Federalismo culturale, 1,6 milioni per Villa Aldobrandini: Roma Capitale acquisisce il gioiello del Rione Monti

09 Feb 2026 di Giusy Iorlano

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Federalismo culturale, 1,6 milioni per Villa Aldobrandini: Roma Capitale acquisisce il gioiello del Rione Monti

Il federalismo culturale passa ai fatti e consegna a Roma Capitale uno dei suoi gioielli storici più strategici. Con la firma dell’atto di trasferimento dall’Agenzia del Demanio, Villa Aldobrandini entra ufficialmente nel patrimonio del Comune di Roma, segnando un passaggio chiave nella gestione e valorizzazione dei beni pubblici nel cuore della Capitale.

Il trasferimento è l’esito dell’accordo sottoscritto lo scorso novembre tra Roma Capitale, Ministero della Cultura e Agenzia del Demanio, che ha definito una strategia di recupero fondata su rigenerazione urbana, sostenibilità economica e apertura alla città. Una logica già sperimentata con altri beni, come Villa Sciarra, che punta a superare la mera tutela conservativa per trasformare il patrimonio storico in infrastruttura culturale viva.

L’intervento di riqualificazione

Dimora cinquecentesca appartenuta al cardinale Pietro Aldobrandini e donata da papa Clemente VIII nel Seicento, Villa Aldobrandini è un complesso architettonico articolato in logge affacciate su un grande parco alberato, impreziosito da statue e fontane. L’estensione originaria della villa fu drasticamente ridimensionata alla fine dell’Ottocento con l’apertura di via Nazionale, che ne ridusse in modo significativo l’area verde. Inoltre, nel corso degli anni la Villa ha visto l’aggiunta di elementi, come il corpo neocinquecentesco negli anni Trenta a opera dell’architetto Marcello Piacentini, e la scalinata per il nuovo ingresso pubblico su via Mazzarino realizzato su progetto di Cesare Valle nel 1938. Situata tra via Nazionale e largo Magnanapoli, in un’area di altissimo pregio tra i Mercati di Traiano e il Quirinale, la villa diventa così un asset direttamente governato dall’amministrazione capitolina. L’operazione, strutturata su un orizzonte pluriennale, rientra nel processo di federalismo culturale che consente agli enti locali di acquisire immobili statali a fronte di piani strutturati di valorizzazione e rilancio.

Per Villa Aldobrandini è già in corso un intervento di riqualificazione da 1,6 milioni di euro, finanziato dal Dipartimento capitolino Tutela Ambientale. Il progetto prevede il restauro delle storiche logge del XVI secolo, che ospiteranno una coffee house, con affaccio mozzafiato sulla Torre delle milizie e i Mercati di Traiano e sull’Altare della patria, e spazi di lettura, oltre al recupero filologico del giardino pensile. Il piano include anche il rinnovo della componente arborea, con il ripristino del giardino segreto attraverso la messa a dimora di circa 20 alberi di melangolo e il recupero del giardino delle camelie secondo il disegno originario. L’apertura è prevista per i primi mesi del prossimo anno.

Uno spazio che si apre alla città

Non solo. La reintegrazione della Villa nel tessuto cittadino è il fulcro del piano di riqualificazione che prevede, oltre al ripristino del verde e la ristrutturazione di spazi interni dei fabbricati, la riapertura di ingressi chiusi da ormai molto tempo, permettendo peraltro l’accesso anche ai disabili e garantendo alla città nuovi spazi culturali e d’incontro.

L’obiettivo dichiarato dell’amministrazione è duplice: da un lato ampliare la fruizione pubblica del complesso, rendendolo accessibile a cittadini e turisti; dall’altro consolidarne il ruolo come polo culturale integrato nel tessuto urbano, capace di produrre valore sociale ed economico. La gestione dei servizi avverrà attraverso un partenariato pubblico-privato, “modello sempre più centrale nelle politiche capitoline per la cura e la valorizzazione di parchi e ville storiche”, ha commentato l’assessora all’Ambiente Sabrina Alfonsi.

Villa Aldobrandini si avvia così a diventare uno spazio di socialità, produzione culturale ed esposizioni, “contribuendo ad arricchire l’offerta culturale della città e a rafforzare l’attrattività del centro storico”, ha sottolineato l’assessore alla Cultura di Roma, Massimiliano Smeriglio.  Di “esempio concreto di come il patrimonio pubblico, quando affiancato da investimenti e governance adeguata, possa smettere di essere un costo e tornare a essere una leva di sviluppo urbano”, ha invece parlato l’assessore al Patrimonio di Roma, Tobia Zevi.

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