World modelling e autorialità del progetto

05 Feb 2026 di Angelo Ciribini

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Se dessimo fede alle prospettive di evoluzione dell’Intelligenza Artificiale nei confronti dei cosiddetti World Model, o Modelli del Mondo, che dovrebbero trovare un primo impiego nei processi manifatturieri e nella guida autonoma, oltre che ovviamente nel gaming, lo scenario che si prospetterebbe ai progettisti nel settore della costruzione e dell’immobiliare porrebbe non poche incognite.

Possiamo definire un World Model per la progettazione urbanistica e architettonica come un sistema di rappresentazione cognitiva e computazionale che simula e che predice come gli spazi, gli elementi, le persone e gli ambienti si comporteranno e verranno esperiti nel mondo reale. Di fatto, operare attraverso un World Model significa che le entità informative che il progettista introduce nell’ecosistema digitale (modelli comportamentali, dinamiche territoriali, unità funzionali e spaziali, elementi tecnologici, e così via) posseggono non solo piena consapevolezza della propria causalità fisica e sociale in quanto tali, ma pure sono in grado di mostrare le loro possibili evoluzioni nel corso del tempo, della vita utile di servizio dell’edificio, dell’infrastruttura, della rete progettata.

Naturalmente, tali evoluzioni potrebbero essere proposte in termini probabilistici quale ventaglio di alternative, in una sorta di Built Asset Life Cycle Optioneering. Parimenti, qualora il progettista, o il gruppo di progettazione, intendesse proporre soluzioni formalmente inedite o tecnologicamente innovative, il Modello del Mondo potrebbe segnalare potenziali criticità e patologie che dovessero manifestarsi nel corso del tempo. Ugualmente, al progettista che intendesse enfatizzare l’importanza di certe soluzioni distributive, il Modello del Mondo potrebbe segnalare che i comportamenti previsti per gli utenti contraddirebbero la sua tesi. Ciò comporterebbe che il progettista possa divenire persona informata dei fatti e, di conseguenza, passibile di richieste di risarcimento (anticipate?) da parte del committente o correo nel caso disfunzionalità al cespite possano causare danni a persone o a cose.

Ella o egli saprebbe, dunque, anticipatamente come si degraderanno i componenti, come gli utenti useranno realmente quegli spazi, quali costi di manutenzione si genereranno.
Il che avrebbe pure l’effetto di indurre il progettista a selezionare soluzioni più tradizionali e consolidate, per evitare contraddizioni e contraddittori con il Modello del Mondo, di generare una specie di conformismo progettuale.

Senza contare l’eventualità che il committente stesso possa contare su un Modello del Mondo suo proprio, coadiuvato da una Orchestra di Agenti Artificiali. Occorre, in effetti, supporre che anche il committente, per il briefing, possa avvalersi di un proprio Modello del Mondo.

Nella fase di valutazione della fattibilità dell’investimento, quella che nel Codice dei Contratti Pubblici coincide con la redazione del Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali (DOCFAP), si darebbe un ventaglio di alternative basate sulla probabilità di successo e sui costi di manutenzione lungo l’intero ciclo di vita. Quanto alla fase successiva di redazione del Quadro Esigenziale e del Documento di Indirizzo alla Progettazione, il Modello del Mondo consentirebbe al Responsabile Unico del Procedimento di valutare come, ad esempio, appunto, i comportamenti previsti per gli utenti risulterebbero disallineati, sulla base di dati probabilistici o, in generale, di determinare i confini probabilistici relativi alle soluzioni ideative, oltre i quali il progettista si accollerebbe, tra gli altri, rischi risarcitori, a meno che il committente non condivida intenti creativi e sperimentali.

Si avrebbe una autodefinizione della morfogenesi del progetto condizionata dalla capacità del Modello del Mondo di simulare le evoluzioni dinamiche dell’opera? Nel caso di una operazione privata o partenariale di sviluppo immobiliare per la rigenerazione urbana sia ai soggetti finanziatori e investitori sia agli sviluppatori immobiliari si presenterebbe una autocoscienza del Modello del Mondo in termini di impatto finanziario, economico e sociale, oltre che tecnologico, su cui inscenare una dialettica con il soggetto pubblico e la comunità interessata. La qual cosa potrebbe tradursi in predizioni relative ai Criteri ESG, ad esempio in termini di inclusività.

Al contempo, anche il dibattito pubblico e lo stakeholder engagement muterebbero, legandolo alla rinegoziazione tra la parti sulla scorta di dimostrazioni anticipatorie di eventi negativi o potrebbero validare timori espressi dalla popolazione. Sostanzialmente, il mercato della finanza immobiliare, detenendo propri Modelli del Mondo potrebbe rapidamente riorientare flussi di investimento tenendo conto delle variabili sociali, economiche e politiche in tempo quasi reale. Si tratta ovviamente di ipotesi futuribili, forse irrealizzabili, la cui applicazione reale appare, anche nel medio periodo, piuttosto improbabile, a causa delle specificità epistemiche e contestuali del settore, ma che accadrebbe se avvenisse il contrario?

Si avrebbe una traslazione dell’autorità al sistema computazionale predittivo? Favorendo soluzioni innovative oppure alimentando opzioni consolidate? Come si allocherebbero le responsabilità? Che cosa si sottoscriverebbe, una previsione o una validazione anticipata? Come si disporrebbe l’impulso politico a fronte di evidenze predittive contrarie? Metterebbe in gioco un proprio Modello del Mondo? Come ricordato, si tratta di riflessioni assai ipotetiche, oggi dalle vesti fantasiose, se non fantascientifiche, ma sicuramente, almeno in altri settori economici, questo scenario caratterizzato da Modelli Cognitivi è qualcosa di più di un livello onirico.

A prescindere dal fatto che questa forma di intelligenza possa assumere la corporeità di un umanoide, ciò che conta è il Sistema Cognitivo ovvero il conflitto tra una molteplicità di Sistemi a valere.
In estrema sintesi, si può avanzare un quesito decisivo: il progettista come professionista acquisirebbe una valenza imprenditiva o imprenditoriale, in quanto, da un lato, ella o egli sarebbe tenuto a garantire la prestazione del sistema edilizio o infrastrutturale progettato per un lungo lasso temporale.

Del resto, come potrebbe deviare dalle previsioni del Modello Cognitivo in presenza di una palese asimmetria informativa, al cospetto del quadro assicurativo? Quali collusioni o collisioni tra epistemologie avanzate dai Modelli Cognitivi si darebbero? La conclusione non può che essere che probabilmente un sistema complesso come quello dell’ambiente costruito difficilmente potrà essere analizzato con simili artefatti.

Se, tuttavia, così non fosse? Se il progettista rischiasse di smarrire o di cedere autorialità, se al committente fosse sottratta parte della discrezionalità, se al politico si riducesse l’ambito sovrano? Il Sistema cognitivo diverrebbe un soggetto della politica o un attore di mercato?

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