LO SCONTRO AL PREMIER TIME'
Meloni: con noi record di occupazione e taglio tasse. “Il Piano casa vada avanti con chiunque al Governo”
Al premier time al Senato, Meloni ha risposto alle opposizioni rivendicando gli obiettivi raggiunti dell’agenda economica. Occupazione record, tasse più basse per le famiglie, sostegno ai redditi. A questo si aggiunge il Piano Casa che dovrà andare avanti anche nel caso in cui al governo andrà il centrosinistra. Avanti poi sul nucleare con la conferma che entro l’estate sarà pronto il nuovo quadro normativo
Difesa a tutto campo dell’operato economico del governo, rivendicazione dei risultati su occupazione e fisco, e nuovo affondo contro il Superbonus. Alla prova del premier time al Senato, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, risponde al fuoco di fila delle interrogazioni delle opposizioni indicando gli obiettivi raggiunti. Una lista, già nota, a dire il vero, alla quale aggiunge ora l’ultimo tassello del Piano Casa, varato a fine aprile. La premier ammette che “la situazione in cui ci troviamo” è quella di “un quadro economico e internazionale particolarmente complesso” e avverte che “le tensioni geopolitiche incideranno, come già stanno incidendo, sulla crescita, sull’energia, sulla competitività delle imprese e sul potere di acquisto delle famiglie”. Ma assicura di avere piena consapevolezza delle difficoltà quotidiane degli italiani. Rispondendo al presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia, che le chiedeva se fosse ancora in grado di percepire le difficoltà delle famiglie, Meloni replica: “Sono andata a fare la spesa l’ultima volta al supermercato sabato scorso, se vuole può andare a chiedere”. E aggiunge: “Non rinuncio a stare in mezzo alla gente e a fare la mia vita normale proprio perché questo mi aiuta a capire come stanno le cose”. Quello che percepisce, sottolinea, è anche che “attorno a questo governo c’è tanto tanto affetto dopo quattro anni e anche questo qualcosa significherà”.
E così sul tavolo, la presidente del Consiglio mette i “risultati record” ottenuti sul fronte dell’occupazione e insiste sul calo della precarietà, sostenendo che il governo stia lavorando per rendere l’Italia più attrattiva anche per i giovani che scelgono di trasferirsi all’estero. Un fenomeno che definisce “strutturale”, ma che – osserva – va affrontato creando le condizioni perché restare o tornare in Italia diventi “una scelta competitiva”. Nel confronto, anzi scontro, con le opposizioni, Meloni respinge poi al mittente le accuse sull’aumento della pressione fiscale. “Le tasse sono diminuite”, sostiene, spiegando che l’aumento del gettito deriva da una maggiore occupazione e da una più efficace lotta all’evasione fiscale. La pressione fiscale, osserva, cresce nel rapporto tra entrate e Pil perché “c’è più gente che lavora e paga le tasse”. La premier rivendica inoltre la scelta di aver aumentato il prelievo su alcuni comparti specifici, citando banche, assicurazioni e società energetiche. Misure che, secondo Meloni, dimostrano la volontà del governo di sostenere “chi lavora e produce” piuttosto che “rendite e privilegi”. E, nell’ultimo miglio della legislatura, intenzione del Governo è andare avanti su questa strada: “confermo che noi intendiamo continuare anche nell’ultimo anno di questo governo con questa strategia” di riduzione delle tasse “perché la nostra priorità resta sostenere chi lavora, chi produce, chi tiene in piedi questa nazione”.
Al centro dello scontro con le opposizioni torna però soprattutto e ancora una volta il Superbonus. La presidente del Consiglio definisce la misura uno “sperpero” da 174 miliardi di euro e una “ipoteca” lasciata ai governi successivi, sostenendo che il peso sui conti pubblici continuerà fino al 2027. Un riferimento diretto a Giuseppe Conte e al Movimento 5 Stelle, accusati di aver fatto aumentare il debito pubblico proprio attraverso gli incentivi edilizi. Nel corso del question time Meloni affronta anche il tema dell’energia, assicurando che il governo ha già adottato misure contro il caro energia e annunciando che “entro l’estate” sarà pronto il quadro normativo per la ripresa della produzione di energia nucleare in Italia.
Tra i risultati rivendicati dalla premier c’è anche il Piano Casa. “La casa non è un lusso ma un bene fondamentale”, afferma, spiegando che “uno Stato giusto deve fare tre cose: aiutare chi ha diritto a una casa popolare, sostenere chi lavora ma in questo tempo non riesce ad affrontare i costi del mercato, difendere i cittadini dalle occupazioni abusive”. Questa, aggiunge, “è la linea e la filosofia del Piano Casa, che il ministro Matteo Salvini ha elaborato in prima fila”. E l’auspicio è che chiunque andrà al Governo lo porti avanti. “Lei dice ‘non mi dica Piano casa’ ma lo potrò scegliere io quali sono le prime tre priorità economiche che si dà il governo nell’ultimo anno o lei vuole decidere anche quello? Perché io la considero anche una misura economica che serve a dare risposte non solo ai cittadini che hanno bisogno di una casa popolare” e che non ce l’hanno “perché ci sono moltissime case popolari che non sono accessibili e che non si possono assegnare ma anche a quelli che non hanno diritto a una casa popolare ma non riescono ad affrontare i prezzi di mercato”, dice la premier rispondendo a un’interrogazione del leader di Italia viva Matteo Renzi sulle prospettive di politica economica per l’ultimo periodo della legislatura. “Poi lei dice ‘non riuscirete a farli perché non l’avete fatto finora’: non lo so, vedremo chi ci sarà dopo di noi al governo, se ci sarete voi spero che su un’iniziativa del genere decidiate di non annullarla perché alcune cose possono andare in continuità”.
Questo non è l’unico momento di scontro con Renzi, che, in un altro passaggio, ironizza definendo l’esecutivo “la famiglia Addams”. Insomma, anche se Meloni parla di “porte aperte” al dialogo con le opposizioni “quando si mette davanti l’interesse nazionale”, il premier time al Senato alla fine è uno scontro aperto, infarcito di “accuse e insulti” che, secondo Meloni, sono le uniche armi che affilano le minoranze quando la chiamano in Parlamento.