e i risultati sono espressi in termini di deviazioni, in punti percentuali, della variazione del Pil e dei prezzi al consumo rispetto a quella prefigurata nella proiezione di base. Non sarebbe pertanto corretto interpretare tali risultati come previsioni alternative dell’evoluzione del Pil e dei prezzi al consumo, in quanto ottenuti mediante la modifica solo di alcune delle ipotesi sottostanti e non su un quadro alternativo completo e coerente di tutte le variabili esogene. Premesso questo, lo scenario severo è caratterizzato da rincari dei beni energetici più elevati e persistenti, da un rallentamento del commercio internazionale e una maggiore incertezza. Tali sviluppi comporterebbero una crescita del PIL inferiore a quella dello scenario di base per quasi mezzo punto percentuale nell’anno in corso, per 1,4 punti nel prossimo e per un ulteriore mezzo punto nel 2028. L’inflazione sarebbe più elevata per circa 1 punto percentuale nel 2026, quasi 2 punti nel 2027 e oltre mezzo punto nel 2028. Nello scenario avverso la crescita del Pil sarebbe inferiore a quella dello scenario di base per poco più di mezzo punto percentuale cumulativamente nel triennio. L’inflazione sarebbe più elevata per 0,3 punti percentuali nel 2026, 0,5 punti nel 2027 e 0,2 nel 2028. Nello scenario più favorevole invece il PIL sarebbe più elevato per 0,3 punti percentuali complessivamente nel triennio; l’inflazione sarebbe inferiore per 2 decimi di punto sia quest’anno sia il prossimo.