DOPO IL RECEPIMENTO DELLA RED III
Rinnovabili, solo 6 Regioni al lavoro per le zone di accelerazione. Sullo stallo pesa il caos normativo
E’ uno degli obiettivi fissati dalla direttiva recepita soltanto con l’ultimo Consiglio dei ministri del 2025. Ma queste zone che garantiscono iter brevi andavano approvate e presentate addirittura ad agosto scorso secondo il dl Infrastrutture. Cosa stanno facendo Sardegna, Puglia, Toscana, Lombardia, Piemonte e Basilicata. L’ok definitivo è fissato a febbraio.

GILBERTO PICHETTO FRATIN, MINISTRO DELL'AMBIENTE E DELLA SICUREZZA ENERGETICA
Un’altra scadenza energetica sta per essere disattesa. In tema di aree idonee per ospitare gli impianti rinnovabili, uno dei target previsti dalla direttiva europea Red III recepita nell’ultimo Consiglio dei ministri del 2025 riguarda le zone di accelerazione. Si tratta, per capirci, di aree idonee per le quali vengono garantite procedure di autorizzazione semplificate e veloci (massimo 12 mesi). Bene. Anzi male. Perché questo obbligo continua a restare disatteso e non da poco tempo. Infatti, nel nostro Paese, è il decreto legge Infrastrutture dello scorso anno che ha previsto che le Regioni individuino tali aree all’interno delle cosiddette aree idonee ex lege. Da decreto, poi, le Regioni dovevano approvare un piano di individuazione delle aree di accelerazione, da sottoporre a Valutazione Ambientale Strategica (Vas), entro agosto 2025. In attesa di avere la mappatura, sono considerate aree di accelerazione le aree industriali già individuate dagli strumenti urbanistici regionali, sovracomunali o comunali, purché ricadenti all’interno della mappatura elaborata dal Gse sulla base del potenziale tecnico nazionale.
Tutto fermo, allora? Non proprio ma quasi. Secondo quanto ricostruito, sono soltanto sei le Regioni ad aver avviato un iter. In Sardegna, ad esempio, l’iniziativa riguarda esclusivamente il fotovoltaico. La deliberazione regionale include una cartografia di correzione della mappatura elaborata dal Gse e, all’interno della proposta di piano, ricomprende tra le aree di accelerazione anche i siti industriali attrezzati, quali le zone D, i Pip (Piani per gli Insediamenti Produttivi) e le Zir (Zone Industriali di Interesse Regionale). Stesso discorso esclusivo per il fotovoltaico si può fare per la Toscana, dove vengono ricomprese le coperture di edifici, di parcheggi e discariche. Idem per la Basilicata, dove sono state individuate circa 30 aree terrestri come zone di accelerazione, limitatamente a interventi di repowering e revamping. Anche in questo caso l’ambito di applicazione riguarda unicamente il fotovoltaico. In Puglia, invece, la Regione individua come zone di accelerazione le aree del demanio; le aree già interessate dalla presenza di impianti eolici e/o fotovoltaici autorizzati e realizzati da almeno dieci anni, con particolare attenzione agli interventi di repowering; le aree portuali. In Lombardia, la Regione si limita a definire aspetti di natura procedurale, senza entrare nel merito dell’individuazione puntuale delle aree di accelerazione. Infine, a fine 2025 si è unito il Piemonte con l’avvio del proprio iter: qui le aree di accelerazione, valide solo per il fotovoltaico, includono le coperture di edifici non sottoposti a tutela, aree dismesse, discariche e siti contaminati.
Ricostruito il quadro ad oggi, la proposta di individuazione delle aree di accelerazione deve, dovrebbe, essere sottoposta a consultazione pubblica e l’approvazione definitiva dovrà avvenire entro febbraio 2026, il mese prossimo. In coerenza, peraltro, con le tempistiche previste dal Testo Unico sulle Rinnovabili che è stato corretto a fine anno.
Nel frattempo, secondo quanto raccolto da questo giornale, va detto che se è oggettivo il ritardo delle Regioni è altrettanto da considerare che ci sono altre amministrazioni come quella siciliana che hanno in lavorazione la propria bozza zonale ma rimangono frenate dal caos normativo imperante a livello nazionale. Neppure il recentissimo Dl Transizione 5.0-Aree idonee soddisfa gli addetti ai lavori: per Italia Solare vanno riviste diverse disposizioni, come quelle sull’agrivoltaico e le aree tutelate, perché “hanno come effetto la sostanziale impossibilità, segnalata da qualche Regione, di determinare aree idonee sufficienti rispetto ai loro obiettivi”. E a quelli dell’Italia che sulla transizione energetica continua a tentennare, altro che accelerazione.